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Frammenti di ritratti amorosi di Cosimo Piediscalzi fino al 15 marzo 2009 su SeroxLab
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Frammenti di ritratti amorosi di Barbara Galati
“Rivedere tutto, i luoghi, soprattutto le persone. Il tempo. L’ossessione personale dell’andare indietro nel tempo (ma senza l’aspetto ricreativo o sognante della cosa). Fa parte del gioco. Fa parte del gioco la scienza che sarà applicata per una letteratura di bisogno. Le cose che si sistemano, si aggiungono cioè si accumulano, si addensano, si accorpano”. C. Piediscalzi
Il titolo della mostra è ispirato alla frammentarietà del racconto amoroso di Roland Barthes. Nel suo libro Barthes, servendosi a sua volta di un'opera letteraria, il Werther di Goethe, definisce il discorso amoroso, in cui il “soggetto amoroso”, alienato dal pensiero dominante, perde il senso della realtà.
L’innamorato rappresenta una figura che non ha posto nella società, poiché vive una de-realtà costruita attraverso la frammentarietà dell’esperienza vissuta.
Spesso non si fa caso alle persone e agli oggetti vicini al nostro quotidiano. Troviamo normale parlare per ore con un estraneo via chat e non renderci allo stesso tempo conto di quello che di reale abbiamo attorno. Di fatto, tutte queste persone e oggetti a noi cari sono appunto “soggetti amorosi”. Essi possono essere considerati come elementi di una moderna collezione di “ritratti” o di “nature morte”, fatte di frammenti di piccole storie quotidiane, i nostri lasciti per il futuro, il nostro testamento affettivo. L'ironia di tale duplicità risiede nel nostro rapporto di odio-amore con tutto ciò che ci circonda. Il lavoro di Cosimo Piediscazi in quest’ottica dà risalto sia alla bellezza che alla bruttezza della piccola e sgraziata quotidianità.
I piccoli ritratti, gli autoritratti, e le piccole nature morte presentati sono stati realizzati seguendo la strategia del racconto; ogni singola immagine rappresenta una parte del vissuto dell’artista. Vi è l’esigenza di includere nel proprio lavoro di singolo l’altro inteso come soggetto che concorre al compimento dello stesso lavoro, in cui in la realtà non è rappresentata ma provocata dall’artista stesso.
Un’umanità congelata e bizzarra popola i dipinti di Cosimo Piediscalzi. Corpi diafani, sorrisi intelligenti, sguardi stralunati si stagliano con maniacale ricchezza di particolari nel chiarore spermatico di una scelta cromatica volutamente sottrattiva, nell’alternanza di colori saturi e slavati combinati ad una complessa simbologia privata. Visioni personali, talvolta attinenti a memoria dall’archivio fotografico di amici e conoscenti, in cui confluiscono tic e ossessioni generazionali.
Le piccole dipinture di Cosimo Piediscalzi sono realizzate con estrema precisione, copiano fedelmente i reali scatti di gente amica. Gli uomini e le donne protagonisti delle fotografie appaiono indolenti e ignari di quanto li attende.
Lo scatto fotografico è spesso affidato alla mano esterna di amici che traducono su sua indicazione un pensiero visivo coltivato lontano dai suoi referenti.
Ma nonostante alcuni di questi ritratti siano la copia di fototessere, essi rivelano una grande profondità psicologia dovuta alla capacità dell’artista di osservare e di estrarre lo stato d’animo dei soggetti raffigurati nelle fredde rappresentazioni meccaniche. L’artista, in questa scrupolosa descrizione, indulge nella cura quasi maniacale del dettaglio, i modelli sono abbigliati con grande ricercatezza, mostrandoci già dai dettagli la loro personalità. La soggettività dell’individuo, rappresentato nel ritratto, costituisce il punto di riferimento da cui deve partire la riflessione dell’interlocutore che si appresta a leggere queste immagini. Si tratta in realtà di persone che hanno letteralmente “perso la testa”, rintracciate e catalogate dal nostro artista. Cosimo Piediscalzi diventa in tal modo il narratore di queste trame attraverso le pagine del suo “Diario visivo”. Disegni veloci e scanzonati che consumano dentro di loro l’ilare insulto di vicende paradossali. E poco importa se tutto si risolve nella “pulizia” di un solo foglio bianco o nel racconto per più tavole, come in uno storyboard.
Così, il suo diventa una sorta di racconto per immagini, dove i ritratti sostituiscono le frasi e il bianco funge da pausa narrativa, entrando a far parte “della frammentarietà di quel discorso amoroso”. Su tutto aleggia un’aria di privazione: il disegno è privo di colore, il colore privo di disegno, la mostra priva di spettacolo, retrocedendo così a ritroso su se stessa, fino a manifestare la sua semplice potenzialità.
Nel suo lavoro di collezionista di “soggetti amorosi”, Cosimo Piediscalzi sottolinea il valore autonomo della “natura morta” come forma d'arte, dando un’importanza tutta speciale agli oggetti che affollano le nostre giornate, nella rappresentazione di oggetti del quotidiano normalmente “inosservati”.
Nella maggior parte delle sue composizioni è presente il piacere stesso di comporre con una ricercata manualità di oggetti effimeri ma fortemente significativi (matite, gomme, righelli, tazze da tè, scarpe), ossessionato come è da un senso dell’ordine che scaturisce dall’infanzia, rintracciabile nel gesto ripetitivo di mettere in ordine i propri giochi, i propri arnesi, pennarelli, fogli di carta, gomme, astucci; un modo in cui esprimere liberamente la propria realtà, utilizzando colori e forme essenziali per ricondurre all’ordine il caos generato dal pensiero spasmodico e incedente del narratore.
Il suo è un universo accogliente e intimo dove permangono le emozioni e le libertà dei bambini, dove si conserva intatto l’approccio apparentemente innocente ma crudelmente cinico e provocatorio della fanciullezza.
Cosimo Piediscalzi esplora e raffina la propria ricerca nell’universo apparentemente anarchico di internet, scegliendo come suo partner un computer portatile fedele annotatore di ogni cosa, divenendo un antropologo del presente ideale e tecnologico, pronto ad amplificare inclinazioni e particolari desideri di una vita mediatica sempre più presente nel nostro quotidiano visivo. “Io e il mio computer siamo oramai fidanzati, siamo un corpo unico e ci amiamo. Mica è azzardato pensare che in una mia visione depressa del mondo trovo in internet una sorta di nuova “politica possibile”. Magari gli utopisti dell’800 oggi mi darebbero ragione, anche loro magari camminerebbero oggi in giro per la città con le loro barbe mistiche e un computer portatile sempre acceso tra le mani. E non parlerebbero più, se non attraverso una tastiera. Il mondo dalla tastiera è migliore. O il mondo dentro una tastiera è anche peggiore. Guardo i mondi senza di me, ma appunto le cose tramite un diario d’inferni privatissimi”.
Ma tutto questo non appare come spettacolo del misfatto, bensì come decostruzione dello stereotipo attraverso il suo stesso simulacro. Ciò che emerge è il ritratto impietoso di una condizione attuale resa con cinismo autoironico e grottesco. L’arte in fondo non è che uno dei più grandi passatempi esistenziali, un segna-tempo ornato da piccoli melodrammi quotidiani e storie straordinarie tradotte attraverso poesia e leggerezza.
COSIMO PIEDISCALZI BIOGRAFIA
COSIMO PIEDISCALZI nasce nel 1978 a Palermo. Giovanissimo, inizia a scrivere e disegnare. Laureato in pittura all’Accademia di Belle Arti di Palermo si dedica anche alla scultura e alla grafica. Espone sue opere in diverse mostre. BEATA REMIX Memoria e potenza creativa intorno alla Beata Beatrix, Palazzo d’Avalos, Vasto, Solo Show Zelle Arte Contemporanea, Palermo. Nel 2003 ha pubblicato “Contrabbando” con le “Edizioni della Battaglia”. Appalto Kant. Quadernetti jurnatari edizioni Il Rovescio - 2007 Attualmente vive a Pavia.
http://www.myspace.com/ilcapraio http://www.zelle.it/exhibitions/piedisca http://www.ilrovescioeditore.com/scheda
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