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CHIUDO GLI OCCHI Intervista a Elena Arzuffi
di Carlo Sala
pubblicato il 10/06/2010 In occasione del Premio Speciale da parte di SeroxCult a Elena Arzuffi per il video Chiudo gli occhi al RomaEuropa Web Factory, ho intervistato l’autrice.
Una ricerca, la sua, in cui sono presenti diversi medium espressivi, in un coerenza estetica globale fatta di raffinate evocazioni. Lavori in cui troviamo immagini quotidiane, con associazioni peculiari e inserti inaspettati. Oggetti che sono portatori di molteplici letture per giungere verso significati inediti, non imposti, ma frutto della dimensione personale insita in ogni fruitore.
Carlo Sala / Nella tua ricerca adotti vari strumenti espressivi. Cosa vuol dire per te ‘intermedialità’?
Elena Arzuffi / La visione e la percezione coinvolgono nell'insieme i sensi; questo flusso di informazioni miste ci pervade e restituisce un'indagine articolata e intensa per un nuova fruizione dell'esistenza. L'insieme degli attuali codici, linguaggi e strumenti permette di realizzare lavori il cui fine è il coinvolgimento. L'interdisciplinarietà raccoglie ed insegue tracce che, selezionate, possono lasciare impronte.
CS / Mi parli del tuo video Chiudo gli occhi, presentato al RomaEuropa Festival? Mi sembra che giungi ad un discorso etico, mantenendo però una dimensione onirica …
EA / In questo video è descritta la vita di una popolazione di un’isola situata nell'Oceano Indiano, la cui quiete viene interrotta bruscamente da un evento atmosferico le cui cause sono, forse, determinate da scompensi climatici. Il messaggio finale giunge inaspettato, in questo panorama apparentemente incontaminato. L'effetto-sorpresa interrompe la dimensione "onirica", inducendo alla riflessione.
CS / Nei tuoi lavori fotografici unisci e armonizzi immagini molto diverse, provenienti da contesti distanti. Cosa vuoi figurare e far percepire con questi accostamenti?
EA / Gli oggetti diventano segni, portatori di associazioni legate alla loro riconoscibilità. Cerco di miscelare i codici evitando troppe informazioni, ma sforzandomi di generare curiosità. Propongo ingredienti combinati per restituire nuove sensazioni. Ognuno, osservando i lavori, può personalizzare una proposta visiva, grazie alle sue precedenti conoscenze.

CS / In alcune tue opere compaiono oggettualità e frammenti quotidiani con una nuova valenza …
EA / Gli oggetti vengono usati come segni che trasmettono informazioni per dire od indicare qualcosa che qualcun altro conosce o riconosce. Vengono messi nello spazio come fossero parole, congiunzioni nelle frasi. Rebus ingenui o intimi. Introiezioni mentali che diventano, così, proiezioni fisiche.
CS / Sempre su questo punto mi viene spontanea una riflessione. Parte della fotografia odierna cerca una mistificazione visiva con composizioni “baroccheggianti”, ridondanti di referenti iconici. Nei tuoi lavori vedo invece che non c’è la necessita di stupefare, semmai di creare una evocazione …
EA / Inseguo prospettive minime nel far dialogare realtà e immaginazione, per ipotizzare visioni o sensazioni alternative. Non credo serva altro.
CS / Nel tuo lavoro si può notare una peculiare dimensione temporale; me ne puoi parlare?
EA / Il tempo del video, cioè la sua durata, è in orizzontale - e quando accelera si crea o si evita un passaggio - ed è in verticale, quando rallenta per indirizzare l'attenzione. Il percorso dei miei pensieri è fatto di libere associazioni che circolano in un loop fluido. I lavori e le opere sono sezioni di questi tragitti che restituiscono paradigmi visivi e/o sonori altri.
CS / Ti sei occupata di installazioni pubbliche?
EA / Ho partecipato, per esempio, a Quotidiana Aperta a Padova, nel 2007, con l'installazione acustica e ambientale dal titolo Inculturazione, la cui finalità era mettere a confronto la cultura accademica storicizzata con le contraddizioni attuali, legate all'identità di una provincia veneta in continuo divenire. A Viterbo invece, per Cantieri D'arte nel 2008, ho allestito plance murarie con manifesti che rileggevano ironicamente i fasti della città, rinnovandone un'ipotesi di rinascita. Questo lavoro continua negli anni, essendosi trasformato in una collaborazione editoriale, seguita sempre dagli stessi curatori e parallela alla ricerca del centro universitario della città.
CS / In Ingrid in the jungle, di qualche anno fa, parli di attualità senza mai cadere in una dimensione retorica. A dominare è una visione fortemente introspettiva …
EA / Quando ho pensato a questo lavoro, Ingrid Betancourt era ancora prigioniera e la riflessione sulla sua vita ha generato, in me, associazioni trasversali legate al suo sogno infantile di una vita normale, proprio in quei luoghi che così lungamente l'hanno accolta durante la sua prigionia. L'ideazione è coincisa con l'immedesimazione.

CS / A quali nuovi progetti stai lavorando?
EA / Sto terminando una nuova videoinstallazione dal titolo Prescription, a cui ha partecipato il compositore Domenico De Rosa; sono stata invitata a scrivere brevi testi per alcuni cataloghi. Ho realizzato alcune tele su cui continuo la ricerca grafica iniziata e poi approfondita con il disegno, e sto partecipando alla mostra Impresa Pittura al Ciac di Genazzano. Inseguo comunque alcuni progetti, nella speranza che si concretizzino.

BIOGRAFIA
Dopo essersi laureata in Semiotica del Colore all’università di Bologna, Elena Arzuffi frequenta un corso di specializzazione in Tecnologie Digitali a Milano e si dedica alla postproduzione; successivamente insegna all’Istituto Europeo di Design (IED) a Milano. Dal 1999 si dedica alla realizzazione di fotografie, disegni, collages, video ed installazioni ambientali e sonore. Partecipa a numerose esposizioni, collabora con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Nel 2002 partecipa alla mostra Exit, a cura di Francesco Bonami. Successivamente, si dedica alla realizzazione di video che hanno la caratteristica di miscelare disegni ad immagini, e partecipa a numerose rassegne e festival. Fra questi è più volte presente a Video.it, alla Gam di Torino (2001/2/3/4). Partecipa a Visivamente Inserito nel Festival della Filosofia di Modena, Invex a Tokio, Videoabend a Monaco, Unimovie a Pescara, Burned children of America a Treviso, Magical Mistery Tour a Chicago e Liquida.mente a Firenze. Viene invitata a Fuori Pista, mostra realizzata in ricordo di Carlo Mollino a Sauze D’Oulz, e a M.M.M. al Gertrude Contemporary Art Space, di Melbourne.
Realizza personali indagando con svariati media - compresa l’installazione - la psicologia umana. Realizza (a cura di Gabi Scardi) Lovely Nest a Padova, presso la galleria Estro, successivamente Indoor Sowing (a cura di Chiara Agnello) a Milano, nello spazio Care/Of; Sull’acqua (a cura di Elena Volpato) a Torino, da Vitamin; Spifferi a Milano, alla galleria Rossana Ciocca, … E se piovesse a Padova (sempre a cura di Gabi Scardi) alla Estro. Nel 2008, a Nizza, invitata dalle curatrici del Gruppo 317, presenta un dittico video in cui, grazie a 700 disegni, può proporre una videoproiezione che costituisce una installazione ambientale alla Soardi Galerie. Realizza una mostra ed un progetto site-specific per il comune di Reggio Emilia, nell’ambito di Fotografia Europea 2009 (a cura di Daniele De Luigi e di Elio Grazioli).
Dal 2007 si dedica anche alla progettazione di installazioni pubbliche. Viene invitata a Quotidiana Aperta a Padova, dove realizza una installazione ed un lavoro acustico/ambientale a cura di Gabi Scardi dedicata al compositore Giuseppe Tartini e all’Orto Botanico, il più antico d’Europa.
Nel 2008 prepara, per Murati Fuori a Viterbo, un arredo urbano dal titolo Una Città nell’Aria. Ha ottenuto una menzione speciale per il premio Icona a Verona08, realizzando un lavoro fotografico ispirandosi a Ingrid Betancourt. A giugno partecipa all’International Video Art Festival di Budapest (a cura di Visualcontainer), al Festival del Nuovo Cinema di Pesaro ed entra a far parte dell’Archivio 1:1 Project di Roma, a cura di Cecilia Canziani. Per settembre 2009 partecipa a Cell al Castello di Rivara, ed è stata selezionata per Face to Dace ad ArtVerona09 e per Videoart09 (a cura di Maria Rosa Sossai).
Le immagini in ordine nel pezzo sono:
Frames del video "Chiudo gli occhi", 2006
Gateway, 2009 stampa fotografica, cm 100 x 70
Homework, 2009 stampa lambda, cm 30x50
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