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DIETRO LE QUINTE - Intervista a RA DI MARTINO PDF
Venerdì 20 Maggio 2011 12:20

DIETRO LE QUINTE

Intervista a Rä Di Martino

di Fabiola Palladoro

 

Ra di MartinoAppena conclusa la sua personale alla galleria Monitor, ho incontrato Di Martino, per parlare un po’ con lei dell’ultimo lavoro presentato a Roma: La Controfigura/Stand In.


Fabiola Palladoro/ La Controfigura/Stand In è il titolo della mostra. Come mai hai scelto una parola, controfigura, che indica persone fisiche, per rappresentare dei luoghi?

Di Martino/ La parola controfigura viene dal linguaggio cinematografico, e di solito si riferisce ad una persona che viene impiegata per fare le scene più difficili al posto dell’attore. Mi piaceva l’idea che questi paesaggi potessero essere delle sorta di controfigure non umane: dei paesaggi/controfigura. Neanche io sapevo che molti dei paesaggi che vedi nella maggior parte dei film non sono il Paese dove credi di essere. Non sei mai in Tibet, in Ungheria, in Italia, ma, quasi sempre, in Paesi dove si va a girare per motivi economici. E così, l’immaginario collettivo viene costruito sempre sulle stesse località geografiche, che tutti guardiamo ma poi non riconosciamo, nel senso che se ci dicono che è il Tibet, noi non possiamo pensare che, in realtà, è il Marocco; di conseguenza, questi paesaggi fanno da background, da finto set, per qualche altro Paese.

 

FP/ Queste rovine cinematografiche creano delle illusioni molto forti, alterando il paesaggio e, conseguentemente, anche l’identità e la memoria di quei luoghi; chi vi abita, o chi passa di lì, riconosce una sorta di realtà, o capisce che è simulacro di qualcos’altro?

RDM/ Secondo me non si accorge di niente, perché quei luoghi sono già dei posti straordinari, ragion per cui la realtà di essere lì vince sulla percezione: sei nel deserto, e questi set sembrano delle rovine e delle carcasse reali.

 

FP/ E tu? Che sensazione hai provato di fronte a questi set?

RDM/ Quando sei lì, separare l’illusione con la realtà è impossibile. Quando trovi un set abbandonato nel nulla la sensazione è bellissima, fa molto più effetto che andare a visitare un monumento – sostanzialmente, perché ad un monumento siamo già pronti. Invece, andare a cercare questi resti ti dà un senso di scoperta e di avventura. Per esempio, c’è un finta Gerusalemme, che non ho fotografato ma che ho visitato - ricostruita originariamente per un film di Martin Scorsese, credo - che è enorme, e mentre tu cammini in questo luogo, percepisci qualcosa di fantastico, di allegro, che lo fa sembrare il set di un teatro, o un parco giochi. In realtà sei in mezzo al deserto, e a mente lucida tutto questo ti lascia qualcosa di molto strano...


Ra di Martino, La Controfigura, Stand-InFP/ Come è nata l’idea del progetto? Conoscevi questi luoghi, o li hai cercati avendone in mente l’idea?

RDM/ L’idea del progetto è nata gradualmente. Ho scoperto che esisteva ancora il set di Guerre Stellari, il primo fotografato e presentato a Novembre. Qui in galleria ce ne sono solo tre foto, di dimensioni ridotte, una piccola parte della serie. Di questi tre set, tutti ubicati nelle dune della Tunisia, uno è rimasto completamente inalterato, con i robottini e tutto il resto; gli altri due, invece, sono andati distrutti, con parti di cartongesso e di legno che le dune stanno mangiando.

Ho scoperto dell’esistenza di una di queste tre locations on-line, tramite la foto di un fan di Guerre Stellari, quindi sono partita per andare a vedere se tutto ciò potesse essere interessante: da lì è nato il primo progetto. Poi ho proseguito la ricerca scoprendo che, per esempio, nel sud del Marocco ci sono 2 studi cinematografici, quindi molte produzioni di films, sia hollywoodiani che europei, vanno lì a girare. Ora, però, questa usanza è un po’ decaduta, e la regione è sempre più desolata. Per questo ero sicura che avrei trovato dei resti abbandonati.


FP/ Quindi questi posti li hai cercati da sola, andando quasi a caso, come fossi un’archeologa cinematografica?

RDM/ In Marocco sì, mentre in Tunisia sapevo a priori dove andare – sebbene poi abbia trovato un set completamente distrutto. Era divertentissimo: mi sentivo una sorta di investigatore privato... È un modo di viaggiare molto divertente.


FP/ Come mai hai scelto il mezzo fotografico, e non il video?

RDM/ Forse realizzerò un video, ma al momento non volevo; non faccio mai video senza esseri umani, ed andare lì per una ricerca, e filmare qualcosa che è già stato filmato, mi sembrava un controsenso. La fotografia, invece, ricorda di più l’archeologia, essendo una sorta di documentazione.


Ra Di Martino, Galleria MonitorFP/ Infatti, nei tuoi lavori precedenti sono sempre presenti delle figure umane, utilizzate però come ‘strumenti’ per citare altri personaggi e altri ruoli, laddove in La Controfigura/Stand In ci sono spazi che, a loro modo, richiamano altre locations ed ambientazioni; pensi che, in qualche maniera, queste rovine possano essere capaci di modificare l’identità culturale e la memoria dei luoghi che invadono, allo stesso modo di un personaggio/ruolo cinematografico che invade ed influenza l’identità collettiva?

RDM/ La citazione non è stata qui pensata come per i personaggi dei video precedenti, ma più come materia: c’è sempre qualcosa dei media che rimane dentro di noi in termini di influenza, mentre queste sono altri tipi di vestigia. Invece di lasciare tracce a livello psicologico, ciò che qui resta è reale, sono rovine vere; anche per questo motivo non ci sono persone nelle mie foto...

Anche se, a dire la verità, ho poi scoperto che ci sono questi guardiani, alcuni dei quali quasi dei barboni, mentre altri sono veri custodi che sorvegliano i set. In galleria ce n’è solo una foto, ma esistono altri luoghi che ho fotografato nei quali ritornano questi personaggi, per i quali ho in mente un ulteriore progetto. È strano vedere queste persone da sole, alcune con un cane, altre con il figlio, che vivono in un baracchino davanti ai set. Ad esempio, sempre in Marocco, c’è questo set che rappresenta La Mecca, fatta di cartongesso ed immersa nel nulla, e c’è questo berbero che vive lì tutto il giorno, e che fa il guardiano dell’immaginario. Ecco, questi potrebbero essere gli unici personaggi che farò uscire.


FP/ Anche quest’ultimo progetto è ambientato in un non-luogo, in questo caso il deserto; che relazione hai con questi contesti, e perché li scegli sempre per le tue opere?

RDM/ Perché non riesco ad utilizzare le città, in quanto altamente riconoscibili. Le città hanno un’identità troppo forte, mi sembrerebbe di parlare solo di questa. È per questo motivo che tratto i luoghi come fossero dei backgrounds da teatro, e scelgo dei paesaggi stilizzati che, in un certo qual modo, potrebbero essere dei disegni.


Ra Di Martino, La ControfiguraRa Di Martino, Stand-In

FP/ Pur utilizzando il solo mezzo fotografico, hai deciso di interpretarlo con tre scelte di realizzazione differenti: la stampa classica, la diapositiva e la proiezione. Come mai?

RDM/ Ovviamente questo progetto si basa solo su immagini fotografiche, ma, non essendo una fotografa e non amando particolarmente le fotografie, ho avuto enormi difficoltà nello scegliere come esporle, per cui ho voluto comunque stampare alcune immagini in modo classico, tentando in seguito di sfruttare questa ricerca con materiali nuovi per me, ed inventando installazioni che non fossero scontate, altrimenti il tutto sarebbe potuto sembrare un reportage.

Avevo bisogno di aggiungere qualcosa a livello formale e, avendo iniziato da poco a lavorare con le diapositive, mi piaceva l’idea di proiettare le immagini, anche perché la proiezione ricorda il cinema. Tuttavia la diapositiva è anche fotografia, e, in più, la presenza fisica dei proiettori per le diapositive ricorda un po’ una cittadella, così come le immagini che proiettano davanti a loro. Infine, le diapositive hanno questo modo ‘cromatico’ di infilarsi l’una dentro l’altra che richiama fortemente, appunto, lo scorrere della pellicola di un film.


FP/ Non da meno, l’installazione esprime le molteplici identità interpretate da quel luogo…

RDM/ Sì, certamente. Infatti, il nome dell’opera è formato dai titoli dei dieci film più importanti girati lì, ed ho pensato di scriverli senza usare gli spazi, proprio come le immagini.

Così da ricreare le loro molteplici vite.

 

PICS’ CREDITS & COURTESY:

Ritratto di Di Martino – courtesy the artist

No More Stars (landscape #2) - 2011
Visore per diapositive, scotch carta, grafite, polvere d’alluminio, legno.
110cm x 10cm x 10cm

La Controfigura
(lawrenceofarabiathemanwhowouldbekingjesusofnazareththejewelofthenilejamesbond

thelasttemptationofchristshelteringskykundungaldiatorprinceofpersia) 
/
The Stand-In
(lawrencedarabialuomochevollefarsiregesudinazarethilgioiellodelniloajamesbondzonapericolo

lultimatentazionedicristoiltèneldesertokundunilgladiatorealexanderilprincipedipersia) - 2011
10 diaproiezioni, 10 plinti, 10 film


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complimenti bellissima intervista
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