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SAPERE NON SAPERE INTERVISTA AD ANDREA BIANCONI di Carlo Sala

pubblicato il 30/04/2010 In occasione dell’intervento Sapere Non Sapere realizzato a Casa Gallo, a Vicenza, per conto della Fondazione Vignato per l’Arte, ho incontrato Andrea Bianconi. L’autore compie un viaggio attorno al tema della conoscenza e, viceversa, alla consapevolezza della mancanza di questa.
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 Colophon 2009 - International Magazine Symposuim Colophon - International Magazine Symposium will be held for the second time in Luxembourg in 2009. The second event will be far bigger and more ambitious than the first, establishing its position in the Grand Duchy as an internationally significant biennial hosting the creators of independent magazines from around the world.
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FACCIAMOCI UN THE’ Le mille forme della bustina del thè di Naima Naspi
pubblicato il 05/11/2009 Finora la scelta, quando si trattava di preparare i diversi tipi di infuso ricavato dalle foglie di Camellia sinensis, era tra due vie: immergere nell’acqua bollente un cucchiaino della miscela, oppure, più semplicemente, usare la classica bustina. Finora. Ovvero fino a quando i designer non hanno messo gli occhi sul packaging di questa bevanda, trasformando la misera bustina in un oggetto intrigante, fantasioso… e soprattutto divertente. L’ora del thè è diventata fonte di ispirazione per sviluppare un nuovo concept, come dimostra una giovane designer alla quale, evidentemente, capitava spesso di veder scomparire nell’acqua anche il pezzettino di carta che si tiene in mano per immergere la bustina di infuso. La tedesca Elisabeth Soós ha infatti progettato T-Pod: la parte in carta si trasforma in una barchetta, che galleggerà sulla superficie dell’acqua mentre la bustina diffonde il suo aroma.Altrettanto ironica è l’idea dello studio creativo sud coreano Wdaru, che, tra i tanti progetti di grafica, tipografia e packaging, ha sfornato Maum tea bag, un set di filtri da thè davvero originali.
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LA REINVENZIONE DEL FUOCO Aspetta che sposto il caminetto… di Naima Naspi
pubblicato il 26/10/2009 È arrivato, ahinoi, il freddo. Cadono le foglie, proliferano le tisane calde, spopola il paracetamolo, pullulano le sciarpe. E tornando a casa sotto la pioggia dopo una variamente dura giornata di lavoro, la mente va ad un classico quadretto di autunnale quiete casalinga: un divano, un plaid, un libro, e l’immancabile, insostituibile, fiamma scoppiettante di un caminetto. Oppure, se il vostro stile è più sul modello Harmony, una pelle d’orso, due calici di vino, e l’immancabile, insostituibile, fiamma scoppiettante di un caminetto. Peccato, però, che la presenza di quest’ultimo negli appartamenti odierni sia più rara di un parcheggio in pieno centro. Ed è molto difficile che il proprietario del vostro bilocale semiarredato in affitto acconsenta a farvi bucare il muro e installare una bella canna fumaria.
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FERITE DI DESIGN Farsi male con stile: Ouch e Diamond Bendage di Naima Naspi
pubblicato il 22/09/2009 Se per coprire il risltato delle vostre goffaggini il cerottino di Minnie non vi basta più, se da quando Michael Jackson, dai tempi di Bad, ha iniziato a sfoggiare sulle dita i suoi irrinunciabili cerotti il vostro rapporto con le fasciature è cambiato totalmente, beh, ora c’è pae per i vostri denti. O, più esattamente, cerotti per le vostre (esigenti) dita. Più di un designer, sensibile al lamento degli esteti costretti a mettere sulle proprie sbucciature orrende striscine di plastica color carne, si è infatti dedicato a reinventare il cerotto, rendendolo un accessorio ricercato, elegante o divertente.
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PRIMO DESIDERIO: UN BUON CAFFE’
Design da risveglio
di Ilaria Simeoni
 pubblicato il 13/08/2009
Per alcuni la necessità di bere un caffè appena alzati è vitale, senza si potrebbe incorrere in spiacevoli inconvenienti: pessimo umore e giornata che inizia già nel peggiore dei modi. Potrei scrivere per ore della meravigliosa sensazione di sentire il suono - perché di suono celestiale si tratta, e non di rumore - della caffettiera che si annuncia, oppure del profumo che si sprigiona in cucina quando il caffè è pronto…
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AI VOSTRI PIEDI
Design calpestabile
di Naima Naspi

pubblicato il 29/07/09
Dal sobrio, elegante tappeto simil-persiano che costituiva un elemento primario del salotto “buono”, accanto a vetrinette stracolme di opinabili bomboniere, al coloratissimo Indo Gabbeh che completa la tipica living room Ikea, ne è stata fatta di strada. Ma la storia del tappeto ancora non è finita. Come potrebbero i designers tenersi lontani da un elemento d’arredo così versatile, che si presta a infinite elaborazioni? Può essere elegante, surreale, comodo, strambo, multiuso, ecofriendly… Può essere realizzato in mille materiali e forme, spessori e consistenze, per ogni stile di arredo ed esigenza.
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MORBIDE PIETRE
Livingstones e Pebble Rug
di Naima Naspi

pubblicato il 15/07/2009
Dovendo pensare a qualcosa di soffice e comodo, su cui camminare e sedersi, di certo pietre e sassi non sono la prima cosa che viene in mente. Belli, si, quasi un irrinunciabile accessorio d’arredo in ogni appartamento minimal-giap-chic da scapolo metropolitano: accanto ad un fiore solitario stile ikebana, infilato in un vaso dalle linee semplici e severe, non possono mancare uno o più levigati ed eleganti ciottoli. Ma, finora, la funzione del ciottolo si limitava a sobrio soprammobile; ora, grazie alle designer Stéphanie Marin e Ksenia Movafagh, i sassi sono diventati comodi pouf e morbidi tappeti…Ormai, la loro propagazione nell’arredo casalingo può essere arginata solo dalla parallela e graduale diffusione, negli ultimi anni, di uno stile nettamente meno metrosexual e sobrio.
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ART LEBEDEV IL DISSACRATORE Lo studio moscovita e l’ironia
redazione seroxcult
pubblicato il 08/07/2009 Non può passare qualche mese senza che si legga di nuovo di qualche nuovo strambo oggetto ideato dallo studio Art Lebedev. La società di design, fondata in Russia nel 1995 da Artemy Lebedev, ha iniziato con la progettazione grafica, per poi ampliarla per includere le interfacce, il web design, e, più recentemente, il design industriale. Animato da ironia, cultura, e da una curiosità che guarda il mondo a 360°, lo studio di Lebedev non si limita a nessun campo del design, spaziando fino al settore alimentare e dell’abbigliamento: brevi incursioni nelle queli lo Studio dice la sua, aggiunge il particolare che mancava, e va ad esplorare altre possibilità.
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IL DESIGN SURREALE DI BCXSY Lampade-altalena e tazze-specchio redazione seroxcult
pubblicato il 01/07/2009 Secondo il loro sito, BCXSY sono una cooperativa creata dai designers Boaz Cohen e Sayaka Yamamoto: un’esperienza multidisciplinare che crea e sviluppa concetti, identità, prodotti, grafiche, interni, ed atmosfere; una combinazione ben bilanciata di due talenti unici che creano un'unica narrativa. Secondo altri, sono due pazzi, che producono librerie-dondolo e strane tazze con uno specchio in fondo. Secondo noi, hanno idee assurde e geniali, e questo fa di loro dei designers di valore. Punto. Boaz Cohen e Sayaka Yamamoto, ovvero i BCXSY, sono emersi dal magma della creatività con delle collezioni strambe e piene di inventiva, mai banali, cui ogni volta viene associato un servizio fotografico altrettanto eccentrico che li vede protagonisti.
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UNO SNACK AL VOLO…NEL FUTURO CarboPouch, Le Whif, e Dried Fruit Rings di Naima Naspi
pubblicato il 23/06/2009 Negli anni ’60, gli scrittori del fiorente filone della fantascienza e gli opinionisti erano persuasi e certi che nel futuro, nel 2000, l’umanità avrebbe abitato in case completamente robotizzate, si sarebbe spostata volando su piccole navicelle volanti, e avrebbe mangiato solo pillole energetiche e vitaminiche. Beh le previsioni non erano del tutto utopiche, ma senz’altro ottimistiche e inesatte: i trasporti rimangono saldamente ancorati a terra, le case sono ancora per la grandissima parte tutt’altro che intelligenti, anche se in giro per il mondo si moltiplicano gli esperimenti hi-tech, e i cibi vengono ancora cotti e masticati come quarant’anni fa, con gran sollievo dei buongustai.
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L’ELETTRICITÀ CORRE SUL DESIGN I piloni Adaptability di Arphenotype redazione seroxcult
pubblicato il 16/06/2009 Viene dall’Islanda un bellissimo progetto di re-design di elementi solitamente ignorati, eppure capillarmente diffusi ovunque. Molto presto infatti il paesaggio islandese, già piuttosto singolare, sarà caratterizzato da un elemento che aggiungerà un tono vagamente avveniristico alle lande pietrose e sulfuree dell’isola. Di fronte alla necessità di rinnovare i piloni elettrici del paese, infatti, la società elettrica islandese Landsnet, d’accordo con l’ordine degli architetti islandesi, si è chiesta se fosse possibile sostituire alle forme squadrate e piuttosto spoglie dei soliti tralicci qualcosa di più esteticamente stimolante, che valorizzasse il panorama invece di deturparlo, che aggiungesse un plusvalore, invece di essere una necessità pratica esteticamente sgradevole.
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