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BLUMENFELD: NEW YORK, 1941-1960 - Londra, Somerset House - fino all’1.09.2013 PDF
Mercoledì 28 Agosto 2013 00:00

IN THE NAME OF WOMAN. ERWIN BLUMENFELD ALLA SOMERSET HOUSE

Blumenfeld: New York, 1941-1960 - Londra, Somerset House - fino all’1.09.2013

di Francesca Borzacchi

 

Erwin Blumenfeld, New York Studio Colour, 1961"I was an amateur - I am an amateur - and I intend to stay an amateur.

To me, an amateur photographer is one who is in love with taking pictures,

a free soul who can photograph what he likes and who likes what he photographs. […]

The wonder that the camera can really reproduce anything shown to it, still astounds me;

and I am strongly determined to show the lens a more exciting, dramatic and beautiful way of presenting life[1]".

[Erwin Blumenfeld, Popular Photography, 1948]

 

 

 

Uno scatto: un volto.

Un secondo scatto: un cappello.

Terzo scatto: un guanto bianco.

Il quarto: una sigaretta accesa tra labbra rosso fuoco. Nuvola di fumo.

I ritratti di Erwin Blumenfeld - colui che fu innovatore della fashion photography, raccolto il testimone di Edward Steichen - sono ordinatamente esposti tra le sale della East Wing Gallery, alla Somerset House di Londra, uniti da un fil rouge invisibile, ma tangibile, chiamato passione.

 

Erwin Blumenfeld for Vogue US, Helena Rubinstein and Vogue US 

 

Apparentemente statiche, muse immortali, dive eterne dalla pelle diafana ci scrutano con i loro sguardi alteri - che, alla luce di oltre mezzo secolo trascorso, guadagnano l’allure di un certo romanticismo retrò.

 

Erwin Blumenfeld, Vogue US 1945, 1951, 1944

 

Tutto iniziò a Berlino, dove Blumenfeld nacque, nel 1897; poi, da Amsterdam a Parigi, la scoperta della camera oscura, nel retro della sua bottega olandese, dove iniziò a fotografare le clienti del negozio, cavie perfette per i suoi esperimenti di glamour su pellicola.

 

Erwin Blumenfeld, Blaue Augen, Veil and Manina

Erwin Blumenfeld, the dutch years

 

Il suo sogno: quello di diventare un fotografo di moda. Desiderio pienamente avverato.

 

Erwin Blumenfeld for Vogue France, 1938, 1940 and 1939

 

Erwin Blumenfeld for Vogue France

 

Nel suo appartamento a Montparnasse, moda, avanguardie artistiche ed intellettuali iniziarono a fondersi nei suoi scatti, che pian piano, da meri esperimenti, diventarono opere d’arte. Cecil Beaton gli aprì le porte di Vogue France: contratti pubblicitari e foto che scalarono il proscenio dell’editoria di moda a livello internazionale.

 

Erwin Blumenfeld, portraits of Audrey Hepburn, Cecil Beaton and Marlene Dietrich

Erwin Blumenfeld, celeb portraits

 

Una drammatica battuta d’arresto, quando la guerra lo costrinse nei campi di detenzione. Durò poco; rieccolo, nel 1941, stabilirsi a New York.

Il mondo della fashion photography, in pieno boom da uragano Diana Vreeland, lo accolse da Harper’s Bazaar e, nel 1944, il lungo sodalizio con Vogue US - del quale resta l’artista che seppe conquistare il maggior numero di copertine nella storia - lo consacrò definitivamente al successo.

 

Erwin Blumenfeld, Vogue US 1950, still life 1954, Vogue UK 1951

 

L’esposizione Blumenfeld: New York, 1941-1960 rappresenta il cuore pulsante dei 21 anni di straordinaria produzione nella sua città adottiva (pur senza tralasciare gli anni europei).

Erwin Blumenfeld, Vogue US, 1944 and 1952Con il tempo, la luce, il calore e le manipolazioni, i Kodachrome e gli Ektachrome originali dell’artista sono stati danneggiati notevolmente; tutti gli scatti in mostra, appartenenti al suo archivio personale, tornano alla giusta luce solo attraverso un lungo processo di ricostruzione del colore, grazie all’apporto dei mezzi digitali, piccoli interventi tecnici ad opera di esperti, al fine di rivelare/svelare le tecniche cromatiche adottate dal Maestro.

 

Permane forte un mix di devozione alla pittura europea, chiari riferimenti alle avanguardie Dada, ed un provocatorio andirivieni di allestimenti classici, con una punta di amato kitsch surreale - negli still-life come nei ritratti, che convergono nella creazione di una identità tutta sua del colore.

 

Erwin Blumenfeld, adv for Drene shampoo, 1945, and still life, 1949

 

Successivamente, incontriamo quel Blumenfeld B/W che affascina, tra psichedeliche composizioni astratte, corti cinematografici con sensuali presenze femminili, autoritratti ed autoironia surreale trasposti su pellicola, sogni e follia appassionata.

 

Erwin Blumenfeld, Self portraits, 1936, 1945 and 1958

Erwin Blumenfeld, self portraits

 

Blumenfeld trasforma la famosa opera ‘Le Bar aux Folies Bergères’ in un moderno american bar” scrissero a quei tempi, riferendosi alla foto pubblicata nel numero di dicembre 1941 da Harper’s Bazaar, dove una barista ispirata a Manet emergeva da uno sfondo di bottiglie di superalcolici; altro elemento costante nella produzione di Blumenfeld sarà infatti il riferimento all'arte, tanto classica quanto coeva, rielaborata secondo gli stilemi propri della fotografia di moda e della sua personale, eclettica visione.

 

Erwin Blumenfeld, 1945, 1943, 1944

 

Illuminazione, messa in scena, abiti, lipsticks, cappelli, punti di vista, smalto rosso e sigarette nel celebre trittico Smoke, con Nancy Berg testimonial delle Chesterfield, del 1956: tre volti diafani in occhiali da sole incarnano il mistero celato dietro il fumo di altrettante sigarette.

Grace Kelly for Cosmopolitan Cover, dell’aprile 1955, al contrario, svela tutto, ogni mistero, ogni domanda. I suoi orecchini di perle, l’applicazione in mussola verde tenue che sormonta e contrasta l’abito chiaro, realizzato da Oleg Cassini, i capelli dorati, i suoi occhi, il sorriso accennato. Ma nulla è più indimenticabile della sua grazia gestuale: la testa appoggiata sinuosamente sulla cornice, il braccio a controbilanciarla delicatamente. Bellezza ed eleganza assoluta coesistono in un solo secondo, in un solo scatto.

 

Erwin Blumenfeld, adv Chesterfield and portrait of Grace Kelly

 

Composizioni perfette, colori e trasparenze, la fascinazione per il tema delle ombre, del doppio - anche attraverso lo specchio - e per Man Ray, surrealismo lieve nei tagli, nelle sfocature, nelle preparazioni dei set, incantano per tutto il percorso diramato tra le sale, generando una suggestione unica.

 

Erwin Blumenfeld, 1952, 1949, 1955

Erwin Blumenfeld, adv Tiffany and co, 3 Leslie Petersen and selfportrait

Erwin Blumenfeld, shadows and doubles

 

Così, i numeri di Vogue appartenenti agli anni ‘50, all’interno di teche orizzontali, non fanno altro che arricchire le memorie e le emozioni dei visitatori.

 

Erwin Blumenfeld, Spring Fashion for Vogue, 1953

 

Non siamo semplicemente catapultati nei febbrili Fifties: osservando Victoria Von Hagen, Evelyn Tripp, Dovima, Jean Patchett, Carmen Dell’Orefice, sue sofisticate muse, testimonials del make-up di Elizabeth Arden, di Helena Rubinstein o di Charles of the Ritz, siamo al cospetto di trasposizioni di moda e costume che vanno, attualissime, a scontrarsi ed a ri-semantizzare la fashion photography contemporanea.

 

Erwin Blumenfeld, portraits of Victoria Von Hagen, Evelyn Tripp and Carmen Dell Orefice

 

Diventa in tal modo quasi disarmante notare come Blumenfeld fosse innovatore assoluto, vero pioniere della fotografia di moda.

Do your part for the red cross, cover per Vogue UK del marzo 1945, ne è la prova: una silhouette di donna appena accennata si scontra con il rigore di una croce rossa; è subito rivoluzione, meravigliosamente attuale.

Al cospetto del celebre Doe Eye, copertina del numero di gennaio 1950 di Vogue, si resta letteralmente ipnotizzati: uno scatto che è il fulcro del suo lavoro, della moda, della bellezza assoluta, quintessenza di Blumenfeld, all’interno del quale è palese l’assenza di confine tra il limite della fotografia ed il principio della composizione pittorica. Ciò che è indiscusso è il suo status di opera d’arte contemporanea.

 

Erwin Blumenfeld, Do your part for the Red Cross and Doe Eye

 

Scatti velati, filtrati, solarizzati, effettati visivamente e chimicamente, che lo rendono un innovatore ed il ricercatore di una nuova estetica - fotografica, certo, ma non solo.

Erwin Blumenfeld, Lena Hair Colour and Harpers BazaarLa visione della donna - che restò fedelmente suo unico soggetto, sin da quando iniziò ad immortalarle nel retro della sua bottega di pellame, negli anni ’30 - si emancipa nella società: è una donna che ha piena consapevolezza del suo fascino e della sua bellezza, che muove i suoi passi nel mondo non certo, non solo, a partire dallo scegliere la tinta per i capelli (No frizz, no breakage, no discoloration, advertising per Lena Hair Colour, 1942), o al possedere un nuovo cappello (New hats, new point of view, cover di Vogue US, 1946), ma soprattutto attraverso l’acquisizione di una nuova posizione sociale: nella cover di Harper’s Bazaar del luglio 1943, in pieno conflitto mondiale, The woman who serve è un’avvenente donna in uniforme militare e make-up senza ombra di sbavatura, che presta servizio al proprio Paese senza per ciò stesso perdere il suo charme innato.

 

Erwin Blumenfeld, Look, October 15, 1958, Rage for Colour

 

Blumenfeld ci saluta nell’ultima sala, all’interno della quale sono cambiate ancora una volta donne, tecniche e colori.

 

Erwin Blumenfeld, Lisette behind fluted glass 1943, and Untitled 1944 and 1943

 

Permane, anche nel restauro degli scatti, la sua inconfondibile anima: quel soffio vitale puro di artista/amateur la cui macchina fotografica, più di sessant’anni fa, scattava il futuro.

 

Blumenfeld Studio: New York, 1941–1960

dal 23 maggio all’1 settembre 2013

East Wing Galleries @ Somerset House - Strand - Londra

Orario: tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 18.00 - i giovedì fino alle 22.00

Ingresso: open admittance

www.somersethouse.org.uk

 

Erwin Blumenfeld: biografia

Erwin Blumenfeld nacque nel 1897 a Berlino, in una famiglia borghese di origini ebree. Dopo la morte del padre, avviò un apprendistato nell’industria dell’abbigliamento, quindi si arruolò come soldato, in Francia, durante la prima guerra mondiale.

Erwin Blumenfeld, Bloomfield 1921, and Hitler 1933Nel 1918 si trasferì in Olanda, sposandosi con Lena Citroen ed inaugurando ad Amsterdam una bottega di accessori in pelle nel 1923, periodo in cui cominciò dedicarsi alla pittura. Durante i primi anni ’20 partecipò al Movimento Dada, autoproclamandosi a capo del Dadaismo olandese sotto lo pseudonimo di Jan Bloomfield. La sua sperimentazione nel campo della fotografia prese avvio nei primi anni ’30, scattando istantanee delle clienti della sua boutique e, più tardi, esibendo i suoi lavori alla Galleria Van Lier di Amsterdam.

Quando la sua attività dichiarò la bancarotta, nel 1935, Blumenfeld partì per Parigi, dove venne introdotto al mondo della fashion photography ed a Vogue France grazie a Cecil Beaton, suo grande ammiratore. Durante il secondo conflitto mondiale, Blumenfeld venne internato in un campo di concentramento francese, ma riuscì a fuggire assieme alla sua famiglia in America, nel 1941, salpando da Marsiglia.

A New York firmò quasi subito un contratto con Harper’s Bazaar e, dopo 3 anni, cominciò a lavorare da free-lance per Vogue US. In una breve manciata di anni, divenne uno dei più conosciuti ed apprezzati fotografi a colori di moda in America. Continuò a lavorare nella moda e nella pubblicità fino ai primi anni ’60, periodo in cui decise di dedicare il suo tempo alla scrittura della sua autobiografia Eye to I.

Erwin Blumenfeld morì a Roma nel 1969.

 

Didascalie:

 

1_Erwin Blumenfeld, New York Studio Colour [1961]

 

2_Erwin Blumenfeld for Vogue US [1945] - Dovima for Helena Rubinstein advertising [1948] - editorial for Vogue US [1954]

 

3_Erwin Blumenfeld, Model and Mannequin [Vogue US, 1945] - Lilian Marcusson for Vogue US cover [1951] - Goddess of New York [1944]

 

4_Erwin Blumenfeld, the European years: Blaue Augen [1938] - Veil [1935] - Manina, ou l’âme du torse [1934]

 

5_Erwin Blumenfeld for Vogue France: Erwin Muth and Lyla Zelensky wearing bicornes by Elsa Schiaparelli [1938] - Solarized Portrait [1940] - fashion editorial [1939]

 

6_Erwin Blumenfeld, celeb portraits: Audrey Hepburn [1952], Cecil Beaton [1945], Marlene Dietrich [1954]

 

7_ Erwin Blumenfeld for Vogue US [1950, 1954] and for Vogue UK [1951]

 

8_Erwin Blumenfeld for Vogue US [1944, 1952]

 

9_Erwin Blumenfeld, advertising for Drene Shampoo [1945] - Still-life for Vogue US [1949]

 

10_Erwin Blumenfeld, self-portraits: Self Portrait with a mask of Minotaur [1936], Self Portrait [1945], Self Portrait with mask, New York [1958]

 

11_Erwin Blumenfeld, shoots from 1945, 1943 and The Camelia Girl [1944]

 

12_Erwin Blumenfeld, Smoke: Nancy Berg for Chesterfield’s advertising [1955] - Portrait of Grace Kelly for Cosmopolitan [New York, 1955]

 

13_Erwin Blumenfeld, the shadows: New York [1952] - Ruth Knowles for Vogue US [1949] - Nude waving behind perforated screen, New York [1955]

14_Erwin Blumenfeld, the double: Tiffany & Co. Jewellery advertising for Harper’s Bazaar [1941] - Three times Leslie Petersen, Study for a fashion page, dress by Cadwaller [1947] - Self Portrait [1961]

 

15_View from the exhibit at Somerset House: Erwin Blumenfeld, A shake in young fashion [Vogue US cover, 1953]

 

16_Erwin Blumenfeld, the Muses: portraits of Victoria Von Hagen [Vogue US, 1952], Lilian Marcusson [Vogue US, 1951], Carmen Dell’Orefice [Vogue US, 1952]

 

17_Erwin Blumenfeld, Do your part for the Red Cross [Vogue US cover, 1945] - Doe Eye: Jean Patchett for Vogue US cover, from the portfolio Vive L'Amérique! [1950]

 

18_Erwin Blumenfeld, advertising for Lena Hair Colour [1948] - editorial for Harper’s Bazaar [1944]

 

19_Erwin Blumenfeld, Rage for colour [Look editorial, 1958]

 

20_Erwin Blumenfeld, Lisette behind fluted glass [1943] - Untitled [1944] - Untitled, collage [1943]

 

21_Erwin Blumenfeld, Bloomfield, President-Dada-Chaplinist. Collage sent to Tristan Tzara [1921] - Hitler [1933]

 

Courtesy: The Estate of Erwin Blumenfeld - Henry & Yorick Blumenfeld Collection

 


[1]Ero un amatoriale - sono un amatoriale, e tale intendo rimanere.

A mio avviso, un fotografo amatoriale è un individuo che ama scattare fotografie, uno spirito libero che può fotografare ciò che ama, e che ama ciò che fotografa.

L’incanto dell’obiettivo che riesce a riprodurre qualsiasi cosa gli si mostri, mi sconvolge ancora; e sono fortemente determinato a dare alla lente una chiave di presentazione della vita ancora più eccitante, drammatica e meravigliosa”.

 

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