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SAPERE NON SAPERE INTERVISTA AD ANDREA BIANCONI di Carlo Sala

pubblicato il 30/04/2010 In occasione dell’intervento Sapere Non Sapere realizzato a Casa Gallo, a Vicenza, per conto della Fondazione Vignato per l’Arte, ho incontrato Andrea Bianconi. L’autore compie un viaggio attorno al tema della conoscenza e, viceversa, alla consapevolezza della mancanza di questa.
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 Colophon 2009 - International Magazine Symposuim Colophon - International Magazine Symposium will be held for the second time in Luxembourg in 2009. The second event will be far bigger and more ambitious than the first, establishing its position in the Grand Duchy as an internationally significant biennial hosting the creators of independent magazines from around the world.
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GIPSY Le migrazioni del gusto di Stefano Santangelo
 pubblicato il 27/06/08 Per Vivienne Westwood la parola “provocazione” ha ormai perso significato, e piuttosto è divenuta una caratteristica permanente delle sue collezioni. Nonostante ciò, quando la regina ha aperto la sua corte agli zingari, c’è stato qualcuno che ha storto la bocca. Per la stagione primavera/estate 2009, infatti, la stilista ha proposto sulle passerelle milanesi il mondo dei gipsy, non in una edulcorata versioni romantica fatta di abiti di ispirazione ottocentesca, ma piuttosto nella sua iconografia moderna, caricata di una fisicità virile e di un fascino piuttosto rude che apollineo. Cashmere indiano, stampe floreali, denim, tartan, camiceria a righe, maglieria casual, vestono le varianti a quello stile etnico che da molti anni viene riproposto ciclicamente, e che è stato definitivamente sdoganato da personaggi di celluloide come il Brad Pitt zingaro sbruffone di "Snatch", o da musicisti come i Gogol Bordello, la band ucraina guidata da Eugene Hut, che ha ispirato anche la collezione gipsy-punk di Gucci.
Ad attirare gli stilisti verso il mondo nomade è stata sempre la notevole varietà di forme, tessuti e colori, che immediatamente viene associata al costume zingaro, e che inevitabilmente si converte in versione luxury sulle passerelle della Westwood, la quale ha comunque definito la sua collezione «un omaggio a una minoranza etnica di cui la gente conosce poco, con una storia e una cultura antiche». Queste parole, accompagnate da gioielli vistosi e portafortuna, adornano lo zingaro firmato Westwood, che si muove sulla passerella con un’aria da duro, con lo stile regale di chi è padrone di sé stesso e della propria libertà, figura colorata di fantasia e forse un po’ superficiale, ma sicuramente positivamente stridente con la tendenza attuale a stigmatizzare il popolo Rom.
Alle spalle di quest’evento si allinea una lunga teoria di collezioni, che da diversi decenni ripropongo lo stile gipsy soprattutto nelle le collezioni femminili, dalla haute couture, alle grandi catene di moda pronta, ma anche nelle produzioni dell’Antica sartoria rom. E’ stata l’antropologa dell’Opera Nomadi di Roma Alessandra Carmen Rocco nel 1997, ad avere l’idea di gettare un ponte tra i campi rom e le passerelle, convincendo le ragazze romanì a recuperare gli innumerevoli spunti degli antichi guardaroba del loro popolo per attualizzarli. Dopo i primi risultati positivi, le ragazze presentarono il progetto di un laboratorio vero e proprio, con annesso un corso di formazione al lavoro, che ottenne l’appoggio finanziario dall’Assessorato alla Attività Produttive ed Economiche della Provincia di Roma. Seguì una presentazione dell’Antica Sartoria Rom all'Auditorium nell'ambito della kermesse capitolina dedicata all'alta moda, e il battesimo del fuoco presso la Centrale Montemartini di Roma, nel 2003. Questa prima sfilata ufficiale, orientò l’interesse verso l’Antica Sartoria Rom da parte di alcuni proprietari di negozi del centro della capitale, che si lanciarono nelle prime ordinazioni, registrando un notevole successo presso la clientela. Ma la marcia dell’Antica sartoria rom non si ferma sulle stampelle dei negozi, bensì prosegue sulle passerelle grazie a Romeo Gigli, che ha voluto protagoniste le ragazze di Carmen in una sfilata realizzata con le loro creazioni nella cornice del Museo Macro di Roma, trasformato in «una piccola casba, iperrealista o surreale, un’ambientazione simile ad un villaggio rom, come fosse una vera festa gitana, con danzatrici e bracieri, e con la musica dell’orchestra di Saban Bajramovic, fatta venire appositamente da Belgrado». Lodevoli, anche se da punti di vista diversi, la recente proposta della Westwood quanto l’iniziativa di Gigli, se non fosse che a ben vedere ogni abito ha il suo risvolto, che tradisce a volte una fattura più o meno accurata: a vestire gli abiti gipsy della stilista, infatti, non è stato nessun rom, ma solo figuranti portoghesi o nerboruti italiani, e nessuna delle ragazze della sartoria romana, o i loro ospiti, è riuscita a vedere la prima della sfilata alla Macro, monopolizzata dai vips, che hanno infine applaudito solo il sarto romano. Un proverbio rom recita: recita: “Kaj ýas, roma rakhes”, ovvero: “ovunque vai, rom trovi”… Speriamo prima o poi anche nella moda, ma non da comparse.
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