
FORMALDEIDE
"Storie di ordinari cambiamenti"
di Cristian Castelnuovo
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FORMALDEIDE
Storie di ordinari cambiamenti
di Barbara Galati
… Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto. Se ne stava disteso sulla schiena, dura come una corazza, e per poco che alzasse la testa poteva vedersi il ventre abbrunito e convesso solcato da nervature arcuate sul quale si reggeva a stento la coperta ormai prossima a scivolare completamente a terra. Sotto i suoi occhi annaspavano impotenti le sue molte zampette di una sottigliezza desolante se raffrontate alla sua corporatura abituale. “Che cosa mi è accaduto?”, si domandò ...
(La metamorfosi, Franz Kafka)
E’ come se Gregor Samsa, destatosi un mattino da sogni inquieti e trovandosi tramutato in un orribile insetto, si fosse tranquillamente abbigliato alla moda e fosse uscito da casa con la sua valigetta da commesso viaggiatore.
I personaggi insettoidi di Cristian Castelnuovo, scoperta la nuova condizione, si ergono a simbolo dell’alterità, i loro volti di kafkiana memoria, a tratti apocalittici, a tratti integrati sono sempre in bilico sul bordo, anche se, tramutatisi in enormi insetti, non sembrano affatto sconvolti e pare che accettino con grande disinvoltura la mutazione in loro avvenuta.
In Formaldeide Cristian Castelnuovo interpreta la natura macroscopica dell’insetto per raccontare della condizione umana ingabbiata entro una contemporaneità in costante evoluzione. La metamorfosi narrata dall’artista rivela la concezione kafkiana dell’inutilità e dell’infinita mutevolezza dell’essere umano, rendendone evidente la funzione della trasfigurazione e della fusione fisica tra differenti elementi. L’uomo, invece di tendere a uno stato superiore, si disumanizza, mostrandosi per quello che è, prendendo coscienza fisicamente e psicologicamente della sua precaria condizione. Il giovane fotografo sottolinea i particolari raccapriccianti, presentando i suoi personaggi in ambientazioni neutre, tra atmosfere lattescenti e sospese; gli scatti propongono una realtà sospesa, un mondo nuovo dove insetti ed esseri umani vengono raffigurati con le medesime proporzioni; le immagini orribilmente seducenti si contrappongono a un concetto di bellezza sempre sfuggente, inglobato nel vortice del sistema di consumo.
L’artista cerca di rappresentare metaforicamente un intimo sentimento comune, la paura per “l’altro da se ”, attraverso la condizione ripugnante ma al contempo affascinante dei protagonisti. I soggetti fotografati rappresentano esseri solo parzialmente umani, creature in perenne metamorfosi che, muovendosi in modo drammatico e circense, si adattando alla loro nuova realtà. L’ambiguità di questi protagonisti non riflette soltanto la falsa moralità di facciata e la necessità di apparire perfettamente integrato nella società, ma il loro processo di auto-riconoscimento e auto-accettazione avvengono anche con maggiore facilità di quanto ci si possa attendere, poiché sono gli stessi personaggi a non mostrare eccessiva meraviglia per il loro nuovo stato.
Le immagini, pur raccontando di Metamorfosi tratte dal mito o dall’immaginario scientifico, sfidano la metafora e l'allegoria, calandosi in un universo popolato da esseri raccapriccianti, al confine fra l’umano e il bestiale ma agghindati all’ultima moda.
Tutto questo appare come la sintesi di creature scaturite dalla mitologia, dalle leggende popolari, dalla letteratura che, confinate negli incubi che abitano l’inconscio degli esseri umani, nell’esperimento del dottor K alla Mosca di Cronenberg, danno voce ad un apologo morale e ad una critica sociale.
Nonostante tale lavoro attinga da generi letterari e cinematografici noti, queste immagini sono il frutto di un lungo lavoro di ricerca e di osservazione che ha lo scopo di semplificare l’espressione, unendo elementi di diverse pratiche artistiche in un unico catalizzatore, l’immagine; per la realizzazione di quest’ultime vengono sapientemente dosati elementi che richiamano all’arte, al cinema, al glamour, spaziando alle ricerche più recenti in campo scientifico, mettendo altresì a confronto epoche, stili e linguaggi, senza trascurare infine l’indagine della letteratura, da Kafka a Burroughs.
Cristian Castelnuovo, per queste sue manipolazioni fotografiche, trae ispirazione dai grandi interpreti della “sfigurazione” del corpo umano nell’arte, a partire dalle pitture medioevali di Jerome Bosch, passando alle più recenti interpretazioni date dai film di Cronenberg e di Lucas, per arrivare alle fotografie di Diane Arbus. Riprese macroscopiche di insetti vengono coniugate con una ricerca stilistica che coinvolge più campi. Il trucco, gli indumenti, la manipolazione fotografica, come le più avanzate tecniche di pittura digitale, vengono utilizzate per dare connotazioni più palesi al soggetto rappresentato.
Alla fine di tutto ciò molti di voi si chiederanno come si saranno generate queste strane creature, attraverso un esperimento di laboratorio, da un utero metallico, da una covata malefica o più semplicemente da un sogno?
Castelnuovo Cristian
Dal Settembre 97 all'Agosto del 00 alla Univerisity of Luton, in Gran Bretagna, frequenta il corso''Media Practices with Photography-. Laureatosi in’mass-media’con specializzazione in Fotografia, viene premiato dall'Università per il miglior progetto fotografico dell'anno. Dal Settembre del 00 al Settembre01 frequenta la Westminster University (Londra) G.B. nella sezione -Industrie Creative-. Allievo di Victor Burgin e David Bate, consegue un Master in Fotografia. La sua formazione professionale: nel 1996 lavora come assistente per Riccardo Pierucci, nel 98 opera come assistente di laboratorio nell' AV Media Center nell'Università di Luton, nel 2000 collabora con l'artista Olyeg Buryan, nel 2003 collabora con i fotografi Cannonieri&Fortis. Dal Marzo del 2004 e' ufficialmente fotografo free-lance; tra i clienti piu' importanti si annoverano: il Corriere della Sera, La Stampa, Sunday Telegraph, Il Manifesto, Panorama, Donna Moderna, ProMeteo, Cividini, Attila&Co., Grazia Neri.
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