mercoledì 23 luglio 2014  
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L'autismo salvifico della Bellezza. Intervista a MUSTAFA SABBAGH PDF
Venerdì 20 Dicembre 2013 10:00

MUSTAFA SABBAGH E L’AUTISMO SALVIFICO DELLA BELLEZZA

L’Estetica dell’Imperfezione, la Moda e l’Anti-Moda. Intervista a Mustafa Sabbagh

di Fabiola Triolo

 

Nell'articolo sono presenti immagini inedite: ai lettori di Serox, Mustafa propone di scoprire quali...

 

 

Mustafa Sabbagh, autoritrattoNon amo le cose che non riescono a pungermi, a tagliarmi dentro, a toccarmi.

La Bellezza è qualcosa che fa male, ma non per quello bisogna evitarla, anzi.

Siamo un po’ tutti masochisti, in fondo, e l’atto più bello del masochismo è amare la Bellezza.

Un sadico non può amare la Bellezza”.

 

La Bellezza non è una composizione floreale, rigida nella sua artificiosa armonia. La bellezza è il vaso che la contiene, quando si infrange dinamico in mille taglienti pezzi.

Non è la sinuosità di un corpo costruito, ma la carnalità della pelle - con i suoi pori, le nervature, le sue vene.

Bello non è il semplice bagnarsi, ma immergersi a fondo, un attimo prima di affogare.

La Bellezza è un’eiaculazione di immagini che sfogano da un amplesso intenso e tormentato, è lo sforzo intuitivo sotteso al deciframento dell’espressività, nascosta da un velo. Non ci sono sorrisi costruiti, ma maschere che li coprono; non esistono pose plastiche, se non quella - naturale, umana - della crocifissione.

La Bellezza più autentica è autistica, vive in un mondo a sé, destabilizzando il conforto, banale e massivo, dello status quo del mercato della moda.

Isolata dalle logiche commerciali imperanti, potentemente inconsapevole della sua sacralità, il suo sacerdote è Mustafa Sabbagh.

 

Elogio dell’errore

[soundtrack: Goldfrapp, Clowns - running time: 4’09’’ - push play]

 


Mustafa Sabbagh 3bTrovo molto interessante che, per noi, l’imperfezione sia la lettura della diversità:

io sono diverso da te, perché ho altri tipi di difetti”.

 

Fabiola Triolo | È un immenso piacere averti con noi, Mustafa.

Dalla Bellezza Salvifica di Dostoevskij, all’Estetica del Brutto di Rosenkranz, corre lo spazio della tua armonia del disagio, l’ossimoro della splendida imperfezione, che ferisce e affascina.

Le tue fotografie sono popolate da un’umanità varia, inquietantemente seducente, che però non è solo quella poeticamente grotesque dei Freaks di Tod Browning o di Marc Quinn, ma anche quella di modelli formalmente molto belli, resi mostruosi da artifici come maschere, elmi, paraocchi. Sortendone il paradossale effetto di restituirli, ai nostri occhi, in maniera ancora più attraente.

È questo un atteggiamento figlio della stessa douleur exquise che si prova entrando nel tuo sito: credi che esso sia stato colpito da un virus, sai che potrebbe contagiarti, ma non riesci ad interromperne la navigazione, fino a quando non capisci che l’errore era solo un artificio... e che, forse, l’imperfezione non è altro che una costruzione sociale.

È come se, secondo te e grazie a te, il brutto, come anti-canone estetico, non esista.

 

Mustafa Sabbagh 23

 

Ma probabilmente non è così: esiste per te la bruttezza, dal punto di vista estetico?

E, una volta reso meraviglioso l’errore, il passo successivo è forse una certa forma di autocompiacimento dello sbaglio, di narcisismo che preluda all’auto-accettazione, come funzione finale e messaggio universale delle tue foto?

Mustafa Sabbagh | Certo che esiste la bruttezza: è ciò che ci rende cloni. Ed i mass-media sono i creatori della peggior estetica.

Annullare l’idea che ogni individuo è una persona, è bruttezza.

"L'amore e l'arte non abbracciano ciò che è bello, ma ciò che, grazie al loro abbraccio, diventa Bello" (Karl Kraus).

Allo stesso modo, quando subentra il narcisismo, penso, in fondo, all'amore delle forme diverse, che ci dà la possibilità di essere veri - se la verità è una strada che ci porta ad accettare il diverso. Anche il diverso che vive in noi, allora, diventa un atto sublime.

Una rivoluzione dell'autenticità.

 

Mustafa Sabbagh 2

 

La moda e l’anti-moda

[soundtrack: Adam & The Ants, Christian D’Or - running time: 3’50’’ - push play]

 

Mustafa Sabbagh 4Non mi interessa più la carta stampata, perché ti chiedono di essere un esecutore.

Io devo incidere su quello che faccio, ma una fotografia che fa riflettere non fa comprare.

La vera bellezza ferisce, la vera bellezza mette a disagio.

Ciò che rassicura, secondo me, è la banalità”.

 

Fabiola | Negli ultimi tempi, sembra che il tuo locus animae prediletto, ed il luogo ideale preposto ad accogliere i tuoi lavori, abbia traslocato: dal bianco e nero della carta patinata delle riviste di moda più prestigiose, al classico white cube delle gallerie d’arte contemporanea.

Riflettendo sul tuo rapporto con la moda, mi è sovvenuta un’espressione tristemente nota: Arbeit macht frei, “il lavoro rende liberi”, l’illusorio proclama che campeggiava all’ingresso dei campi di concentramento nazisti. Un formale messaggio di libertà, che mal celava un subdolo ordine di costrizione.

Tuttavia, continuo a leggere fra le righe un tuo grande amore per la Moda, certamente non meno forte di quello per l’Arte contemporanea. Tu stesso, oltre che un prestigioso cv da fashion photographer, hai un trascorso da modello per couturiers come Gianfranco Ferrè, e fotografi quali Bruce Weber.

 

Mustafa Sabbagh 24

 

Quali aspetti ti vincolano, e quali ti di-vincolano, rispettivamente, della Moda e dell’Arte?

Mustafa | Il lavoro che si sceglie rende davvero liberi; il lavoro in sé non è altro che esigenza per vivere... direi per sopravvivere.

La moda? Se si parla di ‘tendenze’, allora la trovo arcaica. Ma se si scorge il lato creativo, e sociale, allora sì che mi trova innamorato. Mi chiedo come si faccia a non amare il genio di McQueen, l'eleganza sottomessa (ma raffinata) del primo Margiela, la folle contaminazione della Schiaparelli, e poi Coco, che fece portare il pantalone alle donne, liberandole...

Ecco che allora, in questi casi, arbeit macht frei, perché Moda - o Arte - hanno il medesimo ruolo: liberare la mente.

 

Mustafa Sabbagh 5c

 

Fabiola | Trovarsi di fronte ad una tua fotografia di moda è venire a contatto con un’istantanea che stilla storia del costume - da gorgiere e bustini rinascimentali, ai capispalla scultorei di Thierry Mugler, ai kimono rieditati da Kansai Yamamoto, alle gemmazioni sartoriali contemporanee di Sylvio Giardina - frutto di un tuo costante lavoro di ricerca e documentazione, piacere e cultura.

Ma il modo in cui ti servi della moda è inusuale, ricalcando quasi lo spirito dadaista dell’Estetica del Trovarobe: una sovversione di canoni e di codici, per una ri-conversione della destinazione d’uso dell’abito stesso - ora indossato al contrario, ora rivolto ad una parte del corpo diversa da quella per cui è stato concepito, bustiers steccati su uomini tatuati, uniformi militari su donne aggraziate.

L'abito perde ogni identità di genere, per trasformarsi in un allucinato monito metrosexual alla civiltà dei consumi: qual è l’insegnamento di cui i tuoi abiti redenti si fanno portavoce?

 

Mustafa Sabbagh 25

 

Mustafa | Ho sempre pensato che l'abito sia la nostra casa naturale, e ciò mi ha portato a credere che esso, come dalla sua etimologia, si abita, e non si porta.

È questo il suo insegnamento, perché nella società contemporanea che reputo ideale trovo sia superato, il termine genere.

 

Mustafa Sabbagh 6

 

Incubi e Catarsi

[soundtrack: Roisin Murphy, Rama Lama Bang Bang - running time: 3’36’’ - push play]

 

Mustafa Sabbagh 7Trovo il bello anche in cose che gli altri trovano orripilanti e squallide.

È una forma di attrazione ambigua: è quanto mi attrae e quanto mi fa paura, tira fuori il mio lato oscuro, inteso come indagine psicologica sul mio essere.

E la vera forza è riuscire a dire ‘Io amo la parte più negativa di me”.

 

Fabiola | Nella raccolta di fotografie The Naked and the Nude - accanto a nomi quali Joel-Peter Witkin, Vanessa Beecroft, Nobuyoshi Araki, Pierre et Gilles ed Inez Van Lamsweerde & Vinoodh Matadin - il curatore di fama internazionale Peter Weiermair ti ha inserito tra i 40 fotografi in attività più importanti del mondo (scrivendo anche la prefazione del tuo recente progetto editoriale, Solo).

Una summa della tua arte fotografica che, raccontata sovente su fondali grigio/blu, ha i toni della cinematografia noir, ed il surrealismo inquietantemente onirico, rosso, di quella lynchiana.

 

Mustafa Sabbagh 33

 

Penso alle tue foto, ma anche a fashion films - come Utopya con Laura Dondoli e Gianluca Gori, o A contemplation on M. Antonioni con Antigone Koulokakos e Marco Brollo - ed al video musicale per il singolo Winter Olympics, di Iori’s Eyes: c’è la poesia dell’inquietudine, ci sono costrizioni e vincoli, c’è tormento e contorni fumosi, imperscrutabili.

 

Mustafa Sabbagh 26

 

Sembra quasi che tu voglia esorcizzare qualcosa che ti spaventa: quali sono, Mustafa, le tue paure?

E qual è il tuo atteggiamento nell’atto catartico di immortalarle e, dunque, nel tentativo di superarle? Lucido controllo, o emozionale abbandono ad esse?

Mustafa | La mia più grande paura è quella di non essere capace di capire la Bellezza, che è un dono.

Poi parlerei di disagi, non di paure, se ti dico che soffro il mass-marketing, dove ci vendono la banalità come la via della salvezza... ed un altro disagio che patisco è quello della mercificazione dell'intimità.

Il mio atteggiamento nell’atto dello scatto è quello di rispetto profondo, devoto, reverenziale: con la luce amo accarezzare il prossimo, non violentarlo - come si fa con scatto compiaciuto.

 

Mustafa Sabbagh 21

 

Dietro la Maschera

[soundtrack: Yellow Magic Orchestra, Behind the Mask - running time: 3’33’’ - push play]

 

Mustafa Sabbagh 9Quando metti una maschera, questa svolge un effetto contrario a quello presunto - il nascondere - perché il fatto che chi la indossa non abbia occhi per controllare le sue azioni, la composizione del suo corpo, in quel momento rende completamente se stessi.

È il buio totale. È rendere cieca una persona,

per restituirla completamente meravigliosa agli occhi di chi la guarda”.

 

Fabiola | Nell’osservare il modo in cui lavori, ho trovato cruciale - direi liturgico - il momento in cui, durante lo styling ed alla fine di un asciutto grooming, copri i volti dei tuoi modelli con le maschere che scegli, splendide e sconvolgenti, autentiche opere d’arte.

Un momento esso stesso di un erotismo raffinato, come quello reso in foto: mai volgare, avulso dalla pruderie dei servizi di moda di molte riviste patinate, prostrate al diktat del sex sells; ma anche un erotismo autentico, potenziato nella sua verità dalla scelta - a priori e costante, da parte tua - di una totale assenza di postproduzione.

L’unico éscamotage è proprio l’impiego della maschera.

 

Mustafa Sabbagh 22b

 

La maschera come protezione - quasi un espediente per riempire il retaggio cristiano della vergogna - e la maschera come dichiarazione, come ennesimo atto anti-moda, dall’immediato effetto gender-bender e liberatorio.

 

Mustafa Sabbagh 27

 

Se dovessi classificare, in ordine di importanza, gli elementi singoli che compongono le tue opere, quale peso conferiresti alla maschera, all’interno della composizione formale? Ruolo principale o secondario, accessorio o protagonista?

Mustafa | Bello, intelligente, ricco, accettato: nella società di oggi si impone la maschera ad ogni individuo, non gli si dà la libertà di essere se stesso fino in fondo.

È una maschera falsificante, subdola, vigliacca.

Il ruolo che conferisco alle mie maschere, invece, e l'uso che ne faccio, è assolutamente principale: è un atto di rifiuto per le maschere imposte, invisibili e mistificanti.

Scelgo di immortalare delle opere d'arte per sentirci più liberi. Scelgo di ritrarre maschere, per farci sentire ancora più individui.

 

Mustafa Sabbagh 8

 

Racconti Epidermici

[soundtrack: Zola Jesus, In your nature (David Lynch remix) - running time: 3’34’’ - push play]

 

Mustafa Sabbagh 11Il mio feticcio?

La pelle, il blu delle vene, il sangue che corre dentro le vene, ed è la vita.

Ed io sono feticista della vita”.

 

Fabiola | Pelle come pori, vene, nervi, nei.

Segni di abiti sfilati che costringevano, di tatuaggi che raccontano un'anima, di corde sciolte dopo una prigionia - o dopo un gioco di estremo piacere.

Pelle come naturale rivestimento dell’anima, quello più visibilmente vulnerabile.

Pelle come urna sacra, che contiene fieramente una geografia di cicatrici esibite, a proclama di un vissuto imperfetto, per te maggiormente interessante proprio in quanto tale.

Una tra le cose che mi colpisce è che impieghi le maschere per celare l’espressività del volto, ma al contempo esalti l’epidermide - che probabilmente, differentemente dalle espressioni facciali, non può mentire.

Dall’espressività celata alla carnalità esibita; perché la pelle, come oggetto privilegiato del tuo appassionato feticismo?

Mustafa | Perché la nostra pelle è l'abito più elegante che indossiamo.

La pelle è il nostro diario, dove tutto viene scritto.

La pelle è il nostro tramite con il mondo.

La pelle è pura vita.

 

Mustafa Sabbagh 12
Mustafa Sabbagh 12b 

 

I Dittici, Paesaggi Emozionali

[soundtrack: Antony & The Johnsons, The Lake - running time: 5’17’’ - push play]

 

Mustafa Sabbagh 13Nell’osservare i tableaux dei landscapes, dei notturni, delle spiagge, delle foreste, dei cieli e delle nebbie, ed anche dei suoi nudi, ci troviamo di fronte ad espressioni pure dell’assenza dell’Altro,

[...] ad immagini eiaculate attraverso un'impeccabile mise en scène di carne e alberi, immortalati secondo una precisa e puntuale liturgia, dove la figura umana è un paesaggio,

allo stesso modo di un mare in tempesta”.

(Antonio Mancinelli, testo critico alla personale di Mustafa a The Format - Milano, 2013)

 

Fabiola | Un apporto significativo alla fotografia contemporanea, ed un preciso stilema della tua arte, è sempre maggiormente rappresentato dalla composizione formale del dittico.

Un ritratto umano ed uno paesaggistico, posti fianco a fianco, a rispecchiarsi nella loro medesima emozionalità, come se ognuno di loro promanasse dall’altro.

 

Mustafa Sabbagh 17b

 

Nell’osservare la tranquillità momentanea del mare accostata a Matteo, o a 15 years old, ci si ritrova a fantasticare sulla storia che sottende al dittico stesso, distico elegiaco di un volo pindarico simile a quelli propri dell’infanzia, quando ogni immagine era pretesto sufficiente per creare una favola.

Hai saputo, così, dare una nuova accezione all’espressione di tableau vivant: due dimensioni che prendono vita e forza l’una nell’altra.

 

Mustafa Sabbagh 28 

 

Volendo creare il tuo autoritratto attraverso un dittico, quale tableau paesaggistico affiancheresti alla tua immagine?

Mustafa | La scelta periodica del dittico si basa sulla mia certa convinzione che anche il contesto crea la sostanza.

Ritrarre Mustafa Sabbagh sarebbe per me la più complessa delle opere: io non mi vedo. Io mi sento. Tuttavia, credo che il mio autoritratto più rappresentativo sarebbe seduto su una sedia, nel mezzo di una stanza vuota.

Nello scatto accanto, un mare in tempesta.

 

Mustafa Sabbagh 14b

 

Sabbagh’s Crew

[soundtrack: Siouxsie and The Banshees, Happy House - running time: 3’54’’ - push play]

 

Mustafa Sabbagh the crewLa fotografia diventa, per me, una forma di religione.

Il mio apporto per rendere il mondo più sacro è rappresentarlo.

E rappresentarlo vuol dire rappresentare il mio mondo”

 

Fabiola | Non soltanto Simone Valsecchi, tuo frequente alleato nello styling più ricercato e visionario; ma anche talenti brillanti, dell’arte contemporanea - come Marco Brollo, Christian Zucconi, Davide Dormino; della performance, come Drusilla Foer/Gianluca Gori, Laura Dondoli, Antigone Kouloukakos e Sebastiano Filocamo; e della moda, come Milena Altini e le griffes Dead Meat, Soul Skin e 1. Dark Level.

Artisti che eccellono nel campo figurativo all’interno del quale si esprimono, accomunati, oltre che da una meravigliosa estetica decadente, anche dalla costante collaborazione con te.

Partnerships che travalicano l’ambito lavorativo, per diventare affetto ed amicizia; doppie personali, nel senso più sublime e letterale del termine, dove il lavoro si fonde con l’affiatamento e la familiarità, creando non esattamente un entourage, quanto più una sorta di famiglia artistica.

 

Mustafa Sabbagh 31

 

Qual è, o quali sono, le tue condizioni imprescindibili, nella scelta di collaborare con un determinato artista?

Mustafa | Non potrei lavorare con una persona che non stimo profondamente. Molti la definiscono sinergia, io direi che è un atto d'amore. Non sono semplici colleghi, sono la mia famiglia, e la famiglia più sentita è quella che si fonda su una volontà di scelta: la mia famiglia sono le persone con le quali scelgo di collaborare.

Inoltre, sono sempre profondamente affascinato dall’accezione pasoliniana dei ragazzi di vita: etichettati negativamente da una società ottusa, ma splendidi nella loro imperfetta essenza. Hanno sempre una storia da raccontare, e sono anche loro, la mia Famiglia - assieme alle persone con le quali scelgo di collaborare, e a quelle alle quali - come te, come molti - mi unisce la condivisione profonda di una visione.

 

Mustafa Sabbagh 17

 

Avedon-ism & Other Stories

[soundtrack: Fever Ray, When I grow up - running time 3’56’’ - push play]

 

Mustafa Sabbagh 30Non so neanche più se è il mio lavoro, la fotografia, perché lavori anche quando dormi.

Qualunque cosa guardi ti riporta a cosa volevi dire, o avresti voluto dire, e a come l’avresti detto.

Ogni giro di sguardo è uno scatto, un mondo”.

 

Fabiola | Hai studiato architettura allo IUAV, a Venezia; successivamente sei stato per molti anni a Londra, assistente di un mostro sacro della fashion photography quale il sofisticato maestro della ritrattistica, in bianco e nero ed in movimento, Richard Avedon.

Cosa rimane, degli anni con Avedon, nella tua arte?

Mustafa | Avedon è il Dio della Fotografia, al punto che parlare di lui mi sembra poco riguardoso, da parte mia. La frase che ha segnato il mio (troppo poco) tempo passato con lui è "la forza di uno scatto sta nella sua intimità".

 

Mustafa Sabbagh 16b

 

Fabiola | Parlando ancora della tua formazione: qualcuno dice che sei un brillante erede coevo della pittura fiamminga; qualcun altro riconosce, nelle tue opere, il fascino esercitato da subculture quali il movimento dei New Romantics, o il trascorso artistico di quel performer meraviglioso che fu Leigh Bowery.

 

Mustafa Sabbagh 18

 

Degli eleganti incubi alla David Lynch abbiamo già detto; io, per esempio, ritrovo nella tua arte quella fascinazione da umanità varia che abita i caffè di notte dipinti da Edward Hopper, ed un fil rouge - che si trasforma in toni destabilizzanti, pastellati e splendidamente imperfetti - che ti unisce all’arte di fotografi contemporanei nordeuropei come Juergen Teller e Wolfgang Tillmans.

 

Mustafa Sabbagh 15

 

Mi sovvengono inoltre i visionari e tormentati tableaux di Nick Knight, o l’asciuttezza stilistica, in bianco e nero ma altrettanto profondamente loquace, dei ritratti di Hedi Slimane.

 

Mustafa Sabbagh 10

 

Nessuno, però, meglio di te, può rivelarci ciò che ti ha influenzato, e ciò che continua a farlo.

Dimmelo con 3 opere d’arte.

Mustafa | Roger De La Pasture - Polyptique du Jugement Dernier.

Gian Lorenzo Bernini - Fontana dei Fiumi.

Wittgenstein - regia di Derek Jarman.

 

Un P'tit Divertissement

[soundtrack: Boy George, Ich bin Kunst - running time: 2’35’’ - push play]

 

Mustafa Sabbagh 19Un roi sans divertissement est un homme plein de misères

(Blaise Pascal, Pensées, 1670)

 

Fabiola | Questa luuunghissima intervista volge al termine, Mustafa.

Nel ringraziarti di cuore per il tempo che ci hai concesso, e per l’arte che ci regali, vorrei lasciarti con un divertissement, un piccolo gioco, che nasce dopo aver constatato che, mentre stiamo discorrendo, sei presente con tue esibizioni in più gallerie, non solo in Italia, ma nell’intera Europa.

Ti va di giocare?

 

Tema:

La mia mostra ideale

Di: Mustafa Sabbagh

 

Svolgimento:

La mia mostra ideale si terrebbe nel periodo storico del [...].

Gli spazi che la accoglierebbero sarebbero quelli di [...], e la curatela sarebbe affidata a [...].

Nelle mie opere i modelli sarebbero [...], vestiti da [...].

La filodiffusione all’interno degli spazi trasmetterebbe in loop [...].

Al rientro a casa, dopo avere visitato la mia mostra ideale, tutti gli ospiti sarebbero accomunati dallo stesso, universale sentimento: [...].

Mustafa | La mia mostra ideale si terrebbe nel periodo storico del 2060.

Gli spazi che la accoglierebbero sarebbero quelli di una piccola scatola di 2x2 metri, e la curatela sarebbe affidata a una ex-suora pentita.

Nelle mie opere, i modelli sarebbero piccoli adulti con sembianze di bambini, vestiti da Alexander McQueen.

 

Mustafa Sabbagh 29

 

La filodiffusione all’interno degli spazi trasmetterebbe in loop questa e questa, rigorosamente alternate - come quelle terapie a base di farmaci complementari, la cui efficacia dipende dagli assoluti contrasti dei princìpi...

Al rientro a casa, dopo avere visitato la mia mostra ideale, tutti gli ospiti sarebbero accomunati dallo stesso, universale sentimento: la vita non è altro che un sogno... ed è tutta da vivere come tale.

 

Mustafa Sabbagh 20b

 

Explicit

F. | Musta, cosa devo mettere come credits e courtesy delle immagini?

M. | Ma lascia stare credits & courtesy.

Metti le immagini in grande formato, e, se vogliono, sono contento se scaricano tutto.

È questo, il bello del web...

 

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avatar Sergio
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Che intervista splendida. Che parole toccanti. complimenti ad entrambi.
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avatar Fabiola
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Mille grazie, Sergio!
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avatar Emanuela
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Davanti a certe persone si può solo stare in silenzio e ascoltare, rapiti.
Aprire testa e anima e imparare, sperando che la bellezza ci entri dentro, nelle vene, nel sangue.
Mustafa e Fabiola mi hanno emozionata, profondamente. Un incontro meraviglioso: grazie per averci reso partecipi.
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avatar Fabiola
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Grazie a te, Emanuela, per averci aperto il cuore, ed averci permesso di entrare. Perché per ascoltare ed emozionarsi, la condizione imprescindibile è un cuore appassionato!
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avatar Jerome
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Che piacere leggere finalmente un'intervista in cui le domande non sono "sogni nel cassetto" e "progetti futuri"! Davvero complimenti ad intervistato ed intervistatrice, si percepisce che ci avete messo l'anima, cosa sempre più rara nell'universo intricato della rete. Per non parlare dei lavori di Sabbagh, che sono meravigliosi...
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avatar Fabiola
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L'anima c'era tutta, Jerome, grazie... e convengo: i lavori di Mustafa sono meravigliosi, quanto è meraviglioso lui.
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avatar Matteo
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L'ultima domanda è geniale, e la risposta è fantastica!
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avatar Delfina
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Un'intervista lunga, ma avrei desiderato che continuasse. Ottima anche la scelta delle canzoni, le ho ascoltate tutte: un perfetto sottofondo per immagini e domande. Non è un'intervista, è un bellissimo film! Complimenti!
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avatar Fabiola
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Che belle parole, Delfina, grazie!
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avatar Antonio
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Una intro perfetta per un grandissimo artista
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avatar Paola Prestigiacomo
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Un'intervista così è merce rara, mi sono emozionata. E' vero, "la bellezza è qualcosa che fa male, ma non per quello bisogna evitarla". Complimenti!
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avatar Reyes
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An-co-ra! An-co-ra! An-co-ra! ;-)
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