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MILES ALDRIDGE: I ONLY WANT YOU TO LOVE ME - Londra, Somerset House - fino al 29.09.2013 PDF
Venerdì 27 Settembre 2013 09:57

EDIPO, BOBBY VINTON E LE STEPFORD WIVES IN TECHNICOLOR

Miles Aldridge, I only want you to love me - Londra, Somerset House - fino al 29.09.2013

di Francesca Borzacchi

 

1 Miles Aldridge, Chromo Thriller 3I Only want you to lo love me è il celebre scatto di Miles Aldridge che dà il titolo alla sua più grande retrospettiva mai allestita, in corso fino a domenica 29 settembre, presso gli spazi della nostra adorata Somerset House in contemporanea con Short Breaths, mini-solo show di 32 scatti esposti nella prospiciente galleria Brancolini Grimaldi.

 

Un pavimento a scacchi rosa shocking e giallo fluo accoglie cocci e resti di un pasto non consumato da una splendida donna-gatto che, con aria di sfida ed in posa felina nella sua mise accecante, osserva qualcuno da cui, probabilmente, non desidera altro che amore.

 

2 Miles Aldridge, I only want you to love me 1, 2011

 

Polaroid, foto, storyboards, materiale inedito raffigurante meravigliose Stepford wives dallo sguardo fissamente vacuo, bellezze decadenti in ambienti extralusso, sex-bombs esasperate e Vergini estatiche, provocatorie nella loro fragilità, sottesa o urlata, in un technicolor ipersaturo ed iper-impattante.

 

3 Miles Aldridge, First Impression, Vogue Nippon 2006

 

Inglese, classe ’64, Miles Aldridge ha studiato illustrazione in quella fucina di talenti internazionali che è la Central Saint Martin’s di Londra. Dopo essersi dedicato brevemente alla regia di videoclip musicali, ha virato verso la carriera di fashion photographer verso la metà degli anni ’90.

A monte, l’influenza del padre - lo psichedelico graphic designer Alan Aldridge, la passione per l’eleganza di Richard Avedon, per il figurativismo pittorico e sottilmente inquietante di Lucas Cranach ed Edward Hopper, per l’assalto immaginifico degli storyboards scritti da registi come Alfred Hitchcock, Federico Fellini, Jean-Luc Godard, ed un amore folle per Blue Velvet di David Lynch.

 

4 Miles Aldridge, Le Manege Enchante 4, Numero 2007

4b Miles Aldridge, David Lynch, LUomo Vogue 2007

 

Appena entrati, ci si presenta alla vista un vero e proprio cabinet di scatti da Polaroid, poste in una teca centrale, l’una al fianco dell’altra: Aldridge, infatti, che utilizza esclusivamente la pellicola per poi scansionarne l’impressione e saturarla con il fotoritocco, ne impiega un gran numero, affinché ogni scena fotografata possa essere quanto più simile al bozzetto a matita che aveva per essa concepito.

 

4c Miles Aldridge, view at Somerset House

 

Perché proprio di scene - come in un noir lynchiano, un giallo hitchcockiano o un melò di Fassbinder - è composta la sua arte: come azioni bloccate ed estrapolate ad una ad una dalla pellicola, le pareti della Somerset House ripropongono un flusso di immagini senza fine, simili a quelle in movimento dei lungometraggi, in costante tensione alla ricerca dello scatto perfetto.

 

5 Miles Aldridge, Like a movie, Vogue IT 2010

5b Miles Aldridge, Like a movie, Vogue IT 2010 3

 

Dalle copertine di Vogue, del New Yorker, di V Magazine, di W, di The Face, di Pony Step e di Numéro - così come dagli scatti per i due Calendari Lavazza (nel 2010 e nel 2012), e dalle riprese del corto per M.A.C., la cui meravigliosa protagonista è l’ex moglie Kristen McMenamy - Aldridge reinventa un mondo irreale e parallelo, all’interno del quale è immediatamente percettibile una sottile divisione, una linea di demarcazione tra un microcosmo caldo di colori candy e sensuali, ed una lussuosa sublimazione del freddo dark side: un’ambivalenza alla Guy Bourdin, che si fonde magistralmente dando vita ad un’opera omnia frutto delle sua genialità, ai limiti del kitsch surreale e del pop-camp, in fiera mostra da una parete all’altra della Somerset House.

 

6 Miles Aldridge, Eyes, Vogue IT 2003

6b Miles Aldridge, Red Marks, American Vogue 2003

 

Dalle tavole imbandite con ostriche e champagne di Dinner Party #5, popolate da metrosexual donne in frac come da iperfemminili creature in abito da sera, agli schizzi di Heinz Tomato Ketchup - così simili al sangue vivo - sui pavimenti checker di A drop of red #2, per giungere all’indice con perfetta manicure da cui consumare, direttamente e voluttuosamente, caviale pregiato (The pure wonder), anche il cibo - metafora di sopravvivenza - si piega ai voleri dell’artista, veicolando lusso e tormento.

 

7c Miles Aldridge, view at Somerset House, Dinner Party 2009

7 Miles Aldridge, A drop of red, V Magazine 2001

7b Miles Aldridge, view at Somerset House, The Pure Wonder, Vogue IT 2005

 

In The Dead #11, un tableau vivant composto da un corpo di donna nudo ed uno vestito, entrambe in stato di semi-incoscienza, si accompagnano sinuosamente a spettrali uomini in smoking dal viso coperto da un velo nero. Il fumo che proviene dai candelabri volteggia nell’aria, ed ecco che un senso di oscuro ci invade.

 

8 Miles Aldridge, The Dead 11

8b Miles Aldridge, Semi-Detached 2

 

È la stessa inquietudine che assale nel magistrale taglio di Semi-detached #2, dove il cellofan della custodia copriabito, adagiato su un volto dallo sguardo feralmente fisso, ricorda una scena del crimine declinata in chiave glamour.

Vidi Blue Velvet quando ero solo uno studente, a Londra, negli anni ‘80 […]. Non ho mai visto niente di così preoccupante, presentato come glamour". Medesima ansia, medesimo glamour, medesime domande: mi è subito chiaro anche il motivo per cui, osservando gli scatti di Miles Aldridge, continuo a sentire risuonare nelle orecchie Bobby Vinton che intona la canzone, scritta nel 1963 e tanto amata da Lynch, che dà il titolo al film. Una melodia che riesce ad combinare drammaticamente questa ambivalenza estetica che impera forte sull’intera retrospettiva.

 

9 Miles Aldridge, Blue Velvet, Numero 2004

 

Donne tra splendide composizioni floreali fisse nel loro non-sguardo, radicate in un non-luogo fittizio, deteriorato da un lusso che non conosce amore: la fashion photography si combina al surrealismo, che si fonde - a sua volta - con il lato oscuro e drammatico della vita. Ma è comunque un candy-coloured world, da rivista patinata da sfogliare in spiaggia, mostrando un posteriore perfettamente tonico e labbra rosa shocking da urlo, in un gioco infinito di colori forti e ambivalenze d’animo.

 

10 Miles Aldridge, Cat Story, Vogue IT 2008

10b Miles Aldridge, Barbie Mania, Vogue Gioiello 2009

 

Una piccola sala/santuario, vellutata e semibuia come una dark room, conclude la retrospettiva: è lo spazio dedicato alla serie Immaculée, omaggio ad una non necessariamente blasfema, ma certamente trasfigurata Vergine Maria. Cinque vere e proprie apparizioni dalle vesti azzurre e dalla corona dorata, con pelle diafana e sguardi estatici, innescano per l’ennesima - l’ultima, la più scenografica - volta una sensazione di contemplazione mista a disperazione. Senza realmente riuscire a capirne la ragione, si è loro immediatamente, irrimediabilmente devoti.

 

11b Miles Aldridge, view-at Somerset House, Immaculee

11 Miles Aldridge, Immaculee 5 e 2, Numero 2007

11c Miles Aldridge, view-at Somerset House, Immaculee

 

Così - affermò Aldridge - mentre io probabilmente ho ereditato l’audacia per i colori da mio padre, credo che la mia empatia nei confronti della fragilità femminile si sia innescata grazie a mia madre”. Ed ecco la chiave, la didascalia che rivela un antefatto saliente nella sua estetica bipolare: una madre abbandonata a seguito di un disastroso divorzio aleggia nella sua arte, tanto quanto un non-nascosto sentimento che le glaciali/calde presenze di donna ci trasmettono coi loro sguardi/non-sguardi.

 

12 Miles Aldridge, High Glam, Vogue IT 2010

12b Miles Aldridge, A family portrait, Vogue IT 2011

 

Probabilmente non c’è nessuna critica nel fare arte di Miles Aldridge, nessun biasimo e nessuna denuncia sociale, nessun particolare intenerimento; solamente - ma non semplicemente - un’ambivalente esplorazione, un trip che scorre lento attraverso le tappe della multiforme complessità della condizione umana, dove niente poi è così importante se non il fatto che tutti, in fin dei conti, desideriamo comunicare a grandi lettere un’insopprimibile urgenza: I only want to you love me.

 

13 Miles Aldridge, Cabaret, Vogue IT 2006

 

Miles Aldridge, I only want you to love me

dal 10 Luglio al 29 Settembre 2013

Embankment East Galleries @ Somerset House [east & south wing] - Strand - Londra

Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 18 | venerdì 27, fino alle 21

Ingresso: £6 | www.somersethouse.org.uk

 

Miles Aldridge, Short Breaths

dal 12 Luglio al 28 Settembre 2013

Brancolini Grimaldi - Albemarle Street, 43/44 - Londra

Orario: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 19 | sabato 28, dalle 11 alle 17

Ingresso: open admittance | www.brancolinigrimaldi.com

 

Miles Aldridge, I only want you to love me, book coverMiles Aldridge: I only want you to love me

a cura di Ian Luna, Lauren A. Gould

Rilegato | 288 pagine, 273 fotografie | 23 x 30 cm

Data di pubblicazione: Maggio 2013

Editore: Rizzoli NY International Publications

€ 49.50 | Link all’acquisto

 

www.milesaldridge.com

 

Didascalie

 

 1_Miles Aldridge, Chromo Thriller #3 [2012] - Lambda print, Edition of 6 - courtesy Brancolini Grimaldi

 

2_Miles Aldridge, I only want you to love me #1 - © Miles Aldridge 2011, courtesy Somerset House

 

3_Miles Aldridge, First Impression [2006] for Vogue Nippon

 

4_Miles Aldridge, Le manège enchanté #4 [2007] for Numéro

5_Miles Aldridge, David Lynch [2007] for L’Uomo Vogue

 

6_Miles Aldridge, view from the show - exhibition design & courtesy: Graphic Thought Facility

 

7, 8_Miles Aldridge, Like a Movie [2010] for Vogue Italia

 

9_Miles Aldridge, Eyes [2003] for Vogue Italia

10_Miles Aldridge, Red Marks [2003] for American Vogue

 

11_Miles Aldridge, view from the show with Dinner Party [2009] - courtesy: Graphic Thought Facility

12_Miles Aldridge, A drop of red #2 - © Miles Aldridge 2001, courtesy Somerset House

13_Miles Aldridge, view from the show with The Pure Wonder [2005] - courtesy: Graphic Thought Facility

 

14_Miles Aldridge, The Dead #11 [2012] - Lambda print, Edition of 6 - courtesy Brancolini Grimaldi

15_Miles Aldridge, Semi-Detached #2 [2012] - Lambda print, Edition of 6 - courtesy Brancolini Grimaldi

 

16, 17_Miles Aldridge, Cat Story [2008] for Vogue Italia

18_Miles Aldridge, Barbie Mania [2009] for Vogue Gioiello

 

19_Miles Aldridge, view from the show, entrance to Immaculée - courtesy: Graphic Thought Facility

20, 21_Miles Aldridge, Immaculée #5 - #2 [2007] for Numéro

22_Miles Aldridge, view from the show, Immaculée room - courtesy: Graphic Thought Facility

 

23_Miles Aldridge, High Glam [2010] for Vogue Italia

24_Miles Aldridge, A family portrait [2011] for Vogue Italia

 

25_Miles Aldridge, Cabaret [2006] for Vogue Italia

 

Where not otherwise specified, pics via milesaldridge.com - © Miles Aldridge 2007

SeroxCult wishes to thank Elizabeth Morrow & Stephanie Lilley @Somerset’s press office

 

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