martedì 21 maggio 2013  
Daniel Johnston, VISIONES SIMBÓLICAS - Madrid, La Casa Encendida - fino al 10.06.2012 PDF
Martedì 22 Maggio 2012 11:55

LE SCHIZOVISIONI DELLA RANA GEREMIA

Daniel Johnston, Visiones Simbólicas - Madrid, La Casa Encendida - fino al 10.06.2012

di Simona Spinola

 

Daniel Johnston a La Casa Encendida, allestimentoCiao a tutti, sono Daniel Johnston e questo è il mio album: 'Hey how are you'. L’ho registrato durante un attacco di panico”. Questo, l’esordio dell’artista meno definibile degli ultimi decenni davanti alle telecamere di MTV, nei primissimi anni ‘90.

In barba al grunge ed ai jeans stracciati di Kurt Cobain e dei vari bellocci maledetti, un paffuto e maldestro cultore dei Beatles, cresciuto a fumetti e burro d’arachidi negli Stati Uniti più profondi, si fa strada in virtù di goffaggini e bislacche coincidenze, mentre fuori impazzavano trasgressioni ed idoli.

Ora, questo signore cinquantenne di 120 kg è un nome di riferimento nel panorama indie, grazie ad una discografia di tutto rispetto; eppure, non smette di essere l’emblema della fragilità, schiacciato da una famiglia ultrareligiosa e da tracolli psicologici che più volte l’hanno visto in preda a schizofrenie.

Mito bipolare del circuito underground, fu proprio Cobain a introdurlo indirettamente sul piccolo schermo, indossando una maglietta che raffigurava un mostriciattolo disegnato a biro da Johnston.

Kurt Cobain wearing Daniel Johnston, Stress Records ad

 

Daniel Johnston, So shocked, late 1970sDallo scorso 20 aprile, La Casa Encendida di Madrid dedica una retrospettiva ai disegni di Johnston, che nella musica e negli scarabocchi ha sempre trovato rifugio evadendo da un’infanzia dura e mai realmente terminata - considerato l’effimero contatto con la realtà e la percezione dei fatti che può avere un personaggio diviso tra ospedali psichiatrici, LSD ed il primo amore mai corrisposto sui banchi di scuola.

And I know if you saw me now you would be much perplexed / And I know if you saw me now your mind would be contorted. But i love you”,

lagna come un adolescente in Mind contorted pensando alla sua Laurie, che a distanza di decenni al suo pretendente ossessivo-compulsivo non ci pensa proprio.

Strofe semplici che nascondono le paranoie di un disadattato, nel cui caso la pazzia ha agito da catarifrangente della genialità.


Daniel Johnston a La Casa Encendida, Madrid, allestimento

 

I disegni a bic presentati nella mostra sprigionano una sofferenza ingenua ma profonda, traboccante di fantasia e goffaggine: “sono un bambino che si è dimenticato di crescere e che passa tutto il giorno scrivendo canzoni e disegnando” è la definizione più completa che questo bipolare Peter Pan sa dare di sé.

Daniel Johnston, portraits

 

The devil and Daniel Johnston, di Jeff FeuerzeigLa sua vita è una successione di aneddoti che strappano sorrisi amari e malcelati, ed i vari pezzi che la compongono sono stati messi insieme nel documentario The devil and Daniel Johnston (2005, 110’), un ritratto completo del compositore ed artista maniaco-depressivo che a 50 anni suonati vive in una casa adiacente a quella dei genitori.

Il regista Jeff Feuerzeig ha scelto gli episodi più innocui e grotteschi dell’artista, dall’infanzia trascorsa recluso in casa fino al presente, in cui poco cambia: all’ordine del giorno persistono ossessioni verso Satana, piccole e grandi manie e la volontà di registrare situazioni, note e pensieri in super8. Come quando dall’ospedale psichiatrico dedica una canzone alla sua bibita in lattina preferita, asserendo che pure i demoni bevono Mountain Dew, o come quando induce un’anziana a gettarsi dalla finestra convincendola che la sua casa è abitata dal fantasmino Casper.

Aneddoti di follia che strappano sorrisi amari verso colui che a 19 anni voleva essere i Beatles  ma “ci rimasi male quando mi accorsi che non sapevo cantare”.


Daniel Johnston, Symbolical visions, 1988Daniel Johnston, As so as they say, 1995

 

L’esposizione, intitolata Visioni simboliche, propone dunque una serie di disegni e dipinti di Johnston appartenenti alla collezione personale del suo ex-manager Jeff Tartakov, per conferire alla Rana Geremia - l’alter ego dell’artista - l’arduo compito di decifrare un immaginario complesso, sotto una coltre di scarabocchi fatti con la bic blu.

Daniel Johnston, The end is never really over, 1982

 

Daniel Johnston

Visiones Simbólicas - Una mirada al universo de Daniel Johnston

a cura di Estela Aparisi e Iñigo Pastor in collaborazione con

dal 20 aprile al 10 giugno 2012

La Casa Encendida - Ronda de Valencia, 2 - Madrid

Orari: dal lunedì alla domenica, dalle 10.00 alle 22.00

Open admittance

www.lacasaencendida.com

www.hihowareyou.com

 

Pics’ credits

1_Visiones Simbólicas @ La Casa Encendida, Madrid - allestimento 

2_Kurt Cobain wearing Daniel Johnston

3_Daniel Johnston, Stress Records ad - 1988

4_Daniel Johnston, So shocked - late 1970’s

5, 6, 7_ Visiones Simbólicas @ La Casa Encendida, Madrid - allestimento

8_Daniel Johnston, portraits & self-portrait 

9_The devil and Daniel Johnston, movie frame

10_Daniel Johnston, Symbolical Visions - 1988

11_Daniel Johnston, As so as they say - 1995

12_Daniel Johnston, The end is never really over - 1982

 

All pics’ courtesy La Casa Encendida
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