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CROCE E DELIZIA Il fetish da passerella di Stefano Santangelo pubblicato il 27/02/08 Cavalcando l’onda anomala sollevata da Dita Von Teese, che è ormai riuscita a sdoganare uno dei volti del feticismo, il burlesque, uno stile ricco di ammiccamenti bondage è stato riproposto recentemente da Gareth Pugh, l’enfant prodige della moda in PVC. Acclamato genio dalla stampa britannica di settore, stregata dalle sue creazioni, molto vicine a costumi da film cyber-sadomaso, già dall’autunno 2007, Pugh propone miniabiti in plastica trasparente, soprabiti in PVC nero, ampie mantelle a strisce bianche e nere, e si è avvale di scarne modelle dal volto totalmente o parzialmente coperto.
Come segno di incoraggiamento, poi, Róisín Murphy, ex cantante dei Moloko, ha indossando nel video del suo singolo “Overpowered” un miniabito in PVC a scacchi bianchi e neri con giacca oversized a quadri argento e neri, firmati dallo stilista, contribuendo a veicolare il nuovo trend ad un pubblico più vasto dei quello dei fetish victims.
Rodarte, Thakoon, Herve Leger, Narciso Rodriguez e Givenchy hanno poi accettato la sfida lanciata da Pugh, ed hanno scelto di puntare, per la prossima primavera/estate 2009, su un look decisamente aggressivo, inguainando il corpo in fasce di pelle e latex, come da copione in ogni seduta bondage. Latex leggins, giacche di pelle, vernice, e plateau vertiginosi hanno poi trovato posto in molte collezioni, per accontentare il gusto del proibito dimostrato dai clienti. Come si conviene però all’impero dell’effimero, ogni oggetto fetish, dalla borchia alla calza a rete, prima di essere servito come vittima sacrificale sull’altare della moda, è stato accuratamente svuotato di ogni profondo significato, e sostanzialmente reso innocuo oggetto di culto, idolo senza anima.
Lo stile fetish ha comunque origini lontane nel tempo. Fu la scoperta, negli anni Sessanta del secolo scorso, dei materiali principe di questo stile, ovvero pelle lucida, gomma nera, PVC, e vinile, ad aprire la porta a questo stile, inaugurato negli annali della moda dal cosiddetto “wet look”. Da un uso prettamente sportivo (i capi in questi materiali appartenevano esclusivamente al guardaroba degli appassionati di sport d’acqua), questi materiali giunsero presto sulle passerelle che in quel decennio era laboratori di pura sperimentazione. Spesso erano poi accompagnati da borchie, catene, fibbie e lacci, e da accessori legati al bondage feticista come bracciali alla schiava e “choker” che imprigionavano il collo; oggetti, questi ultimi, ispirati agli anelli indossati dalle donne-giraffa del popolo tailandese dei Padaung. Oltre all’abbigliamento, il settore offre anche una vasta gamma di oggetti di lusso, come il frustino di Parah Noir, il sexy toys in pelle nera, arricchito da un cristallo taglio brillante sul manico, strass e nastro in raso nero (costo 85 euro), o il minimalista e raffinato Telescopic Frustino di Agent Provocateur (dal costo meno accessibile rispetto al precedente: 475 euro).C’è infine una moda, ovviamente made in Japan che potrebbe accompagnare alla perfezione questa nuova vena fetish della moda, è il kegadoru, che significa più o meno "idolo ferito", nata e sviluppatasi a Tokio. Le giovani adepte di questo trend amano bendarsi alcune parti del corpo, così da apparire ferite, ed utilizzano fasciature bianche per indicare candore virginale, e nere come simbolo di malizia e cattiveria.
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