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CHEVEUX CHÉRIS. FRIVOLITÉS ET TROPHÉES - Parigi, Musée du Quai Branly - fino al 14.07.2013 PDF
Martedì 09 Luglio 2013 12:17

CARA CHERATINA. ANTROPOLOGIA APPLICATA DEL «PERCHÉ IO VALGO»

Cheveux chéris. Frivolités et trophées - Parigi, Musée du Quai Branly - fino al 14.07.2013

di Stephanie Chaulet

 

Neal Barr, Le Belle CotonateIl Musée du Quai Branly, nato nel 2006 dalla volontà di Jacques Chirac, e progettato da Jean Nouvel per dare giusta visibilità alle culture primitive - spesso ignorate, all’interno del tronfio e trionfante paradigma della mondializzazione - porta alla ribalta, con Cheveux Chéris - Frivolités et trophées, un tema al contempo inflazionato e di nicchia: quello dei capelli.

 

Le chiome si presentano, sin dalla Notte dei Tempi, come il marchio profondo dell’identità delle nostre origini etniche. Colorazioni diverse fanno da trama ad innumerevoli vicende mitologiche: dalla Chioma di Berenice, regina egiziana che sacrificò i suoi lunghi capelli per amore di Tolomeo, e che si lascia ammirare più fulgidamente nel mese di maggio tra le galassie, a quella della bionda Lorelei, meravigliosa ondina della mitologia tedesca ed emblema della passione che porta alla sciagura, che “kӓmmt ihr Goldenes Haar” - pettina i suoi capelli d’oro - nel celebre poema di Henrich Heine Das Lied der Loreley (1801) - cantata ancora, molti anni dopo, nella New Wave, dai Cocteau Twins ai Tom Tom Club; dall’israelita Sansone biblico, invincibile in virtù dei suoi lunghi capelli mai tagliati, sottomesso per amore con l’inganno dalla filistea Dalila, alla dolce e tricotica Rapunzel dei Fratelli Grimm; fino all’osmosi reale tra pensieri e chioma secondo i nativi Navajo, ed ai crudi trofei degli scalpi o delle teste ridotte dei nativi Jivaro dell’Ecuador.

 

Non dimentichiamoci, del resto, che l’impero multinazionale di L’Oréal Paris, nato nel 1907 da una geniale idea del giovane chimico francese Eugène Shueller, su un’innocua tintura per capelli - corredata di slogan egoriferito parce que je le vaux bien - ci ha costruito una fortuna.

 

Halasz Gyura, Soiree de coiffure
Femmes Mahafaly, 1939

 

4 Marina Abramovic e Ulay Relation in time 1977Cheveux Chéris - ossia Capelli Cari: il titolo della mostra intende dunque mettere in luce un’estensione importante, la più personalizzabile e visibile, del nostro corpo, sotto lo sguardo incrociato della moda, della storia dell’arte, dell’etnologia e dell’antropologia, senza perderne di vista la dimensione ludica innata.

Cari nel benessere come soddisfazione del proprio narcisismo, e cari nel malessere, come privazione e simbologia ad esso legata.

Nel parlare di capelli, il piacere ed il dolore viaggiano inestricabilmente in coppia, su binari sincronici, ma soprattutto, come scopo primario della mostra, sui binari diacronici della storia delle civiltà.

 

Jean Louis Bezard, Les rois francs
8 Decorazioni trofei e posticci dalle civilta africane 

 

L’esposizione avanza a passi a volte aggraziati, altri impressionanti, nel racconto mondiale e storico della materia umana più totalmente passibile di essere modellata, beneficiaria e vittima del savoir-faire e della relatività della bellezza, oggetto di vanto e di perdita, emblema dell’identità di genere e di ruolo e del tempo che passa, del fulgore e della malattia, della vita e della morte.

 

Cheveux Cheris, Dennis Pierre Puech, Aurora
6 Cheveux Cheris Dennis Pierre Puech Aurora 2

 

La mostra visualizza a quattro livelli la ricchezza della cheratina per chi la possiede, o l’ha posseduta, a seconda dell’area e dell’era di appartenenza.

 

 

PROLOGUE: Noirs/Blancs

In apertura, il curatore Yves Le Fur sceglie di parlare della chioma come matrice delle differenze etniche: una serie di busti bianchi, europei, dai più antichi ai più contemporanei, dialogano faccia a faccia con busti neri di tutti gli altri continenti.

 

Cheveux Cheris 1, Noirs Blancs, ph Gautier Deblonde

 

Etnologicamente, questa galleria ci offre l’opportunità di mettere in luce soprattutto il lavoro di Charles Cordier, lo scultore francese precipuamente interessato allo studio delle razze a seguito dell’abolizione della schiavitù in Francia, nel 1848.

Ammiriamo dunque, posti di fronte a candidi mezzobusto della nobiltà ottocentesca, altrettanti busti di individui, asiatici come neri, di un artista che si proponeva di “ritrarre le differenti tipologie umane che sono alla soglia della fusione in un unico e medesimo popolo".

 

FRIVOLITÉS?: Métamorphoses et permutations | Les couleurs de la norme | Séduire

Dopo questa netta contrapposizione con propositi di unione in apertura, il percorso museografico intende seguire lo sviluppo di una vita, attraverso il fil rouge della bellezza, della coquetterie e della moda/mode.

 

12 Les soeurs Mancini
11 Cheveux Cheris, Frivolites 2, Jean Jacques Henner, La Liseuse

 

Si parla così di Frivolités: senza essere un linguaggio universalmente riconosciuto, i capelli custodiscono tuttavia una plasticità di senso infinita.

Lunghi significano selvaggio, artista, clochard, eremita, femme fatale; rasati violento skinhead e, al suo completo opposto, mite bonzo.

Dai pittori classici agli artisti multimediali contemporanei, tutti con un debole per l’irsutismo più acuto; dal biondo angelicato di Suzanne Cloutier a quello erotizzato di Brigitte Bardot, passando per la mediterranea sempreverde Lollo, al rosso come sinonimo di enigmaticità di Isabelle Huppert, tutte ritratte nei meravigliosi scatti di Sam Lévin.

 

10, Cheveux Cheris, Frivolites 1
13, Cheveux Cheris, Frivolites 3, Suzanne Cloutier, Lollo, Isabelle Huppert

 

Ogni accezione applicata alla coiffure dipende dalla dimensione spazio/tempo, e tutto passa per il linguaggio tacito della chioma. Hairstyling normati socialmente (lo zazou scapigliato, il punk con la cresta, l’hippy capellone la cui messa in piega, tradotta in modus vivendi, ha dato il nome a quel musical splendido che è Hair), ed associati a stereotipi più o meno globali (leggasi: la bionda stupida, la rossa insaziabile).

 

14, Cheveux Cheris, Samuel Fosso, ph Gautier Deblonde
15, JD Okhai Ojeikere

 

Colpiscono testimonianze fotografiche come L’équipe des bouffants belles lors du départ d’une course (Neil Barr, 1964 - foto in apertura), conosciute anche in Italia come Le Belle Cotonate, squadra texana di atletica che, all’allenamento intensivo dei muscoli, univa altrettanta meticolosità nella cura dell’acconciatura pre-gara, preannunciando la moda del brushing super-cotonato degli anni ’80 che vedrà il suo zenit in soap-operas come Dynasty, ed in una chioma che simboleggerà un’intera epoca.

 

LA PERTE: La perte acceptée | Souvenirs | La perte contrainte

Da arma di seduzione a spia di tragicità, tra i poli estremi del sentimentalismo e della crudeltà, spesso una ciocca simboleggia una perdita, accettata, voluta o subìta.

Ne sono testimonianza i reliquiari, largamente conosciuti nel XIX° secolo sotto forma di bijoux e che evocano la dolorosa assenza di un amato, o intere chiome conservate perfettamente acconciate, come la mèche de cheveux di una giovane suora carmelitana, regalo di André Breton a Jean-Jacques Lebel, volontario atto di rinuncia e di simbolica iniziazione verso una nuova rinascita.

 

17 Reliquiaires, collection Jean Jacques Lebel

  

Nondimeno, l’imposizione sociale dell’arco di secolo culminato nel secondo conflitto mondiale vede, nella rasatura pubblica dei capelli per le donne repubblicane, collaborazioniste o partigiane, la peggiore forma di umiliazione e ghettizzazione dell’epoca, come dimostrano i toccanti scatti di Robert Cappa del 1944, testimonianti il tremendo rito del carnaval moche.

 

19, Robert Capa, Chartres 18 aout 1944

 

Ancora, la chemioterapia come perdita forzata, e la vecchiaia come perdita naturale, sono tappe vissute con una forte connotazione dolorosa, perfettamente espressa nelle foto di Annie Leibovitz che ritraggono William Burroughs.

 

20 Cheveux Cheris, Nicholas Nixon
21 Annie Leibovitz William Burroughs

 

POUVOIRS DU CHEVEU: Parures | Ornements puissants et charmes magiques | Trophées

Un centinaio di reperti raccolti dal Quai Branly, dalla Papua Nuova Guinea al Gabon, ci raccontano come, in quanto parrucche dei capiclan, scalpi o trofei, i capelli divengano materie artificialmente caricate di poteri simbolici, magici o mistici, medium di comunicazione con le proprie origini, emblema di continuità sulla linea del potere.

 

24 Cheveux Cheris, Masques Kanak
23 Cheveux Cheris, Testa mummificata egizia

 

C’è un cranio mummificato egizio, ricoperto di foglia d’oro, con i suoi capelli ancora perfettamente acconciati come prova di immortalità; ci sono i tiki, statue votive polinesiane con ciocche vere sulla loro sommità; ci sono le teste ridotte dei nativi ecuadoregni, mozzate al fine di impossessarsi della forza del nemico.

 

22 Cheveux Cheris, Pouvoirs du cheveu, ph Gautier Deblonde

 

Riti, miti e vestigia che non fanno che dimostrare quanto potere passi attraverso quanto di più minuto esista, come un capello.

 

In un percorso che avanza potentemente verso la realtà, Cheveux Chéris si sposta dall’immagine alla materia - passaggio dialettico dalla rappresentazione alla tangibilità.

 

25 Colette, Marcel Duchamp, Nobuyoshi Araki

 

Dallo scintillio frivolo dell’occidentalità industrializzata, seguendo il solco tracciato da maestri della fotografia contemporanea come Man Ray o Nobuyoshi Araki, alle pratiche spesso considerate selvagge ed insostenibili di culture “altre”, «tutto ciò che tratta di capelli è importante perché è legato alla testa, e la testa, punto comune a tutte le civiltà, è sacra», dice Hélène Fulgence, direttrice delle esposizioni.

Non ci resta che dire: potere alla cheratina.

 

Cheveux Chéris. Frivolités et trophées

a cura di Yves Le Fur

dal 18 settembre 2012 al 14 luglio 2013

Musée du Quai Branly, Mezzanine Ouest - 37, Quai Branly - Parigi

Orario: martedì, mercoledì e domenica 11-19 | giovedì, venerdì e sabato 11-21

Ingresso: da 10.10 € a 15.20 €

www.quaibranly.fr/CheveuxCheris - biglietteria online

 

 

Didascalie:

1_Neal Barr, L’équipe des Bouffant Belles lors du départ d’une course [Le Belle Cotonate], 1964

2_Halasz Gyula dit Brassaï, Soirée de Coiffure, 1930

3_Femmes Mahafaly avec coiffures traditionelles, Madagascar, 1939

4_Marina Abramović e Ulay, Relation in time, 1977

5_Cheveux Chéris, veduta: Jean-Louis Bézard, Les Rois Francs, 1838

6_Cheveux Chéris, veduta: decorazioni, trofei e posticci delle civiltà africane

7, 8_Cheveux Chéris, vedute: in primo piano, l’Aurore di Denys-Pierre Puech, 1900

9_Cheveux Chéris, veduta: busti in bronzo di Charles Cordier, e in marmo dello Château de Versailles

10_Anonimo, Les nièces de Mazarin - Portrait présumé des trois filles de Lorenzo Mancini, XVII° secolo

11_Jean-Jacques Hénner, La liseuse, 1883

12_Cheveux Chéris, veduta: le bionde, le more, le rosse

13_Sam Lévin, ritratti di Suzanne Cloutier, Gina Lollobrigida e Isabelle Huppert, anni ’50-‘70

14_Cheveux Chéris, veduta: Maria Maddalena del XIV° secolo e African Spirits [2008] di Samuel Fosso

15_Cheveux Chéris, veduta: fotografie di J.D. ‘Okhai Ojeikere, 1974

16_Reliquia della novizia Emma, regalo di André Breton - Meche de cheveux, entrambe collezione di Jean-Jacques Lébel, circa 1900

17_Robert Capa, Chartres, 18 août 1944: donna rasata per aver avuto un figlio da un tedesco, 1944

18_Cheveux Chéris, veduta: in primo piano, Nicholas Nixon, C.C. Boston, 1983

19_Cheveux Chéris, veduta: Annie Leibovitz, William Burroughs pour Vanity Fair, 1995

20_Cheveux Chéris, veduta: Maschere Kanak della Nuova Caledonia del XIX° secolo, di proprietà del Museo

21_Cheveux Chéris, veduta: cranio egizio mummificato e ricoperto di foglia d’oro, con capelli veri, risalente all’epoca dell’Impero Romano

22_Cheveux Chéris, veduta: Têtes réduites Tsantsa, di proprietà del Museo

23_Roger Viollet, ritratto di Colette - Man Ray, ritratto di Marcel Duchamp con la stella rasata da George de Zayas - Nobuyoshi Araki, courtesy Galerie Kamel Mennour

 

Dove non diversamente specificato, credits: Gautier Deblonde - courtesy: Musée du Quai Branly

 

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