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Lorenzo Marcucci & Riccardo Slavik, MURDER! BUFFALO. A TRIBUTE - Milano, Blanco - fino al 14.04.2013 PDF
Martedì 12 Marzo 2013 12:00

LOOKING GOOD IN A BUFFALO STANCE

Lorenzo Marcucci & Riccardo Slavik, Murder! Buffalo. A tribute

Milano, Blanco - fino al 14.04.2013

di Fabiola Triolo

 

Marcucci, Slavik, BuffaloWhat Buffalo did was to try to create its own agenda outside the fashion system.

We were interested in the images, and the attitude.

Yes, we loved the style and the fashion, but that was just part of it.

We would use an Armani jacket because we liked the cut, not because of the label.

What Buffalo helped to create was a force outside the establishment[1]”.

Jamie Morgan

 

Per quanto ingiustificabile possa essere, non tutti, nel mondo della moda, ricordano Ray Petri (1948-1989), l’artefice del Buffalo Look, l’uomo che, fondamentalmente, inventò il mestiere dello stylist per come lo conosciamo oggi.

Molte delle collezioni che siamo abituati a vedere sfilare durante le settimane della moda da un capo all’altro del mondo non esisterebbero affatto, e larga parte dell’abbigliamento maschile stesso sarebbe decisamente diverso, se questo pacato genio creativo non avesse mai esplorato le sue ossessioni stilistiche in riviste come i-D, Arena e The Face.

 

L’intento della mostra Murder! Buffalo. A tribute, al Blanco fino al 14 Aprile, è quello di rendere omaggio ad un gruppo di persone che ha fortemente influenzato non soltanto lo styling, ma anche lo stile in senso lato: libertà di essere, senza badare alle etichette - combinandole fra loro sia che provenissero dalle passerelle di haute couture che da quelle del mercatino dell’usato - né tantomeno all’etichetta, sterile codice convenzionale.

 

Ray Petri by MondinoLa Buffalo Crew era una talentuosa piccola famiglia di sorta che non badava a distinzioni di genere o a differenti provenienze, accogliendo al suo interno dal pop più mainstream all’hip-hop (Nick Kamen, Neneh Cherry, le Buffalo Gals di Malcolm McLaren), esprimendosi attraverso i più svariati media di comunicazione, come la fotografia (Jamie Morgan, Jean-Baptiste Mondino, Mark Lebon, Tony Viramontes), i videoclips (da Open your heart di Madonna - diretto da Mondino e interpretato dalla Buffalo Superstar Felix Howard, allora tredicenne ma già negli shootings di Ray da quando ne aveva otto - ad Unfinished Simpathy dei Massive Attack - il cui direttore creativo fu Leigh Bowery e stylists la Buffalo Crew), la pubblicità, ed ovviamente, principalmente, il design e lo styling (Ray Petri, Mitzi Lorenz, Judy Blame, ma anche Jean-Paul Gaultier).

 

‘Buffalo’ era la scritta riportata sui bomber dei buttafuori, originari di Guadalupa, del parigino Les Bains Douches.

La gente tende ad associare la parola Buffalo con la canzone di Bob Marley ‘Buffalo Soldier’ - spiegò una volta Petri - ma in effetti è un’espressione caraibica per descrivere i ‘rude boys’, i ribelli. Non necessariamente dei duri, ma persone con uno stile marcato, che viene dalla strada.

Un look funzionale ed elegante.

Non-moda con un atteggiamento consapevolmente forte”.

 

Buffalo crew

portrait of Ray Petri by Jean-Baptiste Mondino
Buffalo shootings by Jamie Morgan
pic 7: Boy George, From Luxury to heartache cover shoot - styled by Ray Petri (1986)
pic 8: Nick Kamen by Tony Viramontes (1983)

 

Marcucci, Slavik, Buffalo 1Usare volti dalla spiccata etnicità a prescindere dall’età (tra cui una Naomi Campbell appena quattordicenne), mixare capi da passerella all’underwear e all’abbigliamento sportivo, puntare i riflettori prima di tutto sulla storia che fotografo e stylist, in un legame quasi simbiotico, vogliono raccontare attraverso gli scatti, anche a scapito dell’importanza conferita agli abiti stessi.

 

Tutti elementi ormai dati per scontati, ma piuttosto rivoluzionari, allora.

 

Tutte creazioni della fervida, democraticamente anarchica visione di Ray Petri.

 

Marcucci, Slavik, Buffalo 3La scuola della strada, i bad boys ed i rude boys, il ragamuffin jamaicano, le uniformi dell’esercito americano e l’immaginario dei nativi americani, la black culture unita all’anti-cultura punk, l’estetica dei Mods e dei New Romantics, Buffalo Soldier e la Buffalo collection di Vivienne Westwood (FW 1982-1983) si combinavano così per dare vita ad uno stile immediatamente riconoscibile, che avrebbe marchiato a fuoco la storia dell’editoria di moda e soprattutto dello styling - lavoro finalmente riconosciuto e definito, che nasce da una profonda apertura mentale e da una altrettanto profonda, imprescindibile, cultura.

 

Marcucci, Slavik Buffalo 2Durante i primi anni ’80, la fotografia di moda era per lo più appalto delle riviste patinate, ma su i-D e The Face la visione di Ray coincise con l’inizio di ciò che, in seguito, divenne commercializzazione e consumo di massa dello ‘street style’.

Petri giocava sapientemente sia con l’iconografia e la mitologia del moderno eroe eterosessuale, che con quella della musa omosessuale.

Creò nuovi ibridi di cowboys urbani con Ray-Ban Aviators e cappelli a falda larga; completi di alta sartoria abbinati a Dr. Martens ai piedi e copricapo da Apache in testa; boxeurs di colore con una vezzosa rosa rossa appoggiata dietro l’orecchio; eleganti scarpe classiche tirate a lucido ed indossate con pantaloni della tuta; cappelli Crombie e pork pie con shorts; kilt e strass; ed il capo Buffalo per antonomasia, il bomber in nylon MA1 da aviatore, foderato in arancio fluo ed abbinato ai Levi’s 501 - look che poi diventò l’uniforme urbana universale durante il corso dell’intera decade degli anni ‘80” (Kathryn Flett, The Guardian).

 

Marcucci, Slavik, Buffalo 8

 

Marcucci, Slavik, Buffalo 5L’ibridismo ed il ribaltamento degli stereotipi erano quindi le più potenti parole-chiave del Buffalo style, declinate non solo nelle scelte composite legate ai capi da indossare, ma anche ai loro interpreti negli shootings: un influente mix & match di stili ed etnie, di generazioni e genders (nelle parole di Mitzi Lorenz, “le donne non sembrano donne, gli uomini non sembrano uomini”, perseguendo un’estetica ugualmente, narcisisticamente gender-bender e metrosexual).

 

Non semplicemente Buffalo look, dunque, ma Buffalo style, uno stile di vita che capovolgeva i clichés passando anche per il linguaggio: lo stesso termine murder, che dà il titolo alla mostra, mutuato dal caraibico, perde la sua accezione funerea per diventare un intercalare equivalente al nostro inflazionatissimo figo, cool.

 

Lorenzo Marcucci e Riccardo Slavik tributano omaggio a Ray Petri ed alla sua crew riunendo a loro volta la loro piccola crew di amici e collaboratori e creando due anime, separate ma complementari, di quello che per loro rappresenta l’iconografia Buffalo.

 

 

Marcucci, Slavik, Buffalo 6Abbiamo così, da una parte, forti immagini editoriali sapientemente create da Lorenzo con occhio contemporaneo su volti nuovi, avvalendosi di capi della stagione SS2013 in cui resta palpabile una forte influenza di Ray Petri e della sua epoca; dall’altra, ritratti di modelli dall’aria più rude, real people che indossano combinazioni di capi vintage e pezzi di archivio, fotografati in stile più intimo, quasi raffinatamente formale.

 

Le due anime di stile e fotografia, la ricercatezza estetica abbinata al vintage, e l‘approccio invece più moderno, elegantemente crudo delle fotografie più dichiaratamente di moda - seppure con forti richiami stilistici al lavoro di Ray - arricchite da una sottile ironia, si combinano sui muri candidi del locale in rapida successione, creando un microcosmo di stile che - se per alcuni può essere un bel ricordo - diventano una piacevole tanto quanto potente scoperta per molti.

 

Marcucci, Slavik, Buffalo 4The harder they come, the better

(Ray Petri, The Face, Marzo 1985)

 

 

Lorenzo Marcucci & Riccardo Slavik

MURDER! BUFFALO. A TRIBUTE

 

dal 21 febbraio al 14 aprile 2013

 

Blanco - via Morgagni, 2 [angolo piazzale Lavater] - Milano

Orari: dal martedì al sabato, dalle 08.00 alle 02.00 | domenica dalle 18.30 alle 02.00

Ingresso: open admittance

Info: tel. 02.29405284 | Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

www.blancomilano.com | Facebook/Blanco Milano

theflamboyantblog.wordpress.com | www.lorenzomarcucci.it  

 

The crew: Lorenzo Marcucci [photography] Riccardo Slavik [styling & concept] Lorenzo LSP [archive & music]

Models: Michael @2Morrow - Adam @NoLogo - Lance & Franco @Independent - Fallou, Jonathan & Kevin @I love models

SS2013 fashion by: Moschino, Versace, DSquared2, Costume National, Frankie Morello, Y3

Styling Assistant: Misha

Prints: Photo-In

Pics’ credits & courtesy: the artists [Riccardo Slavik & Lorenzo Marcucci]

 


[1] ‘’Ciò che fece Buffalo fu cercare di creare un suo proprio progetto al di fuori del sistema-moda.

Eravamo interessati alle immagini e all’atteggiamento.

Certo, amavamo lo stile e la moda, ma era una singola componente di un tutto più ampio.

Usavamo una giacca Armani perché ci piaceva il taglio, non per l’etichetta.

L’obiettivo principale di Buffalo fu quello di creare una forza estranea all’establishment’’.

Jamie Morgan

 

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