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PERFORMANCE
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Martedì 08 Maggio 2012 12:07 |
IL TALLONE DI EVA
100 años en femenino - Madrid, Sala Conde Duque - fino al 20.05.2012
di Simona Spinola
“Oh, se le donne avessero mai scritto delle storie come hanno fatto i chierici nei loro oratori, avrebbero narrato degli uomini più cattiverie di quelle che tutta la stirpe di Adamo sarebbe mai capace di rimediare!”. Chi parla è la Donna di Bath, plurimeritata e plurivedova femminista ante litteram, protagonista dei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer.
È una vecchia storia quella che racconta, e che parte dal principio che se i leoni sapessero dipingere, farebbero Dio con la testa felina; così via, fino alla donna, a cui Chaucer presta le ragioni di un duro libello antimaschilista, riflettendo la lunga tradizione misogina particolarmente forte nel XIV secolo in cui scrive.
Ha ancora senso parlare di femminismo nel 2012? Se lo chiede la Sala de Exposición Conde Duque di Madrid, ripercorrendo il cammino degli ultimi 100 anni intrapreso dalle donne spagnole.
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Lunedì 23 Aprile 2012 13:11 |
MOURIR SUR SCÈNE. THE LIFE AND DEATH OF MARINA ABRAMOVIĆ
Prima mondiale a Madrid per la biografia della Abramović, cantata da Antony e raccontata da Willem Dafoe
di Simona Spinola
Lo scenario si apre su tre salme identiche, ognuna coperta da una maschera diafana, adagiate su ripiani spogli. Il pavimento è cosparso da ossa appena spolpate, e tre cani neri ciondolano irrequieti sul palco per una decina di minuti, mentre il pubblico prende posto ammutolito. Dopo pochi istanti, i riflettori si accendono su un piccolo spazio sospeso esterno al palcoscenico, dove tra scatoloni ammassati e valanghe di fogli alla rinfusa prende parola Willem Dafoe, la star dai capelli rossi più celebre di Hollywood, qui calato nei panni di un folletto in canottiera e boxer bianchi. Dafoe inizia a narrare la vita di Marina Abramović anno per anno in modo conciso, elencando eventi quotidiani, a tratti irrilevanti.
“1946: nasce a Belgrado.
1947: parla come se cantasse e chiede il suo primo bicchiere d’acqua.
1948: si rifiuta di imparare a camminare…”
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Lunedì 09 Aprile 2012 10:18 |
RITMO, CAMMINA CON ME
La paranoia delle 7 note: Crazy Clown Time, album d’esordio di David Lynch
di Simona Spinola
“In Heaven, everything’s fine”, cantava uno dei personaggi più emblematici nella scena clou del film Eraserhead, preferito di Stanley Kubrick di tutta la filmografia di David Lynch, il regista più visionario ed antihollywodiano degli ultimi decenni.
Lynch, sparito dal grande schermo in seguito a Inland Empire, si dedica ormai prevalentemente alla produzione di video musicali e cortometraggi - genere, quest’ultimo, con cui esordì nel lontano 1966, quando vinse il concorso cinematografico annuale della Pennsylvania Academy of Fine Arts con la sua primissima opera, Six Figures Getting Sick, videoinstallazione composta da un'animazione di un minuto proiettata in loop su una scultura modellata dallo stesso Lynch allora ventenne.
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Sabato 10 Marzo 2012 23:38 |
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LAST DANCE
Last dance, so let’s dance[1]: chiude stasera il Plastic di Milano, ma non può morire un’idea[2]...
di Fabiola Triolo
Da quelle parti, stanotte, c’è chi farà i bagagli, e le stelle suoneranno forte come tanti sonagli[3].
È l’ultimo weekend in cui va in scena lo sfavillante microcosmo del Plastic, il locale milanese che ha scritto a lettere d’oro la storia del clubbing come cultura, non solo in Italia, ma nel mondo intero.
Un locale sulle cui piste hanno ballato indistintamente Grace Jones e Madonna, Boy George e Vincent Gallo, Maurizio Cattelan, Francesco Vezzoli, Jean-Paul Gaultier, John Galliano e Keith Haring, quello stesso locale per cui Elio Fiorucci si è battuto strenuamente per esorcizzarne la chiusura, e che Andy Warhol ha definito “the most beautiful nightclub in Europe”.
È possibile sentire tanta nostalgia per un locale nel quale non si è mai stati?
Assolutamente sì.
Perché è lacerante la consapevolezza che quello che sta per andare in scena è l’ennesimo strappo ai danni della cultura.
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Venerdì 28 Ottobre 2011 14:12 |
NEVER FOR MONEY, ALWAYS FOR LOVE
This Must Be the Place, di Paolo Sorrentino
di Eugenio Lostumbo
This must be the place è un bel film. Paolo Sorrentino confeziona un prodotto incredibilmente suo, restando lontano dalle semplici tentazioni hollywoodiane.
Cheyenne è una stella decaduta del postpunk, che cerca di trascinarsi con disinvoltura nella vita di tutti i giorni, finché la morte del padre non lo costringe a rimettersi in viaggio per affrontare il proprio passato, riorganizzando il presente.
Sean Penn caratterizza il suo personaggio con delicatezza, tra Edward Scissorhands e Robert Smith, con l'incedere stanco di Ozzy Osbourne.
Con una regia che stupisce di continuo, per l'efficacia di ogni singola inquadratura, Sorrentino ci trascina nell'animo del protagonista, e il viaggio di Cheyenne si fa metafora di un percorso interiore che lo porterà alla maturazione.
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beatrice bellissima mostra, finalmente ci siamo divertite!!...
simo ogni anno mi prometto di andarci ma troppe le voci...
Fabiola Special thanx to Simona Spinola, mio adorato virtu...
ElectroMode Album fantastico e ottimo articolo!...
Lucia Federica, Alessandro!!! manco solo io. Siete tra i...
nik se ti vestivi da Buba eri un pezzo avanti.....hai ...
Paolo un grande e tristissimo Minuto di silenzio...
leo Beh, non è detto. Finale alternativo: i due Stefa...
Fabiola Ma che caro, Guido! Grazie!...
Loris Uffa.... ...
Guido Complimenti alla scrittura della giornalista...
Luciano Andai al plastic nel 1981 sono lacky di Como ciao ...
ANNA DOLCE NOoooooooo che brutta notizia la chiusura del Plas...
Bibi my sweet vale......