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Vuoto, 1989: i quadri di FRANCO MOSCHINO in mostra a Roma, nello store di Via del Babuino PDF
Venerdì 31 Gennaio 2014 10:48

FRANCO STA PER SINCERO, MOSCHINO PER INSETTO FASTIDIOSO”

Vuoto, 1989: i quadri di Franco Moschino in mostra a Roma, nello store di Via del Babuino

di Francesca Borzacchi

 

Franco Moschino, allestimento Vuoto“Non c’è Creatività, senza Caos”, proclamava l’indimenticabile Franco Moschino, classe 1950. Stilista irriverente, filosofo in forma e sostanza, artista eclettico, Moschino seppe riscrivere i canoni della moda italiana sovvertendoli dalle basi, ribellandosi ad un sistema asfittico, stampando sorrisi sotto forma di smile e dubbi come punti interrogativi sulle sue visioni surreali, magrittiane.

Nel 1989, Moschino realizzò una serie di dipinti che avrebbero dovuto rappresentare, come dalle sue prime intenzioni, la campagna pubblicitaria A/I 1989-1990, che tuttavia vennero esposti solo nel 1993, in occasione della sfilata X Anni di KAOS - e dei conseguenti primi dieci anni dalla fondazione del suo marchio.

A distanza di venti anni esatti, il sipario rosso dalle opulente passamanerie dorate - che ci rimanda inevitabilmente a lui - si è risollevato una seconda volta con Vuoto, 1989, esposizione di questi dipinti, “perché la storia d’amore di Moschino compie trent’anni, e a trent’anni si è ancora ragazzini”, ci rammenta Rossella Jardini. Un tributo che si conclude oggi, e si festeggia nel maestoso flagship romano (recentemente restaurato da Michele Lucchi) in Via Del Babuino.

Più che ‘vuoto’, a different kind of emptiness, direi.

 

 Franco Moschino, Vuoto, Astronave regale e Volemosebbene

Franco Moschino, allestimento Vuoto, 1989: in primo piano da sinistra, Astronave regale e Volemosebbene!
[via gonfashion.com - immagine di copertina via theblazonedpress.it]

 

Tutto iniziò per Caos caso, come illustratore free-lance dopo gli studi all’Accademia delle Belle Arti di Brera; notato da Gianni Versace, che lo volle come suo disegnatore per ben sei anni, fashion designer per la ditta Cadette, fino a quando nel 1983 lanciò la sua prima compagnia Moonshadow, ed  il marchio Moschino Couture.

“Il concetto ‘Moschino’ consiste nel lasciare la più totale libertà di scelta a coloro che desiderano vestirsi. Le impostazioni sono bandite; quello che si usava l’anno scorso, se ti piace, si userà anche quest’anno e l’anno prossimo”, dichiarava rivoluzionario lo stilista.

Con le ammiraglie di Cheap & Chic Donna e Cheap & Chic Uomo, pietre miliari e pietre preziose della sua casa di moda, inaugurate nel 1988, Moschino salpò per i mari della moda attraverso rotte a lui solo note, da lui solo battute, con la passione che lo accompagnò per tutta la sua vita - prematuramente persa a 44 anni per un cancro, nel settembre del 1994; il suo testimone passò in mano alla fedele collaboratrice Rossella Jardini, che solo recentemente, in occasione di un trentennale celebrato da una sfilata-omaggio che resterà negli annali della Moda, ha abdicato a favore dell’eclettico, altrettanto irriverente Jeremy Scott.

 

 

Un défilé di 16 opere delle stesse grandi dimensioni, ciascuna realizzata in acrilico su tela, contornate da cornici che sono meravigliosi effetti speciali del quadro, ognuna rappresentante una determinata categoria di accessori iconici per la Maison, si snoda per i grandi spazi dello store.

È papabile la percezione di essere magicamente capitati in qualche cantuccio dove si nasconde un sapiente costumista, dietro le quinte di un teatro dall’architettura barocca, nell’osservare sospese alle pareti opere a tutt’oggi vibranti e divertenti, nell’ottima compagnia di tartan, margherite e rose rosse in forma di abiti appesi alle relle dello store.

 

Franco Moschino, Allestimento Vuoto, creazioni storiche

Franco Moschino, allestimento Vuoto, 1989: esposizione dei capi ed accessori iconici della Maison
[immagine accessori via gonfashion.com]

 

“La vera differenza tra i vestiti ed i quadri è che il tessuto dei quadri è su un telaio di legno, ed il tessuto dei vestiti è su quello umano. Forse questi quadri sono la mia prima collezione...”.

Ulisse errante tra le correnti artistiche e le suggestioni di strada, tra blasoni e volemosebbene, tra cravatte/non cravatte surrealiste e punti interrogativi che divengono certezze di riconoscibilità, allusioni, paradossi, tenerezze in forma di orsacchiotti e tentazioni come serpenti di peluche si intrecciano con ironia e urgenza, con questioni sociali e morali, in quadri sormontati da cornici che sono un connubio simile a quello della moda con l’arte, tra ready-made e objet trouvé, tra surrealismo spinto e kitsch evocato.

 

Franco Moschino, Orsacchiotto azzurro e cuore rosa, Ceci nest pas une cravate, La tentazione

Franco Moschino, allestimento Vuoto, 1989: da sinistra, Orsacchiotto azzurro, cuore rosa - Ceci n'est pas une cravate - La tentazione

 

“La serie di opere, private della loro idea iniziale (l’utilizzo come campagna pubblicitaria), appare altrettanto svuotata di significato; [...] l’immediatezza del segno, la forza e la fragranza del gesto sono perdute per sempre”, sostiene il critico Mauro Foroni, riconoscendo in Franco Moschino il formatore e il capofila della nuova corrente del vuoto - da cui il titolo della mostra - che sottolinea con graffiante drammaticità la cultura - o meglio, l’assenza di cultura - del nostro tempo.

Il culto dell’immagine che pervade l'intera società dei consumi viene esaltato nella sua vacuità, al solo fine di poter essere deriso, come nella fiaba dei vestiti nuovi dell’imperatore. Per quanto ciò possa suonare come un giudizio aberrante, in realtà non lo è, essendo investito di quello stesso significato di cui in maniera subliminale lamenta la mancanza, riconoscendovi la stessa superficialità contro la quale si scaglia; esattamente come accade in quelle dinamiche di transfert emotivi ed affettivi, all’interno delle quali la mancanza dell’oggetto investito di cariche amorose diventa paradossalmente, in virtù della sua stessa assenza, una prepotente, percepibilissima presenza.

 

Franco Moschino, Il cielo in una scarpa, Cuore di lana, Via col vento

Franco Moschino, allestimento Vuoto, 1989: da sinistra, Il cielo in una scarpa - Cuore di lana - Via col vento  

 

“Se ti senti più felice con un vestito scomodo, o con scarpe belle ma strette, fai pure; se sei una fashion-victim e vuoi essere rassicurata dalle firme, fai pure; se credi di avere buon gusto e non ce l’hai, continua pure, continua come vuoi tu!”. Se osserviamo i dipinti con gli occhi di Franco Moschino, quegli stessi attraverso cui setacciava la sua Moda liberandola dai detriti di un alienante fashion system, allora prendiamo coscienza dell’essenza della sua arte: un atto creativo sublime e dissacrante, che seppe fondere la passione per il figurativismo a quella per l’ironia.

 

Franco Moschino, Camera con vista, Sono fuori, Mezza calza

Franco Moschino, allestimento Vuoto, 1989: da sinistra, Camera con vista - Sono fuori! - Mezza calza

 

Un gioco spassoso basato anche sulle parole, e un atto di denuncia attraverso forme ed immagini. Un maestoso spettacolo danzante sulle musiche di Gloria Gaynor, proprio come per la sfilata che ne ha celebrato il trentennale, che ha dato forma senza pretenziosità, ma con grandeur, alla sua anima di artista, che si rifaceva e che rielaborava le avanguardie novecentesche immortalandole in gigantesche cornici d’effetto.

Caos che è pura grazia, ed un Vuoto che non è mai stato così pieno.

 

Franco Moschino. Vuoto, 1989

dal 6 dicembre 2013 al 31 gennaio 2014

Boutique Moschino - via del Babuino, 156 - Roma

Orari di boutique - Open admittance

www.moschino.com 

 

Dove non diversamente specificato, credits & courtesy immagini: Francesca Borzacchi

 

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avatar ElectroMode
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Si sente molto la mancanza di Franco Moschino, della sua creatività, della sua ironia e del suo essere assolutamente contro corrente rispetto alle logiche della moda.
Articolo molto bello e interessante, che mette in luce un aspetto poco conosciuto del Moschino pittore/illustratore.

Alessia
ElectroMode
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