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LA MODA IMPOSIBLE - Madrid, Museo del Traje - fino al 16.06.2013 PDF
Giovedì 16 Maggio 2013 21:00

IMPOSSIBILE = INDOSSABILE

La Moda Imposible - Moda de Vanguardia 1960-2010 - Madrid, Museo del Traje - fino al 16.06.2013

di Simona Spinola

 

tilda swinton, the impossible wardrobeL’unico modo di comprendere i limiti del possibile è spingersi oltre, varcando le soglie dell’impossibile”, diceva Arthur Clarke.

Da lì, al motto di Adidas Nothing is impossible, il passo fu breve.

E se negli ultimi cinquant’anni l’uomo è approdato sulla Luna, ha clonato una pecora, ha dato vita a molteplici mondi virtuali, etc. etc., immaginiamo cosa sia potuto accadere nel rarefatto mondo della moda, nell’arco di mezzo secolo.

Emozionanti voli pindarici nell’impossibilità resa possibile, costellati da tappe quali le Impossible Interviews di Miguel Covarrubias per Vanity Fair, negli anni ’30, la moda surrealista di Elsa Schiaparelli in quello stesso periodo ed il suo dialogo immaginario, lo scorso anno, con Miuccia Prada al Met.

E ancora, l’Impossible Wardrobe indossato ed interpretato magistralmente, ad ottobre, da una magnifica Tilda Swinton, al Palais de Tokyo.

 

 In una manciata di decenni si è vissuta una vera rivoluzione, che ha radicalmente modificato funzioni, significati e percorsi degli abiti, e lo stesso microcosmo della moda ha creato intorno a sé stesso un intero pianeta in cui canoni estetici, esigenze e status hanno abbandonato progressivamente necessità ed ideali, per lasciarsi contaminare da elementi stridenti, ambiguità e fratture, dissoluzioni ed influenze, in un calderone dove tutto è lecito, e l’impossibile altro non è che una delle tante alternative - certamente la più visionaria - in un ventaglio di scelte infinite.

 

Galeotti furono i Sixties, che lasciarono il segno, eccome.

E la loro portata rivoluzionaria è stata così esplosiva da sedurre anche i grandi nomi dell’haute couture più tradizionali, che in quegli anni iniziano ad abbandonare i propri ferrei diktat per lanciarsi in sperimentazioni spericolate.

Forme esagerate, volumi spropositati, materiali alternativi, messaggi provocatori e colori stridenti si sostituiscono alle muse degli stilisti internazionali più in voga, per rivoluzionarne canoni e caratteristiche.

Una vera corsa alla sperimentazione, analizzata dal Museo del Traje di Madrid che, fino al 16 giugno, ospita La moda imposible - Moda de Vanguardia 1960-2010: un itinerario tematico che rivisita gli ultimi cinquant’anni delle passerelle più innovative, attraverso 55 proposte firmate da giganti dell’alta moda, suddivise in quattro grandi categorie: materia, colore, struttura e messaggio.

 

  • Materia

 

Nel primo gruppo troviamo le proposte di tutti coloro che, incuranti dello spauracchio dell’altolà al sudore, sostituiscono alle fibre naturali materiali rivoluzionari quali erano allora nylon, viscosa, poliestere, poliuretano, lurex, alluminio, acetato.

 

1 moda imposible, cdg, margiela, mugler

 

Tra queste, spiccano l’abito spaziale creato da quel genio di Rei Kawakubo per Comme des Garçons;

il simil-giubbottino antiproiettile con cuciture al contrario della Maison Martin Margiela, con inserti di feltro e gomma nera;

un discreto completo in poliammide dorato proposto da Thierry Mugler, da abbinare a giacchino in visone sintetico come omaggio all’estetica russa;

un abito apparentemente lineare di Helmut Lang, se non fosse per le applicazioni in gomma depositate sui fianchi e sulle spalle - in barba ai complessi dei famigerati cuscinetti, perché God is in the details;

un tutt’altro che eco-friendly Fendi, che propone un cappottino in poliuretano trasparente, con applicazioni di volpe;

un mini-abito di lana e plastica - per molte, ma non per tutte, considerandone le tattiche fessure a vista - proposto da Rudi Gernreich.

 

2 moda imposible, lang, fendi, gernreich, rabanne, krizia

 

Non potevano mancare Paco Rabanne, con le sue mises in acetato o in alluminio, e la nostra Krizia, che propone un giacchino di nylon ton sur ton con pantalone in pelle d’anguilla.

 

moda imposible, materia, vestito in alluminio paco rabanne, 1967

moda imposible, materia, vestito in acetato paco rabanne, 1970

 

  • Colore

 

3 moda imposible, lacroix 1991, yamamotoEntrando nella seconda sala della mostra, verremo invasi da uno shock visivo grazie alle / per colpa delle sperimentazioni cromatiche esagerate, da cui sono rimasti affascinati Valentino, che negli anni ’60 veste Mrs. Kennedy in occasione del suo viaggio in India, confezionandole maxi-tuniche multicolor in seta, très hippy eppure così chic;

Lanvin, che mescola con nonchalance geometrie nette con colori ultra-forti in un abito squisitamente pop;

Yves Saint Laurent, che rende omaggio alla sua Algeria natale;

Roberto Capucci, che in uno stesso abito con megafiocco posteriore miscela colori accesi con il nero, scollature con volumi, moda con architettura;

Kansai Yamamoto, uno dei primi stilisti giapponesi ad approdare sulle passerelle europee, adorato da icone pop quali David Bowie o Elton John, che qui propone una avveniristica tuta multicolor.

 

4 moda imposible, valentino, missoni, ysl

 

Influenze squisitamente kitsch e tendenzialmente pop per tutti coloro che deridono il minimal look, per proporre accostamenti psichedelici, cromie random, stampe astratte e combinazioni degne del più accreditato dei daltonici.

In una sezione di moda incentrata sul colore, non possono di certo mancare i mitici zig-zag del meraviglioso, recentemente scomparso e sentitamente amato Missoni, qui presente con una delle sue morbide tute in seta.

 

moda imposible, areas materia y color

 

  • Struttura

 

La terza parte della mostra è dedicata alla costruzione quasi architettonica degli abiti, e passa in rassegna la storia della moda contemporanea puntando il riflettore sulle forme: dalla semplicità funzionale degli abiti degli anni ‘60, rappresentata da un mini-abito di Marimekko o da un tailleur minimal firmato dal glorioso brand inglese Biba, passando attraverso i drappeggi degli anni ‘70 - qui presenti attraverso il gioco di volumi che sprigiona la tunica di Kenzo - e le linee asimmetriche tipiche degli anni ‘80, come mostrano il peplo punk dorato di Halston IV e l’abito post-moderno di Comme des Garçons, dove le linee vengono interrotte e ricostruite in movimenti mirabolanti.

 

5 moda imposible, biba, kenzo, alaia, cdg, arzuaga

 

Cruciali i ‘90, con linee aderenti ispirate al body building, vero boom di quella decade, come suggerisce l’abitino stretch di Star(C)knakedhot, o il contrasto dei capi maxisize come l’ironico dolcevita di Maison Martin Margiela.

C’è poi un cappotto di Amaya Arzuaga, la prima designer spagnola invitata alla London Fashion Week, che esplora nuove proporzioni, reinterpretando la tipica casacca settecentesca attraverso asimmetrie postmoderne, ed uno futurista di nylon firmato da Kosuke Tsumura, che riunisce concetti di funzionalità e sopravvivenza attraverso la tecnologia industriale.

 

7 moda imposible, margiela, watanabe per cdg 2003

 

Dal comfort e dalla praticità, il cammino verso nuove proporzioni è tortuoso e divergente, e non teme di sfidare architetture traballanti e decostruire elementi tradizionali, come ogni estetica visionaria che si rispetti impone.

 

moda imposible, areas estructura y mensaje

 

  • Messaggio

 

La moda contemporanea, alla fine, altro non è che un gioco vorticoso di significati che si sovrappongono e contraddicono; e se prima l’esibizione di uno status era il messaggio implicito nella scelta di un outfit, a partire dagli anni ‘60 anche l’abito si ricopre di doppi sensi semantici, e diventa terreno fertile per provocazioni più o meno esplicite.

 

30 moda imposible, vw 1991, jpg 1982

 

Da questo nuovo fermento traggono ispirazione gli stilisti che, facendo propri i valori aggiunti di ‘parola scritta’ ed ‘iconografia pop’, ‘manifesti politici’ ed ‘icone contemporanee’, reinterpretano le loro proposte sotto una nuova, significativa luce.

 

moda imposible, area mensaje 1

 

Nella quarta sala ci accoglie un completo di Roberto Cavalli, attraverso cui il patchwork a base di jeans e cuoio inaugura un’estetica folk-chic che ingloba il movimento hippy degli anni ‘70;

seguono un vestito disseminato di barattoli di Campbell Soup, resa celebre da Andy Warhol, ed un abito di ispirazione punk - che, come abbiamo visto, è stato un’enorme, influentissima onda d’urto all’interno del mondo della moda - della marca inglese Modzart;

prodotti di gastronomia giapponese stampati su carta ed intrappolati in inserti di plastica sulle tute di Kansai Yamamoto, per un immediato effetto ‘uniforme da benzinaio fan di Michael Jackson e del sushi’.

 

28b moda imposible, kansai yamamoto

 

Decisamente più esplicite le istruzioni riguardanti composizione e lavaggio dell’abito con spolverino giallo firmato da Ágatha Ruiz de la Prada ed il tailleur, con tanto di identità specificata sul retro, proposto dall’indimenticabile Moschino - per fugare ogni dubbio anche nel pubblico, come dire, diversamente intelligente.

 

27 moda imposible, modzart, de la prada, moschino

 

Conclude l’esibizione la candida domanda, posta in bella vista su una parete, espressa dal nostro Gianni Versace, che - pace all’anima sua - chiede allo spettatore “Ma tu sai quante idee rubo dalla strada?”.

Folgorazione non solo sulla portata ingegnosa del brand Versace - d’altronde, da qualche parte la benedetta ispirazione dovrà pur arrivare - ma soprattutto sul fatto che quanto appena visto è squisito frutto di un ingegno visionario, che rende l’impossibilità indossabile...

Partendo, come tutte le migliori cose, dal basso.

 

 

moda imposible, cover catalogoLa Moda Imposible - Moda de Vanguardia 1960-2010

a cura di Juan Gutiérrez - coordinamento: Fátima García

 

dal 28 febbraio al 16 giugno 2013

 

Museo del Traje - Avenida de Juan de Herrera, 2 - Madrid

Ingresso: open admittance

Orario: dal martedì al sabato, dalle 9.30 alle 19 - domenica e festivi, dalle 10 alle 15

 

www.museodeltraje.es

scarica il catalogo dell’esposizione

 

 

 
Pics’ credits & courtesy:
 
1_Tilda Swinton indossa un corsetto appartenuto a Cléo de Merode (1896)
The Impossible Wardrobe - Palais de Tokyo, Parigi, 2012 - credits: Katerina Jebb
 
  • Materia:
2_Comme des Garçons, 1991 - Maison Martin Margiela, 1989 - Thierry Mugler, 1986
3_Helmut Lang, 1998 - Fendi, 2003 - Rudi Gernreich, 1967 - Paco Rabanne, 1970 - Krizia, 1983
4_Paco Rabanne: vestito in acetato (1970) e in alluminio (1967) - particolari
 
  • Color:
5_Christian Lacroix, 1991 - Kansai Yamamoto, 1989
6_Valentino, 1965 - Missoni, 1971 - Yves Saint Laurent, 1982
7_La moda imposible, areas Materia y Color, vista dell’esibizione
 
  • Estructura:
8_Biba, 1966 - Kenzo, 1975 - Azzedine Alaïa, 1984 - Comme des Garçons, 1983 - Amaya Arzuaga, 2002
9_Maison Martin Margiela, 1996 - Junya Watanabe per Comme des Garçons, 2003
10_La moda imposible, areas Estructura y Mensaje, vista dell’esibizione
 
  • Mensaje:
11_Vivienne Westwood, 1991 - Jean Paul Gaultier, 1982
12_La moda imposible, area Mensaje, vista dell’esibizione - in primo piano: Kosuke Tsumura,1997
13_Modzart, 1980 - Ágatha Ruiz de la Prada, 1982 - Moschino Couture, 1994
 
 
 
Credits & Courtesy: Francisco Javier Maza per il catalogo La moda imposible, Museo del Traje, Madrid
 
 
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