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UN, DUE, TRE… STELLA! Intervista a Max Papeschi di Loredana Barillaro

pubblicato il 06/09/2009 Con le sue manipolazioni, ironiche quanto dissacranti, Max Papeschi mette a nudo una società fatta di miti, di icone talora appartenenti al mondo infantile e che sovente vengono impiegate per occultare l’indole perversa di larga parte della società odierna, intrisa di potere e intenta a camuffare errori e ipocrisie |
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 Colophon 2009 - International Magazine Symposuim Colophon - International Magazine Symposium will be held for the second time in Luxembourg in 2009. The second event will be far bigger and more ambitious than the first, establishing its position in the Grand Duchy as an internationally significant biennial hosting the creators of independent magazines from around the world.
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IL LATO RIVOLUZIONARIO DELLA MODA SHOWstduio, Fashion Revolution"
Somerset House - Londra Fino al 20 Dicembre 2009 di Simona Sansavini
pubblicato il 21/11/2009 Londra: l'autunno 2009 continua a riservare sorprese. Oltre alle performances delle griffes più innovative durante la London Fashion Week, la città ha presentato, attraverso una delle sue istituzioni più prestigiose, la Somerset House, la retrospettiva “SHOWstudio: Fashion Revolution”, ideata dal celebre fotografo e creatore di immagine Nick Knight, e dall’icona del graphic design Peter Saville. Si tratta di una delle principali rassegne allestite nell'antica sede della Royal Academy of Arts, che illustra nove anni di attività del progetto web SHOWstudio.com, caratterizzato da una continua ricerca di innovazione, invenzione e creatività all’interno del fashion system. Costruita attorno a quattro temi principali, "Process", "Performance", "Participation" e "Fashion Film", la mostra presenta cortometraggi inediti, installazioni, materiale illustrativo, set e scatti fotografici di moda, creati appositamente per la retrospettiva.
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HAPPY BIRTHDAY, MR. MAKE-UP 15 ritratti per i 15 anni di attività di François Nars: è “15x15” di Fabiola Triolo
pubblicato il 30/10/2009 Il trucco è un artificio, è un camouflage colorato, è celare ciò che di sé non piace, ed enfatizzare quello che, invece, si ama. I make-up artists maneggiano le loro palettes come tavolozze, i visi come tele bianche, creando spesso capolavori che hanno il pregio - o il difetto - di essere delebili con un batuffolo di cotone. Così, quando il trucco si fa protagonista di un photo-shoot, inevitabilmente diventa fulcro di stupore; è il caso di 15x15, libro celebrativo di altrettanti anni di attività di uno dei make-up artists più amato dallo star system, François Nars. Quindici scatti dello stesso Nars, impegnato sul duplice fronte delle sue passioni, make-up e fotografia; quindici ritratti di personalità eccellenti dello star-system, incarnanti il gusto del beauty-guru e da lui ammirate per il talento profuso in ciò che fanno. C’è Marc Jacobs, affascinante e dissacrante come non mai, con labbra scarlatte e unghie laccate; c’è Olivier Theyskens e la sua indiscutibile personalità new dandy; c’è Jennifer Jason Leigh in mood Charlie Chaplin; c’è Dayle Haddon, a rendere omaggio a Liz Taylor; e poi, ancora, ci sono Isabella Rossellini, Amber Valletta, Naomi Campbell, Amanda Lepore, Daphne Guinness, François Vincentelli, Natasha Poly, Lisa Marie Smith, Carla Gugino, Shalom Harlow e Tyson Ballou.
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ICONE CON GLI OCCHIALI Cinema & Occhiali: 100 anni di storia di un mito Foyer dell’Auditorium Parco della Musica - Roma dal 14 al 23 Ottobre 2009 di Fabiola Triolo
pubblicato il 16/10/2009 Esistono oggetti capaci di raccontare vissuti, suggestivi al punto che, solo tenendoli in mano, evocano istanti, suggeriscono profumi, tingono di colore saturo il ricordo, obnubilato per definizione dagli evanescenti contorni del bianco e del nero. Allo stesso modo, spesso il fashion-system concentra la propria attenzione sui dettagli, memore del precetto secondo il quale la vera eleganza si riconosce dagli accessori. Un anonimo, per quanto intramontabile, tubino nero, diventa unico, se saputo personalizzare attraverso anche un solo dettaglio; un anonimo, per quanto intramontabile, tubino nero, può dunque entrare nella storia, se è reso indimenticabile da un’icona dello stile con l’ausilio di un solo, preziosissimo accessorio, capace di nascondere lo sguardo e, al contempo, di svelare il carattere.
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BYHAND - ABITI E ACCESSORI A TIRATURA LIMITATA Torino - Palazzo Bertalazone di San Fermo Fino al 4 ottobre 2009 Redazione seroxcult
pubblicato il 02/10/2009 “Creare forme, partendo da nuove e vecchie suggestioni, declinare colori e accostamenti seguendo repentine intuizioni, inventare stili e tendenze, umori del presente e gusti che verranno”: questi gli eleganti propositi di Byhand - Abiti e Accessori a Tiratura Limitata, appuntamento espositivo a Palazzo Bertalazone di San Fermo, incantevole cornice secentesca al centro di Torino. Incentrato sulle commistioni fra moda e arte, ed all’interno del quale protagonista indiscusso è il Fashion Design nella sua accezione più esclusiva, Byhand coinvolge fra i più interessanti ateliers selezionati nell’ambito del panorama italiano ed europeo (fra cui Anomalia Art, Argentdeposh, Casta Faye Cris, Glix Studio e lo stesso Istituto Europeo di Design).
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IL LABILE CONFINE TRA MODA E ARTE The Art of Fashion: Installing Allusions Museo Boijmans van Beuningen - Rotterdam Fino al 10 Gennaio 2010 di Simona Sansavini
pubblicato il 09/10/2009 Quando il fashion system si appropria dei mezzi espressivi dell'arte contemporanea riporta all'attualità una liaison, quella che intercorre tra arte e moda, troppo spesso raccontata attraverso i suoi stessi clichés; proprio per questo, indagare come la moda e l'arte delimitino le proprie frontiere sembra essere uno dei motivi conduttori della mostra The Art of Fashion: Installing Allusions, inaugurata il 19 settembre 2009, e presente fino al 10 Gennaio 2010, al Museo Boijmans van Beuningen di Rotterdam. La mostra esplora gli evanescenti confini sussistenti tra i due campi mediante l'uso di installazioni e performances proprie delle arti visive, approfondendo il concetto di "indossabile" per abiti che diventano sculture. L'accostamento delle due discipline non intende, così, creare nuovi significati quanto, come suggerisce il titolo della mostra, evocare ‘allusioni’, utilizzando un linguaggio efficace ed immediato - discostandosi da quella parte dell’arte contemporanea che, necessariamente, deve porre sotto nuova luce le opere che mette in mostra, rinnovandone continuamente il senso.
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OMBRE GIOIELLO
La luce diventa stilista, l’oscurità si trasforma in modella: è l’arte di Maiko Takeda
di Fabiola Triolo
 pubblicato il 07/08/2009
Esiste un elemento più evocativo dell’ombra? Contraddittorio e affascinante, poetico e inquietante, onirico e simbolico quanto essa? Niente, come questo velo scuro, è capace di custodire al suo interno al contempo la vita e la morte, la luce e la sua assenza, l’anima e la carne, atta come è a scatenare tanto infantili fantasie quanto angoscianti fobie. Del resto, nulla, più dello spettacolo delle Ombre Cinesi, racchiude l’ambivalente magnificenza di queste proiezioni: la semplicità disarmante di due mani, un fascio di luce ed il candore di un telo, niente di più di dieci dita che, nascondendo i loro segreti dietro un drappo bianco, come per incanto formano mille illusioni, ed altrettante suggestioni.
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TACCO MATTO Il nuovo fashion-diktat: l’architectural footwear di Fabiola Triolo
pubblicato il 01/08/2009 La moda è uno strumento atto a lasciare il segno della nostra presenza, è un vezzo che parla di noi mediante tessuti e cromie, è un elegante biglietto da visita sapientemente recapitato a chiunque ci circondi. Tra tutti i giochi di potere, quello che si esplica attraverso la moda è certamente il più raffinato. D’altronde, legato come è ad una simbologia gerarchica che lo colloca indiscutibilmente al di sopra di tutto, se il potere dovesse essere rappresentato da un elemento di stile, nessuno, ironia della sorte, potrebbe farlo meglio di quello che si pone, di fatto, ai livelli più bassi: il tacco.
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IL DOLCE GUSTO DELLA MODA Massimo Gammacurta e Lisa Edsälv, i gourmet del fashion system di Fabiola Triolo
pubblicato il 17/07/2009 Una componente fondamentale dell’eleganza, tanto da diventarne suo sinonimo, è indubbiamente il buon gusto; ma se la moda stessa avesse un gusto, quale sarebbe? Se potessimo percepirne il sapore, se ad essere appagato fosse anche il palato, oltre che l’ego e la vista, cosa recepirebbero le nostre papille gustative? La moda si ciba spesso di sottili provocazioni, e negli ultimi mesi due artisti, affascinati ed ispirati dal suo luccicante sistema, hanno provato a dare risposta a questi interrogativi. “Sweet Fashion, lick your way to success” è il titolo dell’ultimo shooting di Massimo Gammacurta, uno dei tanti meravigliosi artisti italiani residenti, ahinoi, a New York. Con un curriculum prestigioso nonostante la sua giovane età, ricompensa per sofisticati still-lives commissionatigli da autorevoli riviste patinate come Grazia UK, Montecarlo Style Magazine e Forbes Magazine, in questo servizio fotografico Massimo fonde reminiscenze pop-art e sana dissacrazione nei confronti della sacra mistica del logo, combinate all’innegabile attrazione verso le logiche del fashion system, sua grande musa anche nel momento dell’irrisione.
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LA CALVIZIE CHE SALVÒ IL MONDO La parrucca: da esigenza estetica ad opera d’arte di Stefano Santangelo
pubblicato il 03/07/2009 Se la natura non avesse inventato la calvizie precoce, con ogni probabilità la moda in età moderna sarebbe stata solo un rincorrersi di secoli bui e sciatti. Ed invece, quel fastidioso problema che afflisse il primo dei messieurs della terra dei Galli si rivelò essere un vero pilastro tricotico per la moda, dal XVII secolo in poi. Sorvolando sulle monumentali acconciature maschili svettanti alla corte del Re Sole, superate solo nel secolo successivo dai miracoli ingegneristici di quelle femminili, e bypassando due guerre mondiali, arriviamo negli anni Settanta, la più prossima delle età dell’oro che ci siamo lasciati alle spalle. Erano anni in cui la moda cambiava d’umore molte volte l’anno, imponendo di mutare colore e piega continuamente. La scarsa affidabilità delle tinture disponibili allora trasformò le parrucche in capi di abbigliamento, né più né meno di un accessorio. Il miracolo era prêt-à-porter: una testa pronta per le uscite in qualunque momento. A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta possedeva almeno una parrucca una donna su tre, e quando erano di più, si poteva osservare, sul comò della camera matronale, un sinedrio di teste di plastica e relativi posticci, a cui appellarsi per ogni dubbio in ambito teologico-stilistico.
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IL RESTYLING DI DOROTHY GALE Follow the yellow brick road, purché in tacco rosso 12 di Fabiola Triolo
pubblicato il 26/09/2009 Almeno tre generazioni sono state cullate dall’aura di incanto della sua trama. Deliziosamente simbolico, meravigliosamente significativo. Del resto, quando la queer-culture elegge un’icona immortale, difficilmente sbaglia. Era il 1939, anno in cui Victor Fleming diresse l’allora diciassettenne Judy Garland nella trasposizione cinematografica del libro di Lyman Frank Baum “The wonderful Wizard of Oz”. Sebbene l’allure sia ancora quella del primo giorno, il Mago di Oz compie oggi settant’anni. Naturalmente, la combinazione ‘cinema entrato nella storia - festeggiamento’ è intrinsecamente invitante per il mondo della moda, che di glamour e mondanità si nutre: così la Warner Bros., casa produttrice del leggendario lungometraggio, ha lanciato, a partire dall’autunno scorso, una serie di eventi di respiro mondiale per onorare la storia del più famoso abitante della Città di Smeraldo, all’interno dei quali la moda è, come da copione, elegante protagonista. Tema di ognuna di queste iniziative è una domanda: cosa indosserebbe Dorothy, se vivesse nel ventunesimo secolo? Passi per il grembiulino a quadretti Vichy azzurri e le treccine in pendant; ciò che fa la differenza, come spesso accade, sono le scarpe.
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