|
BEWARE OF THE WOLF a cura di Lorenzo Benedetti e Lexi Eberspacher American Academy – Roma Fino al 28 giugno di Francesca Pontuale
pubblicato il 17/06/08 Terzo appuntamento con l’arte contemporanea all’Accademia Americana di Roma. Il 12 giugno, nel giorno della visita del Presidente Bush all’istituto, è stata infatti inaugurata l’ultima delle tre mostre del progetto Beware of the Wolf a cura di Lorenzo Benedetti e Lexi Eberspacher, evento che ha visto confrontarsi nei luoghi dell’Academy borsisti con residenza e artisti romani. In questa terza tappa Daniel Bozhkov, Marco Fedele Di Catrano, Stanislao Di Giugno, Kate Gilmore, il duo Annie Han- Daniel Mihalyo, e Alessandro Piangiamore, hanno dialogato con lo spazio espositivo, proponendo una rilettura del concetto di spazio come confine, limite tra il dentro ed il fuori, tematiche, queste ultime due, peraltro già affrontate nelle due precedenti mostre. E’ Exchange di Marco Fedele di Catrano ad aprire il percorso nelle due sale. Energico il suo intervento su una delle pareti delle sale dalla quale ha distaccato dall’intonaco le 12 stelle della bandiera europea secondo la tecnica conservativa dello “stacco” dell’affresco.
Le stelle divelte, appunto, potranno essere riproposte in un’altra opera, in un altro luogo, in un altro tempo. L’artista così facendo colloca il suo lavoro aldilà dei confini spazio-temporali proiettando la riflessione dello spettatore oltre l’hic et nunc, scavalcando il confine imposto dal luogo e dal tempo della mostra stessa.
In Souvenir dall’Irak la stella a cinque punte è poi riproposta su di un lavoro fotografico che ritrae le sevizie di un soldato su di un prigioniero iracheno interrogando così la sensibilità di chi guarda sul limite tra la rappresentazione ideale della perfezione e una sua tragica realizzazione. Annie Han e Daniel Mihalyo presentano, invece, il disegno di un loro progetto dove ambiente privato e pubblico si fondono, Under the Surface, e l’installazione Adoration Turning Yellow: una finestra, membrana tra interno ed esterno dalla quale filtrano filamenti di luce materializzata. I due video di Kate Gilmore, Down the House e Higher Horse, rimandano il discorso ad una sfera strettamente sociale, lo spazio rappresentato è quello interiore femminile, faticosi ed estenuanti, come le demolizioni dei massi di pietra, sono i suoi tentativi di rompere i limiti imposti dal proprio ruolo nella vita civile.
The place where I usually spend more time in space, è l’installazione di Alessandro Piangiamore che riflette sul proprio concetto di spazio personale, con un calco in resina della sella del suo motorino, con tanto di buco riempito d’acqua, luogo dove trascorre più tempo durante il giorno, e di spazio cosmico. Daniel Bozhkov con Cara Claudia invita il visitatore della mostra a farsi voyeur e scrutare, da piccoli spioncini scavati in un vecchio mobile, brevi video sui film e la vita di Claudia Cardinale, o ad ascoltare la lettura di alcune lettere scritte dai fans dell’attrice, interrogandosi sui limiti tra pubblico e privato. L’impossibilità di dare a spazi via via sempre più ampi una dimensione comprensibile, riconoscendo così i confini e la limitatezza delle capacità umane a capire ciò che va oltre il “misurabile”, è al centro dell’opera di Stanislao Di Giugno Frustrated Thoughts.
Le foto in sequenza del pezzo sono di Francesca Pontuale: - Exchange : Marco Fedele di Catrano, Exchange, 2008 - Down the House: Kate Gilmore, Down the House, 2008 - The Place: Alessandro Piangiamore, The place where I usually spend more time in space, 2008
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Articoli correlati
-
KILIM SULL’ANIMA
Rudolf Stingel - Venezia, Palazzo Grassi | François Pinault Foundation - fino a...
-
“GLOOMY IS SUNDAY, WITH SHADOWS I SPENT IT ALL…”
Angelo Cricchi, Gloomy Sunday per Pho_To Pro...
-
LA PERVERSIONE DI UN GESTO DOVUTO
Ludovica Gioscia, Forecasting Ouroboros - Roma, MACRO via Nizza -...
-
I DISCIPULOS DI ARÉVALO
Discipulos - special project ispirato alla simbologia del Cristo di Burgos...
-
METTI UN W-E D’ARTE IN BELGIO...
Art Brussels: cronaca di un fine settimana senza la crisi
di Pa...
Condividi
|
lascia un COMMENTO