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IL DOLCE GUSTO DELLA MODA Massimo Gammacurta e Lisa Edsälv, i gourmet del fashion system di Fabiola Triolo
pubblicato il 17/07/2009 Una componente fondamentale dell’eleganza, tanto da diventarne suo sinonimo, è indubbiamente il buon gusto; ma se la moda stessa avesse un gusto, quale sarebbe? Se potessimo percepirne il sapore, se ad essere appagato fosse anche il palato, oltre che l’ego e la vista, cosa recepirebbero le nostre papille gustative? La moda si ciba spesso di sottili provocazioni, e negli ultimi mesi due artisti, affascinati ed ispirati dal suo luccicante sistema, hanno provato a dare risposta a questi interrogativi. “Sweet Fashion, lick your way to success” è il titolo dell’ultimo shooting di Massimo Gammacurta, uno dei tanti meravigliosi artisti italiani residenti, ahinoi, a New York. Con un curriculum prestigioso nonostante la sua giovane età, ricompensa per sofisticati still-lives commissionatigli da autorevoli riviste patinate come Grazia UK, Montecarlo Style Magazine e Forbes Magazine, in questo servizio fotografico Massimo fonde reminiscenze pop-art e sana dissacrazione nei confronti della sacra mistica del logo, combinate all’innegabile attrazione verso le logiche del fashion system, sua grande musa anche nel momento dell’irrisione. Infatti, sulla scia di Weapons Story, shooting all’interno del quale Massimo ingloba griffati feticci del maquillage (come il lussuoso profumo Elle di Yves Saint Laurent, o il celeberrimo rossetto Rouge Allure di Chanel) in bombe ad orologeria, distruttivi mitra e granate dorate - rimandandoci subito all’etimologia dell’espressione ‘arma di seduzione’-, altrettanto provocantemente, ora, permette a coloro che vorrebbero, ma non possono, nutrirsi metaforicamente di loghi, di farlo materialmente.
Ogni stemma di tre delle più famose Maisons di moda si trasforma così in un leccalecca, ciascuno dal sapore diverso: Louis Vuitton sa di anguria, Gucci di melograno, Yves Saint Laurent di ciliegia e di caramello, Chanel di mora e di mela verde, un invogliante arcobaleno bubbly di gusti e di colori che, nell’estrema semplicità e sofisticatezza della foto, ci fa sentire umanamente vicini ad Eva, nell’Eden, al cospetto di quella grande tentazione che rappresentava la mela del peccato.
I leccalecca, infatti, non saranno mai in commercio, proiezioni immaginifiche del loro creatore che evidentemente sa bene che, più una cosa è impossibile da raggiungere, più il suo gusto diventa desiderabilmente sublime. Dalla moda prêt-à-lecher, pronta da leccare, alla moda prêt-à-mordre, pronta da mordere: questa volta, autrice delle dolci tentazioni griffate è una prop-stylist (ossia una scenografa di set o catwalks per stilisti e fotografi), la svedese Lisa Edsälv. Dopo aver allestito ambientazioni pronte a soddisfare clienti del calibro di Ikea, Vogue o Absolut Vodka, a meno di due mesi di distanza da Sweet Fashion, lick your way to success, la Edsälv, insieme alla fotografa Therese Aldgard, scrive un altro capitolo, ancora più immaginifico e ricco di dettagli, nel sempre più solido affare amoroso tra fashion system ed arte culinaria: Cupcake Couture.
Cinque scatti per altrettante deliziose tortine griffate, circondate dagli elementi più evocativi della firma rappresentata. C’è la cupcake di Christian Louboutin, sormontata da una provocante ciliegia, di nerissimo cioccolato fondente e di glassa ai frutti rossi, i colori che per antonomasia hanno portato molta fortuna allo shoes-designer; c’è la cupcake di Agent Provocateur, di panna e fragola, assolutamente simile ad un seno femminile, attorniata da cuori e dai famosi copricapezzoli paillettati della firma; ci sono le cupcakes di Louis Vuitton, caffè e cioccolata al latte perfettamente accostabili al marrone che ha reso celebre la casa di moda, ed una pioggia di L e di V di zucchero; ci sono le cupcakes di Chanel, dove la panna e la cioccolata fondente danno vita all’effetto optical black & white tanto caro alla Maison, decorate da deliziose perle di zucchero; ci sono, infine, le tortine di Betsey Johnson, esplosione di colori, cuori, ciliegine e confettini di zucchero, maliziosamente allegre, così come è nel suo mood. Queste le ironiche, invereconde e illuminanti risposte dei due artisti, di fronte al quesito da cui siamo partiti; di fronte a simili creazioni, il pensiero non può che andare ad un’icona, una su tutte: Marie Antoinette, con la sua passione per i desserts, tanto quanto per i corsetti… al punto che ci sembra quasi di sentirla innocentemente pronunciare “Let them eat couture”.
http://www.gammacurta.com http://www.lisaedsalv.com
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