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INTERVISTE_Ecco perché scrivo. Gli autori raccontano PDF
Domenica 08 Gennaio 2012 17:59

"ECCO PERCHE' SCRIVO". Gli autori raccontano

Da Vargas Llosa, a Camilleri, alla Nothomb: ecco come hanno risposto molti scrittori alla domanda sul loro mestiere.

Che spesso è una necessità, un piacere, o semplicemente la possibilità di svegliarsi tardi...

di Antonio Monda

 

C'È CHI ha 85 anni e chi 32. Chi ha pubblicato ancora poco e chi tanto. Qualcuno ha vinto il Nobel, qualcun altro, forse, lo vincerà. Sono scrittori. El País Semanal, il settimanale del quotidiano spagnolo, ha chiesto a 50 autori: perché scrivete?

Ognuno ha dato la sua risposta. Brevissima, come Umberto Eco, che icastico ha detto: "Perché mi piace". O più articolata, come quella, con digressioni autobiografiche, di Mario Vargas Llosa.

Prendendo spunto da El País, e raccogliendo da lì alcune risposte, abbiamo rivolto lo stesso quesito anche ad altri. Qualcuno (Camilleri, Haddon, Marías) sostiene di non saper fare cose diverse dalla scrittura, o quasi. Per Ken Follett scrivere è il primo pensiero del mattino. Per Amélie Nothomb è come innamorarsi. Per Nathan Englander si tratta dell'unico modo di fare ordine nel caos. Colum McCann la prende come una sfida a immaginare quello che non è ancora accaduto. Antonio Tabucchi trova una risposta ponendo altre domande. Ma prima cita Beckett, che rispondeva semplicemente: "Non mi rimane altro".

 

Shalom Auslander

Per evitare di uccidere me e/o gli altri. Per ora sta funzionando. Per ora.

 

Andrea Camilleri

Scrivo perché è sempre meglio che scaricare casse al mercato centrale.

Scrivo perché non so fare altro.

Scrivo perché dopo posso dedicare i libri ai miei nipoti.

Scrivo perché così mi ricordo di tutte le persone che ho amato.

Scrivo perché mi piace raccontarmi storie.

Scrivo perché mi piace raccontare storie.

Scrivo perché alla fine posso prendermi la mia birra.

Scrivo per restituire qualcosa di tutto quello che ho letto.

 

Umberto Eco

Perché mi piace.

 

Nathan Englander

Scrivo per fare un po' d'ordine nel caos.

 

Ken Follett

Quando mi sveglio la mattina la prima cosa che penso è di scrivere la prossima scena del mio libro. È quello che mi diverte di più. È fantastico dedicarsi a qualcosa che uno sa di fare bene. Mi diverto scrivendo, ma "divertirsi" è una parola che non dà del tutto l'idea. L'atto di scrivere mi appassiona. Coinvolge tutto il mio intelletto, le mie emozioni e comprende tutto quello che so del mondo e di come funziona l'essere umano. Tutto fa parte della sfida per accattivare i miei lettori. Il mio lavoro mi assorbe totalmente.

 

Mark Haddon

Fiction, poesia, teatro, pittura, disegno, fotografia... in realtà non importa.

Un giorno che non riesco a fare qualcosa, per piccola che sia, mi sembra un giorno sprecato.

Una settimana senza creare nessun tipo di arte mi risulta assolutamente dolorosa.

A volte può sembrare una benedizione essere così, sapere con tanta certezza quello che voglio fare.

Ma spesso è una sofferenza perché sapere ciò che vuoi non è lo stesso che sapere come fare.

Potrei essermi dedicato a qualsiasi altra cosa, salvo che non mi sento in condizione.

Odio che mi dicano quello che devo fare e quando devo farlo, anche se mi diverto in compagnia, ho bisogno di trascorrere diverse ore al giorno da solo, a pensare soltanto.

Per questo non sono mai riuscito a conservare un lavoro "vero" per più di sei settimane.

Perché scrivo? L'unica risposta è perché non posso fare altro.

 

Adam Haslett

Scrivo per viaggiare nelle vite degli altri.

 

Javier Marías

Come ho già detto in molte occasioni, scrivo per non avere un capo e non vedermi obbligato ad alzarmi presto.

Ma anche perché non ci sono molte altre cose che sappia fare e lo preferisco e mi diverte più che tradurre o insegnare, cose che, all'apparenza, sì so fare. O sapevo fare, sono occupazioni del passato.

Scrivo anche per non dovere quasi niente a quasi nessuno e per non dover salutare chi non voglio salutare.

Perché credo di pensare meglio davanti alla macchina da scrivere che in qualsiasi altro luogo o situazione.

Scrivo romanzi perché la fiction ha la facoltà di insegnarci ciò che non conosciamo e ciò che non è dato, come dice un personaggio del romanzo che ho appena concluso. E perché l'immaginario aiuta molto a comprendere quello che ci accade, che si è soliti chiamare "realtà".

Quello che non faccio è scrivere per esigenza. Potrei trascorrere anni tranquillo senza scrivere una riga. Ma in qualcosa bisogna occupare il tempo ed è necessario guadagnare qualche soldo. Scrivo anche per questo.

 

Colum McCann

Scrivo perché il mondo non è ancora compiuto e le storie non sono state raccontate tutte: l'abilità di scrivere è nell'immaginare che i fatti continuano ad accadere e che esistono ancora infinite storie.

 

Patrick McGrath

Scrivo per dare forma alle creazioni della mia immaginazione che altrimenti morirebbero nel silenzio e nel buio.

 

Stefan Merrill Block

Scrivo perché la scrittura è l'unico posto dove sento di avere un senso.

 

Amélie Nothomb

Mi chiedono perché ho scelto di scrivere. Io non l'ho scelto. È la stessa cosa che innamorarsi. Si sa che non è una buona idea e uno non sa come ci è arrivato, ma quanto meno deve provarci. Gli si dedica tutta l'energia, tutti i pensieri, tutto il tempo. Scrivere è un atto e, come l'amore, è qualcosa che si fa. Non se ne conoscono le istruzioni per l'uso così si inventa perché necessariamente devi trovare un mezzo per farlo, un mezzo per riuscirci.

 

Valeria Parrella

È la mia sacca di libertà. È l'unico momento in cui mi sento veramente libera. Quando scrivo non mi faccio nessun tipo di scrupolo: non penso mai se posso o non posso dire una cosa che voglio dire. Ed è l'unico caso in cui mi comporto così. Questo motivo è pre pubblicazione quindi credo sia quello di fondo. Poi possiamo parlarne per mesi.

 

Wole Soyinka

Vari anni fa, mi trovai a dover rispondere alla stessa domanda per il giornale francese Libération. In quell'occasione, dissi: "Credo che sia per quell'essere masochista che porto dentro di me". Da allora, non ho avuto alcun motivo di cambiare risposta.

 

Antonio Tabucchi

Preferirei formulare la domanda così: perché si scrive? Tempo fa, quando ero giovane ascoltai Samuel Beckett rispondere: "Non mi rimane altro". Le risposte possibili sono tutte valide, ma con un punto interrogativo. Scriviamo perché temiamo la morte? Perché abbiamo paura di vivere? Perché abbiamo nostalgia dell'infanzia? Perché il passato è fuggito in fretta o perché vogliamo fermarlo? Scriviamo perché a causa della vecchiaia sentiamo nostalgia, rammarico? Perché vorremmo aver fatto una cosa e non l'abbiamo fatta o perché non dovremmo aver fatto qualcosa che abbiamo fatto e non avremmo dovuto? Perché stiamo qui e vogliamo stare lì e se stessimo lì non sarebbe stato meglio per noi restare qui? Come diceva Baudelaire: la vita è un ospedale dove ogni malato vuole cambiare letto. Uno crede che potrebbe guarire più in fretta se si trovasse accanto alla finestra e un altro pensa che starebbe meglio vicino al riscaldamento.

 

Adam Thirlwell

Scrivo perché non c'è piacere paragonabile a quello di inventare lettori immaginari.

 

Mario Vargas Llosa

Scrivo perché imparai a leggere da bambino e la lettura mi procurò tanto piacere, mi fece vivere esperienze tanto entusiasmanti, trasformò la mia vita in una maniera così meravigliosa che credo che la mia vocazione letteraria fu una sorta di traspirazione, di derivazione da quella enorme felicità che mi dava la lettura.

In un certo modo, la scrittura è stata come il rovescio o il completamento indispensabile della lettura, che per me continua a essere la massima esperienza di arricchimento, quella che più mi aiuta ad affrontare qualsiasi tipo di avversità o fallimento. D'altra parte, scrivere, che all'inizio è un'attività che si mischia alla tua vita con le altre, con la pratica diventa il tuo modo di vivere, l'attività centrale, quella che organizza del tutto la tua vita.

La famosa frase di Flaubert che sempre cito: "Scrivere è un modo di vivere". Nel mio caso è stato esattamente così. È diventato il centro di tutto ciò che faccio al punto che non concepirei una vita senza la scrittura e, ovviamente, senza il suo complemento indispensabile, la lettura.

 

Fonte: la Repubblica

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