domenica 26 maggio 2013  
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MOURIR SUR SCÈNE. THE LIFE AND DEATH OF MARINA ABRAMOVIĆ
Lunedì 23 Aprile 2012 13:11

MOURIR SUR SCÈNE. THE LIFE AND DEATH OF MARINA ABRAMOVIĆ

Prima mondiale a Madrid per la biografia della Abramović, cantata da Antony e raccontata da Willem Dafoe

di Simona Spinola

 

Read moreLo scenario si apre su tre salme identiche, ognuna coperta da una maschera diafana, adagiate su ripiani spogli. Il pavimento è cosparso da ossa appena spolpate, e tre cani neri ciondolano irrequieti sul palco per una decina di minuti, mentre il pubblico prende posto ammutolito. Dopo pochi istanti, i riflettori si accendono su un piccolo spazio sospeso esterno al palcoscenico, dove tra scatoloni ammassati e valanghe di fogli alla rinfusa prende parola Willem Dafoe, la star dai capelli rossi più celebre di Hollywood, qui calato nei panni di un folletto in canottiera e boxer bianchi. Dafoe inizia a narrare la vita di Marina Abramović anno per anno in modo conciso, elencando eventi quotidiani, a tratti irrilevanti.

 1946: nasce a Belgrado.

1947: parla come se cantasse e chiede il suo primo bicchiere d’acqua.

1948: si rifiuta di imparare a camminare…

 
CRAZY CLOWN TIME, solo-album d’esordio di DAVID LYNCH
Lunedì 09 Aprile 2012 10:18

RITMO, CAMMINA CON ME

La paranoia delle 7 note: Crazy Clown Time, album d’esordio di David Lynch

di Simona Spinola


Read more“In Heaven, everything’s fine”, cantava uno dei personaggi più emblematici nella scena clou del film Eraserhead, preferito di Stanley Kubrick di tutta la filmografia di David Lynch, il regista più visionario ed antihollywodiano degli ultimi decenni.

Lynch, sparito dal grande schermo in seguito a Inland Empire, si dedica ormai prevalentemente alla produzione di video musicali e cortometraggi - genere, quest’ultimo, con cui esordì nel lontano 1966, quando vinse il concorso cinematografico annuale della Pennsylvania Academy of Fine Arts con la sua primissima opera, Six Figures Getting Sick, videoinstallazione composta da un'animazione di un minuto proiettata in loop su una scultura modellata dallo stesso Lynch allora ventenne.

 
LAST DANCE - Chiude il PLASTIC di Milano, ma non può morire un'idea
Sabato 10 Marzo 2012 23:38

LAST DANCE

Last dance, so let’s dance[1]: chiude stasera il Plastic di Milano, ma non può morire un’idea[2]...

di Fabiola Triolo

 

Read moreDa quelle parti, stanotte, c’è chi farà i bagagli, e le stelle suoneranno forte come tanti sonagli[3].

È l’ultimo weekend in cui va in scena lo sfavillante microcosmo del Plastic, il locale milanese che ha scritto a lettere d’oro la storia del clubbing come cultura, non solo in Italia, ma nel mondo intero.

Un locale sulle cui piste hanno ballato indistintamente Grace Jones e Madonna, Boy George e Vincent Gallo, Maurizio Cattelan, Francesco Vezzoli, Jean-Paul Gaultier, John Galliano e Keith Haring, quello stesso locale per cui Elio Fiorucci si è battuto strenuamente per esorcizzarne la chiusura, e che Andy Warhol ha definito “the most beautiful nightclub in Europe”.

È possibile sentire tanta nostalgia per un locale nel quale non si è mai stati?

Assolutamente sì.

Perché è lacerante la consapevolezza che quello che sta per andare in scena è l’ennesimo strappo ai danni della cultura.

 
SU TWITTER MI SENTO SOLO - di Eugenio Lostumbo
Sabato 03 Marzo 2012 11:01

SU TWITTER MI SENTO SOLO

di Eugenio Lostumbo

 

Read moreBombardato dai recenti, continui elogi alle meraviglie rivoluzionarie dei cinguettii, ho ceduto alla tentazione di creare un account Twitter a mio nome, come già era successo con Facebook - con la differenza che su Facebook avevo già cento amici prima ancora di iniziare a postare i video.

Ecco, su Twitter non ci sono mai i tuoi amici, per cui si capisce immediatamente che tutto sarà più difficile e tu sarai solo, e la sensazione è di trovarsi come costretti a paracadutarsi sulla merda.

 
NEVER FOR MONEY, ALWAYS FOR LOVE - THIS MUST BE THE PLACE di Paolo Sorrentino
Venerdì 28 Ottobre 2011 14:12

NEVER FOR MONEY, ALWAYS FOR LOVE

This Must Be the Place, di Paolo Sorrentino

di Eugenio Lostumbo

 

 

Read moreThis must be the place è un bel film. Paolo Sorrentino confeziona un prodotto incredibilmente suo, restando lontano dalle semplici tentazioni hollywoodiane.

Cheyenne è una stella decaduta del post­punk, che cerca di trascinarsi con disinvoltura nella vita di tutti i giorni, finché la morte del padre non lo costringe a rimettersi in viaggio per affrontare il proprio passato, riorganizzando il presente.

Sean Penn caratterizza il suo personaggio con delicatezza, tra Edward Scissorhands e Robert Smith, con l'incedere stanco di Ozzy Osbourne.

Con una regia che stupisce di continuo, per l'efficacia di ogni singola inquadratura, Sorrentino ci trascina nell'animo del protagonista, e il viaggio di Cheyenne si fa metafora di un percorso interiore che lo porterà alla maturazione.

 
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