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SAPERE NON SAPERE
INTERVISTA AD ANDREA BIANCONI

di Carlo Sala

ANDREA BIANCONI, Sapere Non Sapere

pubblicato il 30/04/2010

In occasione dell’intervento Sapere Non Sapere realizzato a Casa Gallo, a Vicenza, per conto della Fondazione Vignato per l’Arte, ho incontrato Andrea Bianconi. L’autore compie un viaggio attorno al tema della conoscenza e, viceversa, alla consapevolezza della mancanza di questa.

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Colophon 2009
Colophon 2009 - International Magazine Symposuim
Colophon - International Magazine Symposium will be held for the second time in Luxembourg in 2009. The second event will be far bigger and more ambitious than the first, establishing its position in the Grand Duchy as an internationally significant biennial hosting the creators of independent magazines from around the world.

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SEROXLAB

Dorothy-ShoesUN COEUR PENSANT
di Dorothy-Shoes
fino al 15 settembre 2008
mostra a cura di SeroxLab

VISITA LA MOSTRA 


UN COEUR PENSANT

di Barbara Galati

Coeur Bavard
Pieds sur terre, tête en l'air,
Espiègle, globe rêveuse tout terrain,
Collectionneuse d'ampoules et autres sources de lumières...
(Dorothy Shoes)

Storie ordinarie viste attraverso uno sguardo straordinario. Facce speciali, che descrivono la paradossale Bellezza dell'umano. Battiti del cuore. Dolori quotidiani. Disincanti amorosi. Sospiri profondi. Sogni tra le mani. Anime luccicanti.…Ogni sua immagine è un piccolo racconto, un sogno ad occhi aperti dentro la notte in cui tutti dormono.
Esistono modi e mondi differenti per esprimersi attraverso l’arte fotografica. Vi sono stili e sguardi differenti, autori attenti al vero, altri impegnati le cui idee sono assai profonde e altri ancora mossi dalla passione, quelli che si esprimono con “un cuore pensante”, fatti emozionanti comunicati esclusivamente attraverso la composizione di sequenze narrative, scatti legati da quel filo rosso che è la vita da rivelare. Parliamo di quegli artisti che amano la dimensione del racconto visivo, della narrazione poetica, che operano in una realtà creativa molto più contigua al teatro o al cinema piuttosto che alle arti figurative; autori così stilisticamente ed esteticamente distanti, uniti dal senso del racconto in un discorso ispirato, profondo e straordinariamente vibrante.
“Je vais chercher la poésie dans ses cachettes. Je fabrique de toutes pièces des histoires vraies". Per Dorothy la scelta dei soggetti, è ogni volta un'avventura appassionante, “una tenera tortura”, come lei stessa definisce la sua ricerca. Intagliare la materia umana nasce da una necessità creativa, un incarico segreto: trarre ispirazione dal soggetto stesso per incorporare un’idea scenica che lo liberi dallo stereotipo della rappresentazione di qualcosa.
Il linguaggio che accompagna le sue immagini mostra un’inclinazione alla poesia, ibridata da un profondo trasporto per l’animo umano, legando l’interesse antropologico con la drammaturgia. Il tono rimane lontano dallo stile intimista del diario, l’intonazione del discorso non è né psicologica né confessionale, le sue fotografie ci regalano degli esemplari dell’umano dramma, rivelandoci l’inciampo della scelta con cui le immagini sono nate. Nessuno degli episodi “prelevati” è sensazionale o spettacolare: la vita scorre nella sua ordinarietà.
“Je suis un narrateur d'histoire, Je suis un gardien d'histoire”: la fotografa esplora e svela la sua vita e quella degli altri, invertendo ruoli e identità, stravolgendo regole consolidate in un ironico gioco tra verità e inganno.
Nel lavoro di Dorothy Shoes l’atmosfera è esattamente quella che si avverte in un teatro in cui il pubblico, abbandonandosi alla sacralità dello spettacolo, assiste alla messa in scena. La fugace sequenza delle immagini ripropone il suo mondo: la vita, l’amore, la passione, gli amici, i luoghi, la gioia, il divertimento, lo straniamento, la sofferenza, il dolore e il riscatto di chi diventa protagonista. Una serie di eventi quotidiani restituiscono, attraverso la registrazione fotografica e la descrizione narrata, una sorta di campionatura emozionale. Chi guarda vede scorrere lo spettacolo dell’esistenza, in cui il destino di uomini e donne viene ritratto attraverso un racconto, solo apparentemente visionario, che raccoglie in sé tutta la vitalità nella condivisione delle emozioni. L’evanescenza dei confini tra realtà e finzione è in questo lavoro straordinariamente accentuata, rimestando di continuo i due registri. Lo sguardo di Dorothy shoes è senza dubbio è una contaminazione tra quello che potremmo definire teatro contemporaneo e sperimentale, trasgressivo, fuori dalle regole della composizione e quello tradizionale, intenso e coinvolgente. Un’arte, la sua, in grado di trasmettere al prossimo sfumature interiori, e di far emergere vicende umane individuali e collettive. Nel lavoro di Dorothy Shoes accade da questo punto di vista qualcosa di molto singolare che, nonostante l’equilibrio mantenuto fra il dominio visivo/fotografico e quello “teatrale” della messa in scena, fa pendere la bilancia decisamente dalla parte del teatro. Se il filo della “matassa simbolica” nel racconto di Dorothy si alterna in una scansione regolare immagine e del racconto, il funzionamento del suo laboratorio creativo sembra invece basarsi prevalentemente su meccanismi letterari, e organizzarsi sempre di più con il passare del tempo intorno a idee e materiali “rubati” dall’ambito della vita, della realtà ma allo stesso tempo dalla favola, dalla finzione, dal dramma.
Ma non si tratta solo di un progetto autobiografico che ci permette di entrare in un universo privato in cui l’esistenza vissuta è palesata: siamo davanti ad una storia fatta di piccoli pezzi di emozioni universali, avvolte da una strana dolcezza che lascia un sapore amaro, il contatto umano appare uno dei motivi assolutamente fondamentali nel suo lavoro. Anche se molti dei personaggi “congelati” hanno come finalità una sorta di “ricomposizione” del racconto autobiografico, intimamente sotteso nella maggior parte dei suoi lavori. Sensazioni stranianti si provano davanti ai suoi volti, una sorta di esplorazione visiva incentrata sulla rappresentazione delle facce. I volti dei suoi personaggi sono colmi di enigmi, di doppi significati; sentimenti contrastanti, dall’ironia alla disperazione, in un turbinio di scatti e suggestioni stranianti ci trovano davanti all’amore dichiarato e negato, un rocambolesco gioco di emozioni. Lo sguardo e gli atteggiamenti di gente anonima che racchiude in sé un piccolo mondo da esplorare. Ognuno dei personaggi interpellati ha dato il suo respiro all’immagine bloccata, con i gesti, con l’espressione, con le parole rimaste sospese, avvertendone l’imponente presenza. Dorothy Shoes descrive un microcosmo di manie, di atteggiamenti, di segni impressi sul viso, a testimoniare il proprio io interiore. I suoi ritratti sono alienanti e affascinanti al tempo stesso, restituiscono un immediato senso di forza accompagnato da una sorprendente leggerezza. Una commedia tragica costruita su panorami esistenziali e sull’interiorità dei personaggi ritratti.
Appare evidente che lo sviluppo creativo di Dorothy ha bisogno della partecipazione “altrui”, e che la sua opera si configura quindi come una sofisticata e complessa forma di dialogo, o meglio come una partita in un gioco di ruolo: un partner è indispensabile a ogni gioco di società. Fondamentale capire l’attenzione del legame che il suo “fare arte” ha con il teatro. Uno dei primi aspetti che salta agli occhi nel prendere in esame la produzione tutta di Dorothy è che senza sforzo se ne identifica la sua forma più compiuta piuttosto che nell’esibizione in un teatro o in una galleria d’arte, nelle pubblicazioni, nel suo sito nei suoi progetti grafici, lavori che raccolgono più componenti semanticamente affini, in cui il fitto gioco di rimandi tra un lavoro e l’altro si svela rapidamente.
Dorothy shoes, alter ego di Eglantine Le Coz, è un autore a caccia di personaggi, o all’occorrenza in un personaggio in cerca d’autore. La reversibilità del suo agire sembra davvero farsi leggibile in modo trasparente attraverso la “lente” del gioco dei ruoli, nell’impossibilità di carpire davvero il segreto dell’una e dell’altra, sottolineandone l’inquietante e divertente invertibilità delle parti.
Nel suo lavoro tutto si compie attraverso un’assoluta libertà creativa, una precisa ricerca stilistica, e il desiderio di confrontarsi con i grandi e i piccoli temi dell’esistenza. Dorothy tratta la cronaca dei desideri e dei comportamenti più naturali, ma per questo più significativi e struggenti, realtà immaginarie registrate e riproposte con un fare documentativo leggero e pure sorprendente per la sua franchezza, per il suo renderci partecipi di una sfera così estremamente profonda. Protagonista dell’opera è la propria intimità, le proprie paure e i propri desideri, e la stessa alterità le è sempre servita per scavare in se stessa in un procedere che, attraverso la raccolta e la classificazione delle informazioni e la narrazione, fa della semplice-complessità la questione centrale delle sue operazioni artistiche. Dorothy con le sue Scarpette d'Argento, può portarci fuori dalla realtà restando con i piedi per terra.
Sta a noi, che guardiamo, complici di un vertiginoso gioco di specchi e di rimandi, scorrere con gli occhi e scrutare l’identità dei suoi personaggi, ma sta anche a noi ricostruire la storia dei singoli in una nota che ha un sapore di universalità. Il suo successo internazionale come artista è spiegabile nel panorama del mondo attuale con il prepotente ritorno a un bisogno di storie, perché è sul finale di ogni storia che ritroviamo noi stessi.

Dorothy-ShoeS
Biography 

28 years old, Dorothy-Shoes is a young French photographer.
She’s coming from theatre stages, because besides photography, she is also a drama actress.
She is a self-taught photographer, she shoots with both her heart and her mind, and does not limit herself with technical guidelines.
She started photography art in 2005 and got her first personal exhibition in Brussels / Belgium in 2006.
Since her first show, Dorothy-Shoes hasn’t looked back and she’s getting international renowned with her photography art. Her pictures have been published in magazines all over the world like in France, Spain, United Emirate Estates, Indonesia, Greece, Germany...
She works for many artists, like music bands or theatre companies, as a graphic designer and as a photographer, in France and for the US.
After many photography shows  in France, Dorothy-Shoes has exhibited her work in Cultural Centers in INDONESIA and in the collective exhibition of  “ the 9th Contemporary Art Festival ” in Hungary in may 2008.
Her work is actually exhibited in Cultural Centers in UKRAINE and will be exhibited in New York, US in April 2009 for a collective exhibition of French artists in Contemporary Art Network.

Dorothy-Shoes
Artist Statement

Visual stager and heart speaker, I’m a story teller.
Photography is my favourite language, the strongest I think.
I want to express those emotions people generally try to hide and all those dreams they've given up and left on the side of the road.
My photographies show pieces of life, ordinary stories with another point of view, speechless faces, simple poetry, human being paradoxical beauties, loneliness acceptance, daily pains, love disenchantments, broken dreams and shiny souls…
Each picture of mine is a contemporary little tale.
All my work is about human being.
I visit our inner labyrinths and try to show what is inside our minds, to show some pieces of what is invisible to the eye.
I play with reality and surrealism. Imaginary deals with day-to-day.
I want to give to my pictures the faculty to speak.
Aestheticism should never be decorative.
Every picture should be meaningful, never vapid.
Art is subjective, that’s why it is so worthy.
An individual eye for universal feelings…
Personnal Website : www.dorothy-shoes.com
Contact : monologues@orange.fr
( thank you very much to write my website link in  my section I hope I’ve not done too many mistakes in English, please feel free to correct me if you see anything in a bad English, thank you again)

Dorothy-Shoes
86 rue des Halles
37000 Tours / France
+33 (0) 6 62 66 56 68
www.dorothy-shoes.com

monologues@orange.fr

 


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