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Maria Luisa Frisa, LA MARCHESA CASATI: OPERA D'ARTE VIVENTE - Venezia, Punta della Dogana PDF
Sabato 16 Marzo 2013 12:39

COME NASCE UNA FASHION ICON?

Ciclo L’opera parla: Maria Luisa Frisa, La marchesa Casati. Opera d’arte vivente

Venezia, Punta della Dogana - 07.03.2013

di Ilaria Simeoni e Fabiola Triolo

 

Marchesa Casati by Man RayTo be beautiful, personality is needed. There is too much sameness.

The world seems to have only a desire for more of this sameness.

To be different is to be alone. I do not like what is average.

So, I am alone.


Marchesa
Luisa Casati

 

Anche il 7 marzo Punta della Dogana, promotrice del ciclo di conversazioni L’opera parla, ci offre un incontro meraviglioso, tra le mura del cubo progettato da Tadao Ando, imperniato su una donna fuori dagli schemi, immensa musa del Novecento, tenuto da un’altrettanto interessante ed affascinante donna: la Marchesa Casati (1881-1957) raccontata da Maria Luisa Frisa, direttore del corso di laurea di Design della Moda all’Università IUAV di Venezia, nonché la più accreditata fashion curator italiana.

 

Nata Luisa Amman nel 1881 da una agiatissima famiglia di industriali cotonieri, La Marquise decise di costruire un sé memorabile, lavorando sulla sua immagine e sulla proiezione che essa infondeva nell’alta società del tempo.

Allure androgina e portamento etereo, volutamente sgraziati da una toilette dall’incarnato cereo e da occhi verdi bistrati da kohl e gocce di veleno di belladonna, per intensificarne il magnetismo - occhi di mica, come scriveva Giacomo Balla nel ritrarla - La Marquise sviluppò fin da giovanissima un grande amore per le arti visive ed una fascinazione per personaggi eccentrici come il re Ludwig II di Baviera, l’imperatrice Elisabetta d’Austria, la diva del teatro Sarah Bernhardt.

 

Man Ray, Casati as Elisabetta dAustriaPCasati per De Mayer, dedica DAnnunziour sposata al marchese Camillo Casati (da cui si separerà presto, senza però mai divorziare), è sempre in viaggio, sempre in cerca di una nuova dimora - a Milano, Venezia, Capri, Parigi o Londra - da arredare di bianco, nero ed oro, sempre coinvolta in languidi affairs, con uomini e donne.

Leggendaria la sua relazione con Gabriele D’Annunzio, di cui fu la Coré bramata e che riuscì a farla trasferire da Milano a Venezia, a Palazzo Venier dei Leoni (futura dimora di Peggy Guggenheim) nel 1910, quando in città erano presenti le più belle menti dell’arte e della cultura internazionale.

 

Nelle parole di Jean Cocteau, suo protégé, La Marquiseaveva saputo crearsi un ‘tipo’ all’estremo. Non si trattava più di piacere o non piacere, né tantomeno di stupire. Si trattava di sbalordire”.

In effetti, quando la Casati entrava in scena, con costumi rocambolescamente artefatti ed esclusivi, era capace di rendere un attimo magia, di trasformare ognuno degli astanti in mero spettatore del suo incantevole spettacolo.

 

Luisa Casati 1913 e 1920Trendsetter, amante dell’occulto, regina indiscussa delle socialites dell’epoca, la Marchesa organizza meravigliosi balli sfarzosamente opulenti, incantevoli e rococò, tra cui la celebre festa giapponese ispirata alla Madame Butterfly.

 

Pellicce, turbanti, aigrettes, piume e peplo, boa constrictor al collo abbinati a gioielli sfarzosi, passeggiate con pavoni, giri in gondola con scimmie ed inservienti di colore dal corpo esibito ed accuratamente glitterato; il suo eclatante ésprit eclettico rivela una fascinazione bizantina.

 

Proclamò, in più occasioni ed a chiare lettere, di voler essere un’opera d’arte vivente, ed in effetti La Marchesa fu probabilmente la donna più ritratta della storia, appena dopo la Vergine Maria e Cleopatra.

 

Giovanni Boldini, Marchesa Casati, 1908, 1914

 

Non solo i celeberrimi dipinti di Giovanni Boldini, sfuggente e noir con levrieri o con piume di pavone, ma anche le fotografie spiritate di Man Ray, quelle più intimistiche di Adolph De Meyer ed i ritratti quasi nolenti di Cecil Beaton, durante il declino successivo al tracollo finanziario.

Lo stesso decadente destino narrato nel Ritratto di Dorian Gray.

 

Casati by De Meyer, Man Ray, Beaton

 

E poi, ancora Marchesa nelle opere di Alberto Martini, di Augustus John, di Léon Bakst, di Kees Van Dongen, di J. Paget-Fredericks, ed il forte legame intellettuale con i massimi esponenti del movimento futurista, come il già citato Balla, Boccioni, Depero e Marinetti, che la considerò la donna futurista per eccellenza - complice anche il suo amore per le auto da corsa.

 

Marchesa Casati di Paget Frederick e Balla

 

La Marchesa amica di Marcel Proust, di Gustav Klimt e di Tamara De Lempicka, di Sergei Diaghilev e dei suoi immortali Ballets Russes, di Quentin Crisp, di Elsa Schiaparelli, Colette e Coco Chanel.

 

Marchesa Casati by Paul PoiretA Venezia conobbe Paul Poiret, diventando presto musa della sua avanguardistica moda Art Déco, e Mariano Fortuny, che per lei preparerà alcuni dei suoi più bei mantelli, indossati sul niveo corpo nudo, passeggiando per piazza San Marco con giaguari dal guinzaglio diamantato - abitudine cui si ispirerà la Maison Cartier, nel realizzare il suo celebre simbolo felino.

Una nudità che non scandalizza, dal momento che quel corpo così esile, quasi rarefatto ed astratto, rientrò a far parte dell’iconografia dei tempi, del mito.

 

La Marchesa che, anche post mortem, ispirò Tennessee Williams e Jack Kerouac, immortalata come drama queen sul grande schermo da dive come Theda Bara, Vivien Leigh, Valentina Cortese ed Ingrid Bergman.

 

La Marchesa/Musa della moda, tra gli innumerevoli, per Norman Norell nel 1960; per John Galliano, designer di Dior, nel 1998 e per il suo profumo nel 2009; per Tom Ford Da Yves Saint Laurent - Rive Gauche nel 2004; per Alexander McQueen nel 2007; per Karl Lagerfeld - creatore della collezione Cruise di Chanel - nel 2010; la Casati nel nome stesso della Maison Marchesa, creata da Georgina Chapman e Keren Craig.

 

Dior, Lindbergh, Chanel

 

La Marchesa che ha ispirato interi editoriali di moda, personificata da Carine Roitfeld per il New Yorker, nel 2003, e da Tilda Swinton per ACNE magazine, nel 2009.

 

Carine Roitfeld and Tilda Swinton as Casati

 

Frisa a Punta della DoganaEcco, come nasce una fashion icon.

Un’icona pop ante litteram, che portò avanti un’idea molto forte di indipendenza e di libertà femminile, vanesia, eccentrica, mai scontata.

 

Nel percorso tracciato a Punta della Dogana da Maria Luisa Frisa, recentemente nominata presidentessa per acclamazione della neonata MISA | Associazione Italiana degli Studi di Moda - organo che si propone di dialogare attivamente con le istituzioni, al fine di conferire alla moda ed al ramo sociologico dei fashion studies lo status che essi meritano, all’interno della cultura contemporanea - lo sguardo si posa su Anna Piaggi, indimenticabile fashion editor di Vogue, recentemente venuta a mancare, che non ha mai smesso di osare, di studiare, di osservare e reinterpretare, attraverso la moda e la sua profonda cultura, mixando stili ed inventando tendenze, calcando la mano sulle pommettes fluo delle guance, e sul ciuffo blu tra i capelli candidi di ottuagenaria, al fine di rendere se stessa immediatamente riconoscibile, e per ciò stesso incancellabile.

 

anna piaggi per bardo fabiani

 

Probabilmente, una fashion icon deve trovarsi nel posto giusto al momento giusto, come è accaduto ad Anna Dello Russo, fashion director at large di Vogue Giappone e fashion maniac nella definizione di Helmut Newton. Così come occorre avere uno spiccato senso dello stile, possibilmente unito ad una solida base economica, che possa permettere di diventare socialites attorno alle quali lasciare gravitare talenti veri, come è accaduto per la magnetica ereditiera Daphne Guiness, calamita di geni dello stile quali Isabella Blow, Alexander McQueen, Philip Treacy.

 

Anna Dello Russo e Daphne Guinness

 

Bakst e Wilcox Casati as Queen of the nightSoprattutto ultimamente, infatti, il confine che intercorre tra stravaganza intrisa di cultura, ed esteriorità fine a se stessa, diventa pericolosamente sottile, con il risultato di non riuscire più a distinguere le vere icone della moda, come poteva essere La Marchesa o come erano Anna Piaggi, ma anche Isabella Blow e Diana Vreeland, da quello che Suzy Menkes ha recentemente definito il circus of fashion, il girone di celebrità vestite di tutto (anche di troppo) punto, famose per il semplice fatto di essere famose.

 

Un’icona non può e non deve essere definita tale per la sola presa d’atto di essere sopra le righe; occorre una profonda conoscenza, un’ottima capacità di comunicazione, l’abilità di sapere interpretare e prevedere, l’importanza di avere un messaggio da esprimere.

 

Ma soprattutto, occorre avere coscienza che che la moda è cultura, e, come la Marquise seppe fare fino alla fine dei suoi giorni, occorre prendersi responsabilmente carico del peso che ciò comporta.

Quel gravoso, meraviglioso peso della leggerezza.

 

www.palazzograssi.it - Facebook/Palazzo Grassi - Punta della Dogana

 
 
Pics’ credits & courtesy:
 
1_Man Ray, Marchesa Luisa Casati, 1922
 
2_Man Ray, The Marchesa Casati as Elisabeth of Austria, with Flick and Flock as a background, 1935
3_Adolph De Meyer, Marchesa Luisa Casati con dedica di Gabriele D’Annunzio, 1912
 
4_Giulio De Blaas, Luisa vestita da Arlecchino bianco, 1913
5_collezione Raimondo Biffi: Luisa Casati, 1920
 
6_Giovanni Boldini, Ritratto della Marchesa con levriero, 1908
7_Giovanni Boldini, La Marchesa Luisa Casati con penne di pavone, 1914
 
8_Adolph De Meyer, Portrait of Marchesa Luisa Casati, 1914
9_Man Ray, Marchesa Casati - Paris, 1928
10_Cecil Beaton, snapshot of Luisa Casati, 1954
 
11_J. Paget-Fredericks, Marquise, 1920
12_Giacomo Balla, La Marchesa Casati con gli occhi di mica e il cuore di legno, 1918
 
13, 14_La Marchesa Casati in due couture ensembles di Paul Poiret, 1913 e 1920
 
15_creazione di John Galliano per Dior haute couture, collezione PE 1998
16_Peter Lindbergh, Georgina Chapman as Marchesa Casati, Harper’s Bazaar 2009
17creazione di Karl Lagerfeld per la Cruise Collection di Chanel, PE 2010
 
18_Karl Lagerfeld, Carine Roitfeld as Marchesa Casati, The New Yorker 2003
19_Paolo Roversi, Tilda Swinton as Marchesa Casati, ACNE Paper 2009
 
20_Maria Luisa Frisa a Punta della Dogana - diapo: Alberto Martini, Luisa Casati, 1906
 
21_Bardo Fabiani, ritratto di Anna Piaggi, 2009
 
22_Juergen Teller, Anna Dello Russo, W Magazine 2010
23_François Nars, 15x15 - Daphne Guinness, 2009
 
24_Léon Bakst, Sketch for Luisa Casati’s Queen of the Night costume, 1922
25_T. J. Wilcox, Luisa Casati in costume da Regina della Notte, su disegno di Léon Bakst, 1922
 
 
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Visit the official site on the Marchesa Casati: www. marchesacasati. com
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