REQUIEM FOR A QUEEN
di Fabiola Triolo
Sono fermamente convinta che i geni di tutti i tempi siano quei visionari che, all’interno del settore nel quale operano, rompono le regole - perché la creatività, a ben guardare, è sempre un’operazione di rottura.
Ad esempio, parlando di letteratura, penso a Gore Vidal; parlando di moda, a Franco Moschino.
Per me, la Moda è noncuranza dell’omologazione più ipocrita, che si atteggia ad avere la lettera maiuscola in forza alla mera presenza su una passerella a svariati zeri e ad opinabile valore; la Moda è arte, è stile comunicativo, ed Anna Piaggi ne era - insieme ad altre leggendarie icone come Diana Vreeland ed Isabella Blow - splendida, irripetibile testimonianza.
Una figura minuta ma gigantesca, magnetico riot caleidoscopico, di cui percepire l’aura sfogliando le Doppie Pagine delle quali era redattrice per Vogue da decenni, piccoli forzieri del tesoro battuti ancora sulla stessa Olivetti di sempre.
Proprio come faceva ancora Gore Vidal, nello scrivere i suoi capolavori.
Incurante di quello che le stesse testate per le quali lavorava imponevano, trascendendo le innumerevoli mode - effimere meteore volatili che si riciclano all’occorrenza, quando mancano le Idee - Anna Piaggi creava su se stessa, e raccontava agli altri, la Moda, quella che ti fa spalancare la bocca, immaginifica, nella quale riesci a cogliere sempre mille meravigliose citazioni e ancora una, reintepretate in modo magnificamente unico.
Teatralmente a suo agio nelle mises più surreali, madrina del vintage quando ancora solo l’idea faceva arricciare il naso, super-eroina di Karl Lagerfeld nello splendido sketch-book del 1986 Anna Chronique, unica musa della mostra Fashion-ology a lei dedicata dal Victoria & Albert Museum nel 2006...
Perdonatemi se non mi va di scriverne la biografia, né di dilungarmi in troppe parole.
Del resto, Anna Piaggi era esattamente quello che si vede dai suoi più che eloquenti ritratti, nella regalità, nella visione, nell’eclettismo. Nell’attonimento che scuote chi la conosceva e la adorava, ora che è andata via.
Nel genio, e ancora di più.

La regina è morta, viva la regina! (30.10.2008)
Pics' credits:
1_artwork by Achraf Amiri
2_artwork by Yvo Bisignano for Flamboyant Magazine, The Rich Issue
3_pic by Ezra Petronio for Self-Service Magazine, issue 22
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