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L’AMORE (PER I SOLDI?) È IL MIO PECCATO. “Love is my sin” di Peter Brook Roma, Teatro Palladium dal 4 all’8 Novembre 2009 di Cecilia Nocella
pubblicato il 13/11/2009 Dal 4 all’8 novembre è andato in scena, al Teatro Palladium, “Love is my sin”, di Peter Brook, con Natasha Parry e Michael Pennington, che sostituisce Bruce Myers. Peter Brook è l’icona di quel teatro che, anche se fatto con pochissimo, tocca il cuore degli spettatori. Il lavoro sul testo, e di conseguenza sulla regia che dal testo scaturisce, è un lavoro di artigianato finissimo, che non lascia mai nulla al caso. Tutto è curato fin nei minimi dettagli, e lo spettatore questo lo coglie e lo apprezza, perché intravede la genialità nascosta dietro la semplicità e l’essenzialità. Brook ha 84 anni. A soli 24 era direttore e regista della Royal Shakespeare Company. È un artista che non ha mai smesso di scoprire, ricercare, raccontare e mettere in scena le dinamiche nascoste dietro le parole degli scrittori e dei drammaturghi. In questo caso, torna il confronto con il Bardo sul territorio poco usuale dei Sonetti. Basta poco (un tappeto, qualche sgabello, luci giuste e voci giuste) per portarci in un luogo qualunque, ad osservare quello che è il naturale evolversi di un rapporto amoroso fra due persone, attraverso le parole di Shakespeare. “Bisognava far emergere una tensione drammatica; - spiega Brook - come guida, ho seguito le domande che presuppongono il rapporto tra due persone. All’inizio si avverte una tranquillità condivisa, poi, a poco a poco, le pene d’amore si manifestano: separazione, infedeltà, tradimento, fino al disgusto della carne. Nell’ultima fase, Shakespeare esprime un amore che tutto travalica, e si rivela più forte della vecchiaia e della morte. L’amore resta il vincitore del tempo”. L’essenzialità della mise-en-éspace, e le atmosfere musicali - brani per clavicembalo di Louis Couperin eseguiti da Franck Krawczyk per fisarmonica e piano elettrico - sono funzionali a Brook per far risaltare la forza poetica dei Sonnets, attraverso la recitazione e il potere della parola. Sia la Parry che Pennington sono attori shakespeariani navigati, conoscendone il ritmo drammatico e le nuances vocali: la loro interpretazione in lingua originale - con sovratitoli - dei Sonetti promette al pubblico di poter gustare, sillaba per sillaba, queste liriche straordinarie e di coglierne non solo il senso, ma anche il ritmo, che insieme al significato è, nella poesia, il veicolo principale.
Lo spettacolo ripercorre, nel giro di un’ora, le tappe di una storia d’amore: il Tempo Vorace, la Separazione, la Gelosia, il Tempo Sfidato. Brook ricrea in scena qualcosa di molto, troppo simile a quanto già fatto per il carteggio amoroso fra Cechov e Olga Knipper in “Ta main dans la mienne” di qualche anno fa: quello a cui assistiamo è un confronto tra un uomo e una donna che sembrano quasi ripercorrere il loro diario intimo, che ci regala ironia, dramma e lacerazione. Del resto, lo stesso regista scrive: “Con questa sorprendente raccolta di liriche, penetriamo nella vita segreta di Shakespeare. Scopriamo il suo giornale intimo, le confidenze, la passione, la gelosia, le colpe, la disperazione e soprattutto l’interrogazione sul senso profondo della sua attrazione per un uomo, una donna e l’atto stesso della scrittura”. Per chi non ha mai visto nulla, lo spettacolo è di certo un’esperienza nuova rispetto a quello che è il normale livello che il teatro italiano ci propone ogni anno. Ma per chi ha già visto tanto, soprattutto opere più complesse o studi meglio calibrati (come Fragments, andato in scena nella scorsa stagione), lo spettacolo delude. Qualità, bravura, precisione e perfezione non sono in dubbio: è un piacere ascoltare i versi di Shakespeare in inglese interpretati da due bravissimi attori, come è un piacere accorgersi ogni volta di come il gioco del teatro possa essere semplice ed efficace. Ma questo spettacolo non entra dentro, non incide la memoria, anzi lascia il dubbio (amletico?) che i soldi e le operazioni commerciali abbiano esaurito e prosciugato anche il genio di Peter Brook, (fu?) guru del teatro internazionale.
RomaEuropa Web Festival presenta: LOVE IS MY SIN Regia di Peter Brook Roma, Teatro Palladium Dal 5 all’8 Novembre dai Sonetti di William Shakespeare
adattamento: Peter Brook collaborazione artistica: Marie Hélène Estienne musiche interpretate da: Franck Krawczyk luci: Philippe Vialatte con: Natasha Parry, Michael Pennington le musiche interpretate da Franck Krawczyk sono di Louis Couperin (1626-1661) produzione: C.I.C.T./Théâtre des Bouffes du Nord realizzazione: Romaeuropa Festival 2009 con il patrocinio di: Ambasciata Britannica
Teatro Palladium P.zza Bartolomeo Romano 8 00154 Roma Info botteghino: 06. 57332768 dalle ore 16:00 http://www.teatro-palladium.it
ROMAEUROPA FESTIVAL 2009: “PULSAZIONI CULTURALI” dal 22 Settembre al 2 Dicembre 2009 - Roma Per consultare il cartellone, http://www.romaeuropa.net/
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