DISSENSI E CONVERGENZE
Intervista a Luca Padroni
di Simona Merra
Luca Padroni (Roma, 1973) sarà ospite degli spazi della galleria capitolina The Office dal 2 marzo fino al 27 aprile. La mostra, dal particolare titolo Favorevoli convergenze astrali nel giorno in cui sono stato concepito, presenterà i lavori più recenti dell’artista romano accostati ad opere di poco precedenti; un percorso attraverso una ricerca intima a cui l’artista si dedica da tempo.
Nelle tele di Luca Padroni c’è tutto un mondo denso di suggestioni da vedere e percepire con occhi nuovi: c’è l’invito all’avventura, al viaggio, negli abissi più profondi dell’esistenza. Attraverso lo studio sulle forme della terra e i suoi spazi più profondi, Padroni ci accompagna nello spazio astrale, in un vortice di immagini infinite e atemporali. In contemporanea con l’apertura della mostra, abbiamo intervistato l’artista.
Simona Merra | Luca, tu provieni da una formazione artistica maturata all’estero, dal Kent Institute of Art and Design di Canterbury al San Francisco Art Institute: cosa ha significato per te questo? Pensi che in Italia esistano istituti validi per la formazione di un artista, oppure questo non ha rilevanza?
Luca Padroni | La scuola d’arte in Inghilterra è stata un'esperienza molto importante. Ci sono vari motivi per cui ho scelto di studiare lì, ma le differenze tra i nostri due sistemi nascono da un solo principio - direi rivoluzionario, apparentemente contraddittorio - che è fondante della scuola inglese, e cioè che l’arte non si può insegnare. In primo luogo questo comporta una differenza nella selezione degli studenti: non esistono esami di ammissione, non è utile dimostrare grandi capacità nell’esecuzione di un chiaroscuro, più importante è la capacità di trovare la propria strada, di dare vita a un proprio modo di vedere le cose. Al contrario, l’accademia italiana dà molto spazio a un apprendimento purtroppo a volte nozionistico, e gli studenti non hanno a disposizione alcuno spazio per sviluppare le proprie idee. Credo che l’esperienza dell’accademia italiana dipenda molto dai professori che ti seguono.
Probabilmente, l’esperienza più rivelatoria per uno studente italiano è quella di fare da assistente ad un artista affermato.
SM | Prima di iniziare un quadro che sensazioni provi? In che modo sei coinvolto, mentalmente e fisicamente, quando lavori?
LP | Come per qualunque altra cosa nella vita, per riuscire nell’intento di creare un’opera devo lottare con tutte le mie energie ed è importante percepire questa forza lievitare dentro di me nel tempo che precede l’atto pittorico, che è totale, fisico ed emotivo. Non mi sono mai accontentato e cerco sempre di non avere paura di distruggere quello che riconosco essere buono, ma non sufficiente a soddisfare completamente il mio lato emotivo. A volte piuttosto mi arrendo, nella speranza che il giorno dopo venga fuori il miracolo. Ancora adesso che ho una moglie e un figlio - insomma, una vita! - il mio umore dipende molto da quanto sono riuscito a fare nello studio.
Non mi sarebbe possibile fare questo lavoro diversamente.
SM | Tradizionalmente, la pittura veniva identificata con ciò che comunemente si intende per arte. Ritieni che questa caratteristica sia ormai venuta meno?
LP | Questo è un dilemma spesso riproposto, negli ultimi cinquant’anni. Io credo che il rapporto dell’uomo con la pittura abbia radici primordiali, è un gesto originario, viene prima della parola; penso agli uomini delle caverne e alle bellissime pitture rupestri, o a come si divertono i bambini con un pastello in mano, per questo non credo che potrà mai essere sostituito. La forza che sprigiona dal segno è prorompente, capace di suscitare emozioni profonde.
SM | La tua pittura è cambiata rispetto ai tuoi esordi, su quale filo evolutivo si è mossa?
LP | In effetti è cambiata, un osservatore superficiale forse non sarebbe in grado di accomunare opere che ho fatto in epoche diverse. Non sono sicuro di poter inquadrare un filo evolutivo. Un quadro mi deve stupire, emozionare e deve aiutarmi a vedere qualcosa che non è davanti ai miei occhi. Mi è impossibile giudicare un’opera razionalmente, gli svolazzi della tecnica mi lasciano del tutto indifferente, se non sono epifanici.
SM | La pittura è passata dalla rappresentazione del mondo circostante a quello che c'è dentro ogni uomo. Sei d’accordo con questa affermazione? Come definiresti la tua pittura?
LP | Non credo si possa fare un'affermazione del genere. Il mondo circostante è l’unico veicolo che ci permette di esplorare quello che c’è dentro di noi, come hai detto tu. Credo che nella pittura ci sia sempre stato e ci sarà sempre l’universo dell’autore, anche nella pittura figurativa più tradizionale; chiaramente, mi riferisco alla pittura dei grandi maestri, e non degli accademici, dove prevale un'esigenza tecnica a scapito delle emozioni. Probabilmente si può dire che è cambiato il modo di fruire l’arte, e il fascino e l’originalità del mondo dell’autore hanno acquisito maggiore importanza.
SM | Tu sei fra gli artisti - insieme ad Andrea Galvani, Claudio Parmiggiani, Marco Tirelli, Alfredo Pirri, Gregorio Botta, per citarne alcuni - che hanno fondato il Padiglione del Dissenso Italia | Biennale di Venezia, ripudiando, alla maniera dei futuristi, il Padiglione di Vittorio Sgarbi. Ti va di parlarcene?
LP | I motivi che mi hanno spinto a dire di no ad un evento così importante sono molti.
Innanzitutto, chiaramente non credo in Sgarbi - e il Padiglione che ha messo su lo conferma.
In secondo luogo, ci sono le carenze organizzative. Credo che siano stati travolti dalle loro stesse ambizioni velleitarie: duemila artisti sono un numero talmente esorbitante da risultare ridicolo.
Ho ricevuto l’invito ufficiale a meno di un mese dall’inaugurazione della mostra, una circostanza questa che mi è sembrata offensiva del sogno di tutti gli artisti di esporre alla Biennale.
Per non parlare del costo del trasporto a carico degli artisti!
Infine, c’è una questione di rispetto dei ruoli: il mio nome è stato inserito tra gli artisti in mostra da uno dei dieci curatori-consulenti di cui Sgarbi si è avvalso per poter operare su tutto il territorio italiano, Marco Tonelli, che a ridosso della mostra si è visto depennare molti nomi di artisti dalla sua lista. Tonelli, in polemica con Sgarbi, ha deciso di dimettersi dall’incarico, e a quel punto mi sembrava proprio senza senso partecipare al carrozzone.
SM | Puoi parlarci della prossima mostra da The Office? Come ti sei inserito in questo spazio che, oltre ad accogliere mostre d’arte contemporanea, si occupa anche di cinema?
LP | Sono stato contattato da una giovane storica dell’arte che in questo momento lavora per The Office, Giorgia Fileni, che ha visto Oltre il Trompe l’Oeil, una mostra notevole allestita presso la Galleria L’Attico a Roma, nel 2010. In quest’occasione avevo esposto due enormi tele all’interno di un piccolo teatro messo su nella galleria, lo spettatore aveva pochi minuti di tempo mentre il sipario si apriva e chiudeva per vedere l’opera, un enorme cratere, proprio come un vero spettacolo teatrale il cui protagonista era la pittura. Nel triste panorama del dietro le quinte di molte mostre d’arte, una persona che coraggiosamente e con spirito d'intraprendenza cerca un artista perché gli è piaciuta la sua opera, mi ha colpito.
The Office - del produttore e regista Cristiano Bortone - ha solo un anno di attività alle spalle, e solo in futuro si potrà sapere se sta facendo bene; per il momento, posso dire che cinema e pittura hanno in comune più di quanto sembri.
La mostra inizia con i quadri dei crateri per approdare alle opere più recenti, che abbiamo deciso di chiamare paesaggi astrali perché partono dall’osservazione del cielo, ma che sono ancora in forte evoluzione e non so dove mi porteranno. Mi affascinava l’idea di introdurre il concetto di concepimento nel titolo, ma in senso ampio.
Quel momento in cui avviene una trasformazione prima che questa sia compiuta.
Quando ancora non si sa cosa sarà.

FAVOREVOLI CONVERGENZE ASTRALI NEL GIORNO IN CUI SONO STATO CONCEPITO
Solo Show di LUCA PADRONI
A cura di Giorgia Fileni
Da Venerdì 2 Marzo a Venerdì 27 Aprile 2012
The Office Contemporary Art - via Ostilia, 31 - ROMA
Vernissage: venerdì 2 Marzo, h. 19:00
Orari di apertura: 10:00 - 18:30
www.theofficeart.it
Pics’ credits & courtesy
1_Luca Padroni nel suo studio, 2012
2_Luca Padroni, Favorevoli convergenze astrali nel giorno in cui sono stato concepito, 130x200cm, olio su tela, 2011
3_Luca Padroni nel suo studio con Senza Titolo, Oltre il trompe l’oeil, 2010
4_Luca Padroni, allestimento - foto di Alessandro Vasari
5_Luca Padroni, Oltre il trompe l’oeil - l’Attico, 2010
6_Luca Padroni, Favorevoli convergenze astrali nel giorno in cui sono stato concepito, 150x337cm, olio su tela, 2012
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