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SHAKESPEARE NELLE NOTTI DI MEZZO AUTUNNO
Massimiliano Civica, Un sogno nella notte dell’estate
RomaEuropa Festival, Teatro Vascello – dal 26 al 31 Ottobre 2010
di Cecilia Nocella
Dal 26 al 31 Ottobre, RomaEuropa Festival ha ospitato al Teatro Vascello Un sogno nella notte dell’estate, riadattato dal testo di William Shakespeare, di Massimiliano Civica, giovane regista - classe 1974 - dal percorso formativo variegato: dal teatro di ricerca internazionale (l’Odin Teatret di Barba), alla scuola della tradizione italiana (Civica si è infatti diplomato in regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico), percorso costellato inoltre da un apprendistato artigianale presso il Teatro della Tosse di Genova
Da queste esperienze, il giovane regista elabora una visione del teatro che esalta il ruolo dell’attore, vero protagonista dell’evento teatrale.
Nello scegliere Shakespeare, Civica sceglie di affrontare una sfida, ma lo fa con consapevolezza: “Misurarsi con Shakespeare è misurarsi con un genio assoluto”, dichiara in un’intervista. Della fama del Bardo è superfluo parlare, ma del fatto che A Midsummer night’s dream sia una delle più complesse, intricate e illogiche commedie che il poeta e drammaturgo inglese abbia scritto, beh, questo è necessario dirlo. Ippolita, Teseo e la loro corte fanno rivivere Atene e i fasti dell’antica Grecia, ma allo stesso tempo a loro si mescolano da un lato elfi, fate, folletti e regnanti del mondo del sogno, tipico della tradizione nordica (Oberon – Titania - Puck), dall’altro un gruppo di sgangherati artigiani/attori che ricordano le compagnie elisabettiane.
Di questo mondo assurdo, di questa storia da sogno, Civica offre una nuova traduzione sin dal titolo (dal classico Sogno di una notte di mezz’estate a Un sogno nella notte dell’estate): la sua riscrittura privilegia il copione teatrale shakespeariano; la poesia, presente in tanta parte dei testi teatrali di Shakespeare, viene messa in secondo piano proprio per dare maggiore importanza alla recitazione e all’attore.
 
È anche per questo che la scena ideata da Civica è scarna e semplice - come lo era quella elisabettiana, del resto: una scatola nera, delle panche ai lati su cui gli attori siedono quando sono fuori scena, e un sipario sul fondo a replicare una cornice di un boccascena. Anche la scena, infatti, così come il testo, è un infinito gioco di specchi tra realtà e finzione, sogno e veglia, teatro e meta-teatro. All’interno di questa scatola magica tutto è possibile: che gli attori siano pure ventriloqui, che il mondo fatato sia raccontato anche attraverso l’uso di trucchi magici, che diversi stili di teatro - quello contemporaneo, quello classico e quello orientale, attraverso l’utilizzo di una camminata tipica del Teatro NO giapponese - possano convivere senza disturbare troppo l’occhio dello spettatore.
La commedia di Shakespeare si presta al gioco in quanto è la commedia dell’immaginazione per eccellenza (“L’immaginazione degli innamorati che vedono le cose come non sono, l’immaginazione del sogno che trasfigura le nostre esperienze e sensazioni nel volto dei personaggi dei miti, e l’immaginazione del drammaturgo che dà ordine e forma al mondo, creando armonia proprio nella discordanza delle cose” spiega il regista), ma bisogna sottolineare che Civica è stato bravo a coordinare un lavoro che giustifichi questa varietà di stili e tecniche recitative attraverso l’uso della macchina teatrale e dei suoi espedienti, sempre a vista per lo spettatore.
Eppure, qualcosa stona nell’opera nel suo complesso. Perché Civica ha eliminato l’orpello scenografico e materiale, ma ha inserito una sovrabbondanza di ghirigori tecnico/recitativi, che se d’acchito impressionano lo spettatore, allo stesso tempo gli impediscono di godere a fondo proprio della parola e del significato che il regista voleva recuperare.
Forse non è un caso se la parte dello spettacolo che più resta impressa è il racconto dello sgangherato gruppo di artigiani, non solo perché sono scene comiche scritte magistralmente, ma anche perché il linguaggio scenico del gruppo di attori cui questo ruolo è stato affidato è il più semplice, essenziale ed efficace, diretto, contemporaneo e quotidiano. I loro gesti, le loro trovate comiche (tutte originali), i piccoli segni con cui si raccontano al pubblico rimangono impressi perché, pur appartenendo al mondo dell’artificio, sono tutt’altro che artificiosi. Sono segni genuini, autentici.
Insomma, se questa versione di A Midsummer night’s dream ci aiuta ad entrare nella dinamica assurda del sogno, della confusione, dell’illogicità tipiche della dimensione onirica, allo stesso tempo di questo ‘sogno’ non cogliamo la poesia che sta dietro all’immaginazione umana, e che Shakespeare era magistralmente riuscito a tradurre in parola.
http://www.youtube.com/watch?v=kxs1Wuvd6y8
UN SOGNO NELLA NOTTE DELL’ESTATE
Liberamente tratto da Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare
Uno spettacolo di Massimiliano Civica Costumi Clotilde Oggetti di scena Paola Benvenuto Maschere Atelier Erriquez & Cavarra Tecniche del corpo Alessandra Cristiani Tecniche della voce Francesca Della Monica Supervisione tecniche di ventriloquismo Samuel Barletti Con Elena Borgogni, Valentina Curatoli, Nicola Danesi, Oscar De Summa, Mirko Feliziani,Riccardo Goretti, Armando Iovino, Mauro Pescio, Alfonso Postiglione, Diego Sepe, Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Luca Zacchini Prodotto da Teatro Stabile dell’Umbria / Compagnia Il Mercante Con il sostegno alla produzione di RomaEuropa Festival 2010 Lo spettacolo è dedicato alla memoria di Andrea Cambi
RomaEuropa Festival 2010 – Vieni a vedere come si muove il futuro
dal 21 Settembre al 2 Dicembre 2010
Per consultare il cartellone, http://romaeuropa.net/festival
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