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L’ESTASI MISTICA DELL’OPERA D’ARTE
Dentro la Trasfigurazione, Luisa Valeriani
di Lorenza Rossi
pubblicato il 30/01/2009 Può una traccia evangelica ispirare una profonda riflessione sui meccanismi estetici dell’arte? “Dentro la trasfigurazione” è un libro interessante che analizza i dispositivi dell’arte, prendendo come punto di riferimento paradigmatico l’evento della Trasfigurazione raccontato nel Vangelo. Rivelazione per eccellenza, la trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor si fa strumento lampante dei meccanismi estetici, un’icona entro cui entrare per capire il funzionamento del dispositivo Arte. L’autrice ripercorre l’esperienza artistica dell’umanità, fotografando “casi” e “momenti” esemplari. Dalle prime scene artistiche religiose, ai mosaici di S. Apollinare in classe e della cappella Palatina di Palermo. Dalle opere di Beato Angelico, Raffaello, Caravaggio, fino a Matisse, Hering, Malevic e Yves Klein e ancora Bill Viola, Cindy Sherman, Claude Cahun o Marina Abramovic, passando per Duchamp – nodo fondamentale e macchina trasfigurativa per antonomasia - per approdare alle contemporanee dimensioni interattive.
Seguendo il filo rosso della Trasfigurazione, l'autrice rintraccia nelle espressioni artistiche del Moderno la crisi di un ordine formale fondato sulla separazione tra soggetto e oggetto. L’opera d’arte non è un sistema chiuso in se stesso, qualcosa da contemplare a debita distanza ma un dispositivo coinvolgente che interpella e travolge prepotentemente chi vi si imbatte, un evento trasfigurativo. Il corpo, il tatto e i sensi sono al centro dell’evento artistico come di quello evangelico. Il theorein - il paradigma di conoscenza fondato sul guardare – viene meno per lasciare spazio a una forma di esperienza totalizzante e sinestesia, questa l’idea centrale alla base dell’interpretazione di alcune dinamiche estetiche. Il legame tra bellezza e verità per molto tempo apparso indissolubile si incrina. Garante della bellezza non è la verità ma il fruitore, l’”amante” dell’opera d’arte. E il fruitore - si sa - è guidato dal coinvolgimento. Non c’è un bello assoluto,l’estetica, allora, andrebbe intesa non come un fatto logico incontrovertibile e più che alla ragione andrebbe associata al sentire. Il riferimento all’episodio della Trasfigurazione nasce da qui. Nella spiritualità ciò che vedi non significa mai semplicemente ciò che vedi, i segni rimandano sempre ad altro. Lo sguardo dunque non può essere prospettico ma mistico, uno sguardo disposto a vedere oltre la superficie, uno sguardo disposto a riconoscere una superficie stessa. Contatto, interazione, abbraccio, abbandono, estasi, sono materia del processo artistico. L’opera d’arte è aperta. Non è un totem inanimato, protetto entro un recinto inviolabile ma un processo relazionale, che prende vita grazie al contributo di chi vi partecipa. L’autrice offre uno sguardo profondo sulle dinamiche dell’arte. Il testo si rivela illuminante e coinvolgente esattamente come le meccaniche artistiche che analizza. Interessante il tentativo di avvicinare e comprendere l'esperienza attuale della cibercultura e le implicazioni sulle trasformazioni estetiche derivate. Le interpretazioni inedite e appassionate dei più grandi artisti rendono il libro un tributo incantato alla Musa.
Dentro la Trasfigurazione
Luisa Valeriani
Meltemi, p.287, 2004
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