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SAPERE NON SAPERE
INTERVISTA AD ANDREA BIANCONI

di Carlo Sala

ANDREA BIANCONI, Sapere Non Sapere

pubblicato il 30/04/2010

In occasione dell’intervento Sapere Non Sapere realizzato a Casa Gallo, a Vicenza, per conto della Fondazione Vignato per l’Arte, ho incontrato Andrea Bianconi. L’autore compie un viaggio attorno al tema della conoscenza e, viceversa, alla consapevolezza della mancanza di questa.

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Colophon 2009
Colophon 2009 - International Magazine Symposuim
Colophon - International Magazine Symposium will be held for the second time in Luxembourg in 2009. The second event will be far bigger and more ambitious than the first, establishing its position in the Grand Duchy as an internationally significant biennial hosting the creators of independent magazines from around the world.

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PERFORMANCE

VIETATO CHIUDERE GLI OCCHI
Per “Tutti uniti contro le discriminazioni”:
Esercizi di nuoto?, Herr Glas, Humeur Vitrée
Roma, Teatro Furio Camillo - 22 Gennaio 2010

di Luigi Ciccaglione



pubblicato il 02/02/2010

È stata inaugurata sabato 22 Gennaio, presso il Teatro Furio Camillo di Roma, la rassegna multidisciplinare Tutti uniti contro le discriminazioni, organizzata dall’Associazione Culturale Nuova Gestione e promossa dalla presidenza del Consiglio Comunale di Roma. Un mix di dibattiti, spettacoli di teatro e di danza che sono proseguiti fino al 27 gennaio, dislocati in vari luoghi e spazi culturali della città. Un ciclo di differenti proposte che ha come obiettivo finale quello di scardinare l’ostilità e il sospetto verso chi che viene definito “diverso”, quindi erroneamente identificato come pericoloso. Una sfida per avvicinare i giovani dall’occhio puro verso il bistrattato mondo teatrale dell’underground romano - e non solo - con spettacoli e laboratori condotti anche nelle scuole superiori capitoline.

La proposta della serata inaugurale ha visto in scena la danza contemporanea. Sul palco l’alternarsi di tre performances, in una sala con spettatori attenti e curiosi (cosa strana, nel caso di questa disciplina). Ad aprire le danze, nel vero senso della parola, Beatrice Magalotti con il solo Esercizi di nuoto?, esplorazione di come un bicchiere possa essere “un mondo prezioso e burlesco da abitare, una preda da afferrare, un mare in miniatura in cui nuotare”, come si legge dalle note di regia. La Magalotti gioca a fare la bambola, riproducendo le pose plastiche di una Barbie appoggiata su un calice di vino, inesorabilmente vuoto. I suoi movimenti da semplici pose plastiche accelerano sempre più, fino a diventare sincopati gesti sonorizzati e sottolineati dalla presenza, forse superflua, del  video. Il gioco tra la danzatrice e la bambola si ripete quasi ossessivamente, più e più volte, in un tentativo di imitazione ed identificazione tra il pupazzo e la persona. Non è dato sapere se questa omologazione sia necessaria o agognata. Nel finale, l’attenzione si concentra sul bicchiere vuoto, pesante e leggero, tanto oggetto quotidiano quanto motore d’azione.

         



Anche in Herr glas - ideato dalla stessa Magalotti ma con in scena Giovanni Magnarelli - i protagonisti sono sempre un essere umano (questa volta un uomo) e l’anzidetto bicchiere vuoto. Ad accompagnarli, stavolta, non c’è Big Jim e non si attua alcun processo di identificazione/relazione tra l’uomo e il pupazzo, ma è evidente l’attrazione spasmodica verso questo oggetto fragilmente quotidiano, in una ripetizione coreutica meccanica e sempre più dura, in un crescendo cadenzato e molto rapido. 
Più interessante il duo composto da Audrey Longo e da Alessia Pinto in Humeur Vitrée: un pezzo che ben riesce a mescolare la danza con il video, in un gioco che cattura l’occhio dello spettatore. La performance si apre con le due danzatrici che osservano il pubblico attentamente, scrutandolo. La scena muta quasi subito con un passaggio al buio, inframmezzato da bianchi e stroboscopici  flash-video accecanti, in cui traspare la figura di un occhio che si accinge ad aprirsi; un occhio curioso che osserva, e che colpisce, in una sorta di esaltazione del voyeurismo tutt’altro che leggera. Le ragazze si inseguono, ammiccano, si cambiano d’abito, si lasciano andare a ciò che la vanità può provocare in un uomo che osserva, laddove l’uomo è il pubblico. Nel video pian piano gli occhi vanno moltiplicandosi, come cresce sempre più la relazione tra le due danzatrici fino alla conclusione, quando sul vestito di una delle due ragazze si svela un piccolo specchio tondo, un altro occhio che stavolta riflette luce sul pubblico, accecandolo senza intenti omicidi. T

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