UNO STATUS SYMBOL AL MURO Il calendario, quintessenza del lusso da parete di Fabiola Triolo pubblicato il 16/01/09
Qualche annetto fa, il genio ribelle di Fëdor Dostoevskij si interrogava sulla forma che avrebbe avuto la bellezza salvifica del mondo; a distanza di un paio di secoli, la risposta arriva, con buona pace del celebre scrittore russo, non da un illuminato circolo di intellettuali bohémiens, ma da uno degli status-symbol più effimeri, e più chic, dei nostri tempi: sua maestà il selettivissimo calendario Pirelli.
Trentasei favolose edizioni per uno dei veri feticci di lusso dei nostri tempi.
La scelta della location per la presentazione di quello che i fashion-addicted di tutto il mondo chiamano confidenzialmente “The Cal” è ricaduta su Berlino, ormai consacrata capitale mondiale dell’avanguardia artistica.
Il gotha del fashion system è così accorso all’antica stazione ferroviaria della città a celebrare quella che si preannuncia essere la versione più equa e solidale dell’oggetto, sia grazie alla stampa del calendario su carta porosa naturale non contenente piombo, sia grazie al gemellaggio con LifeGate, progetto in virtù del quale la Pirelli ha creato e si impegna a tutelare un’area forestale in Costa Rica in grado di assorbire le emissioni di CO2 causate dall’attività di produzione, stampa e promozione stessa del calendario.
“Only beauty can save the world”, titolo dell’edizione ’09 di the Cal, si veste dunque di un abito decisamente nature, riscontrabile in ogni singola scelta realizzativa: lo scenario è l’incontaminato Botswana, il luogo con la più alta concentrazione di animali al mondo, i colori sono quelli della natura, il fotografo che succede a mostri sacri del calibro di Herb Ritts, Richard Avedon, Bruce Weber, Helmut Newton, Mario Testino e Patrick Demarchelier è Peter Beard, profondo conoscitore del continente africano in virtù della sua permanenza in Kenya per oltre 30 anni; i protagonisti degli scatti, coadiuvati dalla bellezza di top model quali, tra le altre, Mariacarla Boscono e Isabeli Fontana, sono gli elefanti.
Accade dunque che lo status symbol, dimentico della sua intrinseca puzza sotto il naso, si faccia promotore di un messaggio universale, individuando quella che Beard definisce “la chiave della salvezza del genere umano” nella bellezza della donna, ritratta come una dea generatrice dai lunghi capelli mossi e collocata in una terra selvaggia e dalla forza assolutamente primordiale. La risposta è dunque nel ritorno alle origini più ancestrali, contro l’espansione cieca e sorda voluta dal progresso: chissà se Dostoevskij, dal sottosuolo, sarà soddisfatto di questa raffinata soluzione al suo dilemma.
Così, per quanto rimanga costante la presenza di meravigliose donne immortalate da grandi fotografi, The Cal ‘09 si differenzia rispetto ai suoi patinati fratelli maggiori per la volontà di comunicare un preciso messaggio sociale; sembra lontana, in questi termini, la fiera scanzonatezza di scatti tesi unicamente a celebrare la bellezza femminile con un pizzico di sapore italiano – uno su tutti, un’indimenticabile Eva Herzigova, datata 1998, dubbiosa sulla cottura degli spaghetti, immortalata in tutta la sua meravigliosa generosità dal sapiente obiettivo di Bruce Weber…
 Deliziosamente menefreghista, vivaddio, appare dunque in quest’ottica il diretto concorrente del calendario Pirelli, il calendario Lavazza, che per l’edizione 2009, in barba alle morali escatologiche, punta i riflettori esclusivamente su quello che rende celebre l’Italia nel mondo, scegliendo come fil rouge la presenza in ogni photo-shoot di una buona tazzina di caffè. Autrice di “The Italian Espresso Experience”, diciassettesimo nato nella famiglia del calendario Lavazza, è la grande Annie Leibovitz, già realizzatrice del calendario Pirelli del 2000, chiamata a raccogliere un’eredità firmata, tra gli altri, da nomi come David Lachapelle, Helmut Newton, Eugenio Recuenco, Jean-Baptiste Mondino e Marino Parisotto. Sette scatti, ognuno ritraente un preciso aspetto di ciò che contribuisce a rendere unico l’italian style, sette personalissime interpretazioni della fotografa sul genio italiano in campo di Storia, Moda, Arte, Seduzione, Cucina e Cinema, omaggiando talenti e archètipi made in Italy come Leonardo da Vinci e Federico Fellini, ma anche Dolce & Gabbana, la Lupa di Romolo e Remo, le atmosfere del Carnevale di Venezia e, ovviamente, un immancabile piatto di spaghetti. Il risultato è un viaggio sofisticato, a tratti surreale, teatrale e vagamente retrò, fatto di colori vivi e saturi, in quelli che sono i miti ed i cliché italiani nell’immaginario internazionale, ulteriormente illuminato da cinque top model ambasciatrici della bellezza nostrana tra cui Eva Riccobono, Elettra Rossellini e Gilda Sansone.
Così, due colossi aziendali italiani come la Pirelli e la Lavazza si ritrovano a percorrere strade parallele in virtù della scelta di scandire elegantemente i giorni dei fortunati possessori dei loro feticci di lusso; un tale, scintillante dispiego di forze per un oggetto la cui funzione principale è quella di promemoria per le visite dal dentista, se non per la scadenza delle rate del mutuo è innegabilmente très, très chic.
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