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UOVO ANATOMICO + ARTIFICIAL FAMILY fino al 15 luglio 2008 su SeroxLab ARTIFICIAL FAMILY VISITA LA MOSTRA UOVO ANATOMICO Testo critico di Barbara Galati Grazie a Internet, ogni giorno il mondo tocca con mano e in tempo reale tutto quello che accade. Segni annunciatori esplodono simultaneamente e inquietanti teorie si inseguono e si moltiplicano. Siamo di fronte a una sorta di Tecno–Pentecoste che dopo la “Babele linguistica” avviata dalla Televisione, ha posto rimedio alla dispersione dei linguaggi attraverso il presunto potere unificante dell’immagine, assicurato attraverso onde, cavi, e satelliti l’“hic et nunc” della presenza connettiva.
Internet si è trasformato in un partner indispensabile ed esigente, in grado di trasformare tanto la creatività umana, quanto la vita privata e pubblica. Il “Net” e il “Web” avvolgono il pianeta, si diffondono a una velocità tale che il nostro ingresso nel nuovo Millennio ha più a che vedere con un “salto quantico” che con un “passaggio”. E l’uomo, pur rimanendo chiuso nel suo corpo mortale, non smette di esteriorizzarsi a ogni livello attraverso lo Spazio e il Tempo, la Tradizione e l’Innovazione, il Reale e il Virtuale, avendo perduto ogni riferimento e avendo spezzato ogni nozione temporale.
L’uovo anatomico nasce come un gioco e per gioco, l’idea di rappresentare attraverso un paradigma interattivo tutti i mali del mondo, nasce nel 2004 da esigenze scrupolosamente personali: dominare quesiti, pulsioni, angosce e idiosincrasie di varia natura, catalizzando queste in una sorta di interfaccia/ambiente. Una sequenza di immagini paradigmatiche, perché in esse si scorge l’insieme dei princìpi, delle regole e dei valori che ci ha guidato finora all’interno delle diverse Civiltà, tradotte su dispositivi tecno–simbolici che si possono sintetizzare in alcuni concetti–chiave: vita, morte, malattia razzismo, intolleranza, religione e altro ancora.
Immagini acquisite dall’immaginario collettivo imposte come Interfaccia, che funziona da segnalatore di linguaggi interpretati, ma mai interpretanti. L’artista impiega la nozione fondamentale di “interfaccia” sottolineandone la duplice azione che viene a instaurarsi tra il medium/strumento e l’utente. Dario Quaranta si pone come mediatore tra i fatti che avvengono e chi li recepisce, rendendo le due parti sensibili l’una all’altra. Il suo lavoro è uno spazio aperto, capace di accogliere ogni una nuova teoria, ogni nuova ideologia, ogni nuova problematica. L’artista presenta ogni clip come presunta “Realtà”, pronta a prestarsi al dubbio, una verità che finisce per essere semplicemente considerata come un “insieme di convenzioni” la cui analisi mette in evidenza il carattere acquisito, e dunque “artificiale”. Tre componenti ci aiutano a capire meglio lo stato dell’opera, l’aspetto tecnico, nel significato allargato che designa l’insieme dei mezzi che permettono a una cosa di esistere in funzione di un obiettivo, quello simbolico, che rappresenta ciò che, al di là della funzione, impegna l’artista in un’azione che produce senso per chi fruisce, e infine l’aspetto l’immaginario che fornisce l’insieme delle credenze, delle immagini e dei comportamenti che permettono il legame organico tra il livello tecnico e quello simbolico, producendo diverse storie paradigmatiche su basi sociali, politiche, religiose.
Le problematiche rappresentate in Uovo anatomico sono state analizzate per lungo tempo, e continuano a esserlo ancora oggi, secondo un asse diacronico/sincronico. La sincronicità è il cuore dell’opera che si presenta come work in progress, la diacronicità si identifica con la metodologia della raccolta del materiale fotografico, studio ragionato negli Archivi e delle documentazioni relative al progetto video assunte come metodo. E così come accade con il Tempo, che si libera dalla dittatura della “cronologia”, permettendoci di andare oltre una successione in tappe, piuttosto di “spazio di fasi” prescindendo da un modello lineare di interpretazione.
L’esperienza, la ricerca lo hanno spinto fino a far percepire l’operazione on–line come unico modo di fruizione capace di stimolare l’immaginario di chi guarda a formulare il proprio giudizio in maniera immediata, senza attese. Coinvolgendo in ciò anche le strutture più profonde del nostro inconscio, libere da griglie interpretative, sospendendo la spiegazione del progetto all’infinito. Un mondo, il tecno–immaginario, che favorisce l’apparizione di nuovi ibridi tecno-culturali simili ai video giochi, facendo nascere all’interno dello spazio ludico istanze immaginarie di nuova natura.
Un corpus di immagini legate tra loro, rielaborate in modalità digitale, animate in video clip restituiscono delle storie. Il principio alla base del legame e la dicotomia tra la vita e la morte che percorre tutto il progetto uovo anatomico- che ne costituisce allo stesso tempo la fonte d’ispirazione, la manifestazione e la realizzazione- consistono in ciò che possiamo chiamare il fenomeno di attivazione tra gli opposti. Il lavoro, pur caratterizzandosi con l’estensione al mezzo informatico, viene accompagnato dalla tacita aspirazione a recuperare il legame originale con la nascita, con la creazione, con la vita. Creazione che viene rappresentata attraverso una logica e una coerenza proprie dell’artista.
Dall’estrazione dei frame di alcuni video di Uovo Anatomico nasce l’idea di “generare” “Artificial family” una mostra fotografica che restituisce una sequenza narrativa sul tema del concepimento. Dando per scontato che molti di noi abbiano acquisito il concetto di famiglia naturale, con l’ottica in cui un figlio debba essere generato attraverso l’atto sessuale dei due genitori - figure-flusso necessarie a costruire l’immaginario simbolico di “famiglia”- ci si rende conto che non sempre la via naturale alla creazione dà risultati perfetti, l’errore e l’imprevisto fanno arte della vita.
Le certezze vengono meno, la nostra identità vacilla, i vincoli familiari si sfaldano alterando i fondamenti più radicati, fino a farci raggiungere una perplessità che si esalta nell’inquietudine e nel dubbio. Se il genoma umano è oramai prossimo alla decodificazione finale e la speranza di una vita indenne da patologie, dalla nascita e dalla morte si appresta a diventare il mito di domani, la clonazione ci prometterà la soluzione più felice: l‘auto-gestazione si presenta come unica risposta, legami endogeni, che uniscono i componenti di un unico organismo, solo auto-produzione, con la straordinaria espansione del “tutto - artificiale”.
DARIO QUARANTA & SOO-JA: BIOS
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Latest exhibitions:
2007 "The Great Escape" Stichting Noisivision - MR Breda (Olanda)
2007 "Slowtime2007" MediaCentre - media art environments .., Cologne (Germania)
2006 "VIII Salon Internacional de Arte Digital" Torriente Brau Cultural Center, La Habana (Cuba)
2006 "New Media Caucus" Art Interactive Gallery, Bostom - Massachusetts (USA)
2006 "Magmart" Casoria International Contemporary Art Museum, Casoria-Napoli (Italia) (Collezione permanente del museo)
2006 "POST" European Festival on new the average, vari luoghi, Lugano (Svizzera)
2005 "PEAM: Pescara Electronic Artists Meeting", vari luoghi, Pescara (Italia)
2005 "II International Media Art Festival" Armenian Center for Contemporary Experimental Art, Pavstos Biuzand Blvd., Yerevan (Armenia)
2005 "AnimoWEb" several centers, Bologna (Italia) 2005 "Presumes innocents" centre d'art contemporain, Bordeaux (Francia)
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