L’INGEGNERE DEL GLAMOUR
Edward Steichen: The Condé Nast Years - Milano, Galleria Carla Sozzani - fino al 12.02.2012
di Simona Spinola
“Make Vogue a Louvre” (Edward Steichen)
La prestigiosa Galleria Carla Sozzani di Milano ospita, fino al 12 febbraio, una retrospettiva su Edward Steichen, meraviglioso master of photography, per ripercorrere un’intera epoca raccontata attraverso i ritratti delle stesse icone che l’hanno costellata.
Nato in Lussemburgo nel 1879, ma americano d’adozione, Steichen abbandona ben presto la fotografia di guerra per entrare nel gruppo Condé Nast nel 1923, a capo della direzione artistica di Vogue e Vanity Fair, incarico che porterà avanti fino al 1938.
A questi quindici anni di sodalizio con il leggendario gruppo editoriale, che ebbe per primo il merito di capire l’importanza della fotografia come medium ideale, è dedicata questa mostra, che presenta la generazione di quei divi/divinità che hanno scandito le tappe del XX secolo e tinto irreversibilmente di gold il lettering della Old Hollywood.

Pur essendosi cimentato in tutti i generi fotografici, sarà il ritratto in bianco e nero a rendere famoso il lavoro di Steichen, che durante la sua carriera, viaggiando tra Parigi e New York, è stato al contempo magistrale fautore e mirabile interprete delle nuove tendenze del campo: uno stile ancora oggi presente nel lavoro di eredi come Horst P. Horst, Richard Avedon, Robert Mapplethorpe e Bruce Weber.
Al cospetto del suo obiettivo sono passati principesse e statisti, attori e dive del cinema, starlettes e socialités; Gary Cooper, Luigi Pirandello, Amelia Earhart, Henri Matisse, Claudette Colbert, Fred Astaire, Dorothy Parker, William Butler Yeats, Winston Churchill e Louise Brooks sono solo alcuni nomi dell’infinita serie di personaggi felici di essere stati Steichen-ized - e nessun tributo indica la caratura del personaggio, quanto la creazione di un neologismo a lui dedicato.

Uno straordinario talento, unito alla spregiudicatezza di colui che ebbe il coraggio di ammettere di “lavorare su commissione, come un ingegnere” - di contro al principio dell’art for art abbracciato dal suo mentore, il fotografo Alfred Stieglitz - gli ha permesso di muoversi nel mondo dello spettacolo e del giornalismo, passando per la moda, la politica e la letteratura, con la stessa dimestichezza di chi a quell’ambiente appartiene da sempre.

Tuttavia il suo sforzo più grande, ed il suo più grande merito, sta proprio nell’aver saputo conferire dignità ed un nuovo senso alla fashion photography, conscio del fatto che l’opera d’arte non è nel mezzo, ma in colui che lo adopera: “The use of the term ‘art medium’ is, to say the least, misleading, for it is the artist that creates a work of art, not the medium. It is the artist in photography that gives form to content by a distillation of ideas, thought, experience, insight and understanding[1]”.

Padre della straight photography, nonché uno dei primi fautori della fotografia glamour, Steichen gioca magistralmente con la luce e con le ombre, con l’eleganza e con l’equilibrio, padroneggiando abilmente i canoni dell’Art Déco e strizzando continuamente l’occhio alla moda, di cui subisce e scandisce il fascino vestendo di Schiaparelli, di Chanel o di Vionnet ognuna delle leggende che si apprestava a Steichen-izzare.
Alcuni dei suoi ritratti hanno il merito di essere entrati a far parte dell’immaginario collettivo, e per questo stesso motivo sono la prova stessa del merito di Steichen di avere elevato al rango delle arti visive la fotografia di moda. Uno per tutti, il ritratto di Greta Garbo, scelto in un secondo momento per la leggendaria copertina di Life del 1955, accovacciata su sé stessa con le mani tra i capelli, lontana anni luce dalla diva del grande schermo, ed al contempo con tutta l’allure propria solo di una diva.

Grazie al suo lavoro, Steichen ha dato vita a quella grande industria rappresentata dalla nascita delle foto commerciali artistiche: il sofisticato binomio che sta alla base di ogni suo lavoro, composto da scatto fotografico e fascinazione per la moda, ha alimentato ogni progetto di questo artista eclettico, autentico innovatore, abituato alla continua reinvenzione di se stesso e della sua opera.

Diversamente da Man Ray ed Erwin Blumenfeld, artisti prestati alla fashion industry, Steichen preferì non percorrere la strada avant-garde per le sue fotografie commerciali, preferendo piuttosto la cura maniacale per l’allestimento dei suoi set e l’importanza massima conferita all’uso sapiente della luce artificiale.
La spettacolarizzazione del suo lavoro stava piuttosto nella consapevolezza del fatto che era la modella a fare il vestito, allo stesso modo in cui, nell’epoca del reame assoluto di Broadway, era una star a fare il film; Gloria Swanson, Greta Garbo, Marlene Dietrich e Joan Crawford divennero così gli splendidi manichini chiamati ad interpretare gli abiti da immortalare, aprendo la strada alla canonizzazione delle supermodels e della fotografia di moda negli spazi museali, per mezzo dei suoi tableaux.

“Make Vogue a Louvre”: obiettivo raggiunto, dacché, dopo essere state esposte nelle più prestigiose gallerie del mondo, le fotografie di Edward Steichen prendono possesso delle pareti della Galleria Sozzani, che non rinuncia ai grandi nomi, e che è ormai una delle poche in Italia ad offrire la più grande fotografia di moda a costo zero.
L’entrata gratuita, la completezza della raccolta, gli allestimenti minimal compiono la missione di farci ricordare che la moda, a dispetto di buona parte delle riviste patinate che la promuovono seguendo tutt’altri criteri, non è solo un business come un altro.


EDWARD STEICHEN: THE CONDE’ NAST YEARS
a cura di Todd Brandow, William A. Ewing e Nathalie Herschdorfer
dal 20 Novembre 2011 al 12 Febbraio 2012
Galleria Carla Sozzani - Corso Como, 10 - Milano
Orari: lunedì ore 15.30 - 19.30
martedì, venerdì, sabato e domenica ore 10.30 - 19.30
mercoledì e giovedì ore 10.30 - 21.00
www.galleriacarlasozzani.org
Pics’ credits:
1_Edward Steichen, Gloria Swanson, 1928 2_Edward Steichen, Colette, 1935 Edward Steichen, Mae West, 1933 Edward Steichen, Shirley Temple, 1938 3_Edward Steichen, Dorothy Parker, 1932 4_Edward Steichen, George Gershwin, 1932 Edward Steichen, Primo Carnera, 1933 Edward Steichen, Walt Disney, 1933 5_Edward Steichen, Alfred Lunt and Lynn Fontanne, 1925 Edward Steichen, Lupe Velez, 1932 Edward Steichen, Martha Graham, 1931 6_Edward Steichen, Dixie Ray for Woodbury Soap, 1935 Edward Steichen, Marion Morehouse wearing fashion by Tappé - mask by W. T. Benda, 1926 Edward Steichen, Two leather evening shoes with Art Deco touches, both by Vida Moore. 1927 7_Edward Steichen, Greta Garbo, 1929 8_Edward Steichen, Merle Oberon, 1935 Edward Steichen, Paul and Grace Hartman, 1936 Edward Steichen, Pola Negri, 1925 9_Edward Steichen, model Marion Morehouse from the back wearing an elaborate dress by Chanel, 1925 Edward Steichen, Models Claire Coulter and Avis Newcomb wearing dresses by Lanvin and Chanel at 1200 Fifth Avenue, 1931 Edward Steichen, Due modelle - tra le quali Marion Morehouse - indossano abiti Vionnet, 1930 10_Edward Steichen, Anna May Wong, 1930 11_Edward Steichen, Gloria Swanson, 1924 Edward Steichen, Joan Crawford in abito Schiaparelli, 1932 Edward Steichen, Marlene Dietrich, 1935
All pics’ released on Vogue & Vanity Fair 1923-1938 - courtesy Condé Nast Archive, NY
[1] “L’uso del termine ‘medium artistico’ è a dir poco fuorviante, perché è l’artista che crea un’opera d’arte, non il mezzo. Nella fotografia, è l’artista che dà forma al contenuto, distillandovi idee, pensiero, esperienza, intuizione e comprensione”.
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