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MICHAEL <3S PALERMO
Intervista a Michael Rotondi
di Victoria White
Rizhoma.housegallery è una realtà nata da poco, ma già forte di una visione molto chiara e di un preciso programma da intraprendere. Palermo, la città che le fa da scenario, sembrerebbe essere il luogo ideale nel quale portare avanti una collaborazione con artisti nazionali ed internazionali, chiamati a vivere ed a misurarsi con uno spazio espositivo insolito: un appartamento, quello della curatrice Martina Colajanni, che diviene territorio di indagine artistica, ma anche di residenza per gli artisti stessi.
L’attuale coinquilino di Martina è l’artista di origine pugliese - ma livornese di adozione - Michael Rotondi, che per il progetto Rizhoma ha realizzato una serie di opere site-specific traendo ispirazione dal luogo e dall’ambito sociale in cui si è calato, nei giorni della sua permanenza a Palermo.
 Victoria White/ Com’è nata la collaborazione con Martina Colajanni e con il suo progetto curatoriale?
Michael Rotondi/ Martina Colajanni è una giovane curatrice molto determinata, io un agitatore, quindi direi che la convivialità è stata eccelsa. Ho sposato subito la sua idea di spazio espositivo da vivere e trasformare; quando Martina mi ha proposto di ‘abitare’ quest'esperienza, non ho esitato un attimo.
RizHoma è un progetto singolare, e lo è ancor di più perché è nel profondo Sud, dove occorrono sempre più scambi con ciò che già esiste altrove.
Scambio tra culture diverse, pur difendendo le proprie origini; RizHoma nasce così.
VW/ Com’è stato vivere in simbiosi con una città a te sconosciuta, e con uno spazio espositivo così ‘privato’?
MR/ Esaltante, direi! Date le mie origini, non potevo che essere entusiasta di poter vivere e lavorare in una terra che amo e a cui mi sento di appartenere. Erano anni che non tornavo a Palermo, e viverla da cittadino è stato splendido. Ho imparato molto presto a muovermi: la mattina lavoravo, pomeriggio uscivo, andavo in giro, per poi tornare a lavorare.
Era una ricognizione continua, un viaggio nella memoria, nella tradizione, nei paradossi di una città unica. Nello spazio/appartamento la vita trascorreva semplicemente: svegliarsi, fare colazione, lavorare alle opere. L’unica differenza era un insolito cinguettio di canarino, quello di RizHoma, e la luce calda che entrava dalla terrazza. Ogni mattina era prassi andare lì e contemplare il clima fantastico e la luce unica del sole, che solo in quel luogo sa essere così lucente.

VW/ Questa esperienza mira a definire il ruolo dell’artista all’interno di una situazione della quale non ha piena consapevolezza, dove l’estraneità diventa elemento dominante e può trasformarsi in ispirazione. In che modo il vivere questa città ha influenzato il tuo lavoro?
MR/ Da sempre il mio lavoro riflette molto sulla tradizione popolare, quindi sulla Memoria. Palermo diventa luogo ideale, essendo colma di tutto questo. L'installazione Libira Arreri[1] rappresenta il sunto della mia ricerca nel cuore della città, della sua memoria storica e dei suoi personaggi - da Giuseppe Garibaldi a Nicola Balcescu, patriota rumeno.
  
VW/ Libira Arreri raccoglie dunque una serie di lavori su carta che hai realizzato in loco. Rispetto alla tua precedente produzione, questi appaiono più intrisi di una vena intimista e privati di una serie di colori ai quali eravamo abituati. A cosa attribuisci questa evoluzione?
MR/ Al ricordo, al documento ritrovato. Il supporto spesso è la carta riciclata che si usa per incartare gli alimenti al mercato; ogni città ne ha una, ed è sempre di colore marrone. Quella di Palermo ne ha una con una variazione di grigio particolare.
La raschiatura nell'arcaismo e la sperimentazione di una pittura disegnata segna un percorso sempre più intenso nel mio passato, come se stessi realizzando degli appunti visivi della mia vita intesa come un’opera d'arte, dove Poesia ed Amore si contrappongono ad una resa visiva gestuale ed impetuosa.
 VW/ In RizHoma emerge il tema della territorialità, pretesto e valore attraverso cui gli artisti invitati decidono di concepire un’opera site-specific. Come ti sei rapportato con gli spazi messi a disposizione dalla casa/galleria?
MR/ Il progetto concepito per lo spazio aveva dato i suoi primi sussulti già da Milano. Dopo aver ricevuto una planimetria accurata di RizHoma, ho iniziato a pensare alla progettualità dell'installazione totale. Successivamente, non ho più pensato al lavoro che avevo in mente di realizzare, ma ho aspettato di trovarmi fisicamente in loco, proprio per permettere al caso di suggerirmi altre possibilità. Infatti, così è stato.
VW/ L’incontro tra culture diverse - quella dell’artista e quella del luogo che lo accoglie - diviene motivo di arricchimento ed interessante studio su come l’ambito sociale sia in grado di influenzare l’Uomo/Artista. In che modo questa residenza ti ha influenzato, e quali sono state le differenze che hai riscontrato rispetto alla tua cultura di provenienza?
MR/ Sicuramente luoghi aggregativi come la Vucciria sono stati l'esempio più evidente della differenza da ciò che la mia cultura di provenienza offre. Un ampio centro sociale nel cuore di questa città, affascinante, bizzarro, incredibile. RizHoma si trova poco distante da lì, e giornalmente non riuscivo a fare a meno di passarci, e fermarmi. Una realtà tentacolare, dismessa, pericolante, selvaggia, ha qualcosa per me di sublime. Di giorno mercato a cielo aperto, di notte luogo dove scoprire realtà indipendenti molto interessanti, mostre, concerti, dj set nelle piazze... tutto così unico! Sicuramente fuori controllo, ma unico anche per questo motivo.
In ambito più propriamente artistico, la cosa che più mi ha colpito è stata lo scoprire che le istituzioni palermitane sono molto attente a segnalare gli artisti del posto, inserendoli in contesti pubblici importanti. Le nuove generazioni mi sono sembrate molto colte, e parecchio incazzate. Alcuni di loro lottano contro la casta artistica, generando azioni non-pilotate e sviluppando un fertile senso di curiosità e di confronto.
VW/ E allora, cosa ti porterai dietro da questo confronto?
MR/ Mi porto dietro nuove emozioni vissute, cari amici trovati e nuovi importanti suggerimenti che la città ha dato al mio lavoro...
E due calamite, una con il santuario di Santa Rosalia e l’altra con su scritto I love Palermo.
MICHAEL ROTONDI (IN RESIDENCE). LIBIRA ARRERI
a cura di Martina Colajanni
dal 16 Dicembre 2011 al 9 Gennaio 2012
RizHoma.housegallery - Piazza Marina, 51 - Palermo
dal lunedì al venerdì, dalle 16 alle 19, su appuntamento @ +39.329.9298792
www.rizhomahousegallery.it
www.michaelrotondi.eu
Pics’ credits & courtesy
1_Michael Rotondi, ritratto con Santa Lucia delle Arancine
courtesy the artist
2, 3_Michael Rotondi, Pupo e Gabbietta + veduta installazione (2011)
Pupo: smalto su carta | Gabbietta: smalto su pellicola trasparente - misure variabili dall’ambiente
courtesy RizHoma.housegallery, the artist
4_veduta installazione: Santa Lucia delle Arancine + Paesaggi Palemmitani (2011)
smalto su carta palermitana - 180x100 cm (6 opere da 50x60 cm)
courtesy RizHoma.housegallery
5, 6, 7_Michael Rotondi, Libira Arreri + particolare: Garibaldi + particolare: autoritratto (2011) smalto su carta palermitana, assemblaggio di carte dipinte e ritagliate - misure variabili dall'ambiente
courtesy RizHoma.housegallery, the artist
8, 9_Michael Rotondi, Natività trafugata - Tributo al Merisi + veduta installazione (2011)
Smalto su carta palermitana - 50x70 cm
courtesy RizHoma.housegallery, the artist
10_Michael Rotondi, Santa Lucia delle arancine (2011)
smalto su carta palermitana - 169x154 cm
courtesy RizHoma.housegallery
[1] CANTO POPOLARE SICILIANO Ch’è beddu Caribardu, ca mi pari San Michiluzzo arcancilo daveru, la Sicilia la vinni a libbirari e vinnicari a chiddi ca mureru; quannu talìa, Gesù Cristu pari, quanno cumanna Carlu Magnu veru. Come è bello Garibaldi che mi pare San Michele arcangelo in persona; la Sicilia la venne a liberare e vendicare quelli che sono morti; quando guarda sembra Gesù Cristo, quando comanda veramente Carlo Magno. E quannu Garibardu s’affacciava Cu dda cammisa russa si vidìa, la truppa lu pujutu si pigghiava, di Garibardu si un’attiruìa. E quannu lu cumannu iddu dava Tuccava trumma e prima si mittìa, cu ddu cavaddu lu primu marciava, ‘mmenzu li scupittati cci ridìa. E quando Garibaldi s’affacciava Con la camicia rossa lo si vedeva. La truppa la fuga si pigliava, di Garibaldi era terrorizzata. E quando comandava suonava la tromba e in si metteva in testa, sul cavallo lui marciava per primo e in mezzo alle schioppettate ci rideva. Vinni cu’ vinni, e cc’è lu tri culuri, vinniru milli famusi guirreri, vinni d’Aribaldi lu libiraturi, ‘nta lu sò cori paura non teni. Ora sì ca finìu Ciccu Burboni, la terra si cci aprìu sutta li pedi, fu pri chist’omo ccu la fataciumi, ca la Sicilia fu libira arreri. Finalmente venne e c’era il tricolore, vennero mille famosi guerrieri, venne Garibaldi il liberatore, nel suo cuore non tiene paura. Ora sì che è finito Francesco Borbone, la terra gli si è aperta sotto i piedi, fu per quest’uomo che con un incantesimo la Sicilia fu libera come una volta.
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