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ECO-COUTURE, MON AMOUR di Fabiola Triolo PDF
Venerdì 24 Aprile 2009 00:00

ethical_fashion_showECO-COUTURE, MON AMOUR

Chic e responsabile: quando l’etica detta moda

di Fabiola Triolo

pubblicato il 24/04/2009
L’ecocompatibile, oltre che imperativo morale, diventa imperativo di stile. Il riscaldamento globale e le problematiche ambientali ad esso legate impongono un momento di pausa dalla logica del consumismo sfrenato, e la necessaria attenzione nei confronti dell’ambiente sembra risvegliare anche le coscienze tendenzialmente frivole dei fashionistas, ricettivi nel dare una svolta etica al proprio amore nei confronti della moda. Così, al di là del costante aumento dei prodotti biologici in ogni settore del mercato, il fashion system risponde alle eco-tematiche nel modo che gli si confà maggiormente, ossia creando.


Tanto nella ricerca in materia tessile, attraverso la sostituzione delle fibre sintetiche ricavate dal petriolo con filati eco-compatibili, estratti da materie insospettabilmente di moda come il mais, il legno o le proteine del latte, quanto nella riscoperta di tecniche di lavorazione antiche a basso impatto ambientale ed eticamente corrette, il verde non è più solo una nuance sensibile agli altalenanti voleri delle stagioni di moda, ma il colore che caratterizza l’intero processo della filiera produttiva di molte prestigiose griffes. Sulla scia delle Nazioni Unite, che hanno dichiarato il 2009 “anno internazionale delle fibre naturali”, ad oggi non esiste capitale della moda che non dedichi uno spazio, all’interno della sua settimana più fulgente, all’Ethical Fashion Show, catwalk dove stilisti affermati, così come astri nascenti, propongono le loro indossabili soluzioni ai problemi ambientali da cui la Terra è afflitta.

 

Im_not_a_plastic_bag_di_AnyaHindmarch    sandra_backlund

 

Uno degli esempi più brillanti in tale senso è dato dalla “haute garbage” -neologismo giocato sulla commistione fra haute couture e average garbage- di Sandra Backlund: segnalata dall’editor in chief di Vogue Italia, Franca Sozzani, all’interno del Protegé Project nel 2008, la stilista svedese crea i suoi capolavori utilizzando unicamente materiali di origine organica o riciclata, con una forte attenzione per i dettagli, da altisonanti colli a scultoree trecce di maglioni in lana, che diventano non più elementi decorativi secondari, bensì parte dominante del capo, con un risultato di forte impatto. Alcune sue creazioni, come l’abito in mollette di legno riciclate, ricordano vagamente i lavoretti dell’asilo, ma sappiamo bene quanto il retrò sia deliziosamente affascinante.

Ancora, in occasione dell’Earth Day del 22 Aprile, il celeberrimo portale Yoox.com ha lanciato Yooxygen (www.yooxygen.com), progetto mediante il quale il sito si impegna ad azzerare l’impatto ambientale delle emissioni di CO2 prodotte dai servizi spedizioni, e sostiene Green Cross International, l’organizzazione non governativa ambientalista fondata dal Presidente Mikhail Gorbaciov.
Tra moda, design, gioielli, libri e musica, il mirabolante esercito di stilisti accorsi a sventolare bandiera verde è innumerevole: da Stella McCartney, da sempre promotrice della sua visione vegana dello stile, a Luella Bartley, da René Caovilla a Stuart Weitzman, passando attraverso Dior, Givenchy, Viktor & Rolf, Gucci e Vivienne Westwood, tutti i principali attori della scena della moda mondiale sono ansiosi di dare pubblico sfoggio della loro arte applicata all’ecologia. Sfavillanti anche le collezioni esclusive in edizione limitata, una su tutte la Carmina Campus di Ilaria Venturini Fendi, che esclusivamente per il sito ha creato le Venetian bags, numerate e certificate pochettes assemblate con sottili lamine di alluminio recuperate da tende veneziane, con interni composti da meravigliosi tessuti vintage, l’uno diverso dall’altro. Plauso, dunque, al passaggio da e-commerce ad eco-mmerce.

 


SolarBag_di_CostumeNationalSempre in materia di borse, sull’onda del sold-out registrato in ogni dove nel 2007 dalla I’m not a plastic bag di Anya Hindmarch - il modo più ethical fashion per scendere al minimarket -, le proposte sono ancora una volta molteplici, dalla Coco’s Croco di Chanel, pochette in jersey o in satin di derivazione completamente naturale a tintura organica, il cui ricamo è un astuto trompe-l’oeil della famigerata pelle di coccodrillo, alla fantascientifica Solar Bag di Costume National, borsa dotata di un mini pannello solare collegato ad una batteria interna, pronta a ricaricare qualsiasi dispositivo digitale senza dannosi dispendi di energia elettrica. Gli stessi colossi mondiali della moda Zara ed H&M si sono mostrati ricettivi all’eco-fashion, producendo, il primo, una linea di accessori che escono direttamente dai laboratori solidali del Sud-Est asiatico, il secondo un’intera collezione, declinata in tutte e tre le versioni uomo-donna-bambino, di abiti realizzati interamente in materiali organici.
TatsukiTakino_per_AOIMa l’ethical fashion prevede anche il riciclo come soluzione all’eterno dilemma tra forma e sostanza: così, oltre alle proposte vintage, incantevole è il lavoro dello stilista giapponese Tatsuki Takino per l’ethical-brand AOI, che produce ex novo capi riadattati da antichi kimono originali, secondo le linee del pret-à-porter occidentale; una contaminazione affascinante che porta a creazioni con tanto di numero di serie e certificato di garanzia: qualora se ne trovi un altro uguale, può tranquillamente scattare la querela.

In conclusione, l’eco-responsabilità in materia di moda dilaga, e così come era successo per il cibo, si ripropone la contrapposizione fra il “fast” e lo “slow” fashion, come arte di concepire la moda in maniera ricercata ed intelligente; oggi più che mai, it’s cool to be kind, ed oggi più che mai è davvero tanta la carne messa a cuocere. Anzi, il tofu.

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