NUOVA GESTIONE. Un quartiere, sei artisti, cinque spazi sfitti
Intervista a Marco Bernardi e Luana Perilli
di Ilaria Piccioni
A noi del Quadraro c’hanno messo in fondo a ‘sta discesa per farci ricordare tutti i giorni che entrare dentro Roma è ‘na fatica. Che per diventare cittadini dell’Urbe per noi è ‘na strada tutta in salita.
(Ascanio Celestini)
Il principio è offerto dal luogo, dall’ambiente non-in-uso, catalizzatore di memoria stratificata.
Il progetto Nuova Gestione, curato da Sguardo Contemporaneo nel quartiere romano del Quadraro, vede la partecipazione di sei artisti - Marco Bernardi, Margherita Moscardini, Luana Perilli, Lino Strangis, Elisa Strinna e Angela Zurlo - in 5 locali sfitti con lavori site-specific per una nuova storia, dando vita a un altro luogo. L’urgenza di un vissuto lontano e presente si fa sentire nel quotidiano del quartiere, riverbera nei ricordi, nei racconti degli abitanti, trasmessi di generazione in generazione fino ad oggi, alla popolazione ormai multietnica. L’evento ha suscitato interesse e partecipazione, chiamando in causa anche gli studenti di istituti superiori e accademie.
Gli artisti, tutti, hanno ri-adattato gli spazi, sfondando la superficie dell’immagine sospesa, rimasta indietro, asfittica, scavalcando e ribaltando il passato oneroso a favore di una nuova partecipazione.
Abbiamo chiesto a Marco Bernardi e Luana Perilli di raccontarci la loro esperienza.
Ilaria Piccioni | Parliamo del progetto Nuova Gestione di Sguardo Contemporaneo; avendo avuto parte attiva come artisti invitati, cosa ne pensate dell’idea e delle intenzionalità di condivisione dell’arte in spazi abbandonati, un tempo adibiti ad attività commerciali, con opere site-specific?

Luana Perilli | quando Sguardo Contemporaneo mi ha contattato, ancora non si sapeva esattamente in quale quartiere si sarebbe realizzato l’intervento, e se operare in varie zone di Roma. L’idea di Nuova Gestione di trovare locali commerciali sfitti che diventassero temporaneamente una sorta di project room mi ha incuriosito molto. Mi piace lavorare con il site-specific anche fuori dal classico white box - la galleria d’arte o gli spazi per l’arte definiti tali - perché mi dà stimoli differenti, posso reagire in modo che porti ad un maggiore confronto con i luoghi. E gli spazi scelti avevano avuto una vita, una storia e funzioni particolari, molto connotati; ci sarebbe stata una relazione diretta con il locatario, quindi questa fisiognomica molto caratterizzata anche rispetto al quartiere mi ha intrigato da subito. Da principio non sapevamo quali sarebbero stati gli altri artisti coinvolti, in quale spazio avrei lavorato e tutto questo mi ha molto attirato. Ho accettato immediatamente la possibilità di entrare in uno spazio privato per farne uno spazio espositivo.
Marco Bernardi | Il Quadraro si presta a questo genere di interventi artistici e culturali, perché è un piccolo borgo abitato da persone eterogenee, architettonicamente interessante; ci sono inoltre associazioni che cercano di rilanciarlo, quindi è abbastanza preparato a progetti simili. Il problema del quartiere è che appartiene allo stesso municipio del Pigneto, a cui vanno gran parte delle risorse economiche per la cultura. Il progetto non è nuovo, essendocene stati altri precedenti anche in città, che avevano come attori altre realtà artistiche intervenienti al Pigneto, ma Sguardo Contemporaneo si è ben organizzato, richiamando non i soliti addetti ai lavori, coinvolgendo anche le scuole, e riuscendo bene a far interagire le realtà territoriali. Non so se il progetto possa essere portato in altre zone perché mantiene un suo carattere locale - ma se l’associazione lo svilupperà anche altrove, ben venga. Sarebbe interessante se fosse esportato in quartieri più complessi, più neutri e meno popolari, per creare una maggiore dialettica e discordanza di abitudini, più stimolante per gli artisti.


IP | Nuova Gestione contempla il coinvolgimento diretto del territorio, una partecipazione libera e non connotata all’evento collettivo, capovolgendo la dinamica che si innesca negli eventi artistici tra luogo espositivo e fruitore, in una condizione non di genere.
A quanto pare, la storia dei luoghi in cui avete lavorato - con proprie, forti specificità di vita umana e tragedie storiche - ha avuto una risposta evidente, nei vostri lavori.
MB | Sì, io che abito nel quartiere ho constatato direttamente una grossa partecipazione degli abitanti. Anche nei giorni successivi all’inaugurazione c’è stata una buona affluenza di persone, studenti di istituti superiori e accademie di belle arti. È stato molto divertente, e ben organizzato. In ogni luogo del Quadraro il proprietario racconta di un buco, un cunicolo, che in passato veniva usato come nascondiglio o rifugio. In questi locali c'è sempre uno spazio sotterraneo, spesso poco visibile, e questo è diventato centrale nel mio lavoro. In qualche modo, tutti noi artisti del progetto ci abbiamo fatto i conti.
LP | Conosco bene il Quadraro pur non avendoci mai abitato, al contrario di Marco, quindi ho vissuto anche la novità di interagire con lo spazio urbano. Ci avevo già lavorato in due occasioni diverse - una a Condotto C e l’altra a GarageZero - così con Nuova Gestione ho ‘triangolato’ il quartiere; tuttavia, gli altri due progetti erano in qualche modo meno collegati al contesto, trattandosi di una mostra di testi e di una collettiva - quindi, delle iniziative che non subivano l’influenza del contesto del luogo.
Invece, in questo caso, si doveva proprio lavorare sul quartiere, e sulla sua storia.
IP | Durante la realizzazione del lavoro avete compiuto una sorta di approfondimento diretto della storia dello spazio - anche del rastrellamento nazista del ‘44 - o avete lavorato più in generale? Qual è stato il vostro impatto con il locale?
LP | Io ho conosciuto il locatario, il signor Mario, che aveva affittato lo spazio a persone con cui non sono mai entrata in contatto. Interagivo con lui direttamente, è una persona particolarmente simpatica e gioviale.
Devo dire che quando ho visto per la prima volta il luogo sono rimasta davvero colpita, perché era molto piccolo e denso, con stucchi, cornici, stratificazioni pittoriche e trompe l’oeil: finti marmi e altri materiali realizzati con la pittura. Capisci che intervenire in uno spazio così caratterizzato significava o fare un lavoro molto minimale, o provare a scaricare in qualche modo tutto il colore e i materiali.
Sì, all'inizio ho avuto una sorta di shock anafilattico!
MB | Invece io, quando ho visto lo spazio di Luana, ho pensato fosse perfetto per un suo lavoro, anche se effettivamente era un’operazione abbastanza difficile.
IP | Quindi non avete potuto scegliere lo spazio, vi è stato affidato?
MB | Sì, ci è stato affidato credo in base ad un criterio di vicinanza con il proprio lavoro. Al principio abbiamo avuto l'idea di scambiarlo.
LP | È vero, pensavamo di scambiarlo perché all'inizio ero rimasta davvero sconvolta, quindi avevo chiesto se ci fosse un'altra possibilità... Invece, dopo, sono stata contenta di intervenire proprio lì, perché avendo realizzato un video ed un'installazione molto semplici, il risultato è stato valorizzante.
IP | Invece per te, Marco? Com'è andata con il tuo spazio, così scarno e asettico? il tuo lavoro è efficace, sembra ben integrarsi.
MB | Il mio, in effetti, era un ambiente all’opposto di quello di Luana, un po' ‘squallido’: per questo motivo, anch’io avevo pensato di scambiarlo. Stavo già pensando al lavoro da realizzare, quando mi sono reso conto che nell’altro spazio non ci sarebbe entrato, a causa delle dimensioni. Anche se al principio avevo l'idea di portare un lavoro che non interagisse veramente con lo spazio, lo pensavo comunque come se ci fosse ‘caduto dentro’, come un corpo estraneo.
IP | Ora raccontatemi più nello specifico del vostro lavoro per Nuova Gestione, e di come hanno reagito alle vostre opere gli abitanti del quartiere - ho notato che alcuni, durante l'inaugurazione, erano positivamente colpiti dal gran numero di persone che girava per le vie a vedere le opere nei locali sfitti.
MB | Il mio, in realtà, è molto semplice. In questa stanza pare ci fosse una botola dove si rifugiavano i fuggiaschi del regime fascista.
Il Quadraro ha una storia tristemente nota per il rastrellamento dei tedeschi nell'aprile del '44, in cui l'intera popolazione di uomini abili fu deportata in campi di lavoro in Germania. Così, ad abitare il quartiere, rimasero le donne sole, con anziani e bambini. Da questa storia, ho pensato ad una seduta spiritica, ad un congelamento del passato, trattenuto e sempre presente, vissuto così, al Quadraro. La monetina sul tavolo indica ripetutamente le stesse lettere, andando a comporre VEDOVEDOVE... ma chiaramente con un punto di vista ironico. Vivendo nel quartiere, ho toccato con mano una condizione, lavorativa e di vita, sofferente e difficoltosa. Il problema è che la gente abita nei locali commerciali, sfitti e a buon mercato, per questo non c’è possibilità di aprire nuove attività, perché i negozi vengono utilizzati per viverci.

Per quanto riguarda le reazioni degli abitanti, il meccanico dell’autofficina vicina al mio spazio è rimasto impressionato dal mio lavoro; mi ha visto durante l’allestimento ma, essendo molto superstizioso, non ha voluto vedere come funzionasse, rifiutandosi di entrare. Mi ha raccontato che da ragazzino faceva spesso sedute spiritiche. Ho provato anche a mostrargli il meccanismo a motore che azionava la moneta, per dimostrargli che si trattava di una finta seduta spiritica, ma era comunque molto spaventato.

IP | Ma l’iniziativa di Nuova Gestione sembra aver dato una luce diversa alle complesse possibilità e necessità di rinnovamento del Quadraro.
MB | Sì, infatti. Sono rimasto impressionato dal vedere quanta gente è venuta in quei dieci giorni di apertura. L’idea di un progetto itinerante per spazi distinti, ma raccolti in una stessa zona urbana, funziona, è efficace. Sguardo Contemporaneo si è mossa egregiamente.
LP | È vero, è stata una voce che correva per il quartiere coinvolgendo anche i non-addetti ai lavori; sono venuti molti ragazzi, giovani del Quadraro con la curiosità di vedere qualcosa di nuovo a pochi metri dalla loro casa. È interessante scoprire come abbia inciso sul privato umano, senza avere caratteristiche proprie di spazio preposto all’arte. Per le persone del luogo ha avuto un impatto meno impegnativo - essendosi svolto in locali a loro noti perché in precedenza aperti come strutture commerciali. È risultato più naturale avvicinarsi, anche soltanto per dare un’occhiata. Il coinvolgimento di un pubblico di non-addetti ai lavori porta più risorse di cambiamento di quanto possa sembrare, aprendo a nuove curiosità anche nei luoghi preposti all’arte.
MB | ...Ma la Perilli non ci ha spiegato ancora il perché del suo lavoro!
IP | Infatti, tergiversa!
LP | Fai la spia?
MB | Dai, lo spiego io!
IP | Bene, ascoltiamo il punto di vista di Marco Bernardi sul lavoro di Luana Perilli per Nuova Gestione.
 MB | Luana Perilli si ricollega al soprannome dato dai tedeschi al Quadraro, “nidi di vespa”, per un fermento negativo, popolare, antifascista del quartiere. Fa un confronto e un’analisi fra la società umana e quella delle vespe, ma non so chi ne esca meglio - forse le vespe, che sono animali più leali; questo ce lo deve dire la Perilli.
Si evince una sorta di lettura femminista della società umana, che se in mano alle donne potrebbe risultare migliore.
LP | 9+, ha studiato! In realtà, la ragione del lavoro non è legata a una questione femminista o al fatto che siano migliori gli insetti o gli umani; in questo periodo sto lavorando sulla sociobiologia, studiando da almeno un anno gli insetti eusociali, in particolare le formiche.
Quando ho saputo che il quartiere dove si sarebbe svolto il progetto era il Quadraro, che veniva chiamato in quel modo, e - come diceva Marco - per un lungo periodo era stato abitato da donne rimaste senza uomini a gestire la vita della comunità, mi sono galvanizzata. Visto che le formiche e le vespe appartengono allo stesso ceppo genetico, essendo queste ultime le antenate delle prime, mi affascinava il rapporto tra il nido di vespe e il ‘nido Quadraro’. Ho voluto così riprendere dei testi scientifici di fine ‘800 e inizio ‘900 che utilizzavano un linguaggio molto narrativo, umano, che incuriosiva il lettore con aneddoti ed immagini, non ancora contaminato dall’idioma scientifico asettico e tecnicista, incomprensibile per i non-addetti ai lavori.
Mi piaceva fare un discorso anche più propriamente sul linguaggio, sulla descrizione dell’intesto, attraverso dei trafiletti della Bibbia o degli aneddoti: per il video ho dunque animato un corto circuito di lessico pseudo-scientifico che è quasi dentro la nostra casa, per i riferimenti semplici e le illustrazioni dell’epoca.
Ho pensato di avvicinare le due società, degli insetti e dell'uomo, anche perché, per la sociobiologia, gli esseri umani sono molto simili morfologicamente alle scimmie, e per organizzazione sociale alle formiche. Non esistono altri mammiferi che siano eusociali. Con le formiche sussistono molte similitudini: ad esempio, è l’unica specie, oltre all’uomo, che alleva animali per il proprio sostentamento, gli afidi, una sorta di mucche che si nutrono della linfa delle piante producendo la melata, una secrezione zuccherina. Alcune specie, invece, praticano l’agricoltura, coltivando dei funghi con cui si sintetizzano antibiotici da oltre diecimila anni, ma che noi abbiamo scoperto soltanto nel Novecento.
Quindi, il tipo di organizzazione sociale e collettiva della formica, grazie a questo genere di allevamento e di agricoltura, le ha consentito dei progressi forse anche precedenti a quelli dei mammiferi.
MB | Io invece volevo sapere da Luana come si è avvicinata all’animazione!
LP | Ho più confidenza con il video che con la pittura, e sono più portata al linguaggio tridimensionale, quindi a combinare la passione per la scultura a quella per il video. Per le prime animazioni che ho realizzato, ho utilizzato la tecnica dello stop-motion - quindi con oggetti tridimensionali che inizialmente ho faticosamente costruito io.
La prima animazione sul cinema muto (The Man of the Season - in loving memory of loving memories) esposta al MACRO, è stata un lavoro massacrante, non padroneggiando le basi della tecnica. Le mie prime erano meglio definibili come ‘proto-animazioni’, riprendendo immagini dallo schermo del computer con la telecamera. Successivamente ho iniziato a studiare su programmi di post-produzione e di acquisizione in stop-motion, e così ho iniziato ad apprendere nuove tecniche.
Eusocial Wasps - Nido di Vespe è la prima animazione bidimensionale che realizzo: prima animavo oggetti tridimensionali da me realizzati, poi ho animato oggetti trovati nello spazio, in questo caso ho animato delle illustrazioni trovate nei libri. Voglio che ci sia sempre un elemento ripreso, riesumato, perché dell’animazione mi piace proprio la possibilità di dare vita a qualcosa che è rimasto chiuso in un cassetto, come un vecchio libro di entomologia.

MB | Ti ho fatto questa domanda perché io ho frequentato una scuola di animazione, provando una sorta di odio per la fatica che essa implica. Adesso l’animazione convenzionale è superata da tecniche che hanno semplificato il lavoro; la stessa Disney non la utilizza più, realizzando tutto al computer.
Cercavo anche io di analizzare il motivo per cui, quando qualcosa muore, viene riutilizzata in altri campi, come in quello dell’arte.
IP | Allora adesso Luana ricambia, con una domanda a Marco sul suo lavoro.
LP | Bene! Secondo me si poteva immaginare che Marco avesse studiato animazione, perché gli piacciono i meccanismi e le strutture in movimento che simulano l’azione. È difficile vedere un suo lavoro in condizione di stasi. Allora, Marco, raccontaci il tuo punto di vista...
MB | Per me l’éscamotage del meccanismo che aziona l’oggetto non è altro che una semplificazione, uno sgravo di fatica, proprio perché la tecnica dell’animazione è davvero molto complessa - o forse l’ho vissuta in questo modo perché non ero portato?!
Dal canto suo, trovo la pittura troppo statica ormai, serve qualcosa che la ravvivi o la riavvii, almeno in Italia. Ho iniziato come pittore, mi piace moltissimo la pittura, però mi riducevo sempre a rappresentare due soggetti, reiterandoli, così con il tempo ho deciso di smettere. Non mi sentivo un grande pittore. Penso che, in Italia, pochi sappiano dipingere in modo convincente, al punto che sembra che la pittura si sia ridotta alla mera questione nazionale.
Con il video cerco di andare oltre la pittura. Oltre la sua intimità, che intimidisce.
NUOVA GESTIONE
UN QUARTIERE, CINQUE SPAZI SFITTI, SEI ARTISTI
a cura di Sguardo Contemporaneo
dall’8 al 18 febbraio 2012
Roma, quartiere Quadraro
www.nuovagestione.net www.sguardocontemporaneo.it Sguardo Contemporaneo su Facebook
Pics’ credits & courtesy
1_Marco Bernardi e Luana Perilli durante l’allestimento di Nuova Gestione credits & courtesy Valentina Fiore, Nicoletta Guglielmucci
2_Sopralluogo nel quartiere con gli artisti credits & courtesy Valentina Fiore, Nicoletta Guglielmucci
3_Angela Zurlo
intervenuta in Via degli Arvali 6, su 88 mq
rifugio durante il rastrellamento ad opera dei nazisti del 17 aprile 1944; ex trattoria fino agli anni Sessanta; ex negozio di lampadari e giocattoli, ex laboratorio di falegnameria e restauro
Sole a mezzanotte, 2012 Ferro, tubi in plastica, bustine in plastica, lampada UV - dimensioni ambientali musica: Vincenzo Pedata credits & courtesy Lorenzo Vecchio
4, 5_Elisa Strinna
intervenuta in Via dei Quintili 105
Once, upon this time, 2012 credits & courtesy Valeria de Berardinis
6_Margherita Moscardini
intervenuta in Via degli Arvali 6
A Case for Contents, 2012 Legno, mdf, tubi al neon, dispositivo crepuscolare, carta - dimensioni ambientali credits & courtesy l'artista
7_Lino Strangis
intervenuto in Via dei Quintili 27 - ex falegnameria; ex ufficio per allestimenti
Odyssey in the Sense, 2011 Videoinstallazione credits & courtesy Roberto Urios
8, 9_Marco Bernardi
intervenuto in Via Filippo Re 4 su 29 mq
ex ufficio di un’azienda che produceva ascensori; ex internet point
VEDOVEDOVE, 2012 Legno, carta, metallo, motore elettrico, magnete; cm 75 x 75 x 80 credits & courtesy Valeria De Berardinis
10, 11, 12_Luana Perilli
intervenuta in Via dei Quintili 93 su 16 mq
ex ufficio aziendale; ex magazzino di un negozio di alimentari
Eusocial Wasps - Nido di Vespe, 2012 Videoproiezione, collages; dimensioni ambientali credits & courtesy Valeria de Berardinis, Gianluca Tullio
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