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IL RESTYLING DI DOROTHY GALE Follow the yellow brick road, purché in tacco rosso 12 di Fabiola Triolo
pubblicato il 26/09/2009 Almeno tre generazioni sono state cullate dall’aura di incanto della sua trama. Deliziosamente simbolico, meravigliosamente significativo. Del resto, quando la queer-culture elegge un’icona immortale, difficilmente sbaglia. Era il 1939, anno in cui Victor Fleming diresse l’allora diciassettenne Judy Garland nella trasposizione cinematografica del libro di Lyman Frank Baum “The wonderful Wizard of Oz”. Sebbene l’allure sia ancora quella del primo giorno, il Mago di Oz compie oggi settant’anni. Naturalmente, la combinazione ‘cinema entrato nella storia - festeggiamento’ è intrinsecamente invitante per il mondo della moda, che di glamour e mondanità si nutre: così la Warner Bros., casa produttrice del leggendario lungometraggio, ha lanciato, a partire dall’autunno scorso, una serie di eventi di respiro mondiale per onorare la storia del più famoso abitante della Città di Smeraldo, all’interno dei quali la moda è, come da copione, elegante protagonista. Tema di ognuna di queste iniziative è una domanda: cosa indosserebbe Dorothy, se vivesse nel ventunesimo secolo? Passi per il grembiulino a quadretti Vichy azzurri e le treccine in pendant; ciò che fa la differenza, come spesso accade, sono le scarpe. Difficile immaginare diversamente, per un musical all’interno del quale il vero feticcio storico, fashionista, a tratti esistenziale, così come l’elemento immaginifico più saturo di simbolismo è rappresentato dalle indimenticabili scarpette rosse, scintillanti e vezzosamente infiocchettate, magiche fautrici, mediante tre colpi di tacco, del tanto desiderato ritorno in Kansas, a casa.
Così, in collaborazione con Crystallized Swarovski Elements, artefice anche del luccichìo delle calzature originali del 1939, è nata la Ruby Slippers Collection, meravigliosa mostra itinerante di svariate riedizioni delle emblematiche scarpette rosse - che da mito vintage si trasformano così in must-have contemporaneo - ad opera di ventuno favolosi fashion designers. In ordine rigorosamente alfabetico: A. Testoni, Abaete, Alberta Ferretti, Betsey Johnson, Botkier, Christian Louboutin, Diane von Furstenberg, Giuseppe Zanotti, Jimmy Choo, L.A.M.B. by Gwen Stefani, Lisa Pliner, Manolo Blahnik, Moschino, Oscar de la Renta, Pedro Garcia, Roger Vivier, Sergio Rossi, Stuart Weitzman, Tibi, Tuleh e Yigal Azrouel. Meravigliosi modelli di calzature, che avrebbero messo in serio imbarazzo della scelta la nostra Dorothy, customizzate con gli elementi più rappresentativi per ognuno dei couturiers - vuoi la scelta del materiale (raso in seta, pitone, o vernice?), vuoi un vezzo childish (fiocco o fiore?), vuoi il catalizzatore dello scintillìo (rubino o swarovski?).
La mostra, inaugurata il 4 Settembre 2008 da Saks Fifth Avenue a New York, è proseguita a Bryant Park, in concomitanza con la settimana della moda newyorkese, per poi viaggiare, coerentemente con la trama del musical, per tutto il continente: dopo essersi fatte ammirare a Miami, in occasione della Miami Art Week, le creazioni alloggiano ora al Fashion Institute of Design and Merchandising di Los Angeles, pronte a tornare a New York, presumibilmente con tre colpi di tacco, per l’asta finale di Settembre 2009, il cui ricavato sarà interamente devoluto alla Elizabeth Glaser Pediatric AIDS Foundation. Anche il continente asiatico non ha voluto essere da meno, attraverso The Kansas Project: la mostra, patrocinata ancora una volta dalla Warner Bros. - che ha donato una fedele copia delle originali Ruby Slippers del 1939 - è stata allestita all’interno del flagship store On Pedder ad Hong Kong, ed è culminata in un’asta silenziosa i cui proventi sono andati all’Hong Kong Cancer Fund.
Nuovamente presenti Christian Louboutin, Giuseppe Zanotti, Jimmy Choo e Sergio Rossi, con nuovi modelli di ruby shoes, affiancati stavolta da Azzedine Alaia, Alexander McQueen, Azzaro, Bruno Frisoni, Costume National, Erickson Beamon, la Maison Martin Margiela, Marni (distintosi con un eclettico paio di pvc-pumps che, opportunamente ricaricate alla spina, riproducono, attraverso il triplo battito dei tacchi, il tema del Mago di Oz), Pierre Hardy, René Caovilla, Repetto e Stella McCartney.
Continuando a cavalcare l’onda dell’attenzione al dettaglio, la Warner Bros. ha reclutato anche la jewel-designer Tarina Tarantino - che da sempre ha reso protagonista dei suoi lussuosi ninnoli icone della fantasia come Hello Kitty, Barbie ed Alice nel Paese delle Meraviglie - per produrre una bellissima collezione di gioielli, My Pretty, disponibile da pochi giorni esclusivamente presso i suoi flagship stores. Personaggi principali della collezione, opportunamente incastonati fra swarovski color smeraldo, fiocchi dorati e lucite nera, non solo Dorothy, ma anche Glinda la Strega Buona, la Malvagia Strega dell’Est, l’Uomo di Latta, lo Spaventapasseri ed il Leone Codardo, indossabili alternativamente a seconda del mood della giornata. Infine, attraverso il sito Barbie Collector (http://www.barbiecollector.com), accantonando generosamente i festeggiamenti per i suoi cinquant’anni, anche la plastic-icon omaggia il settantenne musical: nella sezione Pop Culture, infatti, accanto a Mary Poppins, Wonder Woman e Sandy di Grease in versione 50 cm, compaiono oggi anche Barbie-Dorothy, Barbie-Glinda, Barbie-Strega, Ken-Leone, Ken-Spaventapasseri e Ken-Uomo di Latta, corredati dalla possibilità di ascoltarne le più celebri canzoni in versione originale. Così, trascorsi settant’anni, il Mago di Oz continua ad essere uno splendido catalizzatore di sogni per chi è cresciuto sentendosi raccontare la sua storia. Sembra quasi che la stessa Dorothy non abbia perso la voglia di rimettersi in viaggio, per approdare stavolta in lidi che più over the rainbow non si può: quelli scintillanti del fashion-system.
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