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Giovedì 26 Gennaio 2012 17:19

 

 

MILANO IN PANICO: SI RESPIRA

di Michele Serra


Milano senza trafficoLe restrizioni al traffico hanno sconvolto la città: alla gente è tornato l'appetito (e in periodi di crisi non va bene) mentre si registrano suicidi tra le miliardarie che non possono più andare a farsi la messa in piega in centro

 

Come hanno reagito i milanesi all'introduzione delle misure anti-traffico? Ecco le prime conseguenze del provvedimento.

 

Danni alla salute Gli effetti sulla salute degli abitanti del centro sono gravissimi. L'associazione Seconda Fila, che si batte per il riconoscimento dei diritti e della dignità personale di chi parcheggia in seconda fila, ha diffuso dati allarmanti. L'aumentata presenza di ossigeno nell'aria, causata dalla diminuzione del traffico, provocherebbe, soprattutto negli anziani, uno smodato aumento dell'appetito, con conseguenti rischi di obesità e diabete.

Rincara la dose l'associazione Terza Fila - che raduna gli automobilisti più radicali - denunciando una incontrollabile euforia sessuale nei cani, che si accoppiano ovunque, e casi di incendio per autocombustione nelle portinerie sature di ossigeno.

Si vocifera di almeno due casi di suicidio. La duchessa Gavazzi Sforza di Giansugo, residente da venti generazioni nella centralissima via Giansugo, a Palazzo Giansugo, si è tolta la vita perché non poteva più andare in macchina a fare la messa in piega quotidiana dal suo parrucchiere, sempre in via Giansugo. L'altro suicida è il parrucchiere.

 

Ribellione Molti i casi di aperta rivolta contro la politica di Pisapia.

Un comandante in pensione della Costa Crociere ha pilotato il suo enorme Suv, vanto della cantieristica italiana (due piani, un ristorante, una sala massaggi) in una via strettissima, speronando un palazzo e andando ad arenarsi nei giardinetti frontestanti.

In stato di agitazione anche le centinaia di furgoni bianchi che portano in centro, a tutte le ore del giorno, le tartine per la movida, i cubetti di ghiaccio per la movida, i tovagliolini di carta per la movida. Si tratta delle tre categorie più rilevanti dell'economia milanese. Hanno chiesto lo status di servizio di pubblica utilità, ma gli è stato negato. Per rappresaglia, minacciano di rivelare ai milanesi il vero contenuto dei rotolini di sushi.


Carico e scarico
Ma è l'intero comparto del carico e scarico che non riesce a farsi una ragione delle limitazioni imposte dal Comune. Molto duro il comunicato di categoria: "Siamo l'unica città europea in cui i furgoni possono caricare e scaricare a qualsiasi ora del giorno, bloccando il traffico per un quarto d'ora e mandando a cagare chi protesta. Perché dobbiamo perdere questo primato, specie in un momento di grande difficoltà per il Paese?".

 

Lapo Elkann Il suo inconfondibile Suv, ricavato da un autoblindo e riconoscibile per il cannone rotante, il periscopio e i segni di calci e sputi sulle fiancate, era una presenza fissa nelle vie dello shopping milanese. Ora Lapo, anche per dare l'esempio, preferisce entrare a Milano con i mezzi pubblici, guidando personalmente il suo tram, con idromassaggio e orchestra a bordo. I vigili urbani gli hanno chiesto se per cortesia può almeno seguire le rotaie.

 

Le madri Impressiona la protesta delle Madri di Piazza Duomo, che hanno denunciato la scomparsa dei loro figli da quando non possono più andare a prenderli in macchina alla scuola materna. Il loro lungo corteo di Smart sfila ininterrottamente, a passo d'uomo, sul sagrato. Nonostante la bassissima velocità, molte perdono ugualmente il controllo dei veicoli.

Altre madri in lotta sono le guidatrici di Porsche Cayenne e di Grand Cherokee, veicoli concepiti apposta per le casalinghe: hanno il posto di guida all'altezza del secondo piano, e dunque mentre si è in macchina a fare shopping si possono dare ordini alla colf filippina accostando alla finestra di casa.

In difficoltà anche le Olgettine, figure tipiche del centro di Milano. Il rischio è non vederle più passare in San Babila sulle loro Mini, con il telefonino all'orecchio, l'altra mano che impugna il rimmel, il volante lasciato a se stesso, il ciclista investito che impreca, loro che rispondono "è lei che deve fare più attenzione".

Un'altra tradizione milanese che rischia di scomparire.

 

Fonte: L'Espresso

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