PRATICHE CURATORIALI IN CORSO
Quando l’Artista e il Curatore fanno colazione insieme. Intervista a Luigi Massari
di Martina Colajanni
Prendi un Artista, un Curatore e una casa: cosa potrebbe affiorare se non un vero e proprio rapporto simbiotico tra i due?
Luigi Massari ha accolto subito la mia proposta di residenza all’interno di RizHoma ed io, mossa dalla stessa curiosità, ho lavorato insieme a lui giorno dopo giorno, per l’allestimento della sua personale Nostos, tra colazioni, pranzi e cene…
Martina Colajanni/ Nel tuo lavoro emerge un modo di operare intimistico e delicato. I colori e le ambientazioni trasmettono questo stato, insieme a quello di totale sur-realtà. Qual è l’approccio che instauri con ciò che decidi di rappresentare?
Luigi Massari/ Non sono sicuro che l’aggettivo intimistico si adatti perfettamente al mio modo di operare. Sicuramente, rispetto all’approccio ‘urlato’ di tanta figurazione contemporanea, i miei lavori si esprimono secondo registri visivi più riflessivi. Ma questo dipende probabilmente dalla volontà di ignorare modalità comunicative tratte dalla pubblicità e dal linguaggio televisivo, modalità che invece l’arte figurativa contemporanea ha assorbito, uscendone secondo me depotenziata e in piena crisi identitaria.
Decido di rappresentare determinati soggetti, ma è altrettanto vero che questi soggetti, o immagini, si formano nella mia coscienza in modo quasi autonomo, quando sono particolarmente concentrato. A me non resta che eseguirli il più fedelmente possibile, rispettandone la visione iniziale: in questo processo creativo assumo un ruolo di ‘semplice’ ricettore ed evocatore di immagini.
MC/ Tendi spesso a soffermarti sul concetto di Nostos e, quindi, sull’importanza delle Origini e sul senso di appartenenza ad un luogo circoscritto. Come nasce il tuo interesse nei riguardi di queste tematiche?
LM/ Nasce probabilmente dalla percezione della crisi del sistema di valori e del modello di sviluppo delle civiltà capitaliste industrializzate. Il recupero delle origini è una modalità di resistenza a questo processo di dissoluzione dell’identità.
E si tratta di un resistenza concreta, un atto reale di rifiuto e rielaborazione del proprio vissuto.
MC/ Oggi si parla tanto di Territorio e della sua conseguente riappropriazione, come se ormai non fosse più legittimo considerarne la rilevanza. Cos’è per te il Territorio?
LM/ È un luogo reale che contribuisce a formare l’identità individuale e collettiva. Oggi spesso è il mercato - un luogo irreale predeterminato - a formare ed educare gli individui. Quella che molti percepiscono come ‘realtà’ è, di fatto, una illusione costantemente imposta da un sistema di potere che tende a sovrapporsi alla realtà autentica in cui viviamo, fatta di territori, tradizioni, esseri umani, culture.

 MC/ Nella contemporaneità la residenza è uno degli strumenti più adoperati dall’Arte per permettere un’interazione tra Artista e Luogo in cui andrà ad operare. Pensi sia ormai una modalità surclassata o credi sia un modello in cui poter credere ancora?
LM/ Per me resta sicuramente un modello in cui credere, a patto che ci si misuri autenticamente con il luogo in cui avviene la residenza, sovvertendo all’occorrenza i propri schemi creativi.
MC/ La tua residenza in RizHoma ti ha permesso di vivere a stretto contatto con un luogo a te sconosciuto e di elaborare soluzioni nuove per il tuo lavoro. Come hai inteso la questione, e quali erano i tuoi propositi?
LM/ Sono partito con l’idea di pormi in un atteggiamento di totale permeabilità rispetto al luogo in cui sarei vissuto nel periodo. Considerando come punto fermo un’idea abbastanza definita delle tematiche attorno alle quali avrei lavorato, la mia intenzione è sempre stata quella di ibridarla e arricchirla con le suggestioni che avrei incontrato a Palermo, nel tentativo di elaborare le soluzioni alternative di cui parli.
MC/ Nato come un progetto curatoriale, RizHoma si nutre dello scambio tra due diverse figure: Artista ospitato e Curatore. L’esito è un’opera site specific realizzata e ideata interamente durante il periodo di residenza. Come nasce il tuo lavoro all’interno di RizHoma.housegallery?
LM/ Per RizHoma, accanto ad alcuni dipinti che avevo realizzato nei mesi che precedono la residenza, ho progettato due interventi site specific, che hanno assunto forme e valenze diverse evolvendosi rispetto all’idea iniziale.
Per l’intervento nel sottoscala ho sovrapposto l’immagine del Nostos (= ritorno) a quella archetipica del viaggio nell’oltretomba, trasformando un tradizionale carretto siciliano in un carro guidato da una specie di Caronte che accompagna i defunti nell’aldilà. Ho inteso questo viaggio come un processo di trasformazione, di morte e rinascita. L’istallazione è completata da una grande quantità di rami recuperati nelle zone limitrofe a Piazza Marina, rami caduti durante il violento temporale scoppiato durante la prima notte passata a Palermo.

L’altro intervento è invece un assemblaggio di piccoli oggetti e immagini fotografiche scattate durante il periodo di residenza, stampate su una carta ad alta percentuale di cotone e completate con interventi minimali di pittura. Una forma spuria di reportage legata al quartiere Kalsa, che ho intitolato Al Khalisa, la pura, come l’antico nome del quartiere stesso.

MC/ Anche tu, come me, assumi più ruoli contemporaneamente, lavorando a molteplici progetti paralleli. Sei artista, gallerista e anche curatore dell’Underdogstudio di Modena. Pensi che questa metodologia di lavoro sia complice della contemporaneità e, se sì, da cosa pensi possa dipendere?
LM/ Trasferire competenze diverse da un campo in cui si lavora abitualmente ad un altro limitrofo, significa arricchire le dinamiche creative, sviluppando un punto di vista privilegiato su aspetti di un’attività che a volte godono di un’attenzione marginale.
Se metto la sensibilità di un pittore al servizio di uno spazio espositivo, mi aspetto che - come grafico - ne curerà l’immagine in modo innovativo, o progetterà un allestimento inconsueto, come se dipingesse un quadro che si espande nell’ambiente.
Probabilmente l’attuale moltiplicarsi di queste figure ibride artista/curatore/gallerista può dipendere da un forte bisogno di innovazione, che richiede una maggiore dose di dinamicità e coraggio rispetto a quanto offerto dalle tradizionali gallerie d’arte.
MC/ Dalle opere in mostra emerge una particolare propensione verso l’uso di più tecniche: installazione, disegno su carta e lavori su tela. Il risultato è un’attività diversificata ma minuziosa e metodica, scandita da lunghi silenzi e da una maestria risoluta. Ti riconosci in questo procedimento?
LM/ Sì, penso di sì. Le stesse energie che abitualmente metto in moto nella creazione di un dipinto, posso utilizzarle indifferentemente in altri ambiti espressivi. Devo solo adattare le modalità operative ai nuovi contesti o ai diversi materiali: le idee, le dinamiche e le forze in campo restano invariate.

MC/ Domanda d’obbligo: quali sono i tuoi progetti futuri dopo questa tua ultima residenza?
LM/ Attualmente sono impegnato in un nuovo progetto artistico/musicale chiamato Terzo Fuoco, che si concretizzerà in questi giorni di fine aprile con un mia performance sonora accanto a Carlo Spiga, artista sardo attivo sul territorio nazionale ed estero, in occasione di un suo intervento presso la GiuseppeFrau Gallery a Gonnesa, in Sardegna.
Parallelamente continuo a lavorare ad un ciclo di dipinti intitolato Tema del Ritorno, che conto di presentare nel corso del 2012 in uno spazio espositivo a Milano.
http://luigi-massari.blogspot.com
www.rizhomahousegallery.it
Pics’ credits
1_ Luigi Massari, RITRATTO, 2010
2_ Luigi Massari, TEMA DEL RITORNO, 2011
acrilici su tela, 80 x 100 cm - Underdogstudio, Modena
3_ Luigi Massari, THE TRUE CROSS CAN NEVER FAIL, 2012
acrilici e pennarelli su cartone telato con cornice, 35x30 cm - RizHoma housegallery, Palermo
4_ Luigi Massari, AL KHALISA (Due, particolare dell’installazione), 2012
RizHoma housegallery, Palermo
5_ Luigi Massari, AL KHALISA (particolare dell’installazione), 2012
opera su carta, 16 x 8.5 cm - RizHoma housegallery, Palermo
6_ Luigi Massari, MONTE ALPHA, 2011
tecnica mista su cartone telato con cornice - Underdogstudio, Modena
7_ Luigi Massari, NOSTOS, 2012
dimensioni ambientali - RizHoma housegallery, Palermo
8_ Luigi Massari, AL KHALISA, 2012
dimensioni ambientali - RizHoma housegallery, Palermo
9_ Luigi Massari, AL KHALISA (San Giorgio & il drago, particolare dell'installazione), 2012
RizHoma housegallery, Palermo
10_ Luigi Massari, L'ASCENSIONE DEL PROFETA, 2012
acrilici su tela con corna di cervo - RizHoma housegallery, Palermo
All pics’ courtesy the artist
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