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UN MESE D’ARTE, IN PRIMA CLASSE - Intervista on the road a FRANCESCO CASCINO PDF
Venerdì 10 Maggio 2013 10:42

IN VIAGGIO CON CASCINO... UN MESE D'ARTE, IN PRIMA CLASSE

Intervista on the road a Francesco Cascino

di Barbara Galati

 

 

Francesco Cascino

L’intervista a Francesco Cascino, contemporary art consultant in Italia,

- con tutti i dilemmatici annessi e connessi che ne conseguono, ndr -

nasce dalla mia curiosità per i continui spostamenti di questo instancabile viaggiatore, ma soprattutto dallo scambio di pareri e opinioni estrapolati dai post di Facebook che, come tutti i social networks, accorciano le distanze e consentono di parlare agevolmente, e in maniera diretta e veritiera, con persone che appartengono al mondo dell’arte.

 

 

 

Barbara Galati/ Quando ti ho contattato per la prima volta, circa un mese fa, eri appena stato all’inaugurazione della mostra di Fiona Tan al MAXXI e stavi per partire per Milano, dove c’era ad attenderti la lunga settimana di MiArt e del Salone del Mobile.

Ti chiedo subito un breve confronto tra le due città, e soprattutto un commento postumo su quel lungo week-end milanese.

 

Francesco Cascino/ Roma e Milano sono legate da una lunga tradizione di amore per l’arte di tutti i tempi, con una differenza sostanziale e terribile: il metodo.

Roma è abituata alle forme parlanti, alla scultura di grande qualità disseminata per strade e palazzi. E palazzi del potere. Queste profonde radici hanno sopito la sua capacità di creare ogni giorno, di aggiornare i linguaggi e di capire, conseguentemente, la ricerca ed il sistema, professionale e pubblico, necessari per difenderne il suo enorme valore.

 

cooltural trip MI, piazza Aulenti e Forgiatura

 

 

cooltural trip MI, Acciaierie FalckMilano è avvezza invece ad innovare, a rompere gli schemi, a generare nuovi modelli di creazione e protezione delle idee. Sono imprenditori, ragionano per risultati, non per curriculum.

 

Nel nostro Cooltural Trip a Milano (gita alla scoperta di cultura di nuova generazione) abbiamo visitato le vecchie Industrie Falck, patrimonio di archeologia industriale rigenerato e, in parte, dedicato a gruppi di designers che inventano nuovi prodotti dell’eccellenza italiana contemporanea.

 

Un’esperienza entusiasmante, la rinascita ciclica di arte, architettura e design.

 

 

cooltural trip MI, MiArtBG/ Nello specifico, come si colloca MiArt nel panorama fieristico italiano?

Quali le differenze e le novità (se ce ne sono state) in quest’edizione?

Ed in questo tipo di eventi, quanto pesa il ruolo del curatore, e quali Fiere vale la pena visitare in Italia?

 

FC/ Il MiArt curato da Vincenzo De Bellis è stata una ventata di qualità nuova, e rigorosa, come non se ne vedono in Italia da anni. Una selezione accurata e professionale di gallerie che fanno della ricerca il loro punto di incontro tra domanda di cultura e offerta di artisti che interpretano storia, presente e futuro con le pratiche dell’arte contemporanea più coraggiosa e colta.

 

Questo è un valore per tutta Milano e per tutta l’Italia: gli investitori pubblici e privati internazionali chiedono che l’arte si rinnovi, perché l’arte è il primo valore per ogni Paese, come dicono anche la Merkel e Obama.

 

 

 

BG/ Dopo Milano, ti sei spostato fuori dalle mura italiche: Parigi, Bruxelles, Londra. Che tipo di atmosfera hai trovato e quali sono le diversità che hai riscontrato rispetto al nostro territorio e alla sua gestione?

 

FC/ Tutte le città del mondo evoluto finanziano o supportano, con leggi apposite, la ricerca e l’innovazione culturale. Recarsi a Lione, Bruxelles, Anversa, Londra, Parigi, Barcellona, Singapore, vuol dire riprendere a respirare, guardare il mondo ogni giorno con occhi diversi. Ovunque lo Stato sovvenziona nuovi distretti culturali, laboratori e musei che selezionano la qualità e la presentano al pubblico in contenitori straordinari, affidati a grandi e visionari architetti.

 

Europa, CAC Bruxelles e Ebor St Londra

 

Il connubio arte-architettura, formula tutta italiana della Firenze del ‘500, sconfigge ogni crisi e combatte ogni declino…

 

 

BG/ Riporto qui una tua citazione: “Mi rendo conto che esistono due categorie di persone, tra le mille altre: quelli strutturati e quelli creativi. Ecco, io sono caduto sulla terra per fare da mediatore tra le due”. Spiegheresti ai nostri lettori esattamente in che consiste il tuo lavoro? Soprattutto, oggi si può vivere di Arte? È ancora un settore produttivo e creatore di opportunità?

 

FC/ Io sono un art consultant di tipo anglosassone: seguo collezionisti ed imprese nella formazione, selezione e progettazione di collezioni o singoli lavori, spiegando loro cosa contenga un’opera, come pensi un artista, cosa produca per loro stessi e per la collettività il possesso di opere d’arte contemporanea: secoli di storia, il proprio tempo e il futuro appesi a parete.

 

Queste attività si compenetrano e alimentano le competenze necessarie per la mia associazione culturale, Arteprima, per produrre progetti di nuova generazione, affidati ad artisti che indagano le identità nascoste, future e sotterranee di uomini, città, territori e imprese che vogliano responsabilmente imparare e condividere le evoluzioni dei linguaggi espressivi più colti e profondi.

 

Lavoriamo anche sul disagio delle periferie, sulla crescita neuronale di bambini e adolescenti, sullo sviluppo dei distretti culturali delle città, e sempre con le modalità dell’arte che, fin dalle origini, esprime le potenzialità dell’Uomo nel progredire con intelligenza.

 

 

BG/ Quando sei partito non avevamo ancora un Presidente, né si era formato il Governo; sono di questi giorni le nomine ai vari ministeri.

Come vedi uno che ha riscritto le voci Taranta e Pizzica per Treccani ai Beni Culturali?

 

FC/ È presto per giudicare; so solo che Bray risponde ai nostri tweets anche alle 2 del mattino, e che ha espresso la volontà di proteggere il patrimonio culturale italiano.

 

Ci mancherebbe, dico io…

 

L’errore è che il vero patrimonio è quello immateriale, non i monumenti. O meglio, non solo i monumenti.

Il presente è il valore, gli artisti viventi, le idee, i nuovi modelli di aggregazione.

 

 

BG/ Più volte e in più occasioni, hai affermato che una politica più attenta ai Beni Culturali - e in particolare, alla defiscalizzazione dell’arte - può seriamente cambiare le sorti economiche di un Paese.

Arte: bene-rifugio e rifugio del bene” è un tuo motto.

Come spiegheresti la necessità di abbassare l’IVA sull’arte a chi, oggi, si ritrova l’imposta al 21% sui beni di prima necessità?

 

FC/ Tema cruciale.

 

L’IVA al 4% farebbe la ricchezza dell’Italia, l’IVA al 21% costringe i collezionisti e i musei a comprare all’estero, dove la media è il 7% sulle opere.

Dalla Svizzera alla Germania (IVA sull’arte al 7%), fino alla Danimarca, dove è al 5%, le casse dello Stato non soffrono perché l’arte è tra i primi business del mondo dal 2008.

Cosa ancora più importante, se avessimo IVA e defiscalizzazioni evolute sulla cultura, avremmo una cifra intorno ai 270mila occupati in più... Ti pare poco?

 

cooltural trip Artissima TO 2012

 

BG/ Ancora una tua citazione: “L'arte esplode, rompe i confini e i pregiudizi, forma, informa e trasforma, arriva dove solo gli stolti pensavano non potesse arrivare...”.

Credi che oggi, in un mondo in cui tutti si sentono artisti e creativi, in cui tutti si improvvisano curatori e critici, sarebbe necessario un disciplinario delle competenze, in modo da stabilire chi più lo è e chi no?

 

FC/ Certo. Questo per noi è assoluto.

Ci vogliono competenze provate, risultati ottenuti e verificabili, connubio ed alleanza giuridica tra pubblico e privato.

I Ministri dello Sviluppo Economico e dei Beni Culturali devono delegare agli operatori.

 

L’arte è una disciplina, il suo sistema è un’industria; non si capisce perché non debba vivere delle stesse regole del food, o dei farmaci. I musei sono i centri di accreditamento degli artisti seri, e ci sono mille strumenti per selezionare la qualità che produce valore - economico e neuronale.

 

 

BG/ Quanto contano, ad oggi, i social networks ed i blog per la diffusione dell’arte?

Pensi che anche la comunicazione online vada gestita con maggiori competenze?

 

FC/ Ovviamente sì, ma la divulgazione in rete deve poi diventare fisica, reale.

L’arte si impara solo dal vivo e con gli artisti, nei corsi di formazione in aula e davanti alle opere.

 

 

ABContemporary, Giardino dei Tarocchi

 

 

BG/ Prima di rientrare a Roma sei passato dalla Locanda Rossa di Capalbio - non solo, immagino, per goderti il mare e la buona cucina… Ci spieghi cosa sono gli ABContemporary?

Inoltre, la tua Arteprima presenta un percorso formativo di workshops; in che cosa consistono esattamente?

 

FC/ Sia gli ABContemporary che i workshops sono percorsi di nuova generazione dove, con docenti che vengono dal mondo dell’arte di eccellenza, costruiamo ragionamenti riguardo alle conseguenze dell’arte sull’Uomo, sulle società, sulla politica, sulla finanza, sull’economia e sulle professioni, dalla Grecia ai nostri giorni.

Sono molto amati perché riaprono gli occhi su cose serie e preziose, sulla centralità di mente e sensi.

Vedo persone chiedere di non fare la pausa... e non vanno a scuola da 40 anni.

 

ABContemporary, Locanda Rossa

 

 

BG/ Immagino non ti fermerai a lungo... Ci vediamo alla fine del mese in Laguna, sperando che quest’anno ci sia un po’ più di spazio per la riflessione, visto l’horror pleni della precedente edizione.

Francesco Cascino, Cooltural Trip MilanoCosa aspettarsi dalla Biennale di Gioni?

 

FC/ Solo il meglio. Massimiliano Gioni è un curatore straordinario. Ce lo siamo fatto rubare dagli Stati Uniti, dove sanno cosa produce valore e cosa è solo un apparire inutile.

 

Altro che la moda, l’arte è la linfa vitale di ogni uomo intelligente, e nelle Nazioni evolute (Nazioni come luogo intellettuale e culturale, e non Paesi) lo sanno benissimo.

E sanno scegliere e proteggere il Valore.

 

 

Le risposte di Francesco Cascino, com’era ovvio, mi sono arrivate mentre lui era in partenza per una nuova meta. Diventerebbe difficile, per me, condividere tutti i suoi spostamenti - salvo che io non decida di curare il suo diario di viaggio e diventare la sua biografa ufficiale…

 

Sono comunque sicura che, dopo questa intervista, molti di voi cominceranno a seguirlo - se non fisicamente, vista la difficoltà oggettiva nel seguire un uomo perennemente on the road, quantomeno su Twitter, Facebook e sui suoi siti ufficiali.

 

 

www.francescocascino.com

www.arteprima.org

Francesco Cascino su Facebook

Francesco Cascino su Twitter

 

 

Bio:

Francesco Cascino (Matera, 1965) ha una laurea in Scienze Politiche e un percorso professionale di Direttore delle Risorse Umane, dal 1990 al 1999, in tre primarie aziende multinazionali.

La sua passione per l’arte lo porta a svolgere appieno, dal 2000, la sua attuale attività di Contemporary Art Consultant e ad occuparsi di Cooltural Projects - coordinando un team integrato di specialisti in progettazione culturale contemporanea - e Comunicazione Culturale.

È consulente per la progettazione di collezioni e per l’acquisizione di opere d’arte contemporanea; da questa attività allarga le proprie competenze alla comunicazione culturale per aziende e istituzioni, per le quali progetta comunicazione ed eventi, nei quali sostituisce i linguaggi della pubblicità con quelli evoluti e colti dell’arte contemporanea.

È fondatore e Presidente di Arteprima, associazione culturale di inclusione sociale che opera, attraverso l’arte, sui temi dell’esclusione sociale e dell’infanzia.

È fondatore e senior partner del network professionale Cooltural Hub, specializzato in comunicazione culturale di nuova generazione e realizzazione di progetti ed eventi legati alla contaminazione strategica tra i linguaggi della comunicazione e quelli dell’arte visiva.

È consulente dell’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), docente della Temple University e della Cornell University (Roma) all’interno dei corsi di arte della prof.ssa Shara Wassermann.

È stato ideatore e curatore della prima e della seconda edizione del Premio Terna, e curatore dei Cooltural Projects di Deutsche Bank, Helsinn, Bosch Security System, SAS Business Intelligence e altre aziende multinazionali leader di settore.

Cura la sezione Arte Contemporanea per il contemporary living blog www.chometemporary.it, e scrive periodicamente per alcune testate italiane ed estere.

 

 

 

Pics’ credits & courtesy:

 

1_Ritratto di Francesco Cascino

 

2, 3_Cooltural Trip Milano, 6-7 aprile 2013 - Visita alla “nuova” Milano: Piazza Gae Aulenti e Forgiatura (esempio di rigenerazione urbana)

 

4, 5_Cooltural Trip Milano, 6-7 aprile 2013 - Visita alla “nuova” Milano, Acciaierie Falck (Sesto San Giovanni)

 

6_Cooltural Trip Milano, 6-7 aprile 2013 - Visita al MiArt

 

7, 8_ Viaggio in Europa: Centro per l’Arte Contemporanea in un ex-birrificio, Bruxelles - Ebor Street (esempio di street art), Londra

 

9_Cooltural Trip Torino, 2012 - Visita ad Artissima

 

10, 11_ABContemporary, La Natura dell’Arte, 19-21 aprile 2013 - Visita al Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle, Capalbio

 

12, 13_ABContemporary, La Natura dell’Arte, 19-21 aprile 2013 - Workshop alla Locanda Rossa, Capalbio

 

14_Francesco Cascino durante il Cooltural Trip a Milano, 6-7 aprile 2013

 

All pics’ courtesy: Francesco Cascino

 

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avatar Fabiola
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Splendida intervista, ampiamente condivisibile.
Non mi trova d'accordo solo su un punto: la moda è arte.
Certo, non tutta, ma allo stesso modo non tutta l'arte è Arte.
La moda fa parimenti parte del patrimonio culturale italiano da tutelare, anche in questo caso l'hanno capito all'estero e non in patria. Basti vedere l'importanza che ha, al di fuori dell'Italia, il filone sociologico dei fashion studies.
Esattamente come la sua professione di art consultant, inoltre, nelle altre nazioni si dà grande rilievo alla figura del fashion curator all'interno degli spazi museali stessi.
In Italia, la povera, splendida Maria Luisa Frisa (una dei più brillanti fashion curators italiani) è costretta a faticare il doppio, finché si pensa che la Moda equivalga a sgambettare ben vestiti su una passerella.
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avatar Francesco Cascino
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Grazie Fabiola, gentilissima e attenta. Argomento moda: tema molto delicato e complesso. Ovviamente mi riferivo alla strage di intelligenze che ha prodotto in Italia il fenomeno marketing legato all'apparire senza mai spiegare che si tratta, in alcuni casi, di espressività. Che però ha il "difetto" di essere progettata per essere fruita, per cui o sei Issey Miyake, Pucci e Yamamoto, oppure fai delle cose modaiole, appunto, e hai alcuni guizzi di creatività che esprimono anche narrazioni concettuali per immagini.... Per cui nella sintesi necessaria di un'intervista, distingui tra una disciplina antichissima, la prima dell'Uomo, che affonda radici e produce rami eterni e indaga temi atavici, e un fenomeno che nasce e muore nell'arco di sei mesi, con le dovute, sanissime eccezioni a cui ti riferisci tu di tanti stilisti e stiliste che hanno davvero "creato" oggetti eterni e non soggetti a scadenza.....
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