C’ERA UNA VOLTA IL “VERDE” VERDE - Sala Murat (Piazza del Ferrarese) - Bari fino al 28 settembre 2008 di Rita Portoghese
pubblicato il 30/09/08
Se è vero che i colori sono solo la proiezione naturale della luce sugli oggetti, e che non esistono colori oggettivi, anzi ognuno di noi ha una propria percezione soggettiva degli stessi, questa mostra non poteva meglio rappresentare questa teoria. Verde, la mostra multimediale curata dalla neonata associazione barese Incipit, di Gianni Leone (noto fotografo locale), sceglie come tema il colore della speranza e ne riformula l’interpretazione. La mostra, realizzata con il sostegno del Comune e della Provincia di Bari, è composta da tre sezioni: Fotografia e Video, Scritture, e Installazioni. Hanno partecipato ben 46 artisti e 23 scrittori, in un percorso che riprende le mitologiche vie del labirinto. La storia del colore verde ha radici ben profonde.

Da sempre il verde ha richiamato nell’uomo immagini di natura: il verde compare in numerose bandiere a contraddistinguere intere civiltà, verdi sono gli anni più belli della nostra vita, quelli della gioventù. Questo colore è entrato ormai a far parte della vita quotidiana in vari modi, anche in numerose espressioni verbali, oggi diciamo di: “essere al verde”, “essere verdi di rabbia”, “verdi d’invidia”, “verde speranza”. Senza dimenticare il colore verde dei soldi: i dollari americani, chiamati spesso “verdoni” nel gergo cinematografico). I numerosi artisti di questo progetto hanno voluto rimettere in gioco l’idea di verde più tradizionale per renderla trasversale, e attraverso metafore e allegorie sono riusciti ad impressionare e a tratti spaventare gli spettatori.Verdi sono le divise dell’uomo che nelle immagini di Sergio Leopardi, intitolate “Verde in reparto”, maneggiano provette (metafora di innovazione, scienza, e clonazione). Verdi le persiane di Francesco Mezzina a rappresentare il Sud, la quotidianità e la serenità dei caldi pomeriggi d’estate. “Verdi di guerra” sono intitolate le stampe di Fabrizio Rossiello che rappresentano due uomini in tuta mimetica, significative dell’attuale storia sociale dell’uomo. Facile lasciarsi prendere da questo labirinto di immagini, installazioni e scritture. Sorprendente l’immediatezza dei contenuti. I numerosi testi che si intervallano alle immagini raccontano di storie, di mondo possibili e di strade. Così è possibile leggere ed immaginare “…il verde dell’islam, e, di istinto, la kefiah di hamas, verde di un ragazzo improvviso mentre esplode…”, nei testi di Francesca Borri.
Decisamente originale l’installazione di Alfio Cangiani “L’Albero degli sbagli – Peccato…”: una rete da pesca verde sospesa e raccolta in una tinozza di metallo, contenente bottiglie di lacrime, ad indicare i rimpianti e gli sbagli commessi nel tempo. Infine l’opera di Giampiero Micella intitolata “Fotosintesi Clorofilliana” nella quale ritroviamo il naturale processo delle foglie ridotto dall’opera dell’uomo a pure procedimento meccanico. Grandi foglie di fico poggiate su di un lungo tavolo bianco, illuminate da una luce artificiale, sono alimentate grazie a flebo di clorofilla artificiale. È la mostra dunque a diventare metafora di contenuti altri, in una stanza che riproduce il mondo al di fuori, non distorto, bensì vero. “…Verde è il via libera allo scorrere perenne dell’esistenza, ai sogni, alle speranze…” Senza Titolo, F. Radina “Verde” Sala Murat (Piazza del Ferrarese) - Bari dal 4 al 28 settembre 2008
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