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4x20 Lasciare asciugare
di Gianmaria Ponzi
VISITA LA MOSTRA/ VISIT THE SHOW
L’idea della mostra si distende e tenta di declinarsi sul ritratto fotografico o meglio sull’autofotoritratto ed è il frutto di una lunga e paziente ricerca compiuta nei mercati internazionali e sui vari portali del web.
Raccoglie circa 100 fototessere originali in bianco e nero che vanno dagli anni 30 agli 80 e proiettano presentazioni al mondo, in pochi attimi, nella causalità più assoluta, nell’abbandono a pose che sfuggono allo sguardo dell’obiettivo mirando a uno sguardo immaginario trafitto dallo scatto senza tregua e ripensamenti.
Sono incluse le strip di artisti negli anni giovanili, al di fuori d’ogni intervento creativo, esclusivamente in momenti privati e come gli animali che di tanto in tanto compaiono non appartengono né all’imperatore, non si agitano come pazzi, non sono innumerevoli ma chiedono solamente di rivendicare uno sguardo allo stesso tempo rigoroso ed eccentrico.
E’ grazie alla passione di Nakki Goranin, fotografa e artista statunitense, che conosciamo la storia dell cabine dei photobooth.
Siberia 1894. Omsk era una cittadina lontana da Mosca dove Anatol Josephewitz nasce da una famiglia di ricci ebrei orefici. Il padre lo avvia presto al destino delle sue passioni: l’America del selvaggio Ovest e la fotografia. Inizia a viaggiare a 15 anni enel 1909 parte per l’Europa. Si ferma a Berlino dome rimane affascinato dai primi semafori automatici e da uno studio di fotografia di ritratti ,soprattutto quelli Hand Tinted. Convince il proprietario ad assumerlo come apprendista e studia all’idea di un procedimento più veloce, meno costoso ed efficiente per lo sviluppo e stampa.
La divinatio era in atto e naturalmente anche il Sogno Americano.
Lui, nel vuoto di cognizione che accompagna ogni passione, s’interessa alla costruzione di una macchina come una realtà tecnica, per destinarla a realtà umana e sociale ci penseranno le migliaia di persone che li hanno lasciato le loro tracce.
Il primo Photomaton arriva nel settembre 1925 a Broadway tra la 51 e la 52 strada. Con guide dai guanti bianchi che istruivano le persone alla loro corretta utilizzazione. Ma è nei grandi magazzini Woolworth che cambia il vento. La cabina diventa luogo d’incontri clandestini e fugaci e i proprietari sono costretti a rimuovere e accorciare le tende.
Certo, Josepho, non conosceva Vaucanson, non aveva sul comodino Lacan o Borges ma la prefigurazione della costruzione di un autoimmagine, delle infinite velature degli specchi, delle inesauribili liberazioni del dasein, rimane inserita nei panneggi dello sviluppo e nell’idea di questa creazione.
L’estensione straordinaria dai confini tradizionali della fotografia sono del tutto casuali e accidentali, sono stati prodotti all’interno di un piccolo spazio dove hanno preso vita complessività creative.
Il credito creativo che spetta a noi per gli artisti come Warhol, Magritte, Vaccari, Goranin, Yeunet, Costa non sarà mai equilibrato per il debito che lo dovranno concedere ai fiumi di persone, coppie, adolescenti,romantici perdigiorno, flâneur che nel silenzio di luoghi anonimi delle città, nelle stazioni ferroviarie, negli affollati grandi magazzini, appartati, affannati, gioiosi, tristi hanno restituito a sé stessi l’altro da sé desiderato, temuto, vezzeggiato.
Studio Fontaine
98/a Via Cardinal La Fontaine
01100 Viterbo
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collaborazione Majakowskij Comunications Viterbo
fino al 31 GENNAIO 2010
dal giovedì al sabato 17-19.30
links:
www.photobooth.net
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