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LAST DANCE
Last dance, so let’s dance[1]: chiude stasera il Plastic di Milano, ma non può morire un’idea[2]...
di Fabiola Triolo
Da quelle parti, stanotte, c’è chi farà i bagagli, e le stelle suoneranno forte come tanti sonagli[3].
È l’ultimo weekend in cui va in scena lo sfavillante microcosmo del Plastic, il locale milanese che ha scritto a lettere d’oro la storia del clubbing come cultura, non solo in Italia, ma nel mondo intero.
Un locale sulle cui piste hanno ballato indistintamente Grace Jones e Madonna, Boy George e Vincent Gallo, Maurizio Cattelan, Francesco Vezzoli, Jean-Paul Gaultier, John Galliano e Keith Haring, quello stesso locale per cui Elio Fiorucci si è battuto strenuamente per esorcizzarne la chiusura, e che Andy Warhol ha definito “the most beautiful nightclub in Europe”.
È possibile sentire tanta nostalgia per un locale nel quale non si è mai stati?
Assolutamente sì.
Perché è lacerante la consapevolezza che quello che sta per andare in scena è l’ennesimo strappo ai danni della cultura.
in alto: Anna Piaggi, Maurizio Cattelan @ Plastic
in basso: Filippo Biraghi & Andreina Poli, Riccardo Slavik & Angelos Frentzos, Ivo Bisignano & Lea T.
Cultura non è solo - a volte, non è affatto - quella pedagogica, ma è anche e soprattutto quel movimento spontaneo che invade frammenti di società, e che determina modi di essere. La cultura è tale perché crea appartenenza e definisce significati, introduce codici e innesca partecipazione; e se queste tendenze si muovono attraverso la ricerca dell’estetismo, la cura delle sonorità, la nascita di nuovi stilemi ed il perseguimento del divertimento, come accade per la clubbing culture, tutto questo non può che rappresentare un valore aggiunto nei confronti della cultura ufficiale - alla faccia sua, mi verrebbe da dire.


in alto: Christian Boaro & Francesco Vezzoli, Sergio Tavelli & Giambattista Valli
in basso: Giulia Gobbi, Luca Finotti, Stefania Seoni
Elio Fiorucci @ Plastic
Il Plastic chiuderà - nonostante l’affluenza mai in flessione negativa, nonostante un Ambrogino d’oro nel 2010 (che ora ha il retrogusto amaro proprio dei premi di consolazione), e nonostante le cospicue offerte monetarie del proprietario Lucio Nisi - perché è scaduto il contratto d’affitto, e perché gli spazi di Viale Umbria, quella stessa strada nella quale da oggi risuona Bandiera Rossa in segno di protesta, saranno riconvertiti ad uso condominiale.
Chissà se i futuri locatari sentiranno il peso che deriva dall’occupare una superficie che ha fatto storia, allo stesso modo in cui l’ha fatta lo Studio 54 (chiuso, a NY) o il Kinky Gerlinky (chiuso, a Londra).
Nato nel dicembre del 1980 come ghetto per dark e new romantic isolati dalla metropoli non solo durante il giorno, ma anche nella pallida offerta delle notti milanesi, il Plastic ha visto espandere in breve tempo la sua fama ben oltre i confini nazionali, diventando esso stesso fucina di quel fermento creativo che si sarebbe potuto respirare nella Factory warholiana, o nel quartiere di Pigalle nell’Ottocento. Tre salette, perlopiù dipinte di nero (fatta eccezione per il corridoio, ogni anno rivestito di un nuovo pattern optical), ricolme di specchi, lampadari chandelier ed insegne al neon, dove si riversa un pubblico assolutamente eterogeneo e accuratamente scelto da quella sfavillante club celebrity che è Luca Crescenzi (assieme all’altra anima del Plastic, Pinky Rossi, ad Oscar Mamooi e a Roberta Sarchi), la cui cartellina Tu ti faresti entrare? - mutuata da un altro door selector del calibro di James St. James - rappresenta lo scettro del reame Plastic-o.

Luca Crescenzi | Oscar Mamooi & Roberta Sarchi
Se Jean Cocteau sosteneva che “le mode muoiono giovani”, il Plastic ha dovuto la sua lunga esistenza al suo carattere innovativo, oggettiva testimonianza di come un club possa influenzare non solo la musica, ma anche la moda e lo stile in tre decenni di storia, come racconta il libro già sold-out This is Plastic. 25 years of hard clubbing (2006).

Dal total black al trucco pesante, dalle collezioni dei designers giapponesi al minimalismo, al tacco a spillo indistintamente indossato da uomini e donne, è frequente trovare al Plastic i più blasonati nomi dell’industria della moda ricercare nuovi spunti (quando non selezionare musica in consolle, come spesso accade per Stefano Gabbana), proprio perché il Plastic è testimone dei gusti dei nightclubbers più meritevoli, favolose tutt’altro-che-nullità calate nel palcoscenico glitterato delle Favolose Nullità di Lee Tulloch.

in alto: Bianca Weiss Tabaton, Dorian & Nicola Guiducci djing @ London Loves, Plastic
in basso: Sergio Tavelli, Stella, Greta Lamedica & Stefano Gabbana djing @ House of Bordello, Plastic
Non a caso, per citare solo l’ultimo anno, al Plastic è stato tenuto il party per il lancio del profumo di John Galliano Parlez-moi d’amour, quello celebrativo di Moschino, ed al Plastic Maurizio Cattelan ha festeggiato l’uscita del magazine da lui curato Toilet Paper, il cui dress-code era ‘demenza senile’.

Plastic parties: Moschino, Toilet Paper
sx pics: La Stryxia | dx pics: Simon Cuz
 Al Plastic non si prenota, non si fanno tavoli con onerose bottiglie di champagne che non si bevono ma si espongono tipo trofei, al Plastic è impresa ardua entrare per i seguaci della televisione italiana delle 15:00, fieri figli dell’omologazione, e chi parla del Plastic come del tempio della trasgressione non ha capito granché, perché l’unico codice di accesso ad esso è l’originalità, nella doppia accezione di espressione più autentica ed irripetibile di se stessi, e di innovatività.
Sergio Tavelli e Nicola Guiducci, entrambi direttori artistici e djs rispettivamente della House of Bordello (il sabato) e del Match à Paris (la domenica), sono gli altri due componenti fondamentali della allargata famiglia Killer Plastic-o, assieme ai suddetti Lucio, Pinky, Luca ed alla Stryxia, regina incontrastata del sabato notte di un locale, insieme, londinese ma decadente, elettronicamente avant-garde ma goliardicamente trash, capace di custodire ogni definizione congiuntamente alla sua più netta contraddizione, peculiarità propria solo dei posti all’interno dei quali l’unico comune denominatore degli ospiti è il divertimento, all’ombra di quel boogie, sfiniti all’alba cheek-to-cheek[4].

in alto: Nicola Guiducci & Lucio Nisi, Sergio Tavelli, Nicola Guiducci & Pinky Rossi
in basso: Francesco Scognamiglio & Alessandro Dell'Acqua, Humor Chic party, Filippo Wertmuller
Marcella Bella @ Plastic
Questa le parole di Lucio Nisi: “non sarà più quello l'indirizzo, il posto, lo spazio, il salotto, quel divano.
Quel crocevia di gente, di emozioni.
Finisce qui, in viale Umbria, una lunga storia di successo, di mode e di tendenze, di respiri e di insonnia.
Ma il Plastic cambia sede ma non pelle, cambia look ma non la sua storia; chi ha vissuto il Plastic non lo dimenticherà, chi lo vuole vivere ancora, lo ritroverà”.
Pare in via Ripamonti, pare da Aprile, ma ancora non c’è nulla di ufficiale.
Se non che non può morire un’idea, e che quella di stasera sarà una notte senza pietà, una notte Plastic con un’anima chic[5] per coloro che riusciranno a graziarsi la door-policy e a rendere omaggio ad un tassello brillante della storia del clubbing internazionale.
Giovanni Montuori paying homage to Plastic

Quanto a me, non rimarrà altro da fare che aspettare che ritorni, contando tutti i giorni[6].
All pics’ credits & courtesy House of Bordello official page & Plastic Fantastic di Riccardo Slavik
Le citazioni presenti nell’articolo sono tutte estratte da canzoni interpretate dalla Stryxia, o suonate da Sergio Tavelli, durante le serate House of Bordello
[1] Last Dance, Donna Summer (1978)
[2] Non può morire un’idea, Mina (1978)
[3] Da queste parti stanotte, Loredana Bertè (1993)
[4] All’ombra di quel boogie, Marcella Bella (1986)
[5] Notte senza pietà, Diana Est (1982)
[6] Dopo la tempesta, Marcella Bella (1988)
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I love Buba!!!
I love KILLER PLASTIC-O!!!!!!