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LOUIS VUITTON/MARC JACOBS - Parigi, Musée des Arts Décoratifs - dal 9.03 al 12.09.2012
Sabato 07 Aprile 2012 09:30
L’ARTE DEL VIAGGIO
LOUIS VUITTON/MARC JACOBS - Parigi, Musée des Arts Décoratifs - dal 9.03 al 12.09.2012
di Stephanie Chaulet
L’attuale mostra allestita al Musée des Arts Décoratifs, a Parigi, sceglie la narrazione di due destini di designers intersecati in una traiettoria che parte dal XIX° per arrivare al XXI° secolo, sposando cambiamenti epocali della nostra società quali l’industrializzazione, per il primo, e la globalizzazione, per il secondo.
Il primo, Louis Vuitton, pioniere dei bagagli di lusso e creatore di una Maison tanto famosa quanto contraffatta, simbolo del potere assoluto del monogramma.
Il secondo, Marc Jacobs, direttore artistico della Maison Vuitton dal 1997, esteta americano che ha saputo unire la ricerca stilistica alla sfida che s’impone a tutti i Prometeo della moda contemporanea: quella di essere in grado di indossare al contempo il ruolo della direzione artistica, della soprintendenza del marketing, e di saperne essere coerenti portavoce e testimonial.
Con la scenografia di Samantha Gainsbury e Joseph Bennett, e sotto la direzione della curatrice del museo Pamela Golbin, possiamo seguire su due livelli - il primo interamente dedicato al designer francese, il secondo a quello americano - il cammino dei due tra l’evoluzione del progresso tecnico, dei mestieri dell’arte, nucleo duro dell’alta moda, dell’innovazione stilistica e delle blasonate collaborazioni artistiche.
Così, il primo piano è quello del mondo dei bagagli di lusso, nati grazie al talento ed all’intuizione di Vuitton, che ha saputo cogliere l’aria dell’Ottocento, intrisa di Esposizioni Universali e della nascita di Parigi come riferimento assoluto per l’alta moda.
Vuitton non si è accontentato di essere il perfetto artigiano dell’emballage per le fragili materie della moda: ha saputo anche prevedere l’esplosione del lusso made in Paris assieme alla stella nascente Charles Frédéric Worth, lo stilista britannico cui si fa risalire - insieme all’espansione, reale e figurata, delle crinoline - l’origine della Haute Couture. Vuitton fa del baule uno scrigno raffinato e perfettamente adatto a tutte le stagioni: avvalendosi dei progressi industriali, la tela grigia delle sue valigie diventa resistente e monogrammata con le iniziali, sue e dei suoi facoltosi clienti.
Prede della contraffazione fin dagli esordi, Vuitton perfeziona le sue creazioni rendendole uniche grazie ai numerosi brevetti, finché, nel 1888, deposita quello della tela Damier, perfezionato nel 1896 dal figlio Georges, che, insieme alle onorificenze conseguite ad ogni Esposizione Universale, porta con sé il clamoroso riconoscimento a livello mondiale.
L’artigiano del lusso, sempre spinto ad esplorare nuove tecniche cavalcando l’onda dell’industrializzazione, si mette costantemente in gioco, aprendo la sua prima boutique tra l’Opera e Rue de la Paix, nel cuore pulsante dello sfarzo aristocratico e di quella stessa borghesia che si avvicinava a passi sempre più minacciosi alla nobiltà ed ai suoi privilegi di casta.
Vuitton crea bagagli per custodire durante il viaggio le opere che Worth plasma sul corpo della donna: per ogni stagione, per ogni momento, dalla giornata al salotto letterario alla sera all’Opera, per ogni gonna o sottogonna di crinoline. Proto-testimonials del XIX° secolo, dall’imperatrice di Francia Eugenia de Montijo alla Divina Sarah Bernhardt (che portò nella sua tournée in Brasile ben duecento dei suoi bauli monogrammati), la L e la V diventavano sempre più uno status-symbol del lusso e dell’eleganza.
Louis Vuitton ha fondato così la sua fama sulla triade ricerca della perfezione - attenzione massima ai clienti - innovazione, e Marc Jacobs ha saputo fare suoi questi valori, contestualizzandoli nel proprio tempo. Designer di moda dall’itinerario travolgente (diplomatosi alla Parsons di New York, a 25 anni è già direttore creativo della maison che incarna il sogno americano Perry Ellis), dopo aver creato la griffe che porta il suo nome, nel 1997 diventa direttore artistico della Maison Vuitton, con l’obiettivo di allargare l’offerta ai clienti attraverso l’inserimento delle linee prêt-à-porter per uomo e donna.
Obiettivo brillantemente raggiunto sin da subito, grazie all’eco del suo talento unito alla consolidata iconografia di Vuitton ed a campagne quali quelle dirette spesso da una fotografa del calibro di Annie Leibovitz, o da quelle che ritraevano Madonna per Steven Meisel.
Il suo estro da Vuitton è tutto speso sulla costante ricerca di equilibrio tra l’attualizzazione del design e l’alone di atemporalità di un marchio che è di per sé una leggenda: «Un nom merveilleux. Une griffe célèbre, unique, qui existera après moi. Vuitton n’est pas une maison de mode. On fait des choses « à la mode », on a introduit l’idée de la mode, qui évolue avec les humeurs du temps, les icônes de la culture populaire. Mais le coeur de la marque est inchangé et inchangeable. Tant mieux[1]».
Un compito pop-commerciale, svolto diligentemente da Jacobs, paragonabile nel mondo dell’arte solo all’opera di Andy Warhol, che si riflette soprattutto nelle strepitose collaborazioni che Jacobs intesse per alcune delle più famose capsule-collections della Maison: quella con Takashi Murakami dal 2002 al 2005, che diede vita ai celeberrimi bauletti in tela monogrammata cosparsi di ciliegie, di margherite sorridenti e di manga-panda, quella con Richard Prince nel 2008, inno alla street art ed alle citazioni riprese dai quotidiani americani degli anni ‘70 su una tela monogrammata acida o acquerellata, e quella indimenticabile con Stephen Sprouse del 2001, che ‘sporca’ il tradizionale canvas Monogram di rose fluorescenti, di un pop-animalier monocromatico o del nome della maison scritto a bomboletta spray.
Ed è di Febbraio l’annuncio della prossima collaborazione con Yayoy Kusama, chiamata a creare una collezione che rispecchi la sua visione psichedelica e ossessivamente polka-dotted, e che vedrà coinvolte le 461 boutiques nel mondo a partire da Luglio 2012, in concomitanza con l’inaugurazione della retrospettiva a lei dedicata presso il Whitney Museum di New York.
Collaborazioni che sanno alleggerire ma anche rafforzare, dissacrare e celebrare; colpi di genio nati non solo da brainstorming artistici, ma anche da una puntigliosa ricerca delle tendenze del mercato dell’alta moda a livello mondiale, e dalla costante sfida tecnica, tanto cara a Vuitton in primis, nel trovare nuovi modi di piegare una tela rigida e scura all’inventiva dei designers chiamati ad innovarla.
Una sfida alla quale Jacobs non si è mai sottratto, che passa anche attraverso la sua stessa esposizione in maniera irriverente e provocatoria - perché va bene il rispetto, ma senza che ciò significhi l’annullamento della propria brillante individualità. E Jacobs è sempre stato un adorabile ribelle, come è splendidamente dimostrato nello shooting del 2007 per Harper’s Bazaar US di Jean-Paul Goude “Marc on top”, dove Jacobs in tutù sul piedistallo di un baule Vuitton tiene faticosamente le fila di una Naomi Campbell vestita esclusivamente delle punte da ballerina.
Un atteggiamento che può sembrare lontano anni luce dal rigore originario di Vuitton, ma che sorprendentemente, invece, è proprio ciò che rende nuovamente credibile ed appetibile la griffe. Una totale libertà di espressione, senza alcun'imposizione di stereotipi stilistici, «avec des impulsions plutôt qu’avec des chiffres, parce que la mode n’est pas une science[2]». E mentre continuano a rincorrersi le voci di un toto-Dior che lo vedono prossimo direttore creativo al posto dell’indimenticato John Galliano, Jacobs ammicca enigmatico, senza né smentire né confermare.
«Pour certains, la vie n’a pas de sens sans la mode; pour moi, c’est la mode qui n’a pas de sens sans la vie[3]».
Più che pensare al futuro, dunque, Jacobs resta concentrato sul suo presente, celebrato attraverso questa doppia retrospettiva, costantemente in viaggio e che - almeno fino alla prossima collezione - continuerà ad essere monogrammato.
LOUIS VUITTON - MARC JACOBS
A cura di Pamela Golbin
Dal 9 Marzo al 16 Settembre 2012
Musée des Arts Decoratifs - rue de Rivoli, 107 - Parigi
Orari: dal martedì alla domenica, dalle 11 alle 18 - giovedì dalle 11 alle 21
1_ Sam Gainsbury et Joseph Bennett, scénographie: l’accueil credits Luc Boegly - courtesy Les Arts décoratifs
2_ Sam Gainsbury et Joseph Bennett, scénographie: le catalogue courtesy Les Arts décoratifs
3, 4_ Sam Gainsbury et Joseph Bennett, scénographie: Garde-robe d’une journée & Malles d’un voyage courtesy Les Arts décoratifs
5_ Sam Gainsbury et Joseph Bennett, scénographie: Poupée, trousseau et sa malle (1865) credits Jean Tholance - courtesy Les Arts décoratifs
6_ Sam Gainsbury et Joseph Bennett, scénographie: fotografie a raggi X rivelano il contenuto tipico di un bagaglio femminile del XIX° secolo credits Luc Boegly - courtesy Les Arts décoratifs
7, 8_ Sam Gainsbury et Joseph Bennett, scénographie: Bestiaire en Vuitton & Kage Moss courtesy Les Arts décoratifs
9_ Sam Gainsbury et Joseph Bennett, scénographie: The Chocolate Box courtesy Les Arts décoratifs
10, 11, 12_ Sam Gainsbury et Joseph Bennett, scénographie: Takashi Murakami, Richard Prince, Stephen Sprouse courtesy Les Arts décoratifs
13_ Sam Gainsbury et Joseph Bennett, scénographie : My favourite look is the shiny - headwear by Stephen Jones courtesy Les Arts décoratifs
14_Jean-Paul Goude, Marc on Top, ft. Marc Jacobs et Naomi Campbell (2007) credits & courtesy Jean-Paul Goude
15_Terry Richardson, Marc Jacobs with the Graffiti Keepall bag by Stephen Sprouse Harper’s Bazaar, January 2009
16_Marc Jacobs al vernissage della mostra Louis Vuitton - Marc Jacobs, 9 marzo 2012
Video' credits
Louis Vuitton / Marc Jacobs at Les Arts Décoratifs: Fanclub, running time 5'28''
directed by Ruth Hogben - creative direction Katie Grand
music: Drummer Boy from the MGM movie Strike up the band
All shoes and bags from the Louis Vuitton archive - all models wear sequin leotards and Maribou fans made specially by Louis Vuitton
[1] “Una griffe celebre, unica, che esisterà anche dopo di me. Vuitton non è una casa di moda. Facciamo cose ‘alla moda’, abbiamo introdotto l’idea di ‘moda’ che evolve con gli umori del tempo e con le icone della cultura popolare. Ma il cuore del marchio è immutato ed immutabile. Tanto meglio”. Marc Jacobs
[2] “che si muove per impulsi piuttosto che per numeri, perché la moda non è una scienza”. Marc Jacobs
[3] “Per alcuni, la vita non ha senso, senza la moda; per me, è la moda che non ha senso, senza vita”. Marc Jacobs
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