UNA DOPPIA ANIMA... A DINAMO
Intervista a Federico Lupo
di Vincenzo Profeta
Questa è un’intervista a Federico Lupo, e cercherò ahimè di condurla in maniera non convenzionale, violando ogni ruolo ed ogni etichetta, perché se c’è una cosa che condivido con Federico - classe 1984, artista, gallerista, curatore, produttore musicale, collezionista e tanto altro ancora... - è il suo fuggire da ogni etichettatura e da un unico ed ossessivo ruolo.
In un mondo dell’arte sempre più settario e chiuso, che rifiuta gli sperimentalismi veri - quelli dove te la rischi - per promuovere false e facili sperimentazioni, Federico Lupo è una piccola e fioca luce alimentata a manovella, di quelle che si usano per i casi di emergenza apocalittica. Una condotta apparentemente a dinamo, formalmente quieta nell’emergenza culturale perenne che la città di Palermo affronta - come l’Italia tutta oramai, sprofondata nella fangosa palude politically correct nostrana.
Tutto questo per dire che Federico Lupo è uno che testa, ha testa e attesta!
Lupo lo conosco dai tempi dell’accademia: era un brillante nerd in bollore dall’intelligenza sopraffina allora, è un brillante nerd in bollore dall’intelligenza sopraffina adesso. Oggi c’è in più il progetto Zelle, una galleria dal taglio molto personale, quasi intimista, più simile ad un’opera d’arte che ad uno spazio espositivo; un piccolo Vittoriale, raccolto e minimale, dove Federico celebra il suo feticismo per gli artisti e per gli oggetti d’arte, come fossero tante amanti ragazzine da esibire… e persino da vendere! Uno spazio sapientemente collocato nel suo mondo, vicino allo storico negozio di modernariato ed antichità di suo padre, tra l’Accademia di Belle Arti di Palermo e la vecchia Cattedrale.
Vincenzo Profeta/ Raccontaci di Zelle.
Federico Lupo/ Zelle è ciò che viene definito un artist-run space, ma nel 2005 era solo una scommessa - o meglio, un’ipotesi. È nata con la volontà di raccontare quanto accadeva e non veniva raccontato, trascritto, documentato.
In effetti, penso a Zelle proprio come ad un documentario, impreciso come solo la realtà sa essere.
 
 
VP/ Chi sono i tuoi artisti, i più promettenti che hai incontrato finora, quelli di cui sentiremo parlare?
FL/ Attualmente lavoro molto bene con un nucleo di artisti siciliani con cui ho condiviso un percorso di crescita professionale: Giuseppe Adamo, Vito Stassi, Francesco Surdi, Sergio Zavattieri, Sergio Amato, Linda Randazzo, Fabio Sgroi, Daniele Franzella, Claudia Di Gangi, Michele Zingales e Francesco Tagliavia.
Tra gli artisti ospitati, Jacopo Benassi è stato sicuramente uno di quelli ai quali devo dei piccoli insegnamenti. Tengo ben a mente la sua avversione per l’idea, in favore di un approccio diretto quanto il flash della sua macchina fotografica.
Su un piano strettamente emotivo, una delle mostre che ho più a cuore, oltre che uno dei primissimi progetti di Zelle, è forse La Candida, raccolta monografica di Polaroid del Laboratorio Saccardi.
Ultimamente sono attratto da quanto accade in Sardegna: penso ai talentuosi Enrico Piras, Stefano Serusi e Carlo Spiga.
Solo per citarne alcuni.
  
 
VV. AA., mini-ritratti di Federico Lupo (v. credits & courtesy a margine dell'intervista)
VP/ Tutto il tuo lavoro è un’operazione intimista e personale, che nasce esclusivamente da un tuo gusto soggettivo e dalla tua condivisione; nonostante questo, riesci a renderlo di ampio respiro e di esperta internazionalità. Da dove trai questo tuo sapiente schema?
FL/ Ho iniziato il tutto con molta ingenuità - ero proprio un nerd in bollore, come sottolinei nell’attenta presentazione - ed ero probabilmente attratto da molte cose che ho imparato ad odiare in fretta. Devo ammettere che imparare ad odiare è stato un percorso molto più rapido del previsto. Tutto ciò che rientra in percorsi standardizzati può essere comodo, ma ti spinge inevitabilmente a chiederti quale possa essere il tuo contributo affinché qualcosa inizi a cambiare.
Più che all’internazionalità, ho sempre aspirato all’atemporalità.
 
VP/ In occasione di Casa Aut, mi hai detto che i cartellini con i nomi possono influenzare la riuscita estetica di un’intera mostra. Quanto sono importanti i particolari per te?
FL/ Come hai giustamente lasciato intendere si trattava di una boutade, che ben sintetizza il mio amore per i dettagli, e non per la perfezione, sia chiaro.
Non si tratta di alti standards qualitativi né di smanie da white cube, luci al neon ed estrema pulizia formale - chi conosce Zelle sa che non esiste nulla di più lontano da tutto ciò; si tratta, piuttosto, di tarare qualsiasi esperienza sul proprio sentire, allontanando tutti quei dettami che rendono le mostre sempre più simili a dei kit di montaggio.
VP/ Chi ti conosce sa che non rispondi mai al cellulare, che è un mezzo che non ti piace. Per l’artista può essere un vezzo, ma per un gallerista può essere un limite; come comunichi con il resto dell’arte?
FL/ Purtroppo ho davvero un pessimo rapporto con questo mezzo. Nutro una forte idiosincrasia per qualsiasi trillo, così i miei telefoni vivono sepolti con cura in un cassetto della scrivania. Il brusco passaggio dal mio mondo al mondo della comunicazione crea in me un discreto disagio.
L’arte fa inevitabilmente i conti con un sistema di relazioni, e le mie cerco di coltivarle a lungo, creando una fitta rete di connessioni tra realtà trasversali. Mi servo del web così come di piccoli viaggi.
Io e te, ad esempio, ci conosciamo da circa 8 anni, ed il mio uso sconsiderato del telefono non ci ha ancora separati.
VP/ Qual è il tuo rapporto con il web?
So che per te è fondamentale, sia dal punto di vista lavorativo che da quello relazionale... insomma, ti serve per rimorchiare o ci lavori?
FL/ Palermo è votata all’auto-ghettizzazione, così Zelle (come altre realtà palermitane) soffre d’inspiegabili cortocircuiti con il tessuto territoriale. Dall’esterno, si ha forse la percezione che Zelle sia qualcosa di elitario, eppure io lo vivo come un sincero omaggio alla città.
È sicuramente appagante creare un progetto che punti a dei piccoli mutamenti delle dinamiche locali, ma imparare a comunicare ed a rapportarsi con un sistema più ampio riserva senza dubbio molte sorprese.
Il web mi ha aiutato nel creare una sorta di dimensione virale, una rete di appassionati - artisti, studenti, collezionisti, amici, curatori, storici dell’arte, musicisti - che hanno in qualche modo alimentato lo scorrere degli eventi.
VP/ À partir de l’eau, la tua recente mostra a Zelle, ti vede consacrato nella tua molteplice ambiguità. Come fai a far convivere in te questo triplice ruolo di artista-gallerista-curatore? Non corri il rischio del conflitto di interessi? Sai vendere meglio te stesso o gli altri?
FL/ Zelle nasce nel 2005, e proprio nello stesso periodo iniziavo ad avere un approccio più cosciente alla mia ricerca. Molti addetti ai lavori mi misero in guardia, prevedendo una mia veloce autodistruzione. Eppure sono qui a lavorare senza sosta su più fronti, lontano dall’autocelebrazione.
Ho preso parte come artista a due collettive ospitate da Zelle, Beverli Ils ed À partir de l’eau, due progetti corali senza alcun timoniere, nati entrambi dalla condivisione di un immaginario comune.
Non mi intimorisce l’ambiguità, né mi intimoriscono i controsensi. Quello che conta sono le opere, la percezione del pubblico, le energie, le relazioni e i contesti che ho generato.
Gli artisti, i galleristi, i curatori, i ruoli in genere, contano sicuramente di meno.
VP/ Che rapporto hai con gli altri galleristi e addetti ai lavori di Palermo? C’è collaborazione? Fate sistema, come si dice in gergo, o ognuno di voi segue una sua individuale ricerca?
FL/ Purtroppo non sussiste alcun tipo di comunicazione, e non credo vi siano le basi per sperare che cambi qualcosa. La sindrome del wannabe si diffonde a macchia d’olio. Una guerra tra poveri sottesa e malcelata.
Pittura vs. Installazioni.
Commerciale vs. Non Commerciale.
Underground vs. Mainstream.
Periferia vs. Sistema.
Dj-set vs. Vernissage.
Persone vs. Persone.
E così via.
VP/ Quali sono i tuoi immediati progetti, e quale il ruolo che rivestirai?
FL/ Sicuramente attendo con ansia la quarta edizione di Sweet Sheets, progetto nato 4 anni fa in omaggio alla dimensione fragile ed intima delle opere su carta, che ad oggi ha coinvolto oltre 300 tra artisti, editori ed illustratori. Una grande mostra in cui i curricula, le nicchie, le mode, le generazioni sono elementi quanto mai marginali, in favore di un allestimento assolutamente disarticolato.
VP/ Questa ultima domanda è una mia variazione marzulliana - so che ami molto Marzullo.
Fammi una domanda, e risponditi alla stessa.
FL/ Domanda: Nel 2006, sul diarietto/blog del Laboratorio Saccardi, ospitavi già una mia intervista. Le domande seguivano un tono sicuramente meno serioso. Cosa è cambiato? Sei forse meno cinico, monarchico e disincantato di un tempo?
Risposta: Non sei poi così diverso da quel ragazzo con lo zaino sulle spalle che si aggirava snocciolando sparuti e puntuali anatemi. Probabilmente, hai solo ammorbidito i toni.
ZELLE ARTE CONTEMPORANEA
Via Matteo Bonello 19 / Via Fastuca 2 - Palermo
Tel. +39.339.36.91.961
www.zelle.it
federicolupo.tumblr.com
Next on:
SWEET SHEETS IV - ONLY WORKS ON PAPER
Opening: Sabato 17 Dicembre 2011, h. 19:00
Dal 17 Dicembre 2011 al 17 Gennaio 2012
Orari: dal martedì al sabato, dalle h. 17:00 alle h. 20:00
Opere di: 0-100, Aalphabet, Elisa Abela, Rebecca Agnes, Andreco, Chiara Armellini, AUT, Raniero B, Geometric Bang, Alessandro Baronciani, Carla Barth, Luca Yety Battaglia, Giovanni Blanco, Blisterzine, BOLO Magazine, Branchie, Brevidistanze, Riccardo Brugnone, Caffeine Books, Giuseppe Mendolia Calella, Canedicoda, Daniele Carpi, Paolo Carta, Simone Carta, Sergio Cascavilla, Federico Cau, Cyop & Kaf, Marco Colazzo, Arrington De Dionyso, Bea De Giacomo, Fabrice De Nola, Pasquale De Sensi, Mariachiara Di Giorgio, Daniele Dimitri, Lucia Dolci, Égo_Tek, Eleuro, Epoc Ero Uroi, Stefania Fabrizi, Quentin Fauncomprè, Faund, Frédéric Fleury, Erica Preli e Pietro Foaro, Futuroscopio, Tommaso Garner, Nicola Genovese, Daniel Giordano, Cristiano Guerri, Céline Guichard, Harto, Hitnes, Infidel, Silvia Inselvini, Inserire Floppino, Kalimma Komollo Sorry, Pesce Khete, La Forma, Marco Lampis, Ingvild Langgård, Alfonso Leto, Gianluca Lombardo, Francesca Longhini, Emilio Macchia, Alessandro Scarful Maida, Makkinoso, Marta Mancini, Giacomo Mannocci, Marc Manning, Eleonora Marton, Luigi Massari, Martina Merlini, Antonio Miccichè, Moneyless, Monitor Publishing, Narcisa Monni, Stefano Moras, Virginia Mori, Dario Moroldo, Marco Neri, Rori Palazzo, Paper Resistance, Peio, Prerler&Soute, Marco Pezzotta, Enrico Piras, Vincenzo Pisano, Enrico Pitzianti, Thomas Raimondi, Paolo Richetti, Giampiero Riggio, Fabio Ramiro Rossin, Michael Rotondi, Sanrocco, Lele Saveri, Andrea Scopetta, Patrizia Emma Scialpi, Laura Garcia Serventi, Alessandro Zuek Simonetti, Andrew Smaldone, Diego Soprana, South & North, Carlo Spiga, Studio Temp, Sucks, Super8 Magazine, Francesco Surdi, Vincenzo Todaro, Daria Tommasi, Teiera, Tellas, The Grossi Maglioni Magic Duo, The Milan Review, Roberto Timperi, Ilaria Trionfetti, Trustme Magazine, Simone Tso, Turismo (Ogni foto è un ricordo), U go in the kitchen, Ufocinque, UHT, Useless Idea, Sandra Virlinzi, Dorian Wood, Alberto Zanchetta.
Pics’ credits & courtesy
1_Federico Lupo @ work
2, 3, 4, 5_interni di Zelle arte contemporanea, Palermo - courtesy LOT70
6_ritratto di Federico Lupo, di Gaia Lo Vecchio
7_ritratto di Federico Lupo, di Margherita Luperini
8_ritratto di Federico Lupo, di Giampiero Riggio
9_ritratto di Federico Lupo, di Fada
10_autoritratto di Federico Lupo
11, 12_studio di Federico Lupo
13_Federico Lupo
14_Sweet Sheets, Zelle arte contemporanea
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