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HELMUT NEWTON 1920-2004 - A cura di June Newton - Parigi, Grand Palais - fino al 30.07.2012 PDF
Mercoledì 30 Maggio 2012 11:55

TUTTI I FETICCI DI HELMUT

Helmut Newton 1920-2004 - A cura di June Newton - Parigi, Grand Palais - fino al 30.07.2012

di Stephanie Chaulet

 

Helmut Newton, Nova, Paris 1973Tacchi alti.

Nuvole di fumo da labbra scarlatte.

Zoofilia e public sex.

Veneri senza veli e Veneri in pelliccia, Veneri languide, Veneri dominatrici. Helmut Newton ha immortalato le donne e i loro corpi, belli e dannati, provocanti o raffinati, ipersessuati o androgini. Laddove Yves Saint-Laurent seppe conferire potere alla donna attraverso la rivoluzione del prêt-à-porter, Newton l’ha fatto tramite la sua stessa rappresentazione: «J’ai toujours été intéressé par le pouvoir - sexuel, financier ou politique[1]». Nuda, splendida, a gambe e a mente aperta. Potente di quella forza che solo la bellezza, e la consapevolezza di essa, sanno donare.

Parigi fu il perfetto campo di battaglia per esprimere lo stile sui generis di un artista che - dalla Germania nazista all’Australia, passando da Londra - ha saputo afferrare e splendidamente rendere lo spirit della liberazione femminile, per celebrare una donna senza tabù e senza catene - se non quelle dei giochi erotici. E Parigi, oggi, dedica la sua prima mostra francese al genio della fotografia dei rich and famous, allestita con maestosità al Grand Palais. In esposizione quasi trecento scatti: 60 anni di carriera messi in scena sotto la cura di sua moglie June, anch’essa nota fotografa con lo pseudonimo di Alice Springs.

Helmut Newton portrait by Alice Springs, 1987, courtesy Galleria Carla Sozzani

Helmut Newton, La Bourgeoise, Paris 1974Sulla carta il fascino erotico della borghesia, allestito da un rampollo di famiglia agiata che ha conosciuto l’esilio perché ebreo (il suo vero cognome fu Neustädter), spinto alla fotografia a 16 anni da sua madre, visti gli scarsi successi in campo scolastico. Un vissuto che gli ha permesso di maturare uno stile centrato sulla ribellione nei confronti dei codici della moda, una sovversione assoluta e caparbia dai concetti allora paralizzati di arte e di buon gusto, che passa per il suo licenziamento da Vogue France nel 1964, a causa di un suo servizio su Courrèges per Queen Magazine, reo di non averne reso conto (nonostante non fosse tenuto all’esclusività) all’allora editor in chief Françoise de Langlade, e riassunto solo due anni dopo grazie alla fiducia assoluta della nuova editor Francine de Crescent.

Helmut Newton, various works for Vogue

A Parigi non esistono preconcetti protestanti, e Newton può finalmente rivelare il suo estro. Contro tutto il movimento femminista, scatenato nei confronti di questo «voyeur, obsédé sexuel[2]», ha dichiarato, lapidario e geniale, «La vulgarité c’est la vie, l’amusement, l’envie, les réactions extrêmes[3]».

Helmut Newton, various works 

Helmut Newton, Leaving Las Vegas, A night at the OperaLa retrospettiva si apre con queste sue parole: «Some people’ photography is an art. Mine is not. If they happen to be exhibited in a gallery or in a museum, that’s fine. But that’s not why I do them. I’m a gun for hire[4]».

Duecentocinquanta scatti, quaranta Polaroid, un lungometraggio girato dalla moglie, Helmut by June, innumerevoli copertine ed editoriali tra nudi, ritratti e fotografie paesaggistiche, come la splendida Leaving Las Vegas, impregnata dell’atmosfera malinconica del romanzo di John O’Brien, e del successivo film di Mike Figgis.

Helmut Newton, Margaret Thatcher, Jean Marie Le PenAnche nella ritrattistica, Newton fa del politiquement incorrect uno stilema, meglio se fondato su personalità già di per sé forti come quelle di Margaret Thatcherla mia pin-up preferita») o di Jean-Marie Le PenI like photographing the people I love, the people I admire, the famous, and especially the infamous, those who are famous although they wouldn’t have to be. My last infamous subject was the extreme right wing French politician Jean-Marie Le Pen[5]») o, al di fuori dell’establishment politico, come quelle di Salvador Dalì morente e di Andy Warhol dormiente, di Karl Lagerfeld e di Yves Saint Laurent, di dive, di dandy, di caratteri indimenticabili.

Helmut Newton, vari ritratti

 

Helmut Newton, Me and Courbet at Musee dOrsay, 1996La fotografia di moda fu tuttavia il mezzo di cui più si servì, per scongelare l’iceberg delle convenzioni, rendendo complici della sua missione le supermodels più famose - quelle che non mi alzo dal letto per meno di 10.000 dollari al giorno.

Si è spesso arricchito di referenze culturali, dall’arte alla cinematografia, come per lo scatto North by Northwest (1967), chiaro omaggio ad Intrigo Internazionale di Alfred Hitchcock, o nel tributo alla Venere Rokeby di Diego Velasquez (1648 ca, National Gallery di Londra) per After Velasquez in my apartment (1981), così come in quello a Man Ray per Le Baiser - Bordighera (1982).

Helmut Newton, Velasquez, Man Ray, Hitchcock

Helmut Newton, Marta Marzotto in her garden with her portrait by Renato Guttuso, 1986

Helmut Newton, Nadja Auermann, Vogue US 1993

Helmut Newton, Cindy Crawford and Helena Christensen, Vogue Paris 1991

Helmut Newton, Brescia 11, Brescia midi, 1981Emblematico è il dittico tratto dalla serie Les nus et les vêtus (1981), titolo alla Scott Fitzgerald e impatto visivo alla Tarantino: stessa posizione da amazzone, stessa location (in questo caso Brescia), ora la donna è vestita, ora sfacciatamente nuda. Contro il bon goût allora imperante nell’editoria di moda («I hate good taste. It’s the worst thing that can happen to a creative person[6]»), dove tutto era improntato sul valorizzare l’abito, più che la donna, il suo è un umorismo sfrontato, catartico e monumentale, come spiega il co-curatore della retrospettiva Jérôme Neutres: «Il a photographié des femmes monumentales dans des décors monumentaux. L’exposer au Grand Palais nous a paru une démarche évidente[7]».

Helmut Newton, rue Aubriot, 1975

Il celebre scatto Autoportrait avec femme et modèles sembra esser il simbolo del suo elegante voyeurismo, ma forse quello ancora più emblematico è il ritratto di June, seminuda, disinvolta e sicura di sé, che accende una sigaretta a pasto consumato: il potere esplosivo dei clichés erotici arricchito della massima eleganza. In due parole, il Newton touch.

Helmut Newton, autoportrait, June 

Helmut Newton, Saddle I, Jo Champa at Chelsea HotelLe sue foto sono una grande palette dei desideri più o meno repressi della natura umana, dal bondage al sadomasochismo, dal gender-bending all’autoerotismo, tra bordelli, manichini, animali e ruffiani. Un microcosmo che fa pensare alla Belle de Jour di Bunuel - del resto, Catherine Deneuve, come quasi tutte le dive viventi, fu una delle modelle d’eccezione che si prestò al suo obiettivo. E laddove lo si tacci di maschilismo, si verrebbe presto contraddetti dallo sguardo sicuro e dominatore di ognuna, nessuna esclusa, delle protagoniste delle sue opere.

Helmut_Newton_divas

Helmut Newton, Karl Lagerfeld, Carla Bruni, Liz Taylor

Incline esso stesso al lusso, ha saputo tuttavia guardarlo con oggettività e distacco, cogliendone la caducità - come nello scatto x-Ray Van Cleef & Arpels, dove lo sfarzo simbolizzato da sontuosi gioielli si accende e si spegne ad intermittenza su uno scheletro macabramente bello - o mettendone in scena la volgarità, come per Fat hand and dollars.

Helmut Newton, Van Cleef & Arpels, Fat hand and dollars

Helmut Newton Jeff Koons and Cicciolina, Italy 1991E infine, l’amore.

Al di là del presunto maschilismo, dell’innegabile epicureismo, della pornografia reale o accusata tale, lo scatto angelicamente provocatore della coppia Jeff Koons/Cicciolina o quello intensamente complice di David Lynch e Isabella Rossellini sembrano fare da trait d’union tra i due poli dell’opera di Helmut Newton: l’arte ed il piacere.

Innumerevoli coppie celebri hanno fortemente voluto lasciarsi ritrarre da lui, dai Taschen (editori dei suoi cataloghi tra i quali spicca Sumo, entrato nella storia dell'editoria come pubblicazione più voluminosa in assoluto - circa 30 kg per 464 pagine - e tra le più care - 10.000 €, con un leggìo appositamente disegnato da Philippe Starck) ai Bailey, da Donatella Versace e Paul Beck a Diane von Furstenberg ed Alain Elkann, a Serge Gainsbourg e Jane Birkin.

Helmut Newton, couples

Una definizione lapidaria che egli stesso diede della sua arte fu «J’aime la photographie qui a des couilles[8]». Clamorosamente (o glamour-osamente) audace, ed incurante dei rischi, questo homme qui aimait les femmes ha saputo costantemente darne dimostrazione.


Helmut Newton, 1920-2004

a cura di June Newton, con la collaborazione di Jérôme Neutres

Scenografia: Paul Kahlfeldt (Kahlfeldt Architekten, Berlino)

dal 24 marzo al 30 luglio 2012

Grand Palais des Champs Elysées - avenue du Général Eisenhower, 3 - Parigi

Orario: tutti i giorni tranne il martedì dalle 10.00 alle 22.00

Ingresso: intero € 11.00 - ridotto € 8.00

www.grandpalais.fr - www.helmut-newton.com  

Acquista il catalogo


Pics’ credits

 

Helmut Newton, Nova, 1973

 

Alice Springs, Helmut Newton’ portrait in high heels, 1987 - courtesy Galleria Carla Sozzani

 

Helmut Newton, La Bourgeoise, 1974

 

Helmut Newton for French Vogue, 1994

Helmut Newton, Nastassja Kinski, Playboy US, 1983

Helmut Newton, Yves Saint Laurent and Uschi Obermaier, 1973

 

Helmut Newton for Italian Vogue, 1997

Helmut Newton, Arielle after a haircut, 1982

Helmut Newton, Grace Jones, 1978

Helmut Newton, Jenny Kapitan at Pension Dorian, 1977

Helmut Newton, Jerry Hall, Vogue US, 1974

Helmut Newton for French Vogue, 1974

 

Helmut Newton, Leaving Las Vegas, 1998

Helmut Newton, A night at the Opera, 1988

 

Helmut Newton, Margaret Thatcher, 1991

Helmut Newton, Jean-Marie Le Pen, New Yorker, 1997

 

Helmut Newton, Salvador Dalì, Figueras, Vanity Fair, 1986

Helmut Newton, Andy Warhol, 1974

Helmut Newton, Helmut Berger, 1984

Helmut Newton, Michelangelo Antonioni, Valentino and Monica Vitti in the Café Greco, 1985

Helmut Newton, Isabella Blow

Helmut Newton, David Bowie, 1983

Helmut Newton, Sophia Loren, 1977

 

Helmut Newton, Me & Courbet at Musée D’Orsay, 1996

 

Helmut Newton, After Velasquez in my apartment, 1981 - Diego Velasquez, La Venere allo specchio, 1644

Helmut Newton, Le Baiser - Bordighera, 1982 - Man Ray, Le Baiser - Lee Miller, 1930

Helmut Newton, North by Northwest, Vogue UK, 1967 - Alfred Hitchcock, North by Northwest, 1959

 

Helmut Newton, Marta Marzotto in her garden with her portrait by Renato Guttuso, 1986

 

Helmut Newton, Nadja Auermann, US Vogue, 1993

 

Helmut Newton, Helena Christensen and Cindy Crawford, Vogue Paris, 1991

 

Helmut Newton, Brescia 11.00, Brescia midi, 1981

 

Helmut Newton, Rue Aubriot, Le Smoking YSL, 1975

 

Helmut Newton, Self portrait with wife June and model, 1981

Helmut Newton, June Brunell, 1972

 

Helmut Newton, Saddle I, 1975

Helmut Newton, Jo Champa at Hotel Chelsea, 1988

 

Helmut Newton, Ava Gardner, 1984

Helmut Newton, Catherine Deneuve, 1976

Helmut Newton, Madonna, 1990

Helmut Newton, Ornella Muti, 1986

Helmut Newton, Charlotte Rampling, 1977

 

Helmut Newton, Karl Lagerfeld, 1992

Helmut Newton, Carla Bruni, 1992

Helmut Newton, Liz Taylor, 1985

 

Helmut Newton, Van Cleef & Arpels diamond bracelet x-ray, 1979

Helmut Newton, Fat hand and dollars, 1986

 

Helmut Newton, Jeff Koons & Cicciolina, 1991

Helmut Newton, Benedikt & Angelika Taschen, 1999

Helmut Newton, David Lynch & Isabella Rossellini, 1986

Helmut Newton, Diane von Furstenberg & Alain Elkann, 1984

Helmut Newton, Serge Gainsbourg & Jane Birkin, 1978

Helmut Newton, Donatella Versace, Allegra & Paul Beck, 1990

 

All pics’ courtesy Helmut Newton Estate


 

 


[1] «Sono sempre stato attratto dal potere - sessuale, finanziario o politico».

 

[2] «voyeur, maniaco sessuale».

 

[3] «La volgarità è vita, divertimento, invidia, reazioni estreme».

 

[4] «Le fotografie di taluni sono arte. Le mie non lo sono. Se capita che vengano esposte in una galleria o in un museo, tanto meglio. Ma non è questo il motivo per cui le realizzo. Io sono un killer professionista».

 

[5] «Mi piace fotografare le persone che amo, quelle che ammiro, i famosi ma soprattutto i famigerati, quelli che sono famosi anche se non dovrebbero. Il mio ultimo soggetto famigerato è stato il politico francese di estrema destra Jean-Marie Le Pen».

[6] «Odio il buon gusto. È la peggior cosa che possa capitare ad una persona creativa».  


[7] «Ha fotografato donne scultoree in scenografie monumentali. L’esibizione al Grand Palais ci è sembrata la giusta evoluzione».


[8] «Amo la fotografia con le palle».

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Fenomenale ed unico!!!!!
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