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Lucy + Jorge Orta per ZegnArt, FABULAE ROMANAE - Roma, MAXXI - fino al 23.09.2012
Venerdì 11 Maggio 2012 13:09
DOVE DIMORANO GLI SPIRITI?
Lucy + Jorge Orta per ZegnArt, Fabulae Romanae - Roma, MAXXI - fino al 23.09.2012
di Francesca Borzacchi
“Sognavo di essere un piccolo Michelangelo,
che cercava il denaro per realizzare le sue opere.
Oggi I Medici, Lorenzo il Magnifico, sono tornati con Zegna,
il cui sostegno dimostra che la cultura fa la differenza”
Jorge Orta
Un viaggio simbolico attraverso le strade di Roma, attraverso gli occhi di dieci spiriti eterei: Fabulae Romanae è un’installazione composita dedicata alla città di Roma, con il supporto di alcuni allievi del Centre for Sustainable Fashion e del London College of Fashion, curata dalla sempre splendida Maria Luisa Frisa.
Prima delle tappe di ZegnArt - Special Projects, della quale protagonista è la coppia formata da Lucy + Jorge Orta, essa inaugura una serie di mostre basate su collaborazioni con artisti contemporanei a testimonianza della filosofia del Gruppo Zegna, che attribuisce all’arte un ruolo fondamentale come irrinunciabile strumento di ricerca e sviluppo.
Nelle parole di Gildo Zegna, “Se lo Zegna-spirit è sempre stato pionieristico e fortemente connesso al lavoro in termini di eccellenza ed innovazione, l’ambizione che abbiamo per ZegnArt è quella di innovare il modello stesso di intervento culturale, favorendo l’incontro di mondi differenti in una reciprocità che diventa pietra angolare intorno alla quale potere costruire il futuro”.
Il progetto è presentato al MAXXI nell’ambito di Tridimensionale, nuovo allestimento permanente della collezione MAXXI Arte, focalizzato sulla relazione spazio/oggetto e costellato da opere di artisti come Maurizio Mochetti, Juan Muñoz, Remo Salvadori, Thomas Schüttee Franz West.
Lucy e Jorge Orta, la prima architetto inglese ed il secondo fashion designer argentino, muovono dai primi anni Novanta la loro ricerca verso una direzione dove temi sociali, filosofici ed antropologici incontrano la dimensione critica dell’arte. Si servono di diversi media, suggeriscono stili di vita alternativi, mirano ad esplorare le problematiche generate dal caos della realtà contemporanea. L’attenzione per il dettaglio, la ricercatezza dei materiali, il bisogno di cambiamento, l’estetica anche come sinonimo di etica e sostenibilità sono i punti cardine che uniscono Lucy + Jorge Orta al Gruppo Zegna.
L’installazione multimediale Fabulae Romanae, come spiega Maria Luisa Frisa, “è indirizzata al MAXXI (reso simbolo contemporaneo di Roma) come punto centrale di una mappa emblematica, che delinea nuove traiettorie lungo la città. Gli input iniziali percorrono nuove vie, tanto fisiche quanto celebrali: una nuova rete di relazioni tra bellezza antica e forme moderne, tra modi di vita che - in maniera fluida e cangiante - reinterpretano l’antica struttura urbana. La città è vissuta ed interpretata come uno spazio di accoglienza multietnico e completo, all’interno del quale convergono le traiettorie della bellezza, della gentilezza e della comodità”.
La prima impressione che si ha, percorrendo il corridoio che porta immediatamente alla sala, è quella di una realtà di atelier.
Sedici quadri appesi alla parete costituiscono lo Storyboard, la vera e propria trama della fiaba. Essenzialmente schizzi a matita e disegni dettagliati, che immortalano ognuno degli spiriti.
Abiti utopistici, imbracature, architetture multiformi, maschere surreali, pratiche soluzioni futuristiche progettate sul corpo umano, che improvvisamente ci catapultano in avanti nel tempo trascinandoci immediatamente a ritroso, poiché evocano meravigliosamente, ciascuna a proprio modo, le architetture classiche di Roma: l’Altare della patria, il Colosseo con la millenaria Lupa, l’Arco di Costantino, il museo.
La forma e la sostanza di ogni costume/spirito ritratto riecheggia i luoghi classici più immaginifici della capitale; ma ciò che concretizza questi bozzetti su carta è la presenza, in ogni foglio, del campionario delle stoffe - rettangoli di cotone, lana, seta, tessuto tecnico scelti appositamente dagli artisti, che contraddistingue da sempre l’eccellente casa di moda maschile.
Terminato il corridoio ci si ritrova al loro cospetto: energici manichini color metallo, cinti da imbracature da escursionismo, esibiscono le complesse manifatture degli Orta. I toni si fanno sempre più vivi, tutto è in continuo divenire. Osserviamo incantati, come si farebbe dinanzi ad una vetrina di negozio.
Al centro della sala c’è theFlying man, vestito di un grandioso costume in tessuto tecnico impermeabile a cui gli angoli, appesi alla parete retrostante, conferiscono una dinamicità ed una leggiadria tale che sembra poter volare sospinto dal vento. Essenza di libertà.
Poco più avanti, una delle due Domes Dwelling, cuore pulsante dell’istallazione che richiama il tema della tenda, caro agli Orta come sinonimo di rifugio.
Costruzione sartoriale ma non solo, realizzata con tessuti innovativi, copiosamente rivestita da scampoli colorati, camicie, guanti imbottiti, rievoca non solo i Sette Colli, ma anche l’elemento architettonico romano per antonomasia, la cupola.
Forse è li che dimorano gli spiriti?
Medesimo intento si palesa due passi più avanti. Un altro immobile personaggio ci offre una suggestiva visione, sollevando in aria quattro mini-mongolfiere in tessuto multicolore rifinite minuziosamente.
Emergono i contrasti tipici di una sartoria trasposti nel design di un habitat, o nella praticità (alternativa) di un abito realizzato con cura.
Spirito viaggiatore per eccellenza, personificazione di eleganza e ricercatezza dei materiali, ritroviamo the Traveller. Come un uomo d’affari in viaggio, di fatto è un cappotto nero, solo in un angolo sproporzionato, con sei lunghe maniche, due delle quali applicate posteriormente, che scruta l’intera sala come un fantasma senza tempo. Al suo capezzale, cinque valigie di varie dimensioni in tessuto nero e dal misterioso contenuto, quasi a riflettere l’arcana condizione dell’uomo moderno, alla ricerca di un vero scopo nel mondo.
Ci sediamo, mettiamo le cuffie alle orecchie ed è mattino sul Ponte Sant’Angelo. La città si sveglia, fissiamo un angelo berniniano, il cielo romano, poi d’incanto ci ritroviamo al’interno del MAXXI, sulle scale del quale una creatura con una futuristica maschera rossa simbolizza il museo-icona della città contemporanea. In sottofondo una suggestiva musica, di tanto in tanto lo scroscio del fiume Tevere, una voce femminile ed una maschile che alternano suggestivi versi del poeta Mario Petrucci. Queste sono le immagini che ci introducono alla favola narrata dalla videoproiezione, diretta da David Bickerstaff, proiettata sulla parete.
Guarda come io guardo davanti a me, e dietro ogni romano volteggiano memorie”.
Gli spiriti viaggiatori con i loro costumi ora sono reali, si impadroniscono della città, la abitano, la vivono silenziosamente. Si dislocano tra le bellezze romane e gli spazi del MAXXI come protagonisti effettivi dei sentimenti della città, tra i rumori della quotidianità urbana - una quotidianità estetizzata - ed il silenzio delle sale. I tessuti rimangono la materia prima.
Ora un fruscio. Una figura trascina una ruota colma di indumenti, “lenzuolo, sole, aria, sogno”, un’altra pesanti fagotti colorati, per gli stretti corridoi del museo. Strascicano il peso della colpevolezza, chissà. The Flying man volteggia, visibilmente rapito dal vento, davanti Castel Sant’Angelo, mentre uno strambo individuo in abito formale e con una maschera da cavallo, bianco come marmo, trotta irrealmente nelle prossimità dell’Isola Tiberina, esso stesso cavallo e biga, odierno antico romano.
Ogni spirito etereo ci rivela delle “bianche memorie”. Il nostro viaggiatore errante dalla meta ignota, con il suo nero cappotto sproporzionato dal quale emergono solo due occhi spauriti, gira spaesato tra le stradine di Trastevere.
“Tu vieni verso di me, ma i muri non possono camminare [...]. Metti un ciottolo nella tua tasca quando vai, così anch’io posso viaggiare”.
Il messaggio che intendono comunicarci gli artisti non è lampante, afferrandolo solo nel momento in cui si ha una visione d’insieme della complessa opera.
Messaggio che dimora nella dualità dell’installazione: spirituale, trascendentale, incatenata alle memorie antiche della città da un lato; tangibile, artistica, manifatturiera della realtà imprenditoriale, dal’altro. Una doppia anima che, di fatto - per dirla in termini sartoriali - costituisce la trama e l’ordito della nostra contemporaneità, e come singoli individui, e come collettività.
Costumi e tessuti come comunicazione di memorie, dunque, o spiriti che si impossessano dei costumi?
Un fatto è certo: Fabulae Romanae narra metaforicamente, attraverso surreali sentinelle, la complessità della nostra immaginazione contemporanea, ed esprime rigorosamente quella dimensione artistica dove moda, sartoria e arte si fondono in un tutt’uno con le memorie della Città Eterna.
Tutto il resto è legato alla storia unica ed irripetibile dell’individuo, come le emozioni.
Lucy + Jorge Orta, Fabulae Romanae
a cura di Maria Luisa Frisa, nell’ambito di ZegnArt - Special Projects
dal 22 Marzo al 23 Settembre 2012
MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo - via Guido Reni, 4A - Roma
Orari: mart., merc., giov., ven., dom. dalle 11.00 alle 19.00 - sabato dalle 11.00 alle 22.00
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