UNA DANZA FRA LE MACERIE DELLA GUERRA E DELLA MEMORIA Valzer con Bashir, Ari Folman di Lorenza Rossi
pubblicato il 15/01/10 Ventisei cani feroci inseguono ogni notte un uomo. E’ l’incubo ricorrente di Baaz, un amico del regista israeliano Ari Folman. Il sogno è legato alla missione dell'esercito israeliano durante la prima guerra in Libano a cui amici hanno partecipato nei primi anni Ottanta. Folman si rende conto di non ricordare nulla di quel periodo, così, spinto dal desiderio di ricostruire la propria memoria e di comprendere il trauma che lo ha portato rimuovere un pezzo di vissuto, porta avanti una serie di interviste alle persone con cui all’età di 19 anni ha condiviso il periodo di guerra. Nasce così l’appassionante cartone animato “Valzer con Bashir”, vissuto quasi come una terapia da Ari Folman. L’atrocità di ogni guerra mostrata attraverso gli occhi di chi l’ha vissuta. La storia è quella del massacro di tremila civili nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila nel 1982 avvenuto per mano dei cristiani falangisti, impazziti per l’omicidio del presidente del Libano Bashir Gemayel.
Il testo parla anche di un uomo, deciso a scoprire chi è stato durante quegli anni. “Non sarà pericoloso, non corro il rischio di scoprire cose di me che non voglio conoscere?”: nel timore del protagonista è racchiusa il dolore profondo di esistenze segnate irrimediabilmente da fatti orribili. La memoria, il rimosso, l’inconscio, il senso di colpa, il ritorno a galla del vissuto, sono temi portanti nello sviluppo della storia. I colori intensi delle immagini accompagnano perfettamente il corso delle vicende. Il film parte da un’esperienza estremamente personale e intima, ma riesce a documentare un pezzo di storia ben preciso. La memoria individuale diventa testimonianza collettiva. L’autore sa andare oltre questi stessi avvenimenti, donando una riflessione sul senso della guerra in generale e dell’umanità alle prese con la violenza.
Emblematico il soldato, ricordato da Folman, preso di mira da cecchini: “può essere durato un minuto o un’eternità, fatto sta che lo vedo in mezzo alla strada mentre gli piove addosso una miriade di pallottole, e invece di correre dall’altra parte si mette a ballare in una sorta di trance. Impreca contro i cecchini, li sfida come se avesse intenzione di restare lì per sempre a ballare il valzer tra i proiettili, sotto gli immensi manifesti che ritraggono Bashir Gemayel”. Il regista è impietoso nel descrivere la guerra, che rivela tutta la sua insensatezza e inutilità nelle cicatrici ancora aperte dei personaggi che popolano la storia. Film rivelazione del Festival di Cannes, denso di immagini oniriche, musica classica e classici del rock. La musica è un vero e proprio contrappunto alle immagini. Notevoli le melodie di Max Richter e significativo l’uso di Bach. Un testo toccante, intenso e intelligente, realizzato con il contributo di David Polonsky, autore anche della graphic novel uscita insieme al film, e arricchito dalle animazioni di Yoni Goodman. Ari Folman, Polonsky David Valzer con Bashir Rizzoli, 2008
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