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SERATA “EXTRAVADANCE” FIRMATA ROMAEUROPA Extravadance part I e II: Le Courbeau di Myriam Gourfink Pour tout l’or du Monde di Olivier Dubois 10 e 11 Ottobre 2009 Teatro Vascello, Roma di Cecilia Nocella
pubblicato il 15/10/2009 Il 10 e l’11 ottobre, al Teatro Vascello di Roma, sono andati in scena due spettacoli di danza, entrambi di artisti francesi, con due concezioni opposte della danza: Myriam Gourfink e Olivier Dubois. La Gourfink appare come una pura esteta: uno stile armonioso, fluido e concentrato. La sua è una danza basata sulla lentezza del movimento, una danza fatta di spostamenti di peso, giochi di equilibrio, tensioni e precisione. È una danza che sembra seguire il ritmo del respiro, come dimostra la sua coreografia Le corbeau, ‘il corvo’: vibrazioni di suono prodotte da cimbali costituiscono il tappeto sonoro su cui si esibisce la danzatrice classica Gwenaëlle Vauthier, che cerca di asservirsi al concetto della nuova sperimentazione della Gourfink, secondo cui “nel balletto (classico, ndr) è sempre un uccello bianco, il cigno, il simbolo della leggiadria del corpo; allora, ho voluto mostrare che anche quelli neri, come i corvi, sono eleganti e aggraziati”. Il problema dell’esecuzione è che su una scena vuota, riempita dalla danzatrice e con al centro una struttura che tiene sospesi i due cimbali d’ottone, durante la performance ci si distraeva spesso ad osservare il musicista, bravissimo, piuttosto che la danzatrice stessa. Nonostante la sua bravura, la reiterazione e la lentezza della serie, sempre identica di movimenti che sono stati eseguiti per 30 minuti, ricordava più degli esercizi eseguiti alla sbarra, invece che una danza. Insomma, sembrava di non assistere ad una performance, ma ad una classe di tecniche di danza, ad uno studio del movimento fine a se stesso, decisamente privo di un messaggio da comunicare ad un pubblico pagante. Dopo il lungo intervallo, nulla poteva essere più gradito del riscatto della serata con Pour tout l’or du monde, il pezzo eseguito e presentato da Olivier Dubois, che invece ci presenta non solo una danza ironica, dinamica e seducente, ma anche intrisa di significato. L’intento della Gourfink, prima, era quello di dimostrarci che non solo i cigni, simbolo ed emblema del balletto classico, possiedono la grazia. In questo riferimento al balletto possiamo trovare un punto d’unione con Dubois, ma quest’ultimo fa un’operazione d’interpretazione, oltre che di creazione del movimento, che perciò risulta più vasta, ironica e dissacrante rispetto a quella della prima, che eliminando il terreno dell’interpretazione ha portato in scena solo uno studio meticoloso di analisi del movimento. Dubois, al contrario, stupisce, spiazza, cattura e seduce, aiutato forse anche dal suo fisico non proprio da danzatore: corpulento, massiccio e tondeggiante, Dubois si muove divinamente, con la leggerezza di una piuma e l’eleganza di un cigno, eseguendo la sua coreografia che distrugge, destruttura, distorce e ricostruisce proprio Il lago dei cigni. Il palco è vuoto, dei tubi innocenti a terra disegnano e cambiano lo spazio. Una sedia e una scatola, e poi entra in scena lui, che in silenzio, sulle note famose del balletto, ci guarda, saluta e torna al suo posto. Qualcosa cambia: lo spazio viene modificato, la musica invita Dubois a danzare, ma lui esita; poi si lancia, regalandoci un primo saggio della sua abilità, abbattendo tutti i nostri clichés, preconcetti e limiti.
Il ritmo cambia ancora, subendo alterazioni tutte elettroniche che lo trasformano, fino a percepire distintamente il rumore di uno sparo; Dubois che correva cade a terra, il cigno è ferito, poi si rialza e la musica raggiunge una trasformazione totale, fino a sintonizzarsi sui ritmi pop di Rihanna. Inizia il martirio del cigno, una metafora disegnata e danzata con ironia e intelligenza, oltre che con maestria artistica. “Sono pagato per ballare e per sedurre. Lo so io e lo sa anche il pubblico. La danza non è che un affare di sesso, di desideri più o meno sublimati di voyerismo più o meno soddisfatto” ha dichiarato il coreografo francese. E quando il martirio finisce, dopo un divertente e smaliziato spogliarello seguito da una lap-dance da manuale che lo lascia seminudo, Dubois sente che è arrivato il momento di mettere in scena la morte di questo cigno favoloso: ci regala ancora un saggio della sua tecnica, e poi ci offre il suo corpo, che nel momento dell’estremo saluto è circondato da falli fluorescenti, a ribadire il concetto del complesso legame tra danza e sesso. “Questo spettacolo -dice Dubois- è un inchino alla storia della danza e all’interprete, che è sulla scena e deve rispettare le regole del gioco: rigore, eccellenza, disciplina, tecnica. Lo stesso rigore, lo stesso virtuosismo che richiede la lap dance; la seduzione è la stessa e il martirio anche: offro il mio corpo per l’arte, per il pubblico”. Il pubblico ha applaudito Dubois e la sua ExtravaDance, dimostrando di apprezzare l’arte in qualunque forma, non quando è fine a se stessa - puro elogio della forma - ma quando ha un messaggio, di cui il pubblico si sente ricevente privilegiato.
Extravadance part I: Le Courbeau Con: Gwenaëlle Vauthier Coreografia: Myriam Gourfink Musiche: Kasper T.Toeplitz Coproduzione: LOLdanse, Centre national de la danse-Pantin (creazione in residenza) Con l'amichevole autorizzazione di: Ballet de l'Opéra National de Paris Con il supporto di: SPEDIDAM, Direction des affaires culturelles d'Ile de France - Ministère de la culture et de la communication Con il patrocinio di: Ambasciata di Francia
Extravadance part II: Pour tout l’or du Monde Coreografia e danza: Olivier Dubois Musiche: François Caffenne Produzione: Festival d'Avignon e SACD Con il sostegno di: Centre National de la Danse e di POLESTARS -Londra Con il patrocinio di: Ambasciata di Francia
ROMAEUROPA FESTIVAL 2009: “PULSAZIONI CULTURALI” dal 22 Settembre al 2 Dicembre 2009 - Roma Per consultare il cartellone, http://www.romaeuropa.net/
Le foto dell’articolo, in ordine, sono: M.Gourfink, Courbeau - courtesy Kasper T. Toeplitz O.Dubois, Pour tout l'or di monde - courtesy Jacky Ley
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