QUANDO IL QUOTIDIANO CADE AI NOSTRI PIEDI
Le scarpe-scultura di Kobi Levi
di Simona Spinola
Cigni, anatre, scalette, sushi, tazzine di caffè, banane sbucciate. Non è la dispensa di una desperate housewife matta da legare, né l’accumulo patologico di oggetti da parte di un anziano signore affetto da Sindrome di Diogene. Tutt’altro.
È la fantasia del quotidiano ai piedi (letteralmente!) di Kobi Levi, giovane shoes-designer israeliano che con le sue creazioni ai limiti del paradossale sta rivoluzionando il concetto di scarpa.
In seguito al diploma ottenuto nel 2001 presso la prestigiosa Bezalel Academy of Art & Design di Gerusalemme, lo stilista spinge la sperimentazione per le sue décolletées ben al di fuori dei confini della moda, di cui rompe i canoni per eleggere, quali uniche muse ispiratrici, alcuni di per sé insignificanti dettagli che invadono la vita di tutti i giorni. Così, oggetti banalissimi incontrati in cucina, allo zoo o al parco si convertono in elemento chiave delle scarpe più di moda. E le calzature che ricordano bricchi del servizio buono grondanti caffè che funge da tacco, così come becchi di papere ed oche che miracolosamente sostengono corpi femminili, hanno stregato Asia ed Europa.
 
Vere e proprie sculture indossabili, che vanno al di là del concetto di accessorio, per offrire chicche di design esibite in varie esposizioni, da Tel-Aviv a Berlino, passando per Tokyo, Parigi e Milano. Kobi Levi combina la struttura della décolletée classica con le forme della natura, animata e non, per dare vita a veri shoe-worlds ibridi, in cui la mescolanza di forma e corpo genera un concentrato di ironia davvero contagioso.
La fervida fantasia del designer si mette in moto anche di fronte alle icone contemporanee, tanto reali quanto immaginarie - come per il caso delle calzature dedicate a Madonna e ad Olivia Oyl, immediatamente riconoscibili pur senza vederne il volto - e, più in generale, rende omaggio alla donna, sia essa colta nel momento quasi sacro della maternità (Mother & Daughter) che in uno un po’ meno liturgico, ma pur sempre topico (Blow).
 
Ogni modello viene prodotto a mano dal designer, che concepisce il progetto a partire da una fonte d’ispirazione ordinaria per mettere a punto una vera opera d’arte, tutta da indossare.
Levi stesso ci tiene a precisare che non si tratta di esperimenti né di giocattoli, ma pur sempre di calzature da mettere ai piedi con tutta la dignità, e con una buona dose di ironia e di personalità, anche nella famigerata real life. “Quando progetto una scarpa, penso a lei come ad una scultura da indossare, come un’opera d’arte con cui vivere, o meglio, da vivere”, ha dichiarato in svariate occasioni.
Per i portatori sani di testosterone che invidiassero un tale talento alle donne, Kobi è attualmente al lavoro sulla sua prima linea maschile.
Il suo sogno è che una scarpa abbia vita propria, e sia in grado di condizionare il corpo in un rapporto indissolubile e reciproco: “Contrariamente ad un vestito, le scarpe dovrebbero avere vita propria anche quando non vengono calzate”.
 
E, con ali variopinte ed appendici scodinzolanti, questo sogno sembra davvero meno impossibile.
http://kobilevidesign.blogspot.com
Pics’ credits
1_Kobi Levi, Mother & Daughter - 2011, leather
2_Kobi Levi, Coffee - porcelain version - 2011, leather
3_Kobi Levi, Swan (from The Birds series) - 2011, leather
4_ Kobi Levi, Chewingum - 2009, leather
5_ Kobi Levi, Blond Ambition - 2011, leather
6_ Kobi Levi, Blow - 2010, leather
7_ Kobi Levi, Banana slip-on - 2010, leather
8_ Kobi Levi, Dog - 2010, leather
9_ Kobi Levi, Miao - 2010, leather
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