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COSA MANCAVA? MANCAVA LA RABBIA “Non dimenticare la rabbia”, di Marco Capoccetti Boccia (vs. “Christmas Carol” di Charles Dickens) di Fabrizio Gabrielli
pubblicato il 27/12/2009 Ci son stati, e non mi vergogno ad ammetterlo, giorni freddi e lontani in cui ho accompagnato Gionata in libreria. Gionata, che era amico mio e portava – credo ancora porti – quell’epiteto con disarmante nonscialanza, varcava la soglia della libreria poche volte l’anno, e solo per espletare la sua personalissima missione. Aveva pure un nome, Missione Cinquantuno, e consisteva, in soldoni, nello strappar di trafugo la pagina numero cinquantuno a certi libri. Non importava che gli piacessero o meno, che fossero libelli tascabili o tomi enciclopedici, illustrati o mal rilegati. Estraeva dalla pila, sfogliava, s'accertava che nessuno lo guardasse e tac, strappava pagina cinquantuno. Ora s'avvicina Natale, e Gionata va a finire che lo rivedrò per le feste. Dovrei fargli un regalo, forse, mi son detto, e memore di ciò che sempre ripeteva – i libri non si regalano per Natale! va bene qualsiasi altro giorno, ma a Natale no! – gli comprerò, credo, proprio per farlo contento, un libro.
Perché vedete, io son mica d'accordo con Pennac quando dice che i libri Dio ce ne scampi e liberi da chi li impacchetta, che ognuno dovrebbe potersi scegliere le letture che vuole, che esiste il diritto a non leggere. Gionata non cell’ha mica, il senso del discernimento. Non sceglie da sé nemmeno le cravatte da indossare o il profumo con cui cospargersi, per dire. È la smentita ufficiale ad ogni common-place. Per questo, legandomi come Ulisse al vello dei caproni che in questi giorni affollano una delle librerie della mia città, Civitavecchia – e badate bene che la libreria si chiama Odissea, in un’eclatante continuità metaforica – mi sono avventurato tra pile di Twilight La Saga e brunovespiche mellifluità alla ricerca del regalo perfetto.
In libreria, sotto Natale, incontri persone che non hai mai incrociato, in libreria, se non a Natale. Ed è stupefacente la sensazione d’imbarazzo racchiusa in un come mai da queste parti?, ché ti dovrebbero risponder male, a comprendere la boutade, ed invece mah, allargano le braccia, sollevano le spalle, come a suggerirti beh, è Natale, siamo in libreria, che vuoi farci?, la solita routine, il solito trantràn.
Ho sentito parlare d’un libro, ultimamente, un libro che si chiama Non dimenticare la rabbia, che è stato scritto da Marco Capoccetti Boccia ed edito da AgenziaX. Ho letto anche la sinossi, sul web, e prima della sinossi m’ha colpito il sottotitolo, di Non dimenticare la rabbia, che recita “storie di stadio strada piazza”. Ho riflettuto a lungo sul legame imprescindibile che sembra sussistere tra lo stadio e la strada, quella stadia profumosa di bitume frammisto a sangue e incazzatura sociale, un legame aldilà della consonanza, intendo, tanto che si potrebbe quasi arrivare a definir ‘stradio’ quel non-luogo borderline nel quale s’accumulano tutti gl’afflati di rivendicazione, di rabbia mal sopita e mai metabolizzata di certi eroi romantici dei nostri tempi.
A Gionata sarebbe piaciuto, credo, Non dimenticare la rabbia, non foss’altro perché, tra le righe della sinossi, brillavano d’iridescente e malsana pericolosità certe parole, “sciarpe nascoste”, c’era scritto, “cinte alle mani”, ancora, “linguaggio ruvido della strada”, nel libro di Capoccetti Boccia.
E mi sono immaginato la trama, io, di Non dimenticare la rabbia, le avventure di quell'ultrà qualunque che è un po', se vogliamo, il perfetto ritratto di ogni golem pasciuto a slogan e motteggiar bellico che s'aggira non solo la domenica per gli stadi, ma pure il sabato alle manifestazione, il venerdì ai comizi, il giovedì alle riunioni di condominio, il mercoledì sera in televisione, a rivendicar la sua impossibilità a starsene racchiuso in un recinto issato a colpi di ordine, e di disciplina, e di rispetto delle regole.
Che se ce la volessimo proprio dir tutta, ecco, a volerle rispettare, certe regole, mi sarei dovuto astenere, poi, dal parlar a casaccio di Non dimenticare la rabbia. Perché dopotutto non l'ho letto mica, io, ancora, il libro di Marco Capoccetti Boccia. Certa letteratura underground non la trovi, sotto Natale, in una libreria dal nome omerico in centro città, a Civitavecchia. Dove s'aborra la destabilizzante forza della voce fuori dal coro. Dove mi son ritrovato a farmi impacchettare, alla fine della fiera, una vecchia edizione del dickensiano Canto di Natale. "Ci furono altri balli, giochi di società, ancora balli, e ci furono dolci, e ci fu vin caldo, e ci fu un gran pezzo d'arrosto freddo, e ci fu un gran pezzo di bollito freddo, e ci furono pasticci di carne tritata e birra in abbondanza", c'è scritto, a pagina cinquantuno. Già me lo vedo Gionata, intento a preoccuparsi per ciò che mancava, in quell'atmosfera dannatamente natalizia, fottutamente rassicurante.
Mancava la rabbia. Non dimenticarla mai, la rabbia, Gionata. E buon Natale.
Marco Capoccetti Boccia Non dimenticare la rabbia - Storie di stadio strada piazza AgenziaX 2009 144 pagine - 12 euro
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